MONDIALISMO, BENSON, ORWELL

E IL CARDINALE NEWMAN

(2a parte)

Orwell 1984 - Newman e liberalismo

d. CURZIO NITOGLIA

28 dicembre 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/mondialismo_orwell_e_newman.htm

 

 


 

a) GEORGE ORWELL “1984”

 Prologo

Nel 1903 Eric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nasce nel Bengala, dove il padre è funzionario statale del Regno Unito. Nel 1904 torna in Inghilterra con la madre. Nel 1922 si arruola nella Polizia imperiale indiana in Birmania. Nel 1936 si iscrive al Partito socialista inglese e parte volontario per aiutare i “rossi” nella guerra civile spagnola. Lì però è perseguitato dai comunisti stalinisti, poiché egli è trotzkista; nel 1939 è espulso dalla Spagna dai “rossi” e non da Franco, in quanto anarchico. Nel 1946 inizia la stesura del suo ultimo romanzo “1984” che avrebbe voluto intitolare “L’ultimo uomo in Europa”; lo finisce poco prima di morire a Londra il 21 gennaio del 1950. La sua formazione socialista idealistica e utopistica lo ha accompagnato per tutta la vita. Lo stile stesso del romanzo ne risente: non è molto brillante, anzi è paragonabile alle periferie delle grandi metropoli odierne, manca di speranza, è tetro e angosciante. Tuttavia egli ha intuito che la società si stava avviando verso una omologazione e omogeneizzazione mondialista e globalizzante, per lui compiuta, però, dal comunismo reale sovietico o stalinista e non dal liberalismo massonico come per Benson e Newman. Il romanzo è interessante, ma gli manca la visione teologica della storia; coglie solo la dimensione socio-economica e il lato disumano e totalitario dell’assolutismo comunista sovietico. I tratti che per Orwell caratterizzano la società mondialista del futuro “1984” (Benson si è spinto al “1989”) sono il totalitarismo, la perdita della memoria storica, la falsificazione di ogni traccia storica, la perdita del contatto col reale, la corruzione del linguaggio tramite barbarismi e neologismi di pessimo gusto, l’annullamento della identità dell’individuo, che si perde nella società universale. Tuttavia resta un ultimo uomo libero, che però verrà annientato senza alcuna speranza (di cui come socialista l’Autore era totalmente privo) dal potere anonimo del “nuovo ordine mondiale” e dalla massificazione totalitarista.

La prima edizione italiana del suo romanzo risale al 1950 a cura della Mondadori di Milano e l’ultima è del 2009 sempre a cura della Mondadori.

