TRE  PAPI  CALUNNIATI : PECCI, RATTI  E  PACELLI

 

DON CURZIO NITOGLIA

1 febbraio 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/tre_papi_calunniati.htm

 

 


1°) IL SILLABO E LEONE XIII

 

Stavo leggendo un interessante articolo su “Il Sillabo” di Pio IX e mi sono imbattuto in… Leone XIII. Che strano! il Sillabo, che “racchiude i principali errori del nostro tempo” (DB, 1700-1780) è la “magna carta” dell’antiliberalismo, mentre da alcuni Leone XIII è considerato un “Papa liberale”. Eppure «La prima idea del Sillabo risale [proprio] al card. Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII, che nel novembre 1849, come arcivescovo di Perugia, durante il Concilio provinciale di Spoleto, propose di chiedere al Papa la condanna in globo degli errori moderni concernenti la Chiesa, l’autorità, la proprietà. Nel 1852 La Civiltà Cattolica ventilò l’idea di una condanna del razionalismo […]. L’idea piacque a Pio IX, che incaricò il card. Fornari, il 20 maggio del 1852, di sondare l’opinione di cospicui, membri dell’episcopato (mons. Pie), di teologi (dom Guéranger) e di alcuni distinti laici cattolici, Veuillot, Avogadro della Motta [e Donoso Cortès]»[1]. Tale notizia, attinta da una fonte così autorevole, mons. Antonio Piolanti, ex rettore della Lateranense e postulatore della causa di beatificazione di Pio IX, sfata, ancora una volta, la leggenda di Leone XIII liberale in contrapposizione a un Pio IX antiliberale: il “Manifesto dell’antiliberalismo”, o Sillabo, è stato ideato per primo dal futuro Leone XIII nel 1849, un anno dopo i moti liberali in Italia e circa quindici anni prima della sua promulgazione avvenuta l’8 dicembre 1864 da parte di Pio IX. La gestazione fu lunga e ben ponderata: il 23 luglio del 1860 mons. Gerbet vescovo di Perpignan, elencò nella sua “Instruction pastorale” 45 proposizioni da condannare; il 20 giugno 1861 il card. Caterini assieme al p. Giovanni Perrone arrivarono a catalogare 70 proposizioni erronee; il 15 febbraio 1862 si giunse a un testo di 61 proposizioni con le rispettive ‘censure’ o ‘note teologiche’ di condanna, che furono consegnate nel medesimo anno ai trecento vescovi giunti a Roma per la canonizzazione dei martiri giapponesi. Quasi tutti, dopo aver studiato il documento, lo approvarono, proponendo qualche lieve modifica quanto alle ‘note teologiche’. Purtroppo il giornale “Il Mediatore” di Torino venne a conoscenza del documento, che avrebbe dovuto restare riservato, e nell’ottobre del 1862 lo pubblicò. Pio IX decise di soprassedere e giunse alla decisione di usare un’altra forma di condanna: estrarre dagli atti del suo precedente magistero le proposizioni dei principali errori moderni, che erano stati da lui già condannati, riunite, però, in un solo documento o Sillabo. La nuova commissione istituita dal Papa nel 1862 si mise al lavoro e giunse alle definitive 80 proposizioni nel 1863. L’anno successivo, l’8 dicembre del 1864, nel 10° anniversario della proclamazione del dogma della Immacolata Concezione di Maria SS., Pio IX promulgava il Sillabo, dopo 12 anni di lavoro e 15 dall’idea lanciata per primo da mons. Pecci. Gli errori condannati riguardavano soprattutto il panteismo, il naturalismo, l’indifferentismo e il razionalismo, che sono il principio e fondamento teoretico del liberalismo. Inoltre il Papa condannava il social-comunismo, la massoneria e le sètte segrete, il cattolicesimo-liberale, la separazione tra Stato e Chiesa, che è l’anima del catto-liberalismo. Leone XIII, infine, riprese il Sillabo e lo citò ampiamente nella sua enciclica Immortale Dei, che espone i principi cattolici sui rapporti tra Stato e Chiesa e condanna gli errori del separatismo liberale e catto-liberale (“libero Stato, in libera Chiesa, ma separatamente”), il quale vuole la separazione tra le due Società perfette nell’ordine naturale e soprannaturale. Onde l’accusa di liberalismo nei confronti di Leone XIII cade totalmente.

