RISPOSTA  A  “SODALITIUM”  N°63
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DON CURZIO NITOGLIA

26 aprile 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/risp_sod_63.htm



 

Il ‘papa materiale’ non è una “semplice comparsa” di ‘Papa formale’

 

1°) ‘Sodalitium’ n°63 (pagg. 46-55), dopo aver spiegato la ‘Tesi di Cassiciacum’ con chiarezza e in breve [1], risponde – tra l’altro – anche ad un’obiezione che pure io avevo mosso, essendomi fondato su una citazione dello stesso p. Guérard [2], con la seguente teoria: il papa materiale, il quale è consacrato validamente vescovo, è già una comparsa del Papa formale (una sorta di “comparsa semplice”); mentre il papa materiale, che non ha neppure il potere d’ordine o non è validamente vescovo, è ancor più comparsa (una specie di “comparsa-comparsa”) del Papa formale, ma è pur sempre papa materiale; poiché il papa materiale, che pretende di essere Papa formale, è una comparsa di Papa in quanto presume avere un’autorità che invece non ha.

 

2°) In verità, la frase intera di padre Guérard des Lauriers recita esattamente, senza tagli apportati da terzi, che: «Gli ‘occupanti’ la Sede Apostolica i quali sono succeduti al cardinal Montini, ciò nella sola misura in cui una ‘gerarchia’ che lo è solo materialmente può perpetuarsi [sic]. Una tale perpetuazione non è, ex se, impossibile. Essa richiede tuttavia espressamente delle consacrazioni episcopali che siano certamente valide. E, poiché il nuovo rito è dubbio, gli ‘occupanti’ [della Sede Apostolica] ben presto non saranno più che delle comparse. Mons.Wojtyla è, a questo riguardo come minimo, un eminente precursore. Come si salverà, in queste condizioni l’Apostolicità della Chiesa? Checché ne sia di questo mistero […], bisogna evidentemente sostenere che la successione apostolica sarà salvaguardata, ininterrotta, ‘sino alla fine del secolo’» (Il problema dell’Autorità e dell’episcopato nella Chiesa, CLS, Verrua Savoia, 2005, pp. 36-37).

Onde - “sicut litterae sonant” – se, per ‘Sodalitium’ n°63, Benedetto XVI è una “comparsa” di Papa in quanto presume avere un’autorità che invece non ha, per p. Guérard egli sarebbe una “comparsa” in quanto non validamente vescovo.

 

3°) Però - mi sembra - il vero problema è il seguente: sia per p. Guérard che per ‘Sodalitium’ prima del n°63, il papa materiale non è colui il quale presume avere un’autorità pontificia che non ha, ma colui che è stato eletto e non avendo l’intenzione oggettiva di fare il bene della Chiesa, non accetta de facto validamente l’elezione canonica. Quindi egli rimane in potenza attiva e prossima a diventare Papa formale. Il papa materiale è soggetto ancora canonicamente eletto e designato ad essere Papa formale a pieno titolo, non è una semplice “comparsa”, che significa «attore il quale fa scena muta o compare, senza neppure parlare. Appare, senza partecipare attivamente, neppure colla sola voce, alla scena che si sta svolgendo, ove si mostra, si presenta alla vista, appare o compare, diventa visibile o sembra essere» nel caso nostro Papa (N. Zingarelli).

Quindi ‘Sodalitium’ n°63 apporta una novità alla ‘Tesi di Cassiciacum’, la nuova definizione di papa materiale (che poi è l’essenza della Tesi), la quale la stravolge sostanzialmente, rendendo il ‘materialiter’ una “comparsa”, ossia una vacanza totale e non soltanto formale di autorità (vedi sotto n.° 6°).

