IL CUORE DEL PROBLEMA ATTUALE

La rivoluzione antropolatrica del Vaticano II

 

 

DON CURZIO NITOGLIA

3 settembre 2010

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«In un’epoca di inganno universale, come la nostra, dire la verità viene fatto passare per un atto rivoluzionario» (G. Orwell).

 

«Preferisco essere un “vero” nessuno piuttosto che un falso “qualcuno”» (M. De Corte).


I fatti

«L’odio di qualsiasi ordine non stabilito dall’uomo, nel quale egli non è né re né Dio insieme […], è la chiave [di volta] della volontà di “cambiamento” [o “aggiornamento”] in seno alla Chiesa: si tratta di sostituire un’istituzione divina con un’istituzione fatta dall’uomo. E l’uomo prende il sopravvento su Dio. Invade tutto…»[1]. Questa frase di mons. Marcel Lefebvre non è campata in aria, ma è confermata da quanto detto e scritto da Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Infatti, durante “l’omelia nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II”, il 7 dicembre del 1965, Papa Montini giunse a proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri [qui, veritates rerum naturam trascendentes renuitis], e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo»[2] Proprio qui, nella lettera e non solo nello spirito del Concilio, per ammissione stessa di chi lo ha promulgato, si trova la rivoluzione antropolatrica del neo-umanesimo panteistico. San Pio X nella sua prima enciclica “E supremi apostolatu” (1903) ha descritto la natura del regno dell’Anticristo finale come “culto dell’uomo”, che invece Paolo VI, alla luce del Concilio, asserisce di “avere più di qualunque altro”! Qui si trova, perciò, l’errore o orrore radicale ed anche la radice della spaventosa decadenza intellettuale, spirituale e morale, che da gran tempo putrefà la maggior parte dei fedeli cristiani, turlupinati e corrotti da quella parte dei falsi e cattivi Pastori. Padre Cornelio Fabro ha commentato: «l’antropologia [antropocentrica e antropolatrica] diventa l’asso piglia tutto. […]. Oggi […] l’uomo è il centro»[3]. Invece la liturgia della Chiesa, che è “la Fede pregata” ci fa invocare “Cor Jesu, rex et centrum omnium cordium, misere nobis!”. Il centro, il re, il fine ultimo è Dio e non l’uomo, due centri in una stessa figura sono impossibili (“ponere duos fines haereticum esse”) e la creatura è un mezzo per rapporto al Fine, che è solo e soltanto Dio. Infatti, l’unica soluzione logicamente e dommaticamente retta dell’errore panteistico, immanentistico e antropocentrico, non consiste nel far coincidere gli opposti, come voleva Spinoza, ossia Dio e l’uomo, l’Infinito e il finito; neppure la sublimazione della contraddittorietà, mediante la dialettica hegeliana, onde tra la tesi (Dio) e l’antitesi (uomo) si giungerebbe ad una sintesi (Dio = uomo). Invece occorre mantenere - mediante l’analogia, la partecipazione e la causalità efficiente - l’infinita differenza tra Dio e mondo e la distinzione reale tra Infinito e finito. “O Dio o l’assurdità radicale” (R. Garrigou-Lagrange). Il cuore del “problema dell’ora presente” è propriamente la velleità di conciliare l’inconciliabile, teocentrismo e antropocentrismo, Messa romana e ‘Novus Ordo’, Tradizione divino-apostolica e Vaticano II.