La trama: globalizzazione collettivista

La prima figura del romanzo è quella del “Grande Fratello”, che si trova affissa in forma di gigantografia in ogni parte del mondo e scruta coi suoi occhi che si muovono tutti i movimenti dei cittadini. La figura è accompagnata dalla scritta “Il Grande Fratello vi guarda” (p. 5). Inoltre in ogni casa vi è una specie di teleschermo che spia ogni movimento, ogni respiro dei suoi abitanti. Nulla sfugge al potere centrale del “Grande Fratello”, il quale si serve di una “psicopolizia” per perseguire soprattutto i reati di opinione anche non espressi esplicitamente, ma intuiti tramite lo schermo onnipresente e dalle “spie” che occupano quasi ogni spazio del “nuovo mondo”(p. 6). Il pensiero o la filosofia della società globalizzata è un inno alla guerra continua, alla schiavitù e alla ignoranza, contro la pace, la libertà e la fortezza d’animo (p. 9). Tuttavia il personaggio principale del romanzo, Winston Smith, o “l’unico uomo libero in Europa”, inizia a scrivere un diario, che lo porterà a prendere coscienza della sua realtà individuale, intelligente e libera. Tutto ciò lo condurrà alla persecuzione e alla distruzione da parte del Partito, che vuol schiacciare ogni uomo intelligente, libero e responsabile dei suoi atti, che voglia mantenere un granello di personalità umana per renderlo un automa agli ordini del Partito (p. 10). Vi è anche un nemico del “Grande Fratello”, un certo Goldestein, che ha tradito gli ideali totalitaristici del Partito ed è il “Nemico del Popolo” per eccellenza, da abbattere costi quel che costi (p. 15). Il mondo è diviso, ancora per poco, in tre immensi super-Stati: l’Oceania (Stati Uniti e Impero Britannico), l’Eurasia (Europa e Russia) e l’Estasia (Cina e India). L’Oceania, con capitale Londra, è governata dal “Grande Fratello” secondo i principi del socialismo inglese (“Socing”, nella neo-lingua), per il quale tutto è apparentemente permesso, nulla è esplicitamente proibito, tranne pensare col proprio cervello. Il “Grande Fratello” è presentato come una sorta di nuovo “Salvatore” (p. 19), ma malvagio, che fa pensare vagamente all’Anticristo di Benson, del quale non ha nessuno dei tratti umanitaristici. La caratteristica dei personaggi del “nuovo mondo” globalizato è la «stupidità sconfortante, l’entusiasmo imbecille, la cieca obbedienza al Partito» (p. 25). Solo così possono vivere indisturbati in un mondo tanto piatto e contraddittorio, che non ha di mira la salvezza eterna nell’aldilà, ma unicamente l’instaurazione di un regno messianico terreno e materiale nell’aldiquà. Cercare di pensare e di volere essere liberi e responsabili delle proprie azioni umane è considerato uno “psicoreato”, punibile prima con la tortura psicologica atta ad annientare la coscienza personale e poi con la morte fisica (p. 37). Winston Smith avendo iniziato a scrivere un diario personale è già un uomo morto psicologicamente e, fisicamente, prossima preda della “psicopolizia”. La propaganda del Partito è volta a sconfiggere la memoria individuale per controllare la realtà e indurre l’uomo ad una sorta di “bipensiero”: credere fermamente di dire la verità, mentre pronunciano le menzogne più artefatte, ritenere valide due affermazioni che si contraddicono e si annullano a vicenda, fare uso sofistico della logica contro la logica, negare la morale proprio nell’atto stesso di affermarla (p. 38). Il