CHI NEGA IL “PRINCIPIO D’IDENTITÀ” PERDE ANCHE LA “SINDERESI”

 

DON CURZIO NITOGLIA

20 luglio 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/principio_identita.htm

 

 


 Le ultime vicende dell’episcopato belga

●Una preghiera composta da San Tommaso Moro recita: «O Signore, dammi uno spirito sano, che di fronte al male non si scandalizzi, ma sappia trovare la forza per porvi rimedio».

 ●Purtroppo le ultime vicende successe in Belgio sono di dominio pubblico e così non si può non affrontarle, anche se esse ci feriscono, e cercare di “porvi rimedio”, con l’aiuto di Dio, senza scandalizzarsi realmente o farisaicamente, senza falsi moralismi, ma studiando il male nelle sue ultime manifestazioni per risalire alle sua cause e poterlo guarire: “il medico pietoso fa la piaga cancrenosa”.

●I casi di abusi su minori sono da far risalire al famigerato “Catechismo” della Conferenza episcopale belga, diretta dal cardinal Daneeels, promulgato nel 1984[1], che si presentava come un aggiornamento del “Catechismo” olandese, al quale lavorò il domenicano padre Edward Schillebeechx attorno al 1968, anno in cui anche l’intera Conferenza episcopale francese si schierava contro l’enciclica Humane vitae di Paolo VI e si pronunciava a favore della contraccezione.

●Come mai si potuti arrivare a tanto? È semplice. Quando si nega il principio primo speculativo di identità e non contraddizione (sì = sì, no = no, sì ≠ no), si perde anche il principio primo di ordine pratico o la sinderesi “bonum faciendum, malum vitandum”, che riposa su quello di identità (bene = bene, male = male, bene ≠ male), per cui si perde la nozione di bene e di male, li si confonde e si prende il male per bene e viceversa. Il principio d’identità, che ha retto e diretto la filosofia classica da Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca sino a quella patristica (Sant’Agostino) e scolastica (san Bonaventura e San Tommaso d’Aquino), è stato negato nell’antichità dai sofisti ed ha caratterizzato il fulcro della filosofia moderna soprattutto hegeliana, la quale si basa sulla contraddittorietà quale mezzo per giungere alla conoscenza filosofica. Le conseguenze pratiche, etiche e morali di tale rifiuto sono state tratte soprattutto dalla filosofia post-moderna e contemporanea a partire da Nietzsche, Marx e Freud, secondo la quale bisogna evertere il sistema di valori morali classici e cristiani per sostituirgliene uno diametralmente opposto, che ritenga bene ciò che era male e male ciò che era bene.

●Ora il Concilio Vaticano II ha voluto dialogare e far propria la modernità come categoria filosofica[2] e nel post-concilio non solo qualche teologo, ma i “periti conciliari” più rinomati e intere Conferenze episcopali hanno tirato delle conclusioni sia in campo dogmatico che morale, le quali sono paragonabili allo spirito del Sessantotto, preparato dalla Scuola di Francoforte e dallo Strutturalismo francese. Per esempio nel 1965 Herbert Marcuse in Eros e civiltà (tr. it., Torino, Einaudi, 1966) chiedeva la liberazione dal reale (p. 277) sia ontologico che morale, esaltando la dirompente forza rivoluzionaria dell’omosessualità (Eros e civiltà, cit., p. 192). Jean paul Sartre nel 1969 auspicava l’incesto come liberazione dalla famiglia (Tout, n° 12) e nel 1977 si pronunciava a favore della pedofilia (Le Monde, 26 gennaio). Le stesse idee le ritroviamo nel succitato famigerato “Catechismo” della Conferenza episcopale belga, il quale più che un Catechismo cattolico sembra un compendio talmudico (sulla scia della Dichiarazione conciliare “Nostra aetate” del 1965) ad uso e consumo dei goyjm.

