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BELLEZZA E SERIETÀ DEL MATRIMONIO

d. CURZIO NITOGLIA

27 giugno 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/matrimonio_bellezza_e_serieta.htm

 

Nel sentimentalismo si ricerca la “consolazione sensibile”, ossia il “piacere” e si può cadere facilmente nel disordine ascetico (apparizionismo) e morale. Questa è la conseguenza pratica dell’errore ascetico dell’Americanismo o teoretico del sentimentalismo (o esperienza religiosa) del Modernismo.

 

● Abbiamo già visto che l’Uomo è composto di anima e di corpo e che le sue facoltà superiori (intelletto e volontà) devono procedere assieme nel raggiungimento del suo Fine ultimo, educando, innalzando (pars contruens) e non soltanto mortificando (pars destruens) la sua sensibilità (passioni e istinti). La sola repressione o “mortificazione” negativa degli istinti, senza uno scopo positivo, finirebbe per ossessionare e tormentare la fantasia umana e per riaccendere e rafforzare le passioni disordinate. Quindi è necessaria, oltre la mortificazione dei sensi, anche la loro sublimazione o innalzamento vero un Fine superiore naturale e soprannaturale. Gli autori di ascetica e mistica[1] insegnano che nella “guerra dei sensi vincono i poltroni” (Don Bosco), ossia non bisogna lottare faccia a faccia contro le tentazioni sensuali, ma distogliere la fantasia, l’immaginazione e il pensiero da esse per volgerli positivamente su un altro oggetto, preferibilmente soprannaturale (“atto anagogico”, San Giovanni della Croce). Così pure quando “il sangue sale al cervello” per la collera è meglio tacere e rinviare ogni tentativo di spiegazione a quando è tornata la calma, altrimenti l’ira s’infiamma sempre di più e prende il sopravvento sulla ragione. Perciò La Mortificazione O “Repressione” Costituisce La Fase Iniziale E Negativa Dell’Educazione Umana, come il ‘timor servile’ di Dio è inizio della Sapienza che è il ‘timor filiale’ è amoroso. Come il timor servile non è cattivo in sé ma è imperfetto, così la mortificazione o “repressione” non è cattiva ma va ultimata e perfezionata dalla sublimazione dell’istinto. Non fare il male è conditio sine qua non per fare il bene, ma non è ancora agire positivamente bene in atto. “Evita il male e fa il bene. Questo è tutto l’uomo”, dice la S. Scrittura. Essa non si ferma alla pars destruens, ma ci invita anche a quella construens.

● Per Vivere Bene E Stabilmente Il Matrimonio (unione di un uomo e una donna sino a che morte non li separi, in vista della pro-creazione e dell’amore mutuo) è necessario che chi lo contrae (i due coniugi) sia maturo, ossia sia divenuto veramente in atto ciò che è in potenza: “essere umano, intelligente e libero”, che ha saputo - durante il corso della vita prematrimoniale - imparare ad acquisire un controllo sulla propria sensibilità, ossia sul proprio istinto concupiscibile ed irascibile. Già dall’adolescenza si deve insegnare ai giovani che l’istinto concupiscibile o sessuale è ordinato alla pro-creazione nel Matrimonio e che l’istinto irascibile o aggressività, è ordinato a difendere sé e il prossimo da un ingiusto aggressore (giustizia) e a sormontare gli ostacoli al raggiungimento del proprio Fine (felicità o beatitudine).

● La Retta Ragione e la Dottrina Cristiana hanno sempre insegnato che l’uomo è padrone di se stesso e responsabile dei suoi atti, che il peccato originale ha ferito ma non distrutto la natura umana e il libero arbitrio. Il Freudismo, che purtroppo oggi è prevalente anche in ambiente catto-progressista, insegna tutto il contrario, anzi spinge l’uomo a dipendere dai propri istinti, che non vanno educati e neppure innalzati o nobilitati, ma soddisfatti in maniera sfrenata e parossistica. Tale ideologia psico-analitica rovina l’uomo e quindi il Matrimonio, la famiglia e la Società che non trovano un terreno stabile su cui fondarsi e perdurare, ma un coacervo di istinti i quali prevalgono sulla ragione libera e rendono l’uomo simile ad una “pecora matta”. Se il Matrimonio oggi è in crisi lo si deve alla mancanza di stabilità dei soggetti che lo contraggono, i quali sono stati annichilati dalla cultura contemporanea predominante (freudismo e neo-modernismo), che “costruisce sulla sabbia e non sulla roccia”.

● Pertanto per affrontare e vivere sino alla fine il Matrimonio è indispensabile l’educazione naturale e soprannaturale del corpo e dell’anima umana (sensibilità, intelletto e volontà). Occorre che l’uomo sappia Ordinare, Incanalare e Trasporre verso il suo Fine le proprie energie o passioni. Questo lavoro di sottomissione delle potenze inferiori a quelle superiori, dello spostamento o Innalzamento Dell’Energia Dell’Inferiore Verso Il Superiore deve essere diretto dalla buona volontà e illuminato dalla sana ragione. Se l’uomo riesce a nobilitare le facoltà inferiori o sensibili verso il Fine ultimo, mediante la ragione e la volontà, giungerà ad essere padrone o non schiavo degli interessi verso gli oggetti sensibili (piaceri sensibili e aggressività). L’uomo, a differenza dell’animale, può indirizzare l’energia sensibile o inferiore verso un Fine naturalmente e soprannaturalmente superiore.

