IL “REVISIONISMO” È PECCATO?
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DON CURZIO NITOGLIA

5 aprile 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/revisionismo&peccato.htm



 

1) Teologicamente

 

Sergio Romano, storico e politologo laicista scrive: « Il genocidio [degli ebrei europei] è diventato il peccato del mondo contro gli ebrei, una colpa incancellabile di cui ogni cristiano dovrebbe chieder perdono quotidianamente» (Lettera a un amico ebreo, Milano, Longanesi, 1997, p. 90). Egli continua: «La Chiesa di Roma […] deve andare a Canossa e riconoscere che l’antisemitismo è il suo ‘peccato originale’. Questa tesi è una sciocchezza storica, ma particolarmente pericolosa perché “scava tra i due mondi – il cristiano e l’ebraico – un abisso che non potrà che fare da incubatrice di nuove persecuzioni” (come scriveva Indro Montanelli nel Corriere della Sera del 12 novembre 1997). Si rendono conto […] che stanno chiedendo alla Chiesa di Roma, in tal modo, di rinunciare alla sua identità e originalità spirituale?» (La Stampa, 10 dicembre 1997, p. 25).

● Ora com’è possibile che quanto Sergio Romano e Indro Montanelli (notoriamente laicista e liberale come il Romano) hanno capito e denunciato lucidamente e chiaramente (“se la Chiesa accettasse la vulgata sterminazionista sulla ‘shoah’, rinuncerebbe alla sua identità”), non riescono o non vogliono capirlo i cattolici, persino coloro che si sono opposti alle novità neo-moderniste e all’ecumenismo? L’ “olocausto-latria” non è solo un problema storico, ma anche filosofico (male assoluto e non più soltanto “privatio boni”) e soprattutto teologico (l’olocausto ebraico di Auschwitz, rimpiazza quello sul Golgota di Gesù Cristo). Ho già trattato su questo sito (cfr. “Olocausto”, 29 gennaio 2009) la portata teologica della ‘shoah’ e del dialogo ebraico-cristiano iniziato con Jules Isaac, il card. Agostino Bea e Giovanni XXIII[1]. In questo articolo cerco soltanto di far chiarezza sui termini che si impiegano quando si parla storicamente di ‘shoah’ e di revisionismo, per vederci meglio e non prendere “lucciole per lanterne”.

 

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2) Storicamente

 

Il revisionismo[2] è una ricerca storiografica, applicata alla questione se realmente vi furono camere a gas finalizzate allo sterminio fisico degli ebrei europei, sotto il III Reich. Gli storici revisionisti si basano su prove documentarie, chimiche e anche su testimonianze a condizione che i testimoni accettino di essere contro-interrogati e non presi “a scatola chiusa”.

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Il filosofo marxista Roger Garaudy, che è vissuto prigioniero per tre anni in un campo di concentramento tedesco, non nega l’esistenza dei lager nazisti avendoli sperimentati, ma per quanto riguarda il problema di un piano di sterminio totale degli ebrei europei tramite camere a gas, ha chiesto un dibattito scientifico, sereno e pubblico sulla loro esistenza o meno e sulla loro entità. Egli ha posto una semplice domanda di buon senso (Le procès du sionisme israélien, Beiruth, Al Fihrist, 1998): «Vi furono 17 milioni di morti in Russia o 20 milioni come pretendono i sovietici? 70 mila comunisti francesi fucilati come pretende il PCF o 35 mila come dice De Gaulle? 60 milioni di morti durante la seconda guerra mondiale o 50 milioni come ha affermato Giovanni Paolo II? Tutte queste cifre possono essere discusse, ma non i 6 milioni di ebrei consacrati dalla stampa, dai manuali scolastici e dalle enciclopedie » (p. 97). Il Garaudy continua: «Ciò non significa necessariamente la negazione dell’esistenza di qualsiasi camera a gas, domando soltanto un dibattito scientifico per stabilire definitivamente quale fosse l’arma del delitto. Invece questo dibattito è stato rifiutato costantemente» (ibid., p. 108).