 

4°) Inoltre, per quello che ha scritto p. Guérard (senza l’ “ermeneutica” di ‘Sodalitium’ n°63, che oggettivamente innova la ‘Tesi di Cassiciacum’), una ‘gerarchia’, che è tale solo materialmente, può perpetuarsi. Tuttavia, essa richiede espressamente delle consacrazioni episcopali che siano certamente valide. Quindi, secondo p. Guérard, la gerarchia e il papato materiale possono perpetuarsi solo a condizione che le consacrazioni episcopali siano valide. Ora per p. Guérard le nuove consacrazioni episcopali sono, come minimo, dubbie e quindi da considerarsi, praticamente, invalide. Onde, con i neo-eletti papi materiali, ma non validamente consacrati vescovi, il papato materiale - secondo p. Guérard citato esattamente senza tagli né omissioni - non si perpetua più, non è solo (come dice ‘Sodalitium’ n°63) “maggiormente comparsa”, ossia una “comparsa-comparsa di papa materiale” o un “papa materialmente–materiale”, ma sarebbe la privazione della conditio sine qua non per la perpetuazione dell’Apostolicità della Chiesa, che è la natura stessa di essa. Onde la Chiesa sarebbe finita senza Apostolicità neppure materiale (a parte il fatto che per la teologia approvata la sola “apostolicità” materiale non è vera Apostolicità, ma successione scismatica da Pietro, anche se ininterrotta cronologicamente dagli Apostoli). Nel caso di Benedetto XVI ci troveremmo - secondo il pensiero di p. Guérard - di fronte anche alla mancanza anche di “apostolocità” materiale, che non fa difetto neppure agli scismatici greci detti “ortodossi”, i quali sarebbero, paradossalmente, più “apostolici” non solo del papa materialmente-materiale, ma anche di quello materialiter classico “ante-63”. Onde ci si dovrebbe fare “ortodossi”, come fece la Cristina Campo.

 

5°) In realtà p. Guérard scrive che «Gli ‘occupanti’ [della Sede Apostolica] ben presto [ossia “in futuro”, e non “già adesso” con Paolo VI-Giovanni Paolo II, come pretende ‘Sodalitium’ n°63] non saranno più che delle comparse. Mons.Wojtyla è, a questo riguardo come minimo, un eminente precursore» (p. 37). È chiaro che per p. Guérard vi è una differenza sostanziale tra “mons. Wojtyla” e “don Ratzinger”, poiché ben presto, ossia post-Wojtyla, e non a partire da Montini-Wojtyla, come interpreta ‘Sodalitium’ n°63, i neo-eletti papi materiali saranno solo comparse e neppure papi materiali, i quali sono eletti validamente ma non hanno ancora accettato l’elezione. Se Wojtyla è come minimo un precursore, significa che Benedetto XVI è sostanzialmente distinto da Wojtyla, come Gesù dal Battista “praecursor Domini” e tale differenza, per p. Guérard, consiste nel fatto che don Ratzinger non è neppure vescovo, mentre mons. Wojtyla è stato consacrato validamente.

 

6°) Personalmente sono in perfetta sintonia con la dottrina tradizionale, secondo la quale la giurisdizione non viene dal potere d’ordine o dalla consacrazione; rigetto l’innovazione conciliare, gallicana e conciliarista, secondo la quale la giurisdizione verrebbe dalla consacrazione Il potere d’ordine è realmente distinto da quello di giurisdizione. Non è la consacrazione episcopale che dà la giurisdizione. È l’accettazione che rende il papa materiale, o eletto canonicamente, formalmente Papa, ancor prima della consacrazione episcopale. Però non è questa l’obiezione (“senza ordine non c’è giurisdizione”) che io avevo mosso, ma la citazione completa di p. Guérard, il quale diversamente da ‘Sodalitium’ n°63, sostiene la teoria delle “semplice comparsa di Papa”, con la invalidità delle nuove consacrazioni episcopali. Ora, per ‘Sodalitium’ n°63, il papa materiale, che pretende di essere Papa formale, è una comparsa di Papa, in quanto presume avere un’autorità che invece non ha. Invece il papa materiale è Papa in potenza attiva e prossima (essendo stato eletto e dovendo dire solamente “accetto!” per diventare Papa formale) e non “semplice comparsa”. Infatti “comparsa” significa «attore che fa scena muta o compare, senza neppure parlare. Appare, senza partecipare attivamente, neppure colla sola voce, alla scena che si sta svolgendo, ove si mostra, si presenta alla vista, appare o compare, diventa visibile o sembra essere [nel caso nostro, Papa]» (N. Zingarelli). Ebbene questa è esattamente la definizione della ‘Sede totalmente vacante’, secondo cui Paolo VI-Benedetto XVI sembrano essere Papa, invece non sono nulla neppure in potenza; sono come un attore che impersona il Papa (o Napoleone, Gesù, Mosè) in una fiction, senza neppure essere stato eletto canonicamente ‘papa materiale’, prima dell’accettazione valida. L’attore non è Papa (Napoleone, Gesù o Mosè) in potenza attiva e prossima, nel qual caso gli basterebbe soltanto dire “voglio diventare Papa!” (Napoleone, Gesù o Mosè) e lo diventerebbe in atto. Ma se così fosse sarebbe soltanto un attore megalomane… da manicomio.

