RAMPOLLA  E  PIO  IX  MASSONI?

 

DON CURZIO NITOGLIA

30 dicembre 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/rampolla_e_pio_ix_massoni.htm

 


 

                                           

Introduzione

●Padre Paul Dudon s.j. sulla rivista dei Gesuiti di Francia “Ètudes (5 novembre 1923, pp. 257-267) scrisse un interessante articolo su “Il Cardinale Mariano Rampolla Del Tindaro” in occasione della pubblicazione del libro di mons. Pietro Sinopoli Di Giunta, intitolato “Mariano Rampolla Del Tindaro (Roma, Pustel, 1923). Il Rampolla era morto dieci anni prima. Nel suo libro mons. Sinopoli, che era stato incaricato ufficialmente da papa Benedetto XV di redigere la biografia del cardinale siciliano, scriveva che il Rampolla divenne prete il 17 marzo 1866, nel febbraio 1870 dottore in teologia e sei mesi dopo, in agosto, dottore in utroque jure. Indi entrò a far parte di “Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari” e dopo della “Propaganda fide”. Da 1875 al 1877 andò a Madrid come uditore presso la “Nunziatura apostolica”, il tutto sotto il pontificato del Beato Pio IX (1846-1878). Dal 1877 al 1882 passò cinque anni al Segretariato di “Propaganda fide” e dal 1882 al 1887 altri cinque come Nunzio apostolico a Madrid.

Rampolla e Leone XIII

Il 27 maggio 1887 Rampolla fu creato cardinale da Leone XIII (1887-1903)[1] e nominato Segretario di Stato il 3 giugno. Aveva soli quaranta-quattro anni. Padre Dudon scrive a p. 258 del succitato suo articolo, che, egli quando nel 1912 apparve un libretto velenoso e anonimo intitolato “La politica di Leone XIII, da Luigi Galimberti a Mariano Rampolla”, si permise di interrogare discretamente il cardinale su quali mezzi utilizzare per “controllare” l’opera anonima. Il cardinale gli rispose che solo il Papa avrebbe potuto svelare i documenti della Segreteria di Stato. Il gesuita francese scrive, perciò, che in mancanza di documenti allora sub secreto ci si doveva accontentare di ciò che risultava dalla azione pubblica del card. Rampolla. Ora, da quando questi fu Segretario di Stato (1887-1903), il pontificato di Leone XIII rifulse di documenti dottrinali significativi quanto se non di più quelli del precedente decennio, in cui era stato Segretario di Stato il card. Galimberti.

●Dal 1878 al 1887, sotto la Segreteria Galimberti, le encicliche più famose sono la Aeterni Patris del 1879 sulla rinascita filosofica del tomismo; Diuturnum del 1881 sul governo civile; Humanum genus del 1884 sulla massoneria; Immortale Dei del 1885 sulla costituzione cristiana degli Stati.

●Con la Segreteria Rampolla (1887-1903) abbiamo la Libertas del 1888, che condanna il liberalismo e il cattolicesimo-liberale; Sapientiae christianae del 1890 sui rapporti di subordinazione tra Stato e Chiesa; Rerum novarum del 1891 sulla questione sociale e la condanna del liberismo economico come del socialismo, per riaffermare la dottrina sociale della Chiesa; Au milieu del 1892 sulle forme di governo in Francia, che scatenerà tante critiche di “Ralliement” sia contro Leone XIII che Rampolla; Inimica vis del 1892 sulla condanna della massoneria in Italia; Custodi della fede dello stesso anno e sullo stesso oggetto; Providentissimus del 1893 sugli studi biblici e la condanna dell’uso della pura filologia in campo esegetico senza lo studio sull’interpretazione della S. Scrittura data dai Padri ecclesiastici; Satis cognitum del 1896 sulla natura della Chiesa romana; Divinum illud munus del 1897 sullo Spirito Santo, vero capolavoro di teologia dogmatico-mistica anti-americanista; Annum Sacrum del 1899 sulla consacrazione del mondo al S. Cuore di Gesù, il “novum labarum”, analogicamente a quello antico di Costantino (“in hoc signo vinces”), per riportare vittoria sulla modernità, che si accanisce sempre di più contro la Chiesa, come Costantino l’aveva riportata sul paganesimo, infine Graves de communi del 1901 sulla condanna del proto-modernismo sociale.