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Lo storico francese sterminazionista[3] Jean-Claude Pressac (Auschwitz: Technique and Operation of Gas Chambers, New York, 1989) asserisce che la storiografia ufficiale sulla ‘shoah’ sino agli anni Ottanta si è «basata, in massima parte, su testimonianze raccolte secondo l’umore del momento, troncate per formare verità arbitrarie» (ibidem, p. 264). Onde non è corretto dire che i soli revisionisti rifiutano le testimonianze dirette dei sopravvissuti, ma essi - come anche il Pressac - chiedono di poter verificare, mediante contro-interrogatorio, la veracità di queste testimonianze.

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Ogni volta che i testimoni oculari dei campi di sterminio hanno accettato di sottomettersi a contro-interrogatori in tribunale, sono stati costretti a correggere le loro testimonianze, poiché contraddittorie o palesemente false. È successo col prof. Robert Faurisson[4], il massimo esponente della metodologia storiografica revisionista (nel primo processo contro l’editore revisionista Zündel del 1985 in Canada, quando i testimoni furono costretti a smentirsi e nel secondo processo del 1988, ove nessun testimone si è ripresentato, pur godendo di totale impunità anche in caso di evidente falsa testimonianza). La inattendibilità delle testimonianze dei sopravvissuti è stata riconosciuta anche dallo storico francese sterminazionista Jean-Claude Pressac (Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, New York, 1989, p. 264).

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Quanto alle prove documentarie, non si è trovato nessun documento che parlasse di piano di sterminio fisico degli ebrei europei. I negazionisti ribattono che gli ordini furono impartiti solo verbalmente e che i rari documenti scritti furono distrutti dai nazisti. Ora lo stesso Pressac ha confutato tale obiezione. Infatti gli archivi della direzione della costruzione di Auschwitz, l’ufficio responsabile della progettazione e della costruzione dei crematori e delle camere a gas di Birkenau, caddero intatti nelle mani dei sovietici. Questi archivi, i cui circa 80 mila documenti - che si trovano conservati ora a Mosca - sono stati esaminati dal Pressac, non contengono nessun documento che parli di pianificazione dello sterminio degli ebrei.

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Inoltre la politica del III Reich germanico di incoraggiamento dell’emigrazione degli ebrei dalla Germania, perseguita sino al 23 ottobre 1941, giorno a partire dal quale essa fu proibita, sembra contraddire l’esistenza di un piano di sterminio totale. Lo storico Christopher R. Browing (L’Allemagne nazie et le génocide juif, Parigi, Gallimard, 1985) scrive che la promozione dell’emigrazione degli ebrei dalla Germania, anche verso la Palestina «fu incoraggiata da Hitler. Ora è difficile conciliare questo comportamento con l’ipotesi di un’intenzione sterminatoria da lungo tempo covata nei confronti degli ebrei» (ibid., p. 195).

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Si ri-obietta che con la conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, Hitler avrebbe cambiato idea ed avrebbe optato non più per l’emigrazione degli ebrei ma per il loro sterminio. Ora, se si studia oggettivamente il protocollo di Wannsee, di cui nessuno nega l’autenticità, si evince che sino al 31 ottobre 1941 il III Reich - come dichiarava Heydrich - aveva fatto espatriare o emigrare circa mezzo milione di ebrei dalla Germania, Austria e Boemia-Moravia. Nel 1942 poi, Himmler, considerando i pericoli di una emigrazione che continuasse durante la guerra, decise, previa autorizzazione di Hitler, l’evacuazione forzata o deportazione degli ebrei verso l’est, invaso frattanto dall’esercito tedesco. Infatti, se in un primo momento Hitler pensava al Madagascar - da chiedere alla Francia occupata come bottino di guerra - per l’emigrazione degli ebrei, dopo l’attacco all’Urss egli ritenne più facile evacuarli o espellerli verso l’est, per la “soluzione geografica finale o definitiva” della questione ebraica.