●Nell’uomo, dopo il peccato originale, vi sono delle tendenze o inclinazioni disordinate, che lo spingono al male. Esse sono la Tre Concupiscenze: Orgoglio, Avarizia e Lussuria. Quindi l’educazione delle passioni o istinti sensibili umani è di capitale importanza. Non si tratta di annullarle o reprimerle, ma di educarle e subordinarle all’intelletto e alla volontà[3]. Avendo abbandonato la morale e l’ascetica tomistica e controriformistica per aderire al modernismo morale e ascetico chiamato “Americanismo” da Leone XIII in Testem benevolentiae, il Teilhardismo (sin dagli anni Venti-Trenta) , il Concilio Vaticano II e il post-concilio hanno aperto la porta alla forza propulsiva e annichilatrice delle passioni disordinate. Non si è voluto più insegnare a sublimare, dominare, padroneggiare le passioni per finalizzarle al bene, ma, sotto pretesto di non “reprimere”, le si è lasciate in balia del disordine, che porta l’uomo ad agire male. Ecco come si è giunti al Catechismo olandese, belga e alla “retata” della polizia del Belgio nei confronti dell’Episcopato belga nel luglio 2010.

●Bisogna vivere come si pensa (Fede e Buone Opere, San Giacomo) altrimenti si finisce per pensare (luteranamente) come si vive (“pecca fortiter sed fortius crede”). Certi fatti incresciosi sono stati pianificati e pensati dal teilhardismo (“l’eterno femminino”), dal Vaticano II (“connubio spurio con la modernità”) e dal post-concilio (“post-modernità”). Ora un errore non si corregge con un altro errore (“Concilio Vaticano III”, Martini, Küng) o con una mezza verità (“Ermeneutica della continuità conclamata ma non provata”[4]), ma con la verità integralmente affermata e vissuta. Quando dopo l’Umanesimo e il Rinascimento scoppiò la rivolta protestante, la Chiesa si interrogò e capì che le false idee e i costumi rilassati umanistico-rinascimentali si erano infiltrati nel clero e nel popolo cattolico e volle riformarsi tramite il Concilio di Trento, nel quale la Somma Teologica di san Tommaso d’Aquino era aperta davanti l’altare dell’Assise conciliare tridentina. Da essa nacque la fioritura teologica e ascetica della Controriforma (seconda Scolastica e spiritualità ignaziana), che hanno prodotto insigni teologi, Dottori ecclesiastici e grandi santi. Oggi bisogna, con la grazia di Dio, sine qua nihil sumus e possumus, ri-educare tutto l’uomo, nel fisico, nelle passioni sensibili, nelle idee e nell’agire morale e soprannaturale. Non è la modernità ce ci salverà, neppure il dialogo inter-religioso, ma la Verità, che è Gesù Cristo heri, hodie et in saecula.

don Curzio Nitoglia

20 luglio 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/principio_identita.htm

 


[1] Il lettore mi scusi se riporto queste citazioni tradotte dal sito www.messainlatino.it del “Catechismo Daneels”. Esse sono crude e raccapriccianti, ma la politica dello struzzo non ha mai dato risultati positivi. Bisogna “conoscere il nemico per poterlo combattere efficacemente” (p. Kolbe) e guardare in faccia il male per poterlo guarire. ●«Negli anni Novanta il cardinale Daneels ha fatto adottare un abominevole testo di catechismo dal titolo Roeach, scritto dal prof. Jef Bulckens dell’Università Cattolica di Lovanio e dal prof. Frans Lefevre del Seminario di Bruges. Ecco come questo ‘catechismo’ spiega la sessualità dei bambini: ad esempio con la fotografia, riprodotta qui sotto, di una bambina nuda i cui fumetti dicono: “Stimolarmi la patatina mi fa sentire bene”; “Mi piace togliermi le mutande con gli amici”; “Voglio restare nella camera quando mamma e papà fanno sesso”. Un altro disegno mostra un bambino e una bambina nudi che ‘giocano al dottore’ e il maschietto che dice: “Guarda, il mio pene è grosso”. Altro disegno mostra tre tipi diversi di genitori. Sono riprovati quelli con atteggiamenti puritani; quelli con la dicitura “Corretto” sono naturalmente coloro che così reagiscono: “Sì, sentire e stimolare quelle parti è un bel divertimento”.

