LA SECONDA GUERRA MONDIALE:

TUTTA LA COLPA È SOLO DI HITLER?

 

 

DON CURZIO NITOGLIA

11 settembre 2010

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Se devo dire due verità e mi si costringe a dirne una sola, mi si obbliga a mentire” (Gaetano Salvemini).

Fine di una civiltà?

Il 1° settembre 1939 la Germania invade la Polonia. Il 3 settembre l’Inghilterra e la Francia dichiarano guerra alla Germania. Nell’aprile del 1945 l’Europa è semidistrutta materialmente e culturalmente: bombardata a tappeto e divisa in due dal supercapitalismo statunitense e dal supercollettivismo bolscevico. È l’inizio della fine (speriamo non definitiva) delle ultime tracce di una civiltà, quella greco-romana, arricchita ed elevata all’ordine soprannaturale dalla cristianità: vale a dire la filosofia metafisica platonico-aristotelica, il diritto e l’etica naturale romana (Cicerone-Seneca), più la teologia patristica (S. Agostino) e scolastica (S. Tommaso d’Aquino). La ‘contro-filosofia’ sensistica anglo-americana e/o materialistica sovietica hanno cercato, ed in massima parte vi son riuscite, di distruggere le vestigia della civiltà classica e cristiana, sia naturalmente tramite la falsa filosofia e sia preter-naturalmente tentando di “abbattere i bastioni” della cristianità, mediante la falsa teologia neomodernistica, che sprofonda e deforma la filosofia moderna e postmoderna, nella infera nouvelle théologie antropocentrica e panteistica. Lo stato dell’Europa post-bellica è lacrimevole, la sua parte centro-orientale, con oltre 100 milioni di cristiani, (Berlino, Vienna, Praga, Budapest) è sotto il tallone del comunismo stalinista “intrinsecamente perverso” (Pio XI, Divini Redemptoris, 1937), “ateo e materialista” (Pio XII, Discorso agli operai italiani, 1° maggio 1953), l’altra metà è corrotta dall’edonismo consumistico del supercapitalismo anglo-americano, che sfocerà nel Sessantotto.

Danzica non vale una guerra mondiale

Oggi si dice comunemente che tutta la colpa del secondo conflitto mondiale è stata solo di Hitler, il quale ha invaso la Polonia obbligando, così, Inghilterra e Francia a dover scendere in campo. Ma le cose stanno esattamente così come ce le presentano? Davvero Hitler è il “Male assoluto”?, le democrazie plutocratiche e giudaico-massoniche occidentali il “Bene assoluto”? Il bolscevismo è soltanto un errore di crescita del marxismo, dovuto all’imperizia di Stalin, che contiene in sé molti germi di verità ed un sincero anelito alla giustizia sociale? Non mi sembra. Dal punto di vista teoretico ho già affrontato, in questo stesso sito, tali temi. Ora cercherò di pormi e sollevare qualche dubbio, interrogativo e domanda dal punto di vista storico. Spero mi sia concesso, senza essere lapidato come nazista e “malvagio assoluto”… La prima domanda che mi sorge spontanea è quella dell’invasione della Polonia a causa di Danzica. Essa al 95 % era tedesca, ma dopo la prima guerra mondiale, col Trattato di Versailles era stata sottratta alla Germania e data alla Polonia. Ora la piccola città di Danzica (circa 400 mila abitanti) valeva una guerra? I suoi abitanti, essendo tedeschi volevano ritornare a far parte della Germania. L’Inghilterra, la Francia e dietro loro l’America, entrarono in guerra solo per difendere Danzica? L’Urss occupò forse mezza Polonia per difendere Danzica dall’aggressione nazista?

“Europa delenda est”