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All’obiezione che nel protocollo di Wannsee si parla di “soluzione finale” (“zur Endlösung”) della questione ebraica si risponde che tale parola significa, sia letteralmente che nel contesto (“espulsione verso l’est”), “soluzione geografica definitiva” del problema ebraico, vale a dire un’evacuazione forzata, certamente brusca e violenta, ma assolutamente non sterminio fisico. Alcuni storici, tra cui l’israeliano Yehuda Bauer (Canadian Jewish News, 30 gennaio 1992), hanno parlato di “silly story” ossia “storia sciocca” riguardo alla interpretazione di “sterminio fisico” della parola tedesca Endlösung, che significa invece solo “soluzione geografica” ossia espulsione e re-insediamento. Infine il tanto citato Pressac, ha scritto nel suo libro più recente e più accurato, ma poco - forse volontariamente - conosciuto[5] (Le crématoires de Auschwitz. La machinerie du meutre de masse, Parigi, CNRS ed., 1993. Tr. it., Le macchine della sterminio. Auschwitz 1941-1945, Milano, Feltrinelli, 1994) «se un’azione per “ricacciare indietro” gli ebrei verso l’est fu certo prevista, con l’evocazione di eliminazione “naturale” attraverso il lavoro, nessuno parlò allora [a Wannsee] di liquidazione industriale» (ibid., p. 45).

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Tuttavia occorre specificare che gli storici revisionisti non negano (come invece fanno i negazionisti) che durante la seconda guerra siano stati perpetrati massacri specialmente contro gli ebrei nell’est e che molti siano morti di stenti, fame, percosse o epidemie in Europa. Essi contestano, dubitano e chiedono prove sul fatto che sia esistito un piano del III Reich di sterminio totale, o almeno di massa, degli ebrei europei in quanto tali, mediante camere a gas o forni crematori per ebrei vivi.

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Gli ebrei-sovietici o i semplici russi-sovietici furono massacrati non nel quadro di un piano di sterminio totale degli ebrei europei, ma come conseguenza della esasperazione della guerra germano-sovietica e in quanto sostenitori (sia i semplici russi che gli ebrei) del bolscevismo, come sostiene anche Ernest Nolte (Controversie. Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento, Milano, Il Corbaccio, 1999) che parla di «soluzione finale territoriale […] o creazione di una ‘regione ebraica’ non lontana dal confine tedesco-sovietico […]. Perciò l’opinione diffusa che qualsiasi dubbio sull’olocausto e i sei milioni di vittime debba venir considerato […] come un atteggiamento malvagio, disumano e da proibire, non può essere assolutamente accettato dalla scienza » (ibid., pp. 56-57). Lo storico ebreo Arno J. Mayer (Soluzione finale, Milano, Mondadori, 1990) scrive che «i politici tedeschi e i militanti ideologizzati dell’operazione Barbarossa [contro l’Urss] si scatenarono contro gli ebrei-sovietici, perché li consideravano i principali artefici del sistema bolscevico e della sua ideologia» (A. J. Mayer, ibid., p. 277), inoltre aggiunge che «Le fonti per studiare il fenomeno delle camere a gas sono scarse e inaffidabili […]» e per «I testimoni oculari […] non si può negare che esistano numerose contraddizioni, ambiguità ed errori nelle fonti esistenti» (ibid., pp. 374-375).

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J-C. Pressac ha cercato di confutare gli storici revisionisti anche da un punto di vista tecnico, nel libro succitato del 1993, tr. it. 1994. Carlo Mattogno gli ha risposto (Auschwitz. Fine di una leggenda, Padova, Ar, 1994) dimostrando che il Pressac erra tecnicamente quando presenta le capacità di cremazione dei forni crematori di Birkenau. Infatti Pressac adduce una capacità massima di cremazione che è quattro volte superiore a quella teorica dei crematori. Del resto il Pressac stesso ammette che i crematori II e III furono costruiti non per cremare prigionieri ancora vivi, ma solo cadaveri. (Cfr. C. Mattogno-ing. F. Deana, Grundalgen zur Zeitgeschichte, Tubinga, Grabert Verlag, 1994, pp. 281-330. Disponibile in rete, in lingua inglese, all’indirizzo: http://www.vho.org/GB/Books/dth/fndcrema.html).