passato, la storia non solo sono stati modificati, ma distrutti completamente. La “menzogna di Ulisse” è costante e continua, senza termine. L’unico spazio in cui ci si può rifugiare è la propria memoria, la quale però è messa a dura prova dagli schermi onnipresenti attraverso i quali il “Grande Fratello” osserva ogni minimo gesto che possa riflettere un pensiero autonomo: il minimo guizzo negli occhi è un “voltoreato” e come tale può essere fatale (p. 39). L’importante è non pensare, essere “persone al di sotto di ogni sospetto” poiché al di sotto della natura umana, intelligente e libera. Questo è l’unico modo di poter continuare a vivere nella “Repubblica universale”. Per distruggere le capacità intellettive dell’uomo il Partito ha inventato una “neolingua” ridotta all’osso, che aiuta a non avere opinioni proprie veicolate, invece, dall’ “archeolingua” troppo ricca di sfumature e quindi psicologicamente e socialmente pericolosa. L’ortodossia del Partito significa non pensare, non aver bisogno di pensare, ossia totale inconsapevolezza ed ebetudo mentis (p. 57): “Chi capisce troppe cose, parla con troppa chiarezza, non piace al Partito e un giorno sparirà” (p. 57). L’ortodossia di Partito impone mancanza assoluta di autocoscienza; quindi è meglio non leggere e tacere. In mezzo a un mondo di lobotomizzati, Winston è attanagliato da qualche dubbio sporadico: “possibile che solo io abbia la memoria? Non è questo l’inizio della pazzia?”. In effetti in un mondo anormale, in un mondo al contrario o sottosopra, il normale è un pazzo, un pericolo da eliminare. Tuttavia Winston riesce ad uscire da questo atroce dubbio in quanto “non lo disturba il pensiero di essere pazzo o eccentrico in tale mondo appiattito, sarebbe più orribile non esserlo, non poter avere opinioni personali: poter ancora pensare che 2 + 2 = 4 anche se il Partito dice che fa 5 oppure 3” (p. 85). Il senso comune, il buon senso costituiscono la grande eresia, non bisogna credere ai propri occhi, alle proprie orecchie, né all’evidenza, ma solo alla voce del “Partito” o del “Grande Fratello”: “Bisogna difendere tutto ciò che è ovvio, sciocco” (p. 86). Persino la predilezione per una certa solitudine, fare due passi da soli, è pericoloso, è segno di “vitimprop” (vita in proprio, in “archeolingua”), ossia di individualismo, eccentricità, senso della realtà (p. 87). Infatti la “neolingua”, che veicola il “bipensiero”, deve aiutare a negare “ogni realtà oggettiva”; l’incapacità di comprendere aiuta a vivere in tranquillità col Partito e la mancanza della più pallida idea di cosa sia l’ortodossia aiuta a mantenersi perfettamente ortodossi ossia acefali; la perdita del senso della realtà è propedeutica all’accettazione pacifica della enormità di quanto viene chiesto dal “Grande Fratello”, per non entrare in conflitto con la propria coscienza è necessaria l’incapacità di comprendonio: guai a porsi domande, a chiedere spiegazioni! (p. 163). Alla fine Winston è scoperto dalla “psicopolizia”: egli è “l’ultimo uomo” (p. 277) che ha cercato di ragionare e volere liberamente e razionalmente, quindi va liquidato. “Tu sei fuori dalla storia, non esisti” gli dice il capo della “psicopolizia”, che, dopo averlo “psicotorturato”, lo annienta “vaporizzandolo” affinché di lui non resti nessuna traccia, nessun ricordo, nessuna memoria. La “psicopolizia” non vuole far martiri, vuole annichilare l’uomo libero.