In realtà il vero problema, per le democrazie occidentali come per il bolscevismo orientale, non era Danzica né la Polonia, ma era quello di fermare il nascere e il diffondersi di quei movimenti autoritari, che andavano sorgendo in quasi tutta l’Europa (Italia, Germania, Portogallo, Spagna) e che impedivano al materialismo borghese anglo-americano e a quello proletario sovietico di distruggere la civiltà classico-cristiana europea, per potere poi dare l’ultimo assalto alla Chiesa. Tra tutte queste Nazioni, quella più forte militarmente ed economicamente era la Germania. Essa andava distrutta per far crollare con essa tutte le altre e quindi la vecchia Europa. Essa inoltre presentava anche, ma non soltanto ed unicamente, delle concezioni tipicamente nordiche e neopagane, che si allontanavano dalla mentalità mediterranea, classico-cristiana e quindi potevano essere sfruttate ed estremizzate esageratamente, per fare della Germania una sorta di mostro, di “Male assoluto” o di cancro da estirpare dall’Europa. È certo che Hitler invase e annesse manu militari parecchie popolazioni, nazioni e città europee (Sudeti, Austria, Cecoslovacchia[1], e Danzica, non tutta la Polonia, che fu invasa anche dall’Urss, con la quale l’America, la Francia e la GB si allearono, senza dichiararle guerra per l’invasione della Polonia; mentre la dichiararono alla Germania per essersi riappropriata di Danzica), ma questa è la prova che il Führer volesse veramente conquistare il mondo intero o l’intera Europa? Non mi sembra.

Hitler è il “Male assoluto”?

Certamente si può non approvare, quanto al modo, le annessioni di alcune Nazioni (Sudeti, Austria, Cecoslovacchia) da parte di Hitler, anche se alcune di esse erano state sottratte, ingiustamente con l’iniquo Trattato di Versailles, in buona parte alla Germania dopo il 1918. Ma tale disapprovazione, implica ipso facto la riprovazione totale di Hitler e del III Reich come il “Male assoluto”? Questo non mi sembra evidente, anzi mi pare che sussista un “ragionevole dubbio”, che impedisca la condanna senza appello dell’accusato. Quindi ci si può chiedere, senza paura di venir condannati come neo-nazisti, se sia possibile ristudiare e rivisitare tale epoca e tale persona storica (e non mitologica, “diavolo incarnato-male assoluto”) con obiettività, senza pregiudizi e mettendo in chiaro le ombre ed anche le luci, se e ove risultino essere presenti. Veramente Hitler pensava di poter conquistare Urss, Usa e satelliti e non vice-versa? In tal caso non si capisce come abbia permesso all’esercito inglese di lasciare sano e salvo la spiaggia di Dunkerque e rientrare in Patria quando avrebbe potuto distruggerlo sulla battigia francese; perché abbia chiesto o offerto la pace alla Gran Bretagna ben due volte dopo la caduta della Polonia e della Francia, proponendole di fare fronte comune contro l’Urss. Hitler non ha voluto invadere l’Alsazia, poiché avrebbe significato dichiarare guerra alla Francia, ha dovuto invece invadere la Francia nel 1940 dopo che questa gli aveva dichiarato guerra il 3 settembre 1939 e non ha voluto raderla al suolo, come l’ala estrema del nazionalsocialismo gli chiedeva. In realtà la guerra tedesco-polacca, era un ‘conflitto locale’, dovuto alla legittima pretesa tedesca di riavere Danzica e il corridoio, che partiva da questa cittadina sul mare separando in due la Germania. Tale piccolo ‘conflitto locale’ divenne europeo e poi mondiale, prima grazie alla dichiarazione di guerra di Inghilterra e Francia alla Germania (3 settembre 1939) e poi quando l’America di Roosvelt ordinò il 12 settembre 1941 di affondare qualsiasi nave da guerra tedesca, che avesse incrociato sui mari. Per quanto riguarda la “martoriata” Polonia, occorre ricordare che essa ha anche martoriato gli altri Paesi limitrofi. Infatti era stata per molto tempo sotto il governo Russo zarista, fu ristabilita come Nazione indipendente proprio in funzione anti-zarista dalla Germania e dall’Austria nel 1916, durante la prima guerra mondiale. Come ricompensa l’esercito polacco, grazie all’appoggio della Francia, iniziò ad impossessarsi di alcune province tedesche (Alta Slesia, Prussia occidentale), dopo che la Germania aveva perso la guerra. Al Trattato di Versailles venne dato alla Polonia un corridoio per giungere al Mare Baltico assieme a varie aree della Prussia occidentale. Questo corridoio che sfociava a Danzica, porto sul Mar Baltico, divideva in due la Germania ed inoltre la Prussia orientale veniva totalmente isolata dalla Germania, pur restando tedesca, di modo che la Prussia occidentale fu incamerata dalla Polonia e quella orientale fu separata dalla Germania. Hitler aveva sùbito capito il rischio per la Germania e l’intera Europa, rappresentato dall’Urss ed avrebbe voluto un’alleanza con la Polonia, in funzione antisovietica, così nel 1934 firmò un patto di non-aggressione con la Polonia, la quale aveva approfittato, non proprio correttamente, anche della sconfitta dell’impero russo zarista per appropriarsi delle province bielorusse ed ucraine, allargando i propri confini a “destra” e a “sinistra”, con molta elasticità morale. Quindi, se la Polonia fu invasa poi anche dall’Urss in realtà è stata prima lei ad occupare territori russi, come tedeschi e non ha voluto renderli al legittimo proprietario che li richiedeva, almeno quanto alla Germania. Ora, mentre alcuni dirigenti più oltranzisti del III Reich e soprattutto del Partito nazionalsocialista avrebbero voluto riprendere la totalità delle terre allora polacche, che prima del 15-18 appartenevano alla Germania, Hitler si accontentava di riavere la Prussia occidentale e di riunire al III Reich quella orientale, eliminando il fastidioso corridoio di Danzica, che divideva la Germania in due. Purtroppo la Polonia si ostinò, appoggiata dall’Inghilterra, per poter arrestare l’ascesa tedesca sulla scena europea. Lì iniziò la pressione degli Usa sulla GB per bloccare la Germania costringendola ad una guerra europea e poi mondiale, nella quale schiacciata ad oriente dall’Urss e ad occidente dalla GB sotto la protezione americana, il III Reich non avrebbe potuto sopravvivere. In effetti l’Inghilterra, dietro imput degli Usa e dell’internazionale ebraica, spinse la Polonia a provocare la Germania, attraverso atti di violenza contro i tedeschi che vivevano nel territorio ceduto durante il Trattato di Versailles alla Polonia. Gli “Alleati” pensavano che un’invasione tedesca della Polonia avrebbe scatenato una rivolta interna alla Germania, la quale avrebbe fatto cadere il III Reich. Ma non fu così. Perciò si esasperò la tensione e la Germania entrò in Polonia il 1° settembre del 1939 senza aspettarsi l’entrata in guerra di Inghilterra e Francia. Inoltre siccome i servizi segreti tedeschi erano ampiamente a conoscenza del piano di Stalin di invadere la Germania nel luglio del 1941, Hitler fu obbligato ad attaccare per primo e inaspettatamente il 22 giugno del 1941, con la speranza di cogliere di sorpresa l’esercito bolscevico e di scompaginare i suoi piani, vista l’enorme di sproporzione di mezzi, di uomini e di territorio che esisteva tra Urss e Germania.

