SCISMI E MICHAEL JONES
 

DON CURZIO NITOGLIA

28 settembre 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/scismi_e_michael_jones.htm

 

 


Nel Suo articolo “Il peccato contro la carità” apparso sulla rivista nordamericana “Culture Wars” e pubblicato in italiano dal sito Effedieffe.com, Michael Jones afferma che il problema del Concilio Vaticano II non è dottrinale ma soltanto disciplinare e che la volontà di non accettarlo da parte dei tradizionalisti li porterebbe allo scisma, il quale è un “peccato contro la carità”.

 

Ora vari teologi non “tradizionalisti” in senso stretto hanno constatato recentemente che gli errori e le ambiguità si trovano nella lettera dei Documenti conciliari e non solo nella interpretazione o spirito del Concilio, datane da alcuni teologi ultra progressisti (Küng, Schillebeeckx, Rahner e Metz).

 

Per esempio il Vescovo di Albenga, mons. Mario Oliveri, ha scritto un articolo su “Studi Cattolici” (giugno 2009) in cui ammette chiaramente che la lettera del Vaticano II contiene errori teologici, ma che ciò non intacca l’infallibilità del Papa e l’indefettibilità della Chiesa, poiché Giovanni XXIII e Paolo VI hanno espresso apertamente la loro intenzione che il Concilio Vaticano II non fosse dogmatico e quindi infallibilmente assistito, ma soltanto pastorale e quindi senza alcuna voluntas definiendi, che è conditio sine qua non per l’esercizio della infallibilità.

 

Perciò il cattolico non è obbligato ad accettare le ‘novità’ del Vaticano II e può restare perfettamente cattolico, senza correre verso lo scisma.

 

Sua Eccellenza Oliveri è Vescovo titolare di una Diocesi italiana e non ha ricevuto alcun monitum per quanto ha scritto e neppure nessuna accusa di spirito scismatico.

 

A sua volta mons. Brunero Gherardini, direttore della rivista “Divinitas” della Città del Vaticano, ha scritto "Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare" (Frigento, 2009), in cui espone le contraddizioni tra dottrina cattolica tradizionale e innovazioni conciliari e chiede rispettosamente e fermamente al Papa di rispondere e dirimere la questione impegnando l’infallibilità, tramite un insegnamento dogmatico che definisca e obblighi a credere come divinamente rivelato quanto insegnato.

Non ha ricevuto alcuna risposta, ma neppure nessun rimbrotto o accusa di peccato contro la carità o di spirito scismatico.

Lo stesso Gherardini ha scritto un secondo volume nel 2010 "La Tradizione. Vita e giovinezza della Chiesa" (Frigento), in cui ritorna sulle ‘novità’ conciliari e le mette a confronto col concetto cattolico, definito a Trento, di Tradizione divina e divino-apostolica.

 

Idem ut supra: né risposta né reprimenda.

 

Nel passato prossimo Romano Amerio in Iota unum (Milano-Napoli, 1984) sviscerò le anomalie e le innovazioni della dottrina conciliare rispetto a quella cattolica tradizionale. Anche qui nessuna risposta ufficiale e nessuna censura.

 

Infine, ed è il caso più eclatante, il card. Alfredo Ottaviani, quando Paolo VI presentò la sua ‘Nuova Messa’, gli scrisse una lettera, assieme al card. Antonio Bacci, di presentazione del “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, nella quale invitava il Papa ad “abrogare” la sua riforma liturgica in quanto nociva per la Fede, poiché “si allontanava impressionantemente dalla definizione dogmatica ed infallibile data a Trento del Sacrificio della Messa”.

 

Tale lettera dell’allora Prefetto del S. Uffizio, che si era avvalso - nel redigere la suddetta lettera di presentazione - del lavoro e della collaborazione degli esperti della Sacra Congregazione del S. Uffizio, attende ancora risposta, come dichiarò il card. Alfons Stickler, forse il maggiore esperto di storia del Diritto canonico a livello mondiale, qualche anno fa, e nessuno si è mai sognato di accusare i cardinali Ottaviani, Bacci e Stickler di “peccato contro la carità”.

 

Nel mese di dicembre del 2010 si terrà a Roma, vicino Piazza del S. Uffizio, un incontro teologico di tre giorni per discutere sul significato di “pastoralità” del Vaticano II e per chiedere al Papa una risposta chiara che definisca tale concetto e le sue conseguenze giuridico-morali-dogmatiche, le quali sono ancora molto vaghe.

 

Vi parteciperanno anche numerosi vescovi con Diocesi o cariche in Curia romana oltre a qualificati teologi. Come si vede la questione del Vaticano II e della sua obbligatorietà è ancora dibattuta ufficialmente in seno alla Chiesa romana.

 

Ora il dr. Jones, che stimo per i libri di polemica anti-moderna e anti-rivoluzionaria da un punto di vista storico e politico-filosofico, dovrebbe prendere in considerazione anche queste fonti, prima di lanciare anatemi di scisma a destra e a manca, mettendosi al posto del Papa e della sua Suprema Sacra Congregazione e soprattutto dovrebbe lasciare al teologo la teologia: “a ciascuno il suo mestiere”.

 

Se un cronista, un polemista, un politologo o un “filosofo-politico” si mette a fare teologia, che è la più alta e difficile delle scienze in quanto ha come oggetto Dio sub ratione deitatis, rischia i prendere “lucciole per lanterne”, soprattutto se non esprime dubbi, domande, opinioni, ma emette censure irrevocabili e certe, poiché non ha studiato in maniera sistematica e scientifica filosofia e teologia scolastica e non sa esattamente di cosa stia parlando, pur essendo animato da ottime intenzioni.

 

 

D. CURZIO NITOGLIA

28 settembre 2010

 

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