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Tuttavia Pressac afferma anche che i crematori II e III furono progettati come installazioni igieniche (per bruciare i cadaveri e impedire le epidemie), ma dalla fine del 1942 furono trasformati in strumenti di morte (installando nel loro seminterrato camere a gas omicide mediante Zyklon B). La risposta è che essendovi ad Auschwitz 30 muffole o camere di cremazione, nei forni crematori II e III per normali scopi sanitari (impedire epidemie) e solo 16 a scopo omicida nei crematori IV e V, ci si aspettava dalla mortalità per cause naturali una quantità di decessi superiore del doppio rispetto a quella prodotta tecnicamente e intenzionalmente. Ma allora perché non lasciar fare alla natura che si rivelava più efficiente delle “armi di sterminio di massa”?

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Ad Auschwitz vi fu una forte epidemia di tifo petecchiale (malattia trasmessa dai pidocchi) e - secondo i revisionisti - lo Zyklon B serviva per stroncare l’epidemia. Invece la vulgata ufficiale ha presentato lo Zyklon B solo come mezzo di uccisione, ma questa tesi è stata smontata proprio dal Pressac, il quale scrive che il 95-98 % di tale materiale serviva per scopi di disinfestazione e solo il rimanente 2-3 % fu impiegato per uccidere. Egli, però, non dimostra questa seconda parte del suo asserto e quod gratis affirmatur, gratis negatur.

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Inoltre dal 1° marzo al 23 ottobre del 1943 ai crematori di Birkenau furono fornite 641 tonnellate di coke per la cremazione dei cadaveri. Ora in questo stesso periodo morirono di morte naturale circa 27 mila detenuti. Il consumo teorico sufficientemente minimo per la cremazione di questi 27 mila cadaveri avrebbe richiesto circa 537 tonnellate di coke ossia 20 kg cadauno, ma il consumo reale fu di circa 550 tonnellate pari a 23,5 kg cadauno. Il numero degli uccisi con gas, nello stesso periodo, si dice sia stato di 118 mila persone circa, per cremare i cui cadaveri sarebbero restate a disposizione 104 mila tonnellate di coke ossia 0,9 kg per ogni cadavere, che sono del tutto insufficienti rispetto al minimo richiesto di 20 kg per cadavere. Quindi, fisicamente, chimicamente e matematicamente la gasazione omicida di massa, almeno in questo periodo a Birkenau, risulta impossibile e dunque falsa.

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Vi sono delle perizie tecniche su questi problemi. La prima è F. A. Leuchter, An Engineering Report on the alleged Execution Gas Chambers at Auschwitz, Birkenau and Majanek, Poland, Boston, Fred A. Leuchter Associates, 1988. (Tr. it. parziale, Rapporto Leuchter, Parma, All’Insegna del Veltro, 1993), che è stata perfezionata e superata dalla Perizia sulla formazione e sulla rilevabilità di composti di cianuro nelle camere a gas di Auschwitz del chimico tedesco Germar Rudolf (R. kammerer-A. Solms, Das Rudolf Gutachten, Londra, Cromwell Press, 1993. Disponibile in rete, in lingua inglese, in edizione aggiornata al 2003: http://www.vho.org/GB/Books/trr/); in essa il Rudolf ha confutato sul piano strettamente chimico le obiezioni che Pressac ed altri storici hanno mosse contro il Rapporto Leucheter, il quale è datato e presenta qualche imperfezione. La Perizia del Rudolf non è stata ancora confutata, ma l’Autore è stato incarcerato in Germania.