L’Operazione Barbarossa

Per quanto riguarda l’invasione dell’Urss, uno storico russo Viktor Suvorov, collo pseudonimo di Vladimir Bogdanovich Rezun ha scritto un libro, intitolato “Il giorno M”, tradotto dal russo in tedesco e pubblicato delle Edizioni Klett-Cotta di Stoccarda nel 1995[2]. In esso l’autore dimostra che quando Hitler invase l’Unione Sovietica il 22 giugno del 1941 lo fece per anticipare l’imminente invasione bolscevica della Germania, pianificata sin dal 19 agosto del 1939 da Stalin per il 6 luglio 1941, e intercettata dal controspionaggio tedesco. Il Maresciallo e Capo di Stato Maggiore dell’Urss Boris Shaposhnikov, d’accordo con Stalin e sotto la sua diretta supervisione, aveva iniziato ad addensare le truppe sovietiche verso la Germania sin dal 1939 e nel 1941 si stava ultimando il progetto d’invasione con una sproporzione di 10 a 1 a favore dell’Urss. Solo un contrattacco improvviso avrebbe potuto salvare la situazione. La guerra contro la Russia in realtà fu di difesa e non aggressiva. Ciò mostra che Hitler non aveva nessun piano di conquista del mondo né dell’Europa, non ne avrebbe avuto la forza, ma solo rivendicava il legittimo possesso di quelle terre ingiustamente tolte alla Germania nel Trattato di Versailles. La Francia e l’Inghilterra fecero della conquista locale della cittadina di Danzica una guerra europea, per egemonizzare il Vecchio Continente Europeo. L’Unione Sovietica e gli Usa nel 1941 (6 luglio/12 settembre) la fecero divenire mondiale, per spartirsi il mondo, come poi avvenne a Yalta a discapito della stessa Inghilterra e Francia. La Russia, inoltre, non si sarebbe fermata alla sola Germania, ma avrebbe conquistato ciò che dopo ottenne dall’Inghilterra e dall’America a Yalta e secondo Suvorov si sarebbe spinta sino a Parigi e Roma. È per questo motivo che in Europa forse si dovrebbe “ringraziare” Hitler. Egli riuscì a sbaragliare, nei primi mesi di guerra, l’esercito russo 10 volte più grande del germanico, sia per la sorpresa sia perché i sovietici si preparavano ad invadere il 6 luglio e furono impreparati a difendersi il 22 giugno. Mai Stalin avrebbe immaginato che Hitler avrebbe aperto un secondo fronte ad est, dopo la dichiarazione di guerra anglo-francese ad ovest. Invece la Germania fu obbligata per difendersi ad attaccare ed aprì il famoso “secondo fronte”, reputato dalla vulgata post-bellica del nazismo come “Male assoluto” una prova della pazzia aggressiva di Hitler, che in realtà è inventata ad artificio, un pazzo non sa governare se stesso e a fortiori non sarebbe capace di risollevare una Nazione fortemente “depressa” nel giro di qualche anno e di portarla al vertice dell’Europa. Nonostante la Germania abbia distrutto in pochi mesi il 75 % della capacità bellica sovietica, il 25 % di essa situato negli Urali e in Siberia rimase intatto e grazie all’aiuto economico dell’America, che poi nel 1942 entrò in guerra, Stalin riuscì a ribaltare la situazione iniziale. È stata veramente “la guerra dell’oro contro il sangue e il suolo”.