● Occorre sapere insegnare che L’Istinto Sessuale O Riproduttivo Nell’Uomo Si Trova Sempre Associato Al Bisogno Di Amore Razionale (volere il bene dell’altro, all’altro ed essere riamati dall’altro) E Di Donazione. Quindi è erroneo disgiungere il piacere dall’amore di benevolenza o di altruismo, sarebbe puro egoismo, naturalmente parlando, e peccato mortale da un punto di vista soprannaturale. Dio ha voluto unire il piacere sensibile agli atti ordinati al mantenimento dell’individuo (nutrizione) e della specie (riproduzione). Se il piacere è subordinato al fine (mantenersi in vita o pro-creare) allora è lecito, ma se lo si vuole per se stesso (ob solam voluptatem) come fine ultimo e non come mezzo, allora vi è il disordine e il peccato. L’uomo deve vivere il Matrimonio non solo fisicamente, ma anche e soprattutto nella sfera dell’anima e dello spirito” (che è l’anima in Grazia di Dio). Ossia i due sposi debbono fondare la loro unione non solo sull’attrazione fisica, ma anche sulle qualità intellettuali, morali e spirituali che li accomunano. Infatti se tra loro non v’è nulla in comune di duraturo (e solo l’anima e lo spirito durano in eterno), col passar del tempo e l’appassire del corpo, che per definizione è corruttibile, il legame verrà fatalmente meno e il Matrimonio crollerà.

Matrimonio e Unione Mistica. Chi vive nello stato religioso di castità perfetta deve trasporre l’amore umano al livello soprannaturale e vivere il Matrimonio con Dio (‘Unione trasformante’ o ‘terza via mistica’ dei ‘perfetti’, vedi San Tommaso D’Aquino, S. Th., II-II, q. 24, a. 9). Si tratta dell’amore di benevolenza o del bene dell’Altro e non del proprio (egoismo o concupiscenza), che comporta reciprocità e convivenza. Solo vivendo soprannaturalmente la vita della Grazia assieme a Dio, il religioso potrà essere fedele ai suoi voti, altrimenti la natura lo travolgerà e gli farà amare la creatura più del Creatore. Ora la definizione del peccato mortale è proprio questa: “Aversio a Deo et conversio ad creaturas” (San Tommaso).

I medici (radiologi e psichiatri) hanno recentemente studiato le attività del cervello sia nell’amore naturale che in quello spirituale ed hanno sperimentato che nell’amore naturale o sessuale è l’ipotalamo che agisce maggiormente, mentre nell’amore spirituale o durante la meditazione è il lobo frontale che lavora di più e in questo secondo stato il benessere psicologico e la salute psichica sono ben superiori al primo stato[2].

● I Limiti Dell’Amore Umano. Occorre essere realisti e sapere che ogni conoscenza e amore puramente umano è limitato, caduco, contingente e finito come l’uomo stesso. Perciò bisogna evitare l’illusione dell’amore ideale, assoluto, romantico, perfetto tra marito e moglie. La conseguenza è che non ci si deve meravigliare dei limiti del proprio coniuge e neppure dei propri. Infatti è impossibile realizzare umanamente la Felicità assoluta. Molti Matrimoni falliscono poiché fondati su questa illusione, che non tiene conto della finitezza della natura umana. Solo Dio visto faccia a faccia in Paradiso può darci questa felicità perfetta. Anche la Fede è vissuta soprannaturalmente quanto alla sostanza, ma quanto al modo nel chiaro oscuro (Fides est de non visis) e presenta, così, il “rovescio della medaglia”, ossia la paura delle difficoltà da affrontare e delle rinunce da compiere per vivere coerentemente la Fede informata dalla Carità. Onde il religioso deve saper accettare i limiti della sua vita spirituale su questa terra e anche le deficienze delle persone (fedeli e confratelli) che lo circondano e soprattutto le sue, per vivere soprattutto in ordine a Dio, che sarà pienamente raggiunto solo con la morte, la quale è l’inizio della vera vita. Non si deve mai attendere la felicità piena su questa terra, ma solo nell’al di là. Se il consacrato s’illude su se stesso, sui confratelli, sui fedeli, pensando che gli possano dare la pace dell’animo e felicità perfetta, va incontro alla rovina della sua vocazione, come pure se s’illude di poter avere un’unione perfetta e stabile con Dio su questa terra, la quale s’intravede alla fine della vita spirituale (terza via dei perfetti o mistica), che è un avangusto della Visione Beatifica del Paradiso, la quale soltanto ci dà la Felicità o Beatitudine perfetta ed eterna. È inutile e dannoso immaginare l’anima gemella, il principe azzurro, il confratello o il fedele ideale su questa terra, non si vive assieme a una “Idea”, ma a una persona concreta in carne e ossa con tutti i suoi limiti e pregi. Essa la incontriamo nello stato in cui Dio ci fa vivere, il marito nella moglie e viceversa, con tutti i suoi difetti, e il religioso nei confratelli e fedeli, che Dio gli fa avvicinare e viceversa (anche i fedeli debbono sopportare il sacerdote).

Bisogna Vivere Positivamente Le limitazioni Nel Matrimonio. Se si riesce a far tesoro dei propri limiti e degli altrui - grazie alla virtù di umiltà, che coincide con la verità e la realtà creaturale - finita dell’essere umano - allora le sofferenze, i disagi, le imperfezioni della convivenza di due persone limitate, che col passar del tempo diventa difficile, aiutano i coniugi a perfezionarsi e a santificarsi. Infatti li rendono più maturi e consapevoli della finitudine della natura umana. Per vivere stabilmente assieme all’altro occorre capirlo e farsi capire da lui e