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La propaganda staliniana, nel 1945, tramite Gromyko, parlava di 4 milioni e mezzo di morti ad Auschwitz; quindi i 2/3 del totale di sei milioni sarebbero morti ad Auschwitz. Ma nel 1983, quando il regime comunista polacco crollò totalmente, lo storico ebreo Georges Wellers (essai de détermination du nombre de morts au camp d’Aushwitz, in “Le Monde Juif”, n.° 112, ottobre-dicembre 1983), ridusse la cifra dei gasati a un milione e mezzo circa. Inoltre nel 1991 Franciszek Piper (Estimatine the Number of Deporteees to and Victims of Auschwitz-Birkenau Camp, in “Yad Vashem Studies”, XXI, Jerusalem, 1991) lo ha ridotto a un milione (ibid., p. 98). Infine le autorità del Museo di Auschwitz, nel 1990, hanno fatto rimuovere la lapide che commemorava i 4 milioni e mezzo di vittime stabilite dal Tribunale di Norimberga (cfr. La Repubblica, 19 luglio 1990, p. 13)

Ora, sebbene la matematica non sia un’opinione e manchino 3 milioni e mezzo di morti assassinati, la cifra di sei milioni uccisi nelle camere a gas resta invariata e guai a chi solleva il dubbio se sei milioni meno 3, 5 milioni faccia ancora sei milioni oppure si riduca a 2, 5 milioni. Penso sia lecito ai revisionisti porre questioni su tali problemi e poter studiare serenamente la storia della ‘shoah’ senza timore di censure o incarcerazioni.

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Dulcis in fundo”, lo storico israelita David Cole (XI Convegno Revisionista dell’Institute for Historical Review, ottobre 1992) riferisce di aver intervistato e registrato, nel mese di settembre del 1992, il dr. Franciszeck Piper, per 26 anni Direttore del Museo di Stato di Aushwitz, il quale ha ammesso che la camera a gas del “crematorio I”, la quale viene mostrata a mezzo milione di visitatori l’anno, “è in realtà una ricostruzione che comprende perfino i fori ritagliati nel soffitto”.

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Conclusione

 

Lungi dal voler approvare - contro il “5° Comandamento” - le sofferenze inflitte ad ogni essere umano innocente di qualsiasi etnia (anche uno solo), penso che come tutti gli avvenimenti storici, anche il genocidio ebraico sia da studiare con metodologia scientifica, lasciando agli specialisti ampia libertà di ricerca e di espressione (tranne l’incitamento al crimine o l’ approvazione di persecuzioni contro esseri umani innocenti, di qualsiasi nazionalità).

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Detto questo mi sembra che il negazionismo non abbia fondamenti scientifici. Lo sterminazionismo, pur avendo un fondamento nella realtà, mi pare essere esagerato, in quanto non regge alle obiezioni e soprattutto si rifiuta di addurre prove chiedendo, addirittura, leggi penali liberticide contro chi osa porre questioni. Il revisionismo porta delle prove serie, pone delle domande sensate e non può essere liquidato come un crimine o un peccato. Certamente non va preso anch’esso “a scatola chiusa” o dogmatizzato, ma deve avere diritto di esistenza, come qualsiasi opinione storica suffragata da fatti, documenti e prove tecnico-scientifiche.

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Stando così le cose, che io sappia il revisionismo non è peccato, secondo la morale cattolica; invece la calunnia sì. Ora accusare falsamente un revisionista di essere negazionista è una calunnia. Siccome la materia è grave (il revisionista è accomunato ad un criminale, esaltato o squilibrato, che nega ogni persecuzione perpetrata contro l’ebraismo europeo, e ipso facto è condannato alla morte civile). Quindi, se si equipara per se il revisionismo al negazionismo, si commette, almeno materialmente, peccato mortale. Ciò è tanto più grave se a farlo sono dei sacerdoti, vescovi o Papi.

