Questo testo in WORD

Questo testo in PDF

 

 

MATTIOLI e AMERIO ?

d. CURZIO NITOGLIA

5 marzo 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/mattioli_e_amerio.htm

Introduzione

In un articolo apparso sul «Corriere della Sera» del 15 febbraio 2011, a cura di Sandro Gerbi[1], intitolato Quel sogno divinatorio di Raffaele Mattioli. In una telefonata emerge una qualità poco nota del Presidente della Comit, viene narrato un episodio intercorso agli inizi del 1973 tra Gianluigi Gabetti (ex Presidente della Finanziaria della FIAT) e Mattioli, il quale chiama a casa sua Gabetti, nel febbraio del 1973 e, davanti a Sandro Gerbi, che era andato a fargli visita, gli chiede: «Stanotte ho fatto un sogno. In prossimità della tua villa osservavo ai bordi della strada dei grossi mucchi di ghiaia. Allora mi sono domandato: Che ci stanno a fare?. Gabetti: In effetti, dottor Mattioli, il vialetto di accesso era piuttosto malandato, così ho deciso di sistemarlo, sostituendo il vecchio pietrisco; e i lavori sono cominciati proprio in questi giorni!. Mattioli: Grazie avevo proprio bisogno di sapere se le mie capacità stregonesche erano rimaste intatte». Mattioli morì cinque mesi dopo tale episodio (esattamente il 27 luglio del 1973), che è stato narrato anche dallo stesso ing. Gianluigi Gabetti (Corriere della Sera, 25 novembre 2007).

Tale episodio mi fa tornare alla mente un articolo che scrissi circa 10 anni fa su Mattioli/Cuccia (si può consultare su questo sito) e che mi sembra utile riproporre sulla figura del banchiere-mecenate in maniera assai rissuntiva e aggiornata. Infatti proprio nel 2010 il libro di Romano Amerio Iota unum, che fu stampato nel 1985 dalla Casa Editrice Ricciardi di Raffaele Mattioli (Napoli-Milano) passata a suo figlio Maurizio nel 1973[2], è stato ripubblicato dalla Lindau di Torino e da Fede & Cultura di Verona. Ora è ottima cosa che Iota unum sia ripubblicato, ma non mi trovo daccordo con chi vanta unaffinità spirituale tra Amerio e Mattioli (voglio sperare che non sia mai esistita) e non un semplice contratto o collaborazione tra scrittore ed editore. È del tutto lecito pubblicare con una Casa Editrice di prestigio anche se non se ne condividono le idee, ma non è affatto decoroso avere gli stessi sentimenti del Proprietario di essa, quando esso risulti essere in odore di eresia e di esoterismo come lo era Mattioli.

Chi era Mattioli?

Il famoso giornalista dellAvvenire e saggista politico-economico milanese Giorgio Galli scrive: «In un incontro allHotel Pierre di New York, nellestate 1976, Sindona mi disse: “Mattioli ha creato Mediobanca per togliersi dai piedi Cuccia che è persona pericolosa. Lavora per portare la finanza italiana sotto il dominio della Grande loggia. Innanzi alla commissione parlamentare dinchiesta sulla loggia massonica P2, Clara Calvi ha dichiarato: Quando gli [al marito Roberto, n.d.a.] domandavo perché Cuccia e Sindona, pur essendo massoni, non andavano daccordo, mi rispondeva: Appartengono a due logge diverse» (1).

Raffaele Mattioli, amministratore delegato della Comit, assunse Enrico Cuccia, col rango di dirigente, a Milano, nellufficio della Comit in piazza Scala, dove gravitavano Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Cesare Merzagora, Adolfo Tino, vale a dire una buona fetta della futura classe dirigente liberale.