Karol Wojtyla nel 1976 da cardinale, predicando un ritiro spirituale a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato in italiano sotto il titolo: Segno di contraddizione. Meditazioni, (Milano, Vita e Pensiero, 1977), inizia la meditazione “Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” (cap. XII, pp. 114-122) su Gaudium et spes n.° 22 e asserisce: «il testo conciliare, applicando a sua volta la categoria del mistero all’uomo, spiega il carattere antropologico o perfino antropocentrico della Rivelazione offerta agli uomini in Cristo. Questa Rivelazione è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di Dio, attraverso la sua Incarnazione si è unito ad ogni uomo, è diventato - come Uomo - uno di noi. […]. Ecco i punti centrali ai quali si potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e sul suo mistero» (pp. 115-116). In breve questo è il succo concentrato del Vaticano II: culto dell’uomo, panteismo e antropocentrismo idolatrico. Non lo dico io, ma Karol Wojtyla, alla luce di Paolo VI e del Concilio pastorale da lui ultimato.

  • a) Giovanni Paolo II, dal canto suo, afferma nella sua prima enciclica (del 1979) ‘Redemptor hominis’ n.° 9: «Dio in Lui [Cristo] si avvicina ad ogni uomo dandogli il tre volte Santo Spirito di Verità» ed ancora ‘Redemptor hominis’ n.° 11: «La dignità che ogni uomo ha raggiunto in Cristo: è questa la dignità dell’adozione divina». Sempre in ‘Redemptor hominis’ n.° 13: «non si tratta dell’uomo astratto, ma reale concreto storico, si tratta di ciascun uomo, perché […] con ognuno Cristo si è unito per sempre […]. l’uomo – senza eccezione alcuna – è stato redento da Cristo, perché, con l’uomo – ciascun uomo senza eccezione alcuna – Cristo è in qualche modo unito, anche quando l’uomo non è di ciò consapevole […] mistero [della redenzione] del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre».
  • b) Nella sua seconda enciclica (del 1980) “Dives in misericordia” n.° 1, Giovanni Paolo II afferma: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa [conciliare, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio». Questa frase, da sola, dovrebbe aprire gli occhi anche ai ciechi sulla impossibilità dell’ “ermeneutica della continuità” tra Vaticano II e Tradizione divino-apostolica. “Dio trascendente infinitamente l’uomo da Lui distinto” e “uomo che coincide con Dio in esso immanente”, non sono due proposizioni in continuità, ma in evidentissima contraddizione o rottura.
  • c) Nella sua terza enciclica (del 1986) ‘Dominum et vivificantem’ n.° 50, Giovanni Paolo II scrive: «Et Verbum caro factum est. Il verbo si è unito ad ogni carne [creatura], specialmente all’uomo, questa è la portata cosmica della redenzione. Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di […] tutto il mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni creatura, incarnandosi […] si unisce, in qualche modo con l’intera realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la creazione». Sembra di leggere Giordano Bruno, Spinoza o Hegel (la contro-chiesa) e non il Vangelo, S. Paolo, un Padre ecclesiastico o S. Tommaso d’Aquino (la Tradizione della Chiesa).

Conclusione: a Curia et Sachristia, liberet nos Virgo Maria!

Ne consegue, come scrisse monsignor Francesco Spadafora, il dovere del sostanziale rifiuto dell’«infausto conciliabolo “pastorale”, da cestinare e dimenticare al più presto»[4]. Infatti sono proprio i ‘neutrali’ o ‘non-schierati’ per principio, i quali rifuggono davanti alle verità che feriscono e fanno sanguinare, ma non per questo cessano di essere vere, a far scoppiare, alla lunga, le guerre più cruente.

d. Curzio Nitoglia

3 settembre 2010

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[1] M. Lefebvre, Lettera aperta ai cattolici perplessi, tr. it., Rimini, 1987, p. 98.

[2] Enchiridion Vaticanum. Documento del Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana, Bologna, Edizioni Dehoniane Bologna, 9a ed., 1971, Discorsi e messaggi, pp. [282-283].

[3] C. Fabro, Introduzione a S. Tommaso, Milano, Ares, 1997, 2a ed., p. 9.

[4] F. Spadafora, La “nuova esegesi”. Il trionfo del neomodernismo sull’Esegesi Cattolica, Sion, (Svizzera), Edizioni Amici di San Michele, 1996, p 187.