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Quello che mi preoccupa di più è che si sia fatta della ‘shoah’ una nuova religione immanentistica e idolatrica, la quale è stata il principio e fondamento 1°) della creazione dello Stato d’Israele (1948)[6] e delle sue guerre successive (dal 1967 sino a ‘Gaza-2009’) contro la Palestina[7]; 2°) della nuova dottrina giudaizzante, la quale è penetrata nell’ambiente cattolico a partire da Nostra aetate (1965) sino all’ “Alleanza Antica mai revocata” (1981), agli ebrei “fratelli maggiori, prediletti o amatissimi, nella Fede di Abramo” (1986) e alla proibizione di esercitare il ministero sacerdotale o episcopale, se non si crede alla vulgata sterminazionista dell’ebraismo europeo tramite camere a gas (febbraio 2009). Questi effetti rappresenterebbero, se accettati, il “suicidio del cristianesimo” (si fieri potest).

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Il fatto che siano i rabbini a chiederlo è normale, fanno il loro mestiere. Ci rattrista che il Vaticano abbia ceduto anche ora, ma non stupisce dopo 50 anni di resa incondizionata alle pressioni delle lobby giudaico-americaniste. Quello che stupisce e preoccupa è il cedimento dei cattolici “tradizionali”, che non avevano accettato le novità conciliari e post-conciliari, tra cui il dialogo inter-religioso giudaico-cristiano. Ora mi sembra che si voglia continuare ad equivocare con la formula de “il concilio inventato alla luce della Tradizione”. Mentre lo stesso mons. Marcel Lefebvre il quale la fece sua nel 1978, su ispirazione di Jean Madiran e incoraggiato da Giovanni Paolo II, dopo il 5 maggio del 1988, aveva capito che era una via impraticabile ed aveva detto (Fideliter, n.° 66) che tale frase era ambigua. Infatti, mentre Ratzinger la intendeva nel senso di ritorno al concilio, lui la interpretava come necessità che si correggessero i testi del concilio alla luce della Tradizione cattolica. Ora, date certe premesse, si arriva immancabilmente a certe conclusioni.

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Caveamus! se si riprende l’infausta via abbandonata fortunatamente il 6 maggio 1988, si arriverà a ri-sottoscrivere il protocollo del 5 maggio, il quale poneva come condizione l’accettazione del concilio (che, se letto alla luce della vera Tradizione, fa a pugni con essa). Ora se ciò (“conciliar l’inconciliabile”) per un kantiano quale Ratzinger è possibile, per un cattolico anti-modernista è ripugnante, “per la contradizion che nol consente”. Il concilio pastorale deve essere corretto dogmaticamente dal Papa; altrimenti non si esce dalla crisi che ha investito il mondo cattolico. Punto e basta. Ma, mentre Benedetto XVI ha parlato chiaramente di accettazione totale del concilio e post-concilio, la controparte sembra - almeno per ora - “menare il can per l’aia”... “Chi ha orecchie per intendere intenda”! E che Dio ci aiuti! “Mala tempora currunt”, sed bona tempora veniant”.

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Bibliografia essenziale in lingua italiana

C. Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Genova, Graphos, 1993.

C. Mattogno, Intervista sull’olocausto, Padova, Ar, 1995.

Id. Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”, Milano, Effedieffe, 2006.

Id. La soluzione finale. Problemi e polemiche, Padova, Ar, 1991.

Id. Auschwitz: la prima gasazione, Padova, Ar, 1992.

Id. Auschwitz: fine di una leggenda, Padova, Ar, 1994.

Id. Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, Padova, Ar, 1996.

Id. L’ “irritante” questione delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad Auschwitz, Genova, Graphos, 1998. È disponibile in rete un’edizione aggiornata e ampliata all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMCappuccetto.pdf.

Id.-J. Graf, KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nazional-socialista, Genova, Effepì, 2003.

Id. Olocausto: dilettanti a convegno, Genova, Effepì, 2002.

Id. Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture, Genova, Effepì, 2004.

Id. Olocausto: dilettanti nel web, Genova, Effepì, 2005.

Id. Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposta ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell’anti-“negazionismo”, Genova, Effepì, 2006. È disponibile in rete un’edizione aggiornata all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMluna.pdf.

Id. La verità sulle camere a gas? Considerazioni storiche sulla “testimonianza unica” di Shlomo Venezia. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/CMVENEZIA.pdf.