Sempre Giorgio Galli, riguardo alla morte di Mattioli, scrive: «personalmente ritengo che don Raffaele abbia voluto, financo nei pressi del suo capolinea terreno, esaltare la sua vocazione di eretico: uscendo dalla scena come protagonista di unavventura umana assolutamente unica»[3]. Infatti Mattioli volle essere sepolto nel sarcofago svuotato molti secoli fa, per decreto dellInquisizione, poiché in esso giacevano i resti di una eresiarca, Guglielmina la boema, morta nel XII secolo.

Mattioli e Guglielmina la boema

Guglielmina nacque nel 1210 da Costanza dUngheria e dal re di Boemia Premislao I. Tra il 1260-70 arrivò a Milano ove morì nel 1281. Guglielmina si considerava Dio. «Lo Spirito Santo era presente ed incarnato in lei» (2). Tale dottrina ereticale, creduta in segreto da Guglielma, fu insegnata da Andrea Saramita, un gioachimita millenarista. Essa può essere riassunta così:

a) Guglielma è Dio Spirito Santo incarnato;

b) essa è venuta a portare la salvezza a coloro che sono fuori della Chiesa, specialmente agli Ebrei, (oltre che ai musulmani), indipendentemente dalla Mediazione di Cristo.

Se la prima tesi può essere attribuita, in senso stretto, solo al Saramita (mentre Guglielma non la professava pubblicamente, ma la lasciava circolare); la seconda (salvezza dei non cristiani, specialmente dei non ebrei) è attribuita direttamente a Guglielma. Dopo la morte di Guglielma (incarnazione femminile dello Spirito Santo, che avrebbe dovuto risuscitare, come Gesù), i guglielmiti furono guidati da due maestri:

1) Andrea Saramita:

il “teologo” gioachimita e millenarista.

2) Suor Maifreda (o Manfreda) da Pirovano: (delle suore Umiliate), imparentata ai Visconti.

Suor Maifreda «benedisse delle ostie che erano state deposte sul sepolcro di Guglielma, e le distribuì ai presenti» (3). Il culto della divinità di Guglielma era tenuto segreto e si svolgeva discretamente nell’Abbazia di Chiaravalle dei cistercensi milanesi, ove Guglielmina era stata sepolta e donde avrebbe dovuto risorgere. Suor Maifreda era il capo religioso dei guglielmiti (i credenti nella divinità di Guglielma). Maifreda insegnava magisterialmente e amministrava i sacramenti. Essa era il vicario di Guglielma, come Pietro (o il Papa) lo è di Cristo.

Papa Bonifacio VIII condannò il guglielmismo, sia dottrinalmente che moralmente (a causa delle orge sessuali che vi si praticavano). Nel 1300 (il 10 aprile) suor Manfreda celebrò messa «assistita da diaconi e suddiaconi, rivestì gli abiti sacerdotali» (4). Maifreda «prima del 1284 [data del primo processo inquisitoriale, nda] credeva che Guglielma fosse la terza persona della SS. Trinità, venuta in terra a liberare gli ebrei» (5). Naturalmente - secondo i guglielmiti - Guglielmina, essendo Dio, era superiore alla Madonna. Secondo alcune fonti storiche Guglielma conviveva “more uxorio” con Andrea Saramita; essi vivevano in una sinagoga sotterranea (6), ove si abbandonavano a disordini sessuali con i loro seguaci, secondo l’aspirazione dei fratelli del Libero Spirito (7). Altri autori non ritengono storicamente fondata questa notizia. Comunque è certo che Guglielma, Spirito Santo incarnato, ha scelto come sua “papessa” Maifreda e che «il Papato, con la curia romana, devono cedere la loro autorità a Maifreda, la quale deve battezzare gli ebrei e tutti gli altri che sono fuori dalla Chiesa» (8). Inoltre «attraverso Guglielma dovevano venire alla fede e alla salvezza ebrei e musulmani» (9). Infatti «il Sacrificio di Cristo non è bastato; una parte dell’umanità è rimasta simbolicamente “incarcerata”. Ebrei e musulmani sono il simbolo di tutto quello che rimane sulla terra di “non libero” (10). Qualche storico vede un legame tra il Saramita, i francescani millenaristi e il movimento del “Libero Spirito”. Questa squallida vicenda si concluse nel 1300, quando l’inquisitore Guido da Cocconato, «successore di S. Pietro Martire», aprì un processo contro i guglielmiti e mandò al rogo il Saramita e Maifreda assieme al cadavere dissotterrato di Guglielmina.

