Recensione di mons. Brunero Gherardini

al testo di don Curzio Nitoglia

"FILOSOFIA DELLA POLITICA" -vol. 1-

IL BUONO IL CATTIVO IL PESSIMO GOVERNO

 apparsa sulla rivista “Divinitas”, Città del Vaticano, n° 1 del 2011, p. 124

 

 


«Senza le “verità immutabili” nemmeno il problema politico può essere risolto. Esso nasce, sì, dal contingente e mutevole, ma per esser ispirato ed inverato e risolto alla luce del vero che è il bene e del bene che è il vero.

È la ragione di fondo che viene analizzata nel primo capitolo: Le basi metafisiche della politica. Il secondo compie un passo avanti nell’empireo metafisico della persona, difendendone il primato non già assoluto ma puramente relativo nei riguardi della società, e quindi del bene comune, oggi disperso nel permissivismo, nell’edonismo, oltre che nell’assurdità di quell’ “assoluto” che non può coincidere con la finitezza dello spirito umano.

Gli altri capitoli si susseguono agilmente per mettere a fuoco la società internazionale (cap. III), l’origine del potere ed il suo decadere nella tirannide e nel tirannicidio (cap. IV), le tre forme di governo (monarchico, oligarchico, democratico) e l’individuazione tomasiana della migliore nel loro temperarsi a vicenda (cap. V), la regalità sociale che spetta a Cristo come Creatore e Redentore, titolare perciò del triplice potere di legislatore, amministratore e giudice (cap. VI), i rapporti fra Stato e Chiesa (cap. VII), il confronto fra il pensiero tomasiano e quello di Dante (cap. VIII), tra il principe moderno – Machiavelli – e il nichilismo di Nietzsche (cap. IX con il suo seguito e la sua conclusione nel cap. X).

Non c’è dubbio che questa nuova pubblicazione di Curzio Nitoglia ha un’attualità incisiva. Riprende il tema della post-modernità, ne analizza gli esiti storici che soffocarono la loro stessa matrice illuministico-liberale, divincola il pensiero e la politica dai tentacoli della “filosofia del nulla” per preparare il ritorno alla “filosofia dell’essere”.

Il discorso dell’Autore non è soltanto teoretico, ma è concretamente attratto dal pericolo che la vecchia Europa, dimentica di sé e delle sue radici.

Senza le quali non potrà mai avere più un domani. […]. A noi l’itinerario di Nitoglia interessa in sé e per il grido che lancia nel percorrerlo: “Ad Thomam”. Voglia Dio che sian in molti ad ascoltarlo».

 

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