AMICO MIO, SE NON BOMBARDI TU BOMBARDO IO!


d. CURZIO NITOGLIA

8 marzo 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/netanyahu_vieta_dichiarazioni.htm


 

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● Secondo fonti dell’intelligence statunitense, riprese da “Russia Today”, Israele colpirà l’Iran senza preavviso e senza autorizzazione da parte degli USA o almeno dirà di farlo per spingere gli Usa a bombardare per primi (“tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”).

 

● Tuttavia, visti i recenti passi indietro di Washington sulla soluzione bellica della questione nucleare iraniana, che hanno causato un certo raffreddamento, forse reale o forse solo apparente,  nei rapporti con Israele, bisogna piuttosto pensare alla volontà di agire di Tel Aviv, indipendentemente dai danni che questa scelta porterebbe non solo al mondo, ma addirittura all’America, suo tradizionale alleato. La situazione sembra essere sul punto di precipitare, con conseguenze inimmaginabili[1].

 

● Il premier israeliano Netanyahu chiederà, il 5 marzo 2012, ad un Barack Obama, assai titubante,  il via libera per l'attacco alle basi nucleari dell'Iran. Ma anche in patria, in questo gioco delle parti,  il premier israeliano deve affrontare qualche voce dissenziente (forse solo apparentemente). E forse anche il presidente americano non ha voglia di un'altra guerra, ma sarà costretto a farla per essere rieletto (“l’erba voglio non esiste neppure nel giardino del Re”).

 

● Sembra che siamo arrivati al momento del “redde rationem” sulla questione dell’utilizzo dell’energia nucleare da parte dell’Iran, che, secondo Israele e parte del mondo occidentale, sarebbe destinato alla fabbricazione di una bomba atomica, la quale sarebbe, per giunta, aggressiva e minacciosa contro le 300 testate nucleari israeliane, e non difensiva e dissuasiva come buon senso vorrebbe (v. Corea del Nord).

 

● Il premier israeliano Benyamin Netanyahu si accinge a sollevare la “questione iraniana” nell’incontro con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che avrà luogo a Washington il 5 marzo, subito dopo la riunione dell’Aipac (“American Israeli Public Affairs Committee”), la più forte lobby ebraico/americana filo-sionista.

 

● Il problema è che, secondo alcuni media, il presidente Obama non ha alcuna voglia di impelagarsi in un’altra guerra ad otto mesi e qualche giorno dalle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre: ritirate le truppe dall’Iraq, ha annunciato il ritiro dall’Afghanistan, anche se in Tunisia, Egitto, Libia e Siria si è comportato come fece Bush in Iraq. Tuttavia egli non può inimicarsi l’Aipac sotto pena di non essere rieletto.

 

● Il rabbino Ovadia Yosef, leader spirituale del partito ultra-ortodosso Shas, ha preso posizione contro un possibile attacco di Israele nei confronti della infrastrutture nucleari in Iran. “Dobbiamo affidarci al Signore Onnipotente” ha detto il religioso in un sermone tenuto ieri nella propria sinagoga di Gerusalemme. “Noi dobbiamo limitarci a pregare l’Altissimo e ad avere fiducia. Il dittatore scellerato (il presidente Mahmud Ahmadinejad, ndr) – ha concluso – oggi c’è ma domani svanirà, finirà all’Inferno”[2]. Ma ci si può fidare di un “fariseo” che, per definizione, dice una cosa e ne pensa un’altra? Non potrebbe anch’egli cercare di spingere l’America a prendere il posto del “Signore”? Proprio come Netanyahu vuole che prenda il posto di Israele, che è il  vero “Signore onnipotente” del giudaismo talmudico.

 

● Netanyahu spera che dall’incontro del 5 marzo con Obama esca una dichiarazione congiunta molto dura, dalla quale emerga che gli Stati Uniti sono pronti ad un’operazione militare nel caso Teheran superi determinati limiti. La stampa italiana ha trattato abbastanza approfonditamente il caso. Il Sole 24Ore (3 marzo 2012, p. 16) scrive che Obama ha avvertito l’Iran: “l’opzione militare non è un bluff” e nello stesso tempo ha detto a Netanyahu: “niente attacchi prematuri”. Il Corriere della Sera (3 marzo, p. 16), a firma di Guido Olimpio, specifica che se “Obama non sta bluffando con Teheran, Netanyahu dichiara che Israele si sente libero di agire da solo”. Mentre “per Obama l’attacco ci sarà solo se dovessero fallire le sanzioni”, Netanyahu ha replicato: “abbiamo il diritto di difenderci. Vogliamo libertà di manovra. Se l’Iran vuol trattare veramente prima deve fermare il suo programma nucleare”. Ma Teheran non ci pensa neppure. Israele potrebbe attaccare prima delle elezioni presidenziali americane del novembre 2012 e Obama non potrà mettersi di traverso sotto pena di non essere rieletto. Tuttavia “molti sono convinti che Netanyahu, pur avendo pronto il piano per il blitz, stia cercando un’alternativa. È possibile che speri nelle promesse di guerra americane, altrimenti avrebbe già dovuto agire”. Il Foglio (3 marzo, p. 1) spiega che i tre candidati repubblicani (Mit Ronney, Rick Santorum e Newt Gingrich) erano presenti al Congresso dell’Aipac, dove domenica 4 marzo ha parlato Obama. Ora la consuetudine del Congresso dell’Aipac è di non invitare candidati alla Casa Bianca quando vi sono in corso le elezioni presidenziali in America. Ma “l’enorme pressione israeliana per un attacco alle strutture militari iraniane ha portato a questo strappo alla regola”. I tre candidati repubblicani non solo sono stati invitati ma hanno parlato ed hanno detto che “Obama ha abbandonato Israele”. Quindi “Obama si vede costretto a concedere qualche garanzia in più a Israele”. Infatti ha concesso un’intervista al quotidiano Atlantic (portavoce della Comunità israelitica democratica americana) in cui ha assicurato: “state tranquilli, sono con voi”.  