 

***

 

2°) PIO XI E L’AZIONE CATTOLICA

 

Papa Ratti viene accusato del medesimo peccato di liberalismo, che avrebbe macchiato Leone XIII. Soprattutto per le vicende dell’Action Française (1926) e dei Cristeros messicani (1929-1937). Ho già scritto su questi temi, in questo medesimo sito. Tuttavia si aggiunge una terza accusa: quella di aver fondato l’Azione Cattolica. infatti, Pio XI è chiamato anche “il Papa dell’Azione Cattolica, la quale sarebbe - secondo gli accusatori - modernizzante e liberaleggiante nella sua essenza. Nulla di più falso. Occorre specificare, come scrive il card. Pietro Parente, che essa non è nata con lui, ma è la «denominazione moderna dell’apostolato dei laici, che è antico quanto il Cristianesimo. Come apostolato organizzato e subordinato alla Gerarchia Ecclesiastica, l’Azione Cattolica è sorta in varie nazioni di Europa durante l’Ottocento ed ebbe la sua prima grande affermazione ufficiale nel 1863, sotto Pio IX, col Congresso Internazionale di Malines. […] Attraverso sviluppi e crisi l’organizzazione arriva al pontificato di Pio XI e sotto di lui l’Azione Cattolica raggiunge una compatta struttura organizzativa in Italia e fuori. […] L’aspetto teologico dell’Azione Cattolica è definito come la ‘partecipazione’ dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa. Recentemente (con Pio XII) la parola partecipazione è stata sostituita con ‘collaborazione’. […] Il rapporto dell’Azione Cattolica con la Gerarchia è di subordinazione, simile al rapporto di causa strumentale libera, alla causa principale (Gerarchia); oppure ad un rapporto di analogia, per cui l’apostolato in senso vero e proprio risiede nella Gerarchia, mentre nell’Azione Cattolica ci sarebbe solo per analogia di attribuzione» così come la salute si trova formalmente e in senso proprio nell’uomo, mentre è attribuita alla passeggiata che la mantiene, al sangue da cui si evince, al colorito che ne è segno, alla bistecca che l’arricchisce[2]. Onde l’accusa fatta a Pio XI di essere “democristiano” e “modernizzante” in quanto artefice dell’Azione Cattolica è anch’essa priva di ogni fondamento, proprio come quella rivolta a Leone XIII, in quanto l’Azione Cattolica di Pio XI nacque formalmente sotto il pontificato di papa Mastai e il di lui Sillabo fu preconizzato dal Pecci.

●La conclusione necessaria o l’anima del Liberalismo è la separazione tra Stato e Chiesa, natura e soprannatura. Ora, tale errore non è imputabile né a Leone XIII né a Pio XI, che hanno insegnato la subordinazione dello Stato alla Chiesa, del naturale al soprannaturale ed hanno riprovato con fermezza la deviazione separatista o liberale. Invece, Maurras, pur essendo monarchicissimo, era il propugnatore di tale separatismo, in quanto allievo del positivista Auguste Comte. Quindi, il vero liberale, nel senso stretto e filosofico del termine, è Maurras. Infatti, vi può essere un re liberale (per esempio, Filippo il Bello, Emanuele Vittorio II e III di Savoia) e un repubblicano anti-liberale (p. es., il Presidente della Repubblica Ecuadoregna, Garcia Moreno). Perciò non facciamo strane confusioni tra monarchia e antiliberalismo, che non necessariamente sono la stessa cosa. Ce lo insegna la retta ragione (Aristotele e S. Tommaso), il Magistero (da Gregorio XVI a Pio XII) e la storia (“contro il fatto, non vale l’argomento”), la quale ci ha fatto conoscere monarchie liberali ed empie, repubbliche sane e sante e, attenzione, viceversa. Onde, non ogni repubblica è buona in sé.

 

***

 

3°) PIO XII: GREGORIO VII, INNOCENZO III E PIO X

 