 

7°) Inoltre sempre p. Guérard sostiene (p. 36) che il papa solo materialiter deve essere eletto in primo luogo da un Conclave che sia valido. Invece quante ‘voci’ sono circolate, plausibili se non fondate, concernenti gli ultimi tre Conclavi… Tisserant, Siri… Onde anche gli ultimi tre Conclavi - per il Guérard - sono dubbi e quindi possibilmente, se non addirittura ragionevolmente, invalidi; allora anche gli ultimi tre papi materiali (prima di Benedetto XVI) sono anche ammissibilmente, attendibilmente dubbi e forse addirittura, probabilmente o quasi certamente, totalmente nulli.

 

8°) Il Guérard capisce la gravità della situazione, infatti scrive: «Come si salverà, in queste condizioni l’Apostolicità della Chiesa? Checché ne sia di questo mistero […], bisogna evidentemente sostenere che la successione apostolica sarà salvaguardata, ininterrotta, ‘sino alla fine del secolo’» (p. 37). Ma il come non lo dice, ciò vale a dire che neppure lui riesce a spiegare teologicamente la situazione attuale, essa è un mistero che lo sorpassa e ciò che è certo è solo il fatto che le “porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa”, la quale resterà sempre Apostolica. Non ricorre a sotto-distinzioni o diluizioni teologico-omeopatiche, le quali rendono il papa materiale ancor “maggiormente materiale”, ma pur sempre papa materialmente-materiale [3], anche se “plausibilmente”, se non addirittura “fondatamente”, non-papa totaliter.

 