Questo era il “Catechismo Cattolico della Chiesa belga” ancora dieci anni fa. Niente di meno che una tentata corruzione di minorenni, un’apologia di pedofilia: anziché trasmetter la Fede, serviva a far capire ai ragazzini che “certe cose” sono belle e raccomandabili, anche nella più tenera età. Nel 1984 il cardinale Daneels (nominato arcivescovo di Bruxelles-Malines fin dal 1979) ricevette la lettera di una mamma preoccupata per l'attività del “Gruppo di Lavoro Ecumenico sulla Pedofilia”. Si trattava di un organismo, spalleggiato dalla Conferenza Episcopale Belga, che venne perfino lodato dal giornale ufficiale dei vescovi Kerk en Leven (Chiesa e Vita) sul numero del 9 agosto 1984, dove l'articolista riferiva che quell'ente avrebbe "fatto conoscere nelle chiese il fenomeno della pedofilia, condiviso informazioni e rimosso pregiudizi". Lo scopo del Gruppo, citiamo, era creare un punto di incontro per pedofili "per scambiare idee vicendevolmente e per incoraggiarsi. Sono benvenuti tutti coloro che desiderano conoscere meglio la pedofilia e i pedofili in condizioni di maggior trasparenza, rispetto e fiducia". La madre, che si rivolgeva a Daneels, aveva ottenuto documenti precisi che sottopose preoccupata al cardinale. La propaganda di quel Gruppo Ecumenico era di questo genere:

- se tuo figlio (o bambino) o figlia (o bambina) si sente a posto con la relazione con un pedofilo, per favore non rompere quella relazione;

- la reazione dell'ambiente sociale circostante è spesso di maggior danno che i fatti in sé;

- molti Cristiani convinti possono imparare dai pedofili;

- è preferibile che si crei una relazione di fiducia tra il pedofilo e i genitori.

Il cardinale Daneels non prese minimamente in considerazione le preoccupazioni di quella madre. Chissà se c'entrava il fatto che, proprio in quegli anni, il miglior amico e alleato del cardinale, il vescovo di Bruges Vangheluwe, praticava (sicuramente con attitudine di "trasparenza, rispetto e fiducia") una relazione pedofila col proprio nipote di undici anni.

Il giornale Knack osserva che l'ispirazione per questo gruppo ecumenico venne da ambienti progressisti, interni ed esterni alla Chiesa».

(Fonte: <blog.messainlatino.it>).

 

[2] Padre Yves Congar, creato cardinale da Giovanni Paolo II, ha scritto che il Concilio Vaticano II rappresenta la Rivoluzione francese nella Chiesa. Infatti esso ha fatto proprio il trinomio del 1789 “Libertà, Eguaglianza e Fraternità” mediante la dottrina sulla “Libertà religiosa” (“Dignitatis humanae”), quella sulla “Collegialità” (“Lumen gentium”), che “eguaglia” Papato ed episcopato, ed infine sull’“Ecumenismo”, che fraternizza tutte le religioni (“Nostra aetate” e “Unitatis redintegratio”).

[3] S. Th., I-II, qq. 22-48.

[4]Il Secolo d’Italia” dell’8 luglio 2010 a pagina 26 scrive: «La recente tornata di nomine vaticane promuove il gruppo di “Communio”, la rivista fondata nel 1972 da von Balthasar e che era stata animata da Ratzinger». Paolo D’Andrea, l’articolista del Secolo cita il vaticanista statunitense John Allen, il quale osserva che l’Arcivescovo canadese Marc Qullet di Québec, balthasariano della prima ora, è stato nominato alla Congregazione per i Vescovi, monsignor Rino Fisichella, balthasariano anche lui, ha avuto un nuovo dicastero (“Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione”), istituito su consiglio del balthasariano cardinale di Venezia Angelo Scola, il Vescovo svizzero di Basilea Kurt Koch è andato a rimpiazzare Walter Kasper alla Congregazione per l’ecumenismo; sia Kasper che Karl Leheman erano balthasariani e furono creati cardinali da Giovanni Paolo II. La rivista “Communio” fu fondata nel 1972 da von Balthasar, de Lubac e Ratzinger per fare da contraltare a “Concilium” fondata nel 1965, che aveva preso dopo il Concilio una piega troppo progressista (con Rahner, Küng, Schillebeechx). Come si vede, Ratzinger non è cambiato e non si riuscirà a sortire dall’impasse attuale rifacendosi a de Lubac, alla Speyr e a von Balthasar, continuatori della dottrina dell’apocatastasi di Origene condannata dalla Chiesa a più riprese.