Ho già affrontato, su questo sito, l’accusa rivolta a papa Pacelli di essere stato un “Papa democratico”, nel senso rousseauiano della parola. Ossia Pacelli sarebbe stato affetto e inficiato di “democratismo”, teoria secondo cui il potere viene dalla massa e non dalla sanior pars del popolo, il quale non è massa informe. La sanior pars sceglie un soggetto atto a governare la Società civile e Dio conferisce a lui il potere o l’autorità, la quale passa solamente attraverso il popolo come canale, transeunter, e resta abitualmente, non in esso, ma solamente nella persona designata, come insegna la dottrina della “democrazia” classica di Aristotele (La Politica) e S. Tommaso d’Aquino (De regimine principum). L’accusa è inoltre sfatata ulteriormente da quanto rileggo in Jean Chelini, L’Eglise sous Pie XII, 2 voll., Parigi, Fayard, 1983. In tale libro l’Autore svela i rapporti tesi tra Pacelli e la Democrazia Cristiana (ivi, 1° vol, L’après-guerre, 1945-1958, pp. 423-425) e lo scopo del suo pontificato: cristianizzare la Società civile, prendendo a modello, come Papi da imitare, S. Gregorio VII, Innocenzo III e per ultimo S. Pio X, che volle beatificare e canonizzare in quanto campione della lotta anti-modernista (ivi, pp. 423-425). Ora, mi sembra assurdo asserire che i suddetti Papi furono filo-liberali, democristiani, modernizzanti. Ma se non lo furono, come avrebbe fatto un Papa “democratista” a prenderli come modello?[3] La risposta mi sembra ovvia: Pio XII non lo fu assolutamente, ma s’inserì nel solco della migliore dottrina e azione storico-sociale della Chiesa, che conobbe tra il 1070 e il 1303 il suo fulgore e in S. Pio X “il ruggito del leone” contro l’eresia modernista (1907, Pascendi e Lamentabili) e quello, non meno forte, di Pio XII contro l’apostasia neo-modernista (1950, Humani generis)[4], dalla quale - purtroppo - siamo ancor oggi afflitti, a partire dal “missionario dell’ottimismo”, Giovanni XXIII, che tuonava contro i “profeti di sventura” ed elogiava e promuoveva quelli della “nuova teologia”.

 

 

DON CURZIO NITOGLIA

 

1 febbraio 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/tre_papi_calunniati.htm


 

[1] A. Piolanti, voce “Sillabo”, in Dizionario di teologia dommatica, Roma, Studium, 5a ed., 1957, pp. 386-387; cfr. Id., voce “Sillabo”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1953, vol. XI, coll. 578-580; cfr. S. Sordi, Il Sillabo di Pio IX, Verona, 1865.

●Padre Serafino Sordi s. j. nacque a Centenaro di Piacenza il 3 febbraio 1793 e morì a Verona il 17 maggio 1865. Allievo del canonico Vincenzo Buzzetti al seminario di Piacenza, si appassionò alla filosofia tomistica, diventando uno dei principali autori della rinascita della neoscolastica, che fu poi lanciata ufficialmente da Leone XIII con l’enciclica Aeterni Patris nel 1879. Padre Serafino Sordi collaborò con p. Luigi Taparelli D’Azeglio, con p. Curci e p. Giuseppe Pecci, fratello di Gioacchino, il futuro Leone XIII. Egli insegnò filosofia scolastica a Ferrara, Modena, Forlì, Spoleto, Urbino, Piacenza e Reggio Emilia. A Roma fu provinciale dei Gesuiti e scrittore de La Civiltà Cattolica. Redasse vari libri sull’ontologismo di Gioberti e su quello mitigato del Rosmini (Nuovo Saggio sull’origine delle idee dell’abate Antonio Rosmini, Modena, 1843). Scrisse anche diversi altri libri di filosofia sistematica, che non furono pubblicati subito (Ontologia; Theologia naturalis), ma sono stati dati alle stampe successivamente, a cura di p. Paolo Dezza, presso l’editrice ‘Vita e Pensiero’ di Milano, 1941-1944. Cfr. voce “Sordi Serafino” a cura di Paolo Dezza, in “Enciclopedia Cattolica”, vol. XI.

[2] Cfr. P. Parente, Dizionario di teologia dommatica, cit., voce “Azione Cattolica”, p. 43; cfr. F. Olgiati, La storia dell’Azione Cattolica, Milano, 1922; R. Spiazzi, La missione dei laici, Roma, 1951; A. Piolanti, voce “Sacerdozio dei fedeli”, in “Enciclopedia Cattolica”, vol. X.

[3] Si ripresenta qui la stessa contraddizione che abbiamo incontrato in Leone XIII, il quale sarebbe stato “liberale” e assieme “ispiratore del Sillabo anti-liberale”. Quod repugnat, per la contraddizion che nol consente”. Secondo il “principio di identità e non-contraddizione”, una stessa persona (Leone o Pio), non può essere, nello stesso tempo, una cosa (liberale) e il suo contrario (anti-liberale). È metafisicamente o assolutamente impossibile.

[4] Lo stesso Jacques maritain, nel Contadino della Garonna, ha definito il modernismo classico, condannato da S. Pio X, come “un semplice raffreddore da fieno” rispetto al neo-modernismo, condannato da Pio XII e rivalutato da Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, fieri critici, della enciclica Humani generis di Pio XII, durante e dopo e “non pentiti”. “Errare humanum est, perseverare diabolicum”.