Id. Raul Hilberg e i “centri di sterminio” nazionalsocialisti. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf.

Id. I forni crematori di Auschwitz: studio storico tecnico, con la collaborazione del dott. ing. Franco deana, in corso di stampata in un’edizione in CD presso la Effepi di Genova.

R. garaudy, I miti fondatori della politica israeliana, Genova, Graphos, 1997. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres/RGmiti.pdf.

P. rassinier, La menzogna di Ulisse, rist. Genova, Graphos, 1996. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/ital/arrass/arrass.html.

Id. L’operazione Vicario, a cura di A. Carancini, tr. it. di Ilaria Ramelli, 2006, sul sito Vho all’indirizzo: http://ita.vho.org/Rassinier.htm.

A. J. Mayer, Soluzione finale, Milano, Mondatori, 1990.

- L’Uomo Libero, n. 41, aprile 1996.

 

d. Curzio Nitoglia

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[1] «L’olocausto che è stato incorporato nella Chiesa dal pontefice attuale e da quello precedente, e reso criterio discriminante per l’ammissione all’ufficio ecclesiastico, non rappresenta nulla di meno che l’annullamento del Calvario a vantaggio di Auschwitz» (Michael Hoffman, Un’appassionata difesa del revisionismo, in andreacarancini.blogspot.com, 11 marzo 2009, p. 8).

[2] Revisionismo significa voler rivisitare e studiare la storia della ‘shoah’ grazie a prove documentarie, chimiche e fisiche. Gli storici revisionisti non negano la persecuzione anti-ebraica sotto il III Reich, ma sollevano delle obiezioni, pongono delle domande e chiedono delle prove sulla vulgata olocaustica sterminazionista, ossia sulla gasazione omicida e pianificata di tutti gli ebrei d’Europa. Ma - attenzione - non negano che essi siano stati rinchiusi in campi di lavoro e sfruttati come manodopera bellica, sino a 18 ore al dì e che siano stati maltrattati, picchiati, sino a morire di stenti, in certi casi, come tutti coloro che venivano rinchiusi nei lager, compresi gli Italiani dopo l’8 settembre 1943. Ammettono la disinfestazione col gas Zyklon B su ebrei colpiti da tifo petecchiale o portato da pidocchi, che era una malattia letale e sfociava in epidemie assai vaste.

● Si noti che lo storico francese Paul Rassinier, il quale scrisse il primo libro formalmente revisionista (Le mensonge d’Ulysse, Parigi, Bressanes, 1950), era un membro del partito comunista francese, fu torturato dalla Gestapo, che lo rese invalido al 95 % ed è stato rinchiuso in un campo di concentramento tedesco durante l’occupazione germanica della Francia. Inoltre anche un altro storico revisionista, l’ebreo rumeno Josef Burg, è stato deportato nel lager di Majdanek. Egli ha scritto diversi libri in lingua tedesca tra i quali “Majdanek in alle Ewigkeit?”, che è disponibile su internet all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres/miae.pdf. Quindi, innanzitutto, essi non si son mai sognati di negare l’esistenza dei lager nazisti poiché vi furono rinchiusi; secondo non sono filo-nazisti come li si presenta falsamente; anzi per fare un altro esempio, l’attuale capo-scuola del revisionismo storico prof. Robert Faurisson è socialista; purtroppo i suoi numerosissimi libri non sono mai stati tradotti in italiano e questa è una lacuna che andrebbe colmata almeno con la pubblicazione dei più significativi. Invece Maurice Bardèche (Nuremberg ou la Terre promise, Parigi, Les Sept Couleurs, 1948) era veramente filo-fascista. Il suo libro succitato, per l’epoca in cui è stato scritto, va effettivamente considerato un libro proto-revisionista. Esso è disponibile in rete, in edizione italiana, all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres4/MBNur1it.pdf. Tuttavia è considerato un libro controverso che, pur prestando fede alle dicerie di sterminio su Auschwitz e Treblinka, è tra i primi a porre dei dubbi sulla soluzione finale.