●Come si vede, il programma dottrinale di Leone XIII, anche e soprattutto durante la Segreteria Rampolla, fu anti-liberale, anti-liberista, anti-massonico ed anti proto-modernismo/sociale e ascetico, il tutto alla luce del tomismo verace di cui favorì la rinascita con la Aeterni Patris. Onde a partire dagli atti posti da Rampolla-Pecci, dai quali si evincono le intenzioni oggettive, dacché quelle soggettive solo Dio le conosce, non si può assolutamente affermare che Leone XIII e Rampolla fossero liberali, repubblicani, rivoluzionari o addirittura massoni. E neppure il solo Rampolla, dacché Leone XIII in punto di morte dichiarò di lui: “abbiamo lavorato assieme” (p. 258).

Il Ralliement

●Per quanto riguarda il cosiddetto Ralliement, mons Sinopoli della Giunta richiama la dottrina cattolica secondo la quale il Papa può e deve intervenire nelle questioni di morale sociale o politica, onde la teoria “regalista” (solo il re comanda in temporalibus, la Chiesa no e addirittura in alcuni casi essa dipende dal giudizio del re) e quella “liberale” (separazione tra temporale e spirituale, onde la Chiesa deve occuparsi solo delle questioni religiose private e non di quelle pubbliche e socio-politiche), sono entrambe false e condannate dal Magistero costante della Chiesa e dal Diritto Pubblico Ecclesiastico. Ora nel 1892 (Au milieu) i consigli teorici che Leone XIII dette ai cattolici francesi furono pubblici, speculativamente chiari, netti, reiterati, conformi alla dottrina politica aristotelico-tomistica e al Magistero tradizionale della Chiesa. Coloro che non vollero obbedire mancarono di spirito di obbedienza, cioè di spirito cattolico tout court (p. 260).

●Il padre gesuita Dudon, col senno di poi scrive, invece che la pratica di papa Pecci in Francia poco prima del 1892 e in vista del cosiddetto Ralliement fu ispirata ad una grande (forse eccessiva) prudenza riguardo agli attacchi della III Repubblica francese contro la Chiesa e la religione: la scelta di molti Nunzi apostolici inviati a Parigi fu molto aperta e non incline all’intransigenza pratica, così come la promozione di parecchi vescovi francesi, che non erano in odore di ultra-montanismo o intransigentismo. Insomma, malgrado la purezza dottrinale del piano leonino, la sua pratica in Francia forse fu fondata esageratamente sulla diplomazia ecclesiastica, che, pur avendo il suo valore e utilità, deve essere sempre unita a fermezza anche pratica e non solo dottrinale. Forse in Francia, al contrario che in Italia ove ribadì il non expedit di Pio IX (abolito poi da S. Pio X), Leone XIII si mostrò troppo discreto nell’azione di combattere le leggi inique della III Repubblica. Questa attitudine pratica di non-belligeranza contribuì a dissolvere la coesione dell’episcopato e del laicato francese. La pratica eccessivamente diplomatica nei confronti della III Repubblica comportava il pericolo di non riconquista dei diritti di Cristo e della Chiesa, persi in Francia in maniera massiccia a partire dal 1870. Di lì la debolezza di azione cattolica, che non è riuscita a formare il “gran partito di uomini onesti”, voluto da Leone XIII per cristianizzare le leggi del parlamento francese. In breve, la pratica della enciclica leonina del 1892 è stata fallimentare. Anche se l’intenzione oggettiva e la dottrina speculativa di Leone XIII erano pienamente ortodosse, la pratica è stata deficiente. Si può concludere che in pratica Leone XIII abbia fallito, non abbia raggiunto lo scopo prefissatosi? Sì. È lecito dire che in teoria la sua dottrina politica era liberale o rivoluzionaria? Assolutamente no. Questo secondo p. Dudon.