“Vodka-Cola”

●Come mai Urss e Usa-GB si son trovate unite contro l’Europa? Per quanto riguarda la Russia bolscevica lo si capisce facilmente, invece si resta perplessi quanto all’azione anglo-americana contro la civiltà europea assieme all’orso sovietico. Se si studia, però, con accortezza la nascita dell’Urss nell’ottobre del 1917, si arriva a capire il legame, profondo e nascosto, tra supercapitalismo occidentale e supercollettivismo orientale. La storiografia recente ha dimostrato, grazie a documenti consultati e citati, che 1°) i bolscevichi sono stati finanziati dalla Germania, durante la prima guerra mondiale, per far crollare la Russia zarista. 2°) Inoltre anche gli Usa finanziarono i bolscevichi, apparentemente, in funzione anti-tedesca, ma realmente essi continuarono a finanziare anche la Germania, poiché Usa e Germania erano eterodirette da uno stesso club di alti finanzieri apolidi e cosmopoliti israeliti. Cerco di riassumere ed offrire le prove al lettore.

Aleksandr Solgenitsin nel suo Lenin a Zurigo (Milano, Mondadori, 1976) spiega il ruolo che l’alta finanza ebraica ha avuto nella rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917. Egli parla del famigerato Aleksandr Israel Helphand detto ‘Parvus’ (1867-1924), che nel 1915 iniziò le trattative col Ministero degli Esteri della Germania per sollevare una rivoluzione in Russia[3]. Parvus, alias Israel Elphand, suggerì a Trotzky la teoria della “rivoluzione permanente”, finanziò il giornale di Lenin, gli fece ottenere i finanziamenti della Germania (ivi, p. 131 e 133) equivalenti a 30 milioni di marchi oro ed infine organizzò il suo viaggio di ritorno in treno da Zurigo in Russia il 17 aprile 1917. Anche Trotzky raggiunse la Russia essendo salpato dagli Usa il 27 marzo del 1917 a bordo della Christiana Fiord, munito di passaporto americano fattogli ottenere dal Presidente Woodrow Wilson[4]. Inoltre sempre l’America, tramite Boyce Tompson direttore sin dal 1914 della Federal Reserve Bank di New York, finanziò sia Kerensky che i bolscevichi[5]. Onde la rivoluzione comunista in Russia fu finanziata dalla Germania e dagli Usa, che si servirono della Nya Banken svedese fondata dall’ebreo russo Olof Aschberg nel 1912 e della Warburb Bank tedesca, fondata ad Amburgo dalla famiglia israelitica dei Warburg nel 1798, i cui rampolli si erano trasferiti in Usa ed avevano sposato le figlie dei grandi banchieri ebrei americani Loeb e Schiff, dai quali era nata la banca Khun, Loeb & Co.[6]