[3] Il Negazionismo nega ogni persecuzione e violenza fatta contro gli ebrei dai nazisti e storicamente non ha fondamento. Mentre lo Sterminazionismo asserisce che vi è stato un piano di sterminio totale degli ebrei europei da parte del Reich germanico, tramite camere a gas. Purtroppo gli sterminazionisti accusano, ingiustamente, i revisionisti di essere negazionisti, il che non è vero. Ciò è avvenuto, recentemente, anche riguardo a mons. Richard Williamson, che, avendo espresso un’opinione revisionista (pronto a cambiarla qualora gli avessero fornito prove certe), è stato immediatamente tacciato, ingiustamente, di negazionismo puro e semplice e linciato mediaticamente.

[4] I suoi libri e saggi più significativi che andrebbero tradotti in italiano sono:

- Réponse à Pierre Vidal-Naquet, Parigi, La Vielle Taupe, 1982. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres2/RFPVN.pdf.

- Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudolf Hoss, commandant d’Auschwitz, in “Annales d’Histoire Révissionniste”, n.° 1, 1987. Un “saggio” disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/archFaur/1986-1990/RF8703xx1.html.

- Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz, Colombes, RHR, 1994. Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres3/RFRJCP.pdf.

- Écrits révissionnistes, Pithiviers, 4 voll., 1999. Disponibili in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/archFaur/archFaur.html.

[5]Galeotto fu il libro e chi lo scrisse” (Inf., V, 136). Forse il Poeta oggi avrebbe cantato “e chi l’offerse”. Qualcuno, infatti, ha offerto a mons. Richard Williamson, perché facesse teshuwàh o pentimento, solo il primo libro (del 1989) di Pressac, che è stato corretto e abbandonato dallo stesso Pressac, con un secondo libro, nel 1993 (tr. it. Feltrinelli, 1994). Morale della favola: parlate solo secondo la linea ufficiale, anche se non ci credete, altrimenti saranno guai! Tutto ciò è moralmente assai grave. Infatti si è cercato di far violenza o tortura psicologica sul luogo più profondo (intelligenza e volontà) dell’anima di un uomo e di un vescovo, cercando di fargli dire ciò che il suo intelletto non può approvare come vero. Ora il centro (la “cella interiore” di santa Caterina da Siena, o la “cella vinaria” del ‘Cantico dei Cantici’) dell’animo umano è il posto dell’incontro con la verità e bontà partecipata e soprattutto col Vero e il Bene increato, Dio stesso. Perciò è molto grave voler profanare il ‘cuore più profondo’ dell’animo umano per renderlo sito di errore e di menzogna. Cfr. R. Garrigou-Lagrange, L’ éternelle vie et la  profondeur de l’âme, Parigi, 1950.

[6] ● Disapprovata da Pio XII in tre encicliche “Auspicia quaedam” (1° maggio 1948), “In multiplicibus” ( 24 ottobre 1948), “Redemporis nostri ( 15 aprile 1949).

● Condannata profeticamente da Gesù (Mt. XXIV, 1-35), il quale, prevedendo la distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio, predisse che questo non sarebbe mai risorto, poiché l’Antica Alleanza sarebbe stata rimpiazzata dalla Nuova ed eterna nel suo Sangue.

● Vista nell’ottica della teologia e teleologia cattolica, è il tentativo anticristico da parte di Israele di prender il posto del vero Dio, Gesù Cristo, smentendo le sue previsioni e quindi la sua Divinità (cfr. G. Ricciotti, L’Imperatore Giuliano l’Apostata, Milano, Mondadori, 2a ed., 1962. “Ricostruzione del Tempio ebraico”, pp. 284 ss.).

Come si vede la questione della ‘shoah’, anche solo politicamente considerata, cozza contro il Magistero tradizionale, la divina Rivelazione e l’insegnamento comune della Teologia cattolica.

[7] Durante le quali si sono perpetrati dei crimini contro civili inermi, che equivalgono ad un genocidio, talvolta minimizzato se non addirittura negato da alcuni israeliani.