 

● Fino ad ora la Casa Bianca ha preferito sorvolare sull’eventualità di un attacco preventivo statunitense contro l’Iran, preferendo, l’opzione diplomatica ed optando solo come extrema ratio per quella bellica contro la Repubblica Islamica, assieme al turbolento alleato israeliano[3].

 

● Secondo il quotidiano di Gerusalemme  Haaretz, il premier israeliano si prepara a chiedere al presidente americano di minacciare la guerra all'Iran. Benjamin Netanyahu vuole che dopo il suo colloquio, il prossimo 5 marzo alla Casa Bianca, con Barack Obama gli Stati Uniti dichiarino pubblicamente di prepararsi ad un'azione militare contro la Repubblica islamica nel caso Teheran andasse oltre certi limiti nel suo programma nucleare civile[4].

 

● Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu chiederà al presidente degli Stati Uniti Barack Obama di sostenere pubblicamente un eventuale attacco dello Stato ebraico all'Iran, una richiesta che sarà avanzata durante il loro incontro a Washington il 5 marzo.

 

● Israele desidera che Obama si spinga oltre la generica affermazione che "tutte le opzioni sono sul tavolo". La Casa Bianca ha proposto all'ufficio di Netanyahu il rilascio di una dichiarazione congiunta al termine del loro incontro. Ma gli Stati Uniti non hanno proposto ancora alcun testo per questo tipo di annuncio[5].

 

● Maurizio Blondet sul sito “Effedieffe” spiega, citando numerosi organi di stampa americani ed israeliani, che il Generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori riuniti degli USA, è stato definito da Benjamin Netanyahu: “lacchè degli iraniani”. La colpa del Generale Dempsey è quella di avere definito un attacco israeliano contro l’Iran nel prossimo futuro, in un’intervista alla CNN, “destabilizzante” e “non prudente”. Inoltre Dempsey ha definito il regime dell’Iran un “attore razionale” e non una nazione-suicida, come è comunemente presentata, pronta ad assicurare il proprio incenerimento gettando (se e quando l’avrà) la sua unica bomba atomica su Israele, che ne possiede già almeno 200/300: “Siamo dell’opinione che il regime iraniano sia un attore razionale, ha detto, e per questa ragione, ritengo che la strada su cui ci teniamo (diplomazia e sanzioni, ndr) sia fino ad oggi la più prudente”. Netanyahu ha detto che, da queste dichiarazioni pubbliche, “gli iraniani vedono che c’e disaccordo tra gli Stati Uniti ed Israele e questo riduce la pressione su di loro”.

 

● Netanyahu ha insultato anche Tom Donilon, direttore del “National Security Council” nonché consigliere di Obama per la Sicurezza nazionale, e inviato dal presidente americano in persona a Gerusalemme il 18 febbraio, per cercare di convincere Israele a non lanciarsi per primo in una guerra, costringendo l’America a seguirlo, almeno durante la campagna delle elezioni presidenziali in America.

 

● “Tom Donilon s’e trovato davanti un astioso Netanyahu in due ore di tempestosa conversazione, domenica 19 febbraio”. Donilon non è riuscito (scrive il quotidiano israeliano Debka) “a dissuadere i leader israeliani dal recedere da un attacco militare contro i siti nucleari iraniani”. Un litigio destinato a restare segreto, e di cui i media americani (ed europei, ma non israeliani) hanno taciuto in coro, per non rovinare ulteriormente la posizione di Obama presso la lobby ebraica americana Aipac (“American Israeli Public Affairs Committee”), essenziale per le sue speranze di essere rieletto.

 

● Apparentemente, dietro la faccia feroce ufficiale, ci sono segreti accordi in corso. Tanto che Obama, scrive Debka, è “altamente ottimista” sul fatto di poter convincere gli iraniani a scalare il loro programma nucleare in cambio di un programmato abbassamento delle sanzioni, a stadi. Esistono “canali occulti” attraverso cui, tramite “emissari della Turchia”, la Casa Bianca e l’ayatollah Ali Khamenei si stanno intendendo, e ciò può “preparare la strada a negoziati formali”.