Conclusione: la propaganda prevale sulla verità; il mondialismo sulla civiltà

●“Se dici una bugia una sola volta, è una bugia se la ripeti continuamente diventa vera” (proverbio genovese). Il proverbio è confermato dalla scienza. Infatti la rivista “Sociological Inquiry” (n.° 2, 2009, pp. 142-162) documenta l’efficacia della propaganda, specialmente quando si tratta di “grandi mistificazioni”. Là ove le piccole bugie falliscono, i regimi riescono a cavarsela con grandi imposture. Secondo i ricercatori sociologi, specialmente l’emotività ed il sentimentalismo giocano un ruolo importante nelle credulità alla vulgata ‘politicamente corretta’. “È più facile denunciare qualcuno che dice la verità piuttosto che un potere il quale mente, poiché la maggior parte degli uomini ha più fiducia nel potere costituito che nella verità”. L’uomo de jure è un animale razionale, ma praticamente si lascia facilmente manipolare dai pregiudizi sentimentali, che appagano la sua tranquillità di non dover sforzarsi a cercare la verità ed andare contro corrente. L’uomo ha paura di cercare e seguire la verità (“labor certaminis”), soprattutto se essa lo porta ai margini della società costituita (“horror difficultatis”). La mente veramente aperta al reale e al vero è rara, ai giorni nostri rarissima.

●Oggi, dopo la rivoluzione bolscevica (1917) e la disfatta dell’Europa (1945-1989) per mano di quegli stessi che ordirono la prima, assistiamo all’avanzata parossistica del mondialismo e della globalizzazione. Se Usa e Urss nel corso del XX secolo si sono sempre tenute la mano per abbattere Europa e Chiesa, tramite l’alta finanza e il giudaismo internazionale, ora constatiamo che i veri “padroni di questo mondo” non sono i governi nazionali, i politici, ma i gruppi multinazionali, anonimi e apolidi, dell’alta finanza e dell’industria[7]. Ieri essi complottavano segretamente e dietro le quinte, adesso fanno tutto alla luce del sole. Mai come oggi vale il proverbio “sopra la Banca la Patria campa, sotto la Banca la Patria crepa”, esso è violato sistematicamente e per principio e porta già i suoi amari frutti di crisi e miseria su scala mondiale, a partire dagli Usa che erano il “paradiso economico in terra” e son diventati un “purgatorio” fondato sulle cambiali. Il progetto si è avverato, l’Europa è oramai un ente di ragione privo di spessore reale, intellettuale, morale e spirituale. Tuttavia, per chi ha la Fede, la promessa di Gesù “Portae inferi non praevalebunt” è un segnacolo di speranza e persino di certezza nella ripresa intellettuale, morale e spirituale della Chiesa e della Vecchia e Saggia Europa, contro la tracotanza dei nuovi barbari “Vodka-Cola”, che a differenza degli antichi Germani non vogliono imparare dall’Europa ma solo demolirla, per sprofondarla nell’abisso del nulla (Sessantotto). Perciò se vogliamo risorgere dobbiamo ritornare alle nostre fonti naturali (filosofia classica greco-romana) e soprannaturali (teologia patristica e scolastica), poiché “la grazia presuppone la natura, la perfeziona e non la distrugge” (S. Tommaso d’Aquino)[8], solo allora assisteremo al trionfo di Roma eterna sulla “sinagoga di satana” (Apoc. II, 9).

d. Curzio Nitoglia

11 settembre 2010

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[1] La Cecoslovacchia era una creazione innaturale tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Nella Cecoslovacchia tre milioni di tedeschi erano dominati dai Cechi. Hitler voleva annettere al III Reich questi tre milioni di tedeschi mediante l’auto-determinazione, ma i Cechi si opposero e accettarono solo di riconsegnare al Reich germanico i tedeschi dei Sudeti. La Cecoslovacchia fu invasa prima dalla “martoriata” Polonia, poi dall’Ungheria, allora il presidente cecoslovacco Hacha il 15 marzo 1939 andò a Berlino e pose ciò che restava della Cecoslovacchia sotto la protezione di Hitler, il quale non poteva permettersi che la Cecoslovacchia fosse occupata anche dall’Urss, che avrebbe posto le sue basi aeree ai confini con la Germania ed entrò nel restante spazio cecoslovacco. Fu allora che l’Inghilterra disse che avrebbe aiutato la Polonia (17 marzo 1939) se questa fosse stata attaccata dalla Germania