La fine del romanzo è disperata e sconsolante: Winston viene non solo liquidato fisicamente con un colpo alla nuca, ma prima c’è la liquidazione psicologica. Non ci si accontenta del corpo , si vuole il pensiero e - diabolicamente - anche l’anima del “reo”. La confessione estorta dalla “psicopolizia” mira proprio alla confessione totale: “non soltanto io sono colpevole, ma sono disgustoso e merito un castigo esemplare!”. Infatti le ultime parole del romanzo sono: “ora [Winston] ama il Grande Fratello. Fine” (p. 305).

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b) NEWMAN E IL LIBERALISMO

La trappola mortale per il cattolicesimo

Il 12 maggio del 1879 don John Henry Newman, dell’Oratorio di San Filippo Neri, fu informato che Leone XIII lo aveva eletto cardinale. Il 13 don Newman si recò in Vaticano per ricevere dal Papa la porpora cardinalizia. Newman rispose con un discorso detto del “biglietto”, poiché annotato su un piccolo foglietto a mo’ di scaletta. Il testo integrale del discorso venne trasmesso al The Times di Londra e il 14 maggio anche L’Osservatore Romano lo pubblicò integralmente, esso è stato ripreso e ripubblicato da L’Osservatore Romano del 9 aprile 2010. Il neo cardinale disse che la sua vita apostolica era tutta tesa a lottare contro “una grande sciagura” e una “trappola mortale: lo spirito del liberalismo nella religione”. In breve il cattolicesimo liberale condannato già da Gregorio XVI nella Mirari vos del 1832, da Pio IX nel Sillabo e nella Quanta cura del 1864 e poi da Leone XIII nella Immortale Dei del 1885 e nella Libertas praestantissimum del 1888, era considerato anche da Newman (1879) il pericolo principale per il cattolicesimo, poiché «il liberalismo cattolico è la dottrina secondo la quale non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un ‘credo’ vale quanto un altro, e ciò è contro al riconoscimento di una religione come unica vera. Esso insegna che tutte devono essere tollerate per principio e non de facto, perché si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale». Newman anticipa la condanna del modernismo come esperienza o sentimento religioso, fatta circa trenta anni dopo nel 1907 da san Pio X (Pascendi). Da questi errori: il sentimentalismo, la tolleranza, l’opinionismo. e dal principio fondamentale del liberalismo, che fa della libertà soggettiva un Assoluto e che conduce inevitabilmente all’ateismo, mettendo la libertà dell’uomo al posto del Dio trascendente, secondo Newman, sarebbe potuta scaturire la “grande apostasia”. Il liberalismo, infine, secondo Newman, si presenta sotto le apparenze di umanitarismo filantropico e inganna facilmente gli ingenui con il richiamarsi ai princìpi di giustizia, tolleranza, onestà naturale. In realtà esso cerca di mettere da parte e, se possibile, di cancellare totalmente il cristianesimo. Non vi è stato mai piano così abilmente congegnato dall’inimicus homo e con maggiori possibilità di riuscita. È lo stesso pensiero che ha espresso Benson nel suo Il padrone del mondo. Tuttavia se il futuro prossimo della Chiesa e del mondo suscitavano nel cardinale pensieri tristi e preoccupati, mai gli è venuta meno la fiducia nel futuro remoto, in cui Cristo trionferà del male e dell’apostasia generale. La Chiesa uscirà, secondo Newman, salva da questa “calamità orrenda” del liberalismo. Newman distingue bene la massoneria latina o francese da quella anglo-americana, le quali sono essenzialmente una sola cosa con diversità del tutto accidentali e contingenti, come sono distinti per intensità di malizia e non sostanzialmente il liberalismo illuminista francese (la ragione senza la fede e la natura senza la grazia) e quello sensista inglese (individualismo che riduce la ragione a sensibilità e la religione a sentimento, senza negare quest’ultima radicalmente come l’illuminismo francese). Perciò anche il liberalismo e la massoneria anglo-americani agiscono, in maniera più soffice e suadente, sul piano della tolleranza per principio, dell’agnosticismo e della separazione tra religione e politica, Chiesa e Stato. Tale filosofia liberal-immanentistica non può non provocare uno scontro, anche se non cruento come quello della rivoluzione francese, con il cattolicesimo romano. Purtroppo, lamentava già nel 1879 il card. Newman, il liberalismo - pur se conservatore o inglese - è penetrato anche in ambiente cattolico e potrebbe inquinarlo sino a renderlo intriso di scetticismo teoretico e di indifferentismo etico. Tutto ciò si è realizzato a partire dal secondo dopo-guerra e specialmente, in maniera parossistica, nel 1963-65 col Vaticano II e nel 1968 con la rivoluzione culturale, vere strade maestre verso il regno dell’Anticristo finale quale è stato descritto da Benson[1].

Conclusione

Partendo dall’analisi fatta nel 2010 da Ida Magli sul pericolo che rappresenta per il cattolicesimo una Europa o un super-Stato tendente al mondialismo, siamo passati attraverso la descrizione del mondialismo umanitario e liberale fatta da Benson (1907) e dal card. Newman (1879) e di quello totalitario comunista fatta da Orwell (1948), che conducono al Regno dell’Anticristo. Ora la situazione del 2010, che - mentre scrivo - sta finendo con un’Europa unita e mondialista in grave crisi economico-finanziaria e una tensione molto acuta in estremo oriente (Corea del nord contro Corea del sud, supportate dalla Urss-Cina la prima e dagli Usa-Eu la seconda), ci fa domandare se le descrizioni romanzate di Benson-Orwell e le analisi sociologiche fatte dalla Magli non siano oramai prossime all’avverarsi completamente. La crisi che attanaglia la civiltà greco-romana e l’ambiente cattolico, i passi avanti fatti dal “Nuovo Ordine Mondiale” a partire dall’11 settembre 2001 sembrano veramente anticristici. Se si considera poi il conflitto latente il medio oriente tra Libano, Palestina, Iran ed Israele, il quadro diventa ancora più fosco. Tuttavia la speranza non deve abbandonarci. Alla nostra invocazione “Veni Domine Jesu!” Egli risponde, col detto e col fatto, “Ecce venio cito!”. Ci affacciamo al 2011 con trepidazione e assieme con una enorme fiducia: “Ego vici mundum!”.

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

28 dicembre 2010

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[1] Su questo stesso sito si può leggere l’articolo su “L’anticristo secondo i Padri della Chiesa”, in cui il tema dell’Anticristo è affrontato in maniera teologico-esegetica tradizionale.

 

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