 

● Inoltre ciò che Debka chiama il “roseo ottimismo” di Obama è condiviso da un personaggio insospettabile: “Il ben informato e già consigliere di primo piano di Obama, Dennis Ross”, il quale, in un articolo sul New York Times del 16 febbraio, s’è spinto a scrivere: “Iran is ready to talk/ l’Iran e pronto a dialogare”. Ora, Dennis Ross non è solo un ebreo molto influente, egli è  il co-fondatore dell’AIPAC, “American Israeli Public Affairs Committee”, ossia della più influente lobby israeliana, di cui ogni politico americano ha un giusto terrore, perche può stroncare carriere e decretare successi inauditi nel panorama della democrazia USA. Nessun senatore, deputato o presidente vuol farsi cogliere a disubbidire all’AIPAC.

 

● Ma se ora il fondatore dell’AIPAC si scosta (o ha concordato di scostarsi) dalle posizioni pubbliche dell’AIPAC che cosa sta succedendo? Persino in Israele, cova una divergenza antiguerra (del solo Israele) ben nutrita, addirittura nei piani alti del Mossad, dove altissimi capi ora a riposo (Meir Dagan, Hefraim Halevy) criticano sempre più apertamente la politica di Netanyahu, tanto da negare che l’Iran, atomico o no, sia un pericolo esistenziale per Israele. A questi s’e aggiunto il generale Dan Haluf, l’ex-capo di Stato Maggiore delle forze ebraiche, che ha recentemente dichiarato: il “pericolo esistenziale per Israele” non è l’Iran, ma il fanatismo religioso ebraico e lo strapotere dei rabbini sulla truppa.

 

● Questi non sono isolati marginali. Attraverso tali personaggi, sono notevoli nuclei di potere israeliano che si esprimono contro l’avventura bellicista di Israele senza l’approvazione previa degli Usa; gruppi di potere che, evidentemente, hanno appoggi e maniglie in America, sia al Pentagono sia all’AIPAC. Il loro argomento  si basa sul pericolo per Israele, se attacca l’Iran da solo e per primo senza avvertire l’America,  di raffreddare l’alleanza strategica con gli Stati Uniti, alleanza stratta che  conta molto di più di qualsiasi altra cosa.

 

● Molti temono o fan finta di temere qualche “gesto” inconsulto di Netanyahu,  che trascini gli USA in una guerra che, chiaramente, al Pentagono non vogliono. Attenzione! La stampa mondiale ha scritto che la posizione di Obama, dopo il Congresso dell’Aipac e l’incontro del 5 marzo con Netanyahu è, sì, ancora quella della prudenza, ma se Israele dovesse attaccare per primo l’Iran, l’America si affiancherebbe a Tel Aviv. Obama ha chiesto a Netanyahu di dirgli, se attaccherà da solo l’Iran come ha dichiarato di voler fare, quando lo farà realmente, ma quest’ultimo non ha voluto rivelarlo, perché teme che gli Usa gli mettano i bastoni tra le ruote o molto più prosaicamente perché sta bluffando e non può rivelare una cosa che non ha nessuna intenzione reale di fare.

 

● Infatti qualche analista pensa (e non senza fondamento) che in Israele le dichiarazioni di Netanyahu apparentemente bellicistiche, come quelle dei “frondisti” apparentemente pacifisti, siano un bluff per spingere l’America ed Obama ad attaccare al posto di Israele. Comunque in Usa mentre Obama e i Democratici spingono per cercare prima una soluzione diplomatica, la maggior parte dei Repubblicani vorrebbe attaccare l’Iran subito al posto di Israele, venendo incontro ai desideri dell’Aipac ed ottenere così l’elezione a Presidente degli Usa di uno dei loro deputati, avendo scavalcato Obama in materia di filo-sionismo.  Ora Obama, se vorrà essere rieletto, dovrà scavalcare i falchi Repubblicani e muovere guerra al posto di Israele. Sembrerebbe, perciò, che la data della guerra sia veramente vicina, tra aprile e giugno, et non plus ultra. Comunque “l’uomo propone e Dio dispone”.

 

● Noi non possiamo far nient’altro che osservare e pregare la Provvidenza di trarre da un male così enorme un bene maggiore, come solo Ella sa e può fare. Una “spada di Damocle” pende sul nostro capo, l’unico rimedio a nostra portata è quello di vivere in grazia di Dio. Gesù nel Vangelo ci ha ammoniti: “non temete chi può uccidere il vostro corpo, piuttosto abbiate timore di chi ha il potere di uccidere la vostra anima [il peccato] e gettarla nella Geenna [il diavolo]”.

 

d. CURZIO NITOGLIA

8 marzo 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/netanyahu_vieta_dichiarazioni.htm

 


  1. [1]  Cfr. www.ilribelle.com

  2. [2]  Cfr.  http://www.iljournal.it/2012/netanyahu-vuole-la-guerra-obama-forseno/315272.

  3. [3]  Cfr.  http://www.rinascita.eu/index.php

  4. [4] Cfr. http://italian.irib.ir/notizie/dossier-nucleare/item/103723-israelenetanyahu-

  5. [5] Cfr.  http://affaritaliani.libero.it/politica/iran-israele-vuole-la-guerranetanyahu290212.