9°) Concludo: mi sembra, come minimo, che né la “nuova Tesi” di ‘Sodalitium’ n°63 e neppure più la Tesi di p. Guérard sia - oggi - così chiara e certa da eliminare ogni ombra, ogni dubbio ed incertezza nella situazione attuale. Lo stesso Guérard diceva che la situazione, la quale si sarebbe creata con l’elezione di un Papa non vescovo, sarebbe stata “un mistero” e che la perpetuazione dell’Apostolicità della Chiesa sarebbe stata talmente difficile da spiegare e giustificare, onde occorreva rifugiarsi nel mistero della Fede e ricorrere alla promessa divina della indefettibilità della Chiesa e dunque della sua Apostolicità, per uscire dalla difficoltà. Ora, di fronte al dramma o tragedia della crisi che attraversa l’ambiente cattolico ed ecclesiale, posso capire chi si rifà alla ‘Tesi di Cassiciacum’ (che non è il “male assoluto” ma neppure il “bene o vero totale”), a condizione che resti nello spirito di umile realismo e di senso del limite propri dell’Autore della stessa Tesi, il quale non esitava a riconoscere che già si stava e poi ci si sarebbe trovati sempre di più, davanti ad un mistero, e non davanti ad un’evidenza o certezza teologica, la quale si imporrebbe come specificazione di un atto di Fede, onde chi non specifica o non ne trae le conclusioni (la Sede Apostolica è formalmente vacante) sarebbe in “mala-fede” ed errerebbe, almeno materialmente, contro la Fede teologale. Voler pretendere di essere l’unico che vede chiaro a mezza notte, che la propria soluzione è l’unica totalmente vera e buona, è alquanto esagerato, ma lo stesso Aristotele nella “Metafisica scriveva che “non si crede a tutto ciò che si dice”. Un po’ più di sano realismo non guasterebbe. Il nemico attuale è il neo-modernismo non i “lefebvriani” o i “sedevacantisti totali”; “morderci tra noi” non giova a nessuno, specialmente quando non si hanno - oggettivamente e realmente - tutte le ragioni che si dice o si vuol pensare di possedere, anche se poi non ci si crede così fermamente (“tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”). Purtroppo la situazione di crisi nell’ambiente cattolico odierno non ha risparmiato nulla e nessuno, ogni tentativo di spiegazione del perché e dei rimedi del fatto certo (“crisi neo-modernista conciliare e post-conciliare”) ha le sue luci e le sue ombre, pretendere di avere solo luce senza alcuna ombra è lontano dalla realtà dei fatti e dei principi esposti. Io personalmente seguo, “cum grano salis” e molta prudenza, quella data ad mons. Antonio De Castro Mayer e Arnaldo Xavier Vidigal Da Silveira, con tutte le luci ed ombre che essa offre; non penso di poter veder chiaro a mezza notte. In questo periodo di “tenebre” preternaturali bisogna sapersi accontentare di qualche piccola luce e “fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto” (san Vincenzo da Lerino), senza rischiare di rompersi l’osso del collo, correndo spavaldamente allo scuro a fari mezzi-spenti e soprattutto senza farlo rompere ad altri o pretendere che tutti siano disposti a farlo in nome della ‘Tesi’ o ‘neo-Tesi/63’.

 

don Curzio Nitoglia

Velletri 26 aprile 2009

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Note


[1] Il papa materiale non ha giurisdizione né potere magisteriale in atto, ma solo in potenza attiva e prossima , non è Papa formale, non ha ancora l’assistenza di Cristo e quindi l’infallibilità. Esso è solo una persona umana di sesso maschile e battezzata, la quale è stata eletta canonicamente ad essere potenzialmente Papa in atto o formalmente ma che non ha ancora accettato validamente l’elezione. Quindi non è esatto definirlo “comparsa di Papa”, mentre è virtualmente o in potenza attiva e prossima Papa formale. Ogni battezzato, di sesso maschile è in “potenza passiva” o ‘capacità di ricevere’ l’elezione al Papato. Ma solo chi è stato già eletto canonicamente è in “potenza attiva” o ‘capacità di dare’ l’assenso o accettazione e diventare Papa in atto o formalmente.

[2] Il quale affermava che un vescovo consacrato con il nuovo rituale, non essendo validamente vescovo, se fosse stato eletto Papa, sarebbe stato solo una “comparsa di papa”.

[3] Mi sembra, inoltre, che l’articolo di ‘Sodalitium’ n°63, contenga altre due frasi in contraddizione con la ‘Tesi di Cassiciacum’.

-         La prima: “non è assolutamente certo che Ratzinger non è validamente consacrato, ma è solo probabile o dubbioso”. Rispondo: per il tuziorismo in materia sacramentale (applicato da p. Guérard alla ‘Tesi’) un sacramento dubbio è da considerarsi praticamente nullo o invalido. Inoltre, in materia sacramentarla, non si richiede la certezza metafisica o assoluta ma solo quella morale.

-         La seconda: “non è stato dimostrato che Ratzinger in foro interno crede di non essere vescovo”. Rispondo: per la ‘Tesi di Cassiciacum’ l’intenzione soggettiva o in foro interno la si evince dagli atti oggettivi posti in foro esterno (ad esempio si è certi che Paolo VI-Benedetto XVI non hanno la volontà oggettiva di fare il bene della Chiesa dagli atti che pongono: attuazione del Vaticano II. Come si è moralmente certi che don Caio vuole consacrare se rispetta oggettivamente e in foro esterno le rubriche dategli dalla Chiesa, mentre, se non le rispetta, si è moralmente certi che non ha la intenzione di fare ciò che la Chiesa comanda).