[2] Vi sono anche altri storici che hanno evidenziato il carattere difensivo dell’Operazione Barbarossa, essi sono il tedesco Max Kluever (1941-Attacco preventivo, del 1986) e l’austriaco Ernest Topisch (La guerra di Stalin, del 1987) e lo statunitense R. H. S. Stolfi (I panzer di Hitler a Est: la seconda guerra mondiale reinterpretata, del 1991) ed infine il tedesco J. Hoffmann (La guerra di sterminio di Stalin 1941-1945, del 1995). Anche Sergio Romano nell’articolo perché Londra e Parigi decisero di morire per Danzica, in “Il Corriere della Sera”, 10 luglio 2006 scrive: «dal 1939 la vulgata dei vincitori è concorde nell’attribuire alla sola Germania la diretta responsabilità della seconda guerra mondiale e non anche alla garanzia franco-inglese che determinò l’irrigidimento della Polonia sulla questione di Danzica…».

[3] Solgenitsin si fonda sull’ottimo testo di Z. A. B. Zeman – W. B. Scharlau The Merchant of Revolution: The Life of Alexander Israel Elphand (Parvus) 1867-1924, New York, Oxford University Press, 1965. Di A. Solgenitsin cfr anche: Due secoli insieme. Ebrei e Russi prima della Rivoluzione; durante il periodo sovietico, tr. it., Napoli, Controcorrente, 2 voll., 2007. Cfr. Anche M. Futrell, Northen Underground, Londra, Faber & Faber, 1963; S. Possony, Lenin: The Compulsive Revolutionary, Londra, Allen & Unwin, 1966; M. Pearson, Il treno piombato, tr. it., Milano, Sperling & Kupfer, 1976.

[4] Cfr. J. Nevada, Trotzky and the Jews, Filadelfia, Jewish Publication Society of America, 1972; J. L. Wise, Woodrow Wilson: Discipline of Revolution, New York, Paisley Press, 1938.

[5] Cfr. A. Sutton, Wall Street and the Bolshevik Revolution, New York, Arlington House, 1974; H. Hagedorn, The Magnate: William Boyce Tompson and His Time, New York, Reynal & Hitchcock, 1935.

[6] Cfr. A. De Goulevitch, Zarismo e Rivoluzione, tr. it., Milano, Bocca, 1939; P. Virion, Bientot un gouvernement mondial?, Parigi, St. Michel, 1967; H. Coston, Les financiers qui mènent le monde, Parigi, Librairie Française, 1955; J. Bordiot, Le pouvoir occulte fourriere du communisme, Chiré, 1976; P. F. De Villemarest, Les sources financieres du communisme, CEI, Cierrey, 1984; C. Levinson, Vodka-Cola, tr. it., Firenze, Vallechi, 1978; J. Bordiot, L’occident démantelé, Parigi, Librairie Française, 1976; Id., Une main cachée dirige…, Parigi, Librairie Française, 1974; Id., Les causes cahées dela Deuxième Guerre mondiale, Parigi, Librairie Française, 1975; P. Sella, L’Occidente contro l’Europa, Milano, L’Uomo libero, 1984; L. Ragni, Il mondialismo capitalista. Mercato globale e società multirazziale, Milano, L’Uomo libero, 1992, G. Faye, Il sistema per uccidere i popoli, Milano, L’Uomo libero, 1983; J. Freund, La fine dello spirito europeo, Roma, Volpe, 1983; F. Ritter, L’Europa alla deriva, Milano, Il Falco, 1978; F. Fornari, La malattia del’Europa, Milano, Feltrinelli, 1981; P. Arnaud, Europa alzati, Roma, Volpe, 1979; W. C. Skousen, Il capitalista nudo, Roma, Armando, 1978.

[7] Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Forum Economico Mondiale, Trilaterale, Consiglio sulle Relazioni Estere o “CFR” ed infine il Club di Roma.

[8] Cfr. M. De Corte, Incarnation de l’Homme, Parigi, De Medicis, 1942; Id., Philosophie des Moeurs contemporaines, Parigi, De Medicis, 1944; Id., Essai sur la fin d’une civilisation, Parigi, De Medicis, 1949.

 

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