Quel che colpisce è che Raffaele Mattioli abbia scelto come sua tomba il sepolcro che aveva occupato per nove anni circa Guglielmina. Giorgio Galli scrive: «Lultima volta che ho stretto la mano ad Enrico Cuccia è stato il 27 luglio 1995, nellabituale scenario dallAbbazia cistercense di Chiaravalle, per il ricordo di Raffaele Mattioli. È arrivato puntuale come al solito a testimoniare una dimensione umana, che il cinismo professionale non ha intaccato. Era in splendida forma fisica, e dimostrava almeno ventanni in meno. Glielho detto, e mi ha sorriso: “Sì, la forma cè. Come potrei, altrimenti, continuare?”» (11).

Le qualità «stregonesche» che Mattioli stesso riconosceva di possedere combaciano perfettamente con laffinità elettiva del medesimo verso Guglielmina. Ora, se è lecito distinguere la Casa Editrice Ricciardi da Mattioli, non è corretto tessere le lodi del banchiere in persona. Anzi, tesserne le lodi e presentarlo amico di Amerio (come fa, penso ingenuamente, qualche cultore del filosofo luganese) significa screditare Amerio stesso.

Lindau, Fede & Cultura ed esoterismo

Appena due anni fa con la editrice Lindau di Torino, che ha ripubblicato nel giugno 2009 Iota unum, si è ripresentato un problema analogo a quello della Ricciardi nel 1985. Ora, fermo restando il principio della distinzione tra Editore e Autore, che sono due enti realmente diversi, onde non si può lecitamente attribuire allAutore il sentire dellEditore, è sempre utile sapere e tenere a mente, senza fare indebite illazioni, che il Direttore della LindauEzio Quarantelli è anche Direttore responsabile di Confini. Temi e voci dal mondo della cremazione della Socrem o Società per la cremazione e della collana Letà dellAcquario filo New-Age della medesima Lindau.

Idem per Fede & Cultura di Verona, che dopo aver ripubblicato nel 2007 lottimo libro Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis di padre Tomas Tyn (Bologna, ESD, 1991), ha ripubblicato Iota unum di Amerio nellaprile del 2009 ed infine nel 2011 ha dato alle stampe linterassantissimo libro di mons. Brunero Gherardini Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia ela teologia, di cui tratterò in un articolo a parte . Il Direttore è Giovanni Zenone, che ha scritto nel 2005 (quando Fede & Cultura era ancora in gestazione) per la Cavinato Editore di Brescia Il chassidismo. Filosofia ebraica. In esso Zenone scrive: «Lalbero della cultura occidentale torna a trarre linfa da una delle sue radici più profonde e vitali: lEbraismo. […]. In questa miniera spicca per ricchezza e profondità di pensiero Martin Buber» (p. 19). La religiosità o filosofia proposta da Zenone è lo chassidismo, ossia la cabala di massa e non più riservata a pochi iniziati (p. 23 e 30). Fondatore dello chassidismo fu il rabbi polacco Israel Baal Shem Tov [1698-1760] (pp. 45-54). Nella prefazione al libro di Zenone, Massimo Introvigne ci spiega che «alle origini remote del chassidismo» cui si abbevera Zenone cè Sabbatai Zevi [+ 1676] (p. 5), Jakob Frank [+ 1791] (p. 6), poi Shem Tov [+ 1760] e quindi Reb Dov Baer [+ 1772] (p. 9), per arrivare a Martin Buber [+ 1965] (p. 10), a Abraham Joshua Heschel [+ 1972] (p. 11), e alle varie sette chassidiche odierne dei Lubavitcher di Brooklin, degli Stamar di Anversa e dei Belzer in Israele (p. 13). È interessante notare come la cabala chassidica di massa sia il fondamento della psicanalisi freudiana. Jiri Langer (nato a Praga nel 1894 e morto a Tel Aviv il 1943), che è più chassidico dello stesso Buber, scrisse nel 1923 Die Erotik der Kabbala, ove sostenne e spiegò ancora più approfonditamente di Zenone-Introvigne che la «divinità indefinita» o En Sof si manifesta tramite le 10 Sefirot, di cui alcune sono maschili e altre femminili. La Sefirah Yesod o Eros, che costituisce il fondamento di tutta la natura, provoca lunione dellEn Sof con la sua amante o Shekhinah Malkhut. Lerotismo cabalistico chassidico pervade i mondi superiori (come per gli Dèi greci) e, riletto poi da Freud, anche il nostro mondo terrestre. La cabala ci è stata trasmessa prima da Eros e solo poi da Mosè. La sessualità secondo i cabalisti e gli psicanalisti non è rivolta solo al diverso o etero (maschio/femmina), come volevano Tzevi e Frank, ma anche alleguale o omo come voleva Shem Tov. Quindi Tov aggiunge lomosessualismo allerrore cabalistico classico. Lo chassidismo trasuda di cabala erotica e, nel caso di Tov, deviata o omosessuale[4]. Questi pensatori, di cui Zenone tratta lungo le 140 pagine del suo libro, sono in evidente contrasto con la Fede cattolica, la morale e la retta filosofia realistica. Ma ciò non toglie nulla alla ortodossia di padre Tyn e di Romano Amerio (o di mons. Gherardini, che è realmente distinto da Quarantelli e Lindau). Tuttavia è sempre meglio sapere con chi si ha a che fare. Molti Autori sono tanto profondi quanto ingenui e spesso i loro nomi sono poi tirati in ballo da persone poco corrette, che vedono «tutto il mondo in collusione» e cercano di denigrarli ingiustamente.

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

5 marzo 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/mattioli_e_amerio.htm  

 


Note (a):

1) G. Galli, Il Padrone dei Padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano, Garzanti, Milano, 1995, pag. 30, nota 11.

2) L. Muraro, Guglielma e Maifreda. Storia di uneresia femminista, La Tartaruga, Milano, 2a ed. 2003, pag. 31.

3) Ibid., pag. 53.

4) Ibid., pag. 69.

5) Ibid. pag. 88.

6) Ibid., pag.125.

7) La setta del “Libero Spirito”: l’eresia del Libero Spirito consiste in un falso misticismo che esagera la libertà sino a renderla assoluta, negando così ogni freno o limite all’uomo. Il fratello del Libero Spirito si riteneva così assolutamente perfetto «da essere incapace di peccato» (N. Cohn, I fanatici dell’Apocalisse, Comunità, Milano, 2000, pag. 182). Egli riteneva di avere il diritto di fare quanto era comunemente proibito. Le orge sessuali erano la pratica comune di tale setta (come di ogni setta). Per il Libero Spirito «tutti i membri del clero [erano] ingannatori di anime e strumenti del diavolo» (Ibid., pag.184). Ognuno di essi si considerava l’incarnazione dello Spirito Santo ed esercitava il ruolo di profeta della “Terza Alleanza” gioachimita. Oltre la lussuria, costoro si facevano notare per l’ostentazione di lusso ed eccessiva ricchezza (Ibid., pag. 191). «Le donne [cfr. Guglielma e Maifreda, nda] svolsero una parte di rilievo nel movimento del Libero Spirito» (Ibid., pag. 195), assai diffuso in Boemia. Il nucleo di tale eresia era più che una teoria, un’aspirazione: «l’appassionato desiderio di superare la condizione umana e diventare Dio» (Ibid., pag. 213). Anzi essi pretendevano di «aver superato Dio» (ibid., pag. 215). Tali deviazioni sono continuate sino ai nostri giorni, sotto forma di esoterismo o “metafisica tradizionale” (cfr. Guénon, Evola, Schuon).

8) L. Muraro, Guglielma e Maifreda, cit., pag.138.

9) Ibid., pag.154.

10) Ibid., pag. 156.

11) G. Galli, Il Padrone dei Padroni, cit., pag. 248.


Note (b):

[1]  Figlio di Antonello Gerbi, eminente studioso livornese di Machiavelli e Giordano Bruno, di cui pubblicò le opere per la ‘Casa Editrice Ricciardi’ di Raffaele Mattioli, compagno di studi al Tasso di Roma di Giovanni Malagodi, il futuro leader del PLI, allievo di Ernesto Buonaiuti, di Benedetto Croce e amico intimo di Raffaele Mattioli, che fu il suo vero maitre à penser. Sandro Gerbi è un famoso scrittore e giornalista; interessante il suo libro Raffaele Mattioli e il filosofo domato, Milano, Rizzoli, 2002.

[2]  La ‘Casa Editrice Ricciardi’ fu fondata nel 1907 da Riccardo Ricciardi di Napoli. Dal 1919 subì l’influsso filosofico-politico (idealista, storicistico e liberale) di Benedetto Croce sino al 1943, quando Riccardo Ricciardi in sintonia con Raffaele Mattioli a Milano lanciarono la “nuova Ricciardi”. Nel 1951 l’impronta di Mattioli prevalse su quella di Riccardo Ricciardi e si dettero alle stampe sette volumi sul Quattrocento italiano e quindici sul Cinquecento (Pico, Ficino, Bruno, Machiavelli, Campanella). Nel 1973 la ‘Ricciardi’ fu diretta dal figlio di Raffaele Mattioli, Maurizio, successivamente è stata gestita ed assorbita dalla Einaudi. Nel 1985 pubblicò il famoso libro di Romano Amerio Iota unum, ristampato nel 2009 da ‘Fede & Cultura’ di Verona e quasi contemporaneamente da ‘Lindau’ di Torino.

[3]  G. Galli, Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli, Milano, Rusconi, 1998, p. 22.

[4]  Cfr. J. Langer, Le nove porte. I segreti del Chassidismo, Milano, Adelphi, 1995; Id., Eros nella Cabbalà. Il mistero dell’amore: mistica e psicologia del profondo, Roma, La parola, 2007; M. Morselli , I passi del Messia. Per una teologia ebraica del cristianesimo, Milano-Genova, Marietti 1820, 2007. Attenzione! Secondo M. Morselli il mea culpa dei cristiani nei confronti dell’ebraismo è il preludio alla venuta del ‘messia’ e perciò il Sionismo è una categoria messianica e interreligiosa, quale ritorno a Sion non solo di Israele ma di tutta l’Umanità noachide (v. Elia Benamozegh e Aimé Pallière). Sempre secondo Morselli l’antigiudaismo teologico cattolico è il vero Katéchon o l’ostacolo alla venuta del ‘messia’ ebraico, ostacolo o “colui che lo trattiene” che, invece, per la teologia cattolica tradizionale è l’Anticristo. Solo quando il cristianesimo farà teshuvhà ossia mea culpa vi sarà riparazione o tiqqun e attraverso il modo diverso, cioè giudaizzante, di interpretare il cristianesimo verrà il ‘messia’ atteso da Israele. Tutto ciò si è realizzato a partire dalla fondazione dello Stato d’Isralele (1948), poi col Concilio Vaticano II (Nostra aetate, 1965) e col post-Concilio (da Giovanni Paolo II sino a Benedetto XVI), con l’ossessione dei mea culpa, che erano stati abbondantemente preordinati dal chassidismo di cui alcuni ‘utili idioti’ sono gli araldi.

Link a questa pagina: http://www.doncurzionitoglia.com/mattioli_e_amerio.htm