●Silvio Furlani nella voce “Rampolla” sull’Enciclopedia Cattolica (Città del Vaticano, 1953, vol. 10, coll. 517-518) spiega meglio del padre gesuita succitato la congiuntura nella quale venne a trovarsi (senza poter avere “il senno di poi”) nella fine dell’Ottocento la S. Sede: «L’isolamento politico della S. Sede, di fronte all’Italia alleata con l’Austria-Ungheria e con la Germania, mosse il Rampolla, appoggiato dal Pontefice, a normalizzare i rapporti con la Francia repubblicana ed in particolare ad inserire le forze cattoliche nella vita politica della nazione, dalla quale erano rimaste avulse dal 1870, a causa della loro pregiudiziale monarchica[2]. Questo ralliement, dettato dalla necessità di salvaguardare la S. Sede contro l’anticlericalismo del governo italiano […], fu interpretato invece dalle sfere governative viennesi come una presa di posizione contro le potenze della Triplice Alleanza. E fu appunto il timore di un Papa filo-francese a determinare Francesco Giuseppe a far portare il veto all’elezione al Pontificato di Rampolla nel conclave dell’agosto 1903» (col. 518). Onde, la presunta affiliazione di Rampolla alla massoneria (ammesso e non concesso che sia esistita) non giocò nessun ruolo nell’affaire.

●Per quanto riguarda Rampolla, la sua dottrina come la sua azione (al pari di quella di Leone XIII) è sempre stata orientata a combattere la rivoluzione, che aveva come fonte la giudeo-massoneria, il liberalismo, il liberismo economico, il cattolicesimo liberale e un certo modernismo socio-politico incipiente (1901). Inoltre, quanto alle accuse rivoltegli di essere stato affiliato alla massoneria, non vi è una sola prova certa e neppure una probabilità seria (qualora ve ne fossero, sarò felice di poterne prendere atto), ma solo dicerie senza alcun riscontro. Certamente molti autori (alcuni anche seri), in buona fede, hanno preso per autentica la prima notizia lanciata, senza verificare, però, la veridicità della fonte. Ora, questo in teologia morale si chiama materialmente o oggettivamente “calunnia”, la quale in materia grave (e nel caso Rampolla la materia è gravissima, poiché sarebbe morto da massone, quindi scomunicato, in peccato mortale e normalmente dannato eternamente) è gravemente peccaminosa, materialmente o oggettivamente, per chi la fa e non per chi la subisce.

 

Gli ultimi anni di Rampolla

Durante il pontificato di S. Pio X, rampolla visse gli ultimi suoi dieci anni di vita (1903-1913). «Mai una sola parola che avrebbe potuto diminuire l’autorità del Pontefice regnante gli sfuggì […]. Alcuni lo hanno qualificato come massone. Se tali voci fossero giunte alle sue orecchie avrebbe ripetuto il suo adagio, ripreso da S. Teresina del Bambin Gesù: “gli oltraggi sono una musica molto salutare”» (p. 266). Inoltre nel 1912 S. Pio X in persona gli confidò la direzione della Biblioteca vaticana, ma un anno dopo il card. Rampolla spirava il 17 dicembre alle undici e mezzo di notte, dopo la recita del rosario, mentre i medici lo curavano e speravano ancora di poterlo guarire (p. 267). Quindi è certo che non morì tra le braccia di S. Pio X durante un’udienza, in occasione della quale si sarebbero scorte le insegne massoniche che portava su di sé, come dicono, contro la realtà dei fatti, i suoi detrattori.

●D’altronde anche il Beato Pio IX era stato colpito dalla medesima calunnia: sarebbe stato massone! Cfr. Yves Chiron, Pie IX et la Franc-Maçonnerie, Niherne, Edizioni BCM, 1995, che sfata tale calunnia.

 

d. Curzio Nitoglia

30 dicembre 2009

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[1] Cfr. Eduardo Soderini, Leone XIII, 3 voll., Milano, Mondadori, 1932-1933.

[2] Onde, dottrinalmente, da parte francese vi era una sorta di “peccato o eccesso di monarchia”, poiché non è solo questa l’unica forma legittima di governo, come hanno spiegato Aristotele e S. Tommaso e il Magistero costante della Chiesa. Mentre per Leone XIII/Rampolla si può parlare al massimo di inadeguatezza pratica. Inoltre il gesuita Dudon non tiene sufficientemente conto delle circostanze estremamente gravi in cui versavano l’Europa e la Prima Sede alla vigilia del primo conflitto mondiale e delle quali Rampolla/Pecci hanno dovuto, invece, tener conto. “La critica è facile, l’arte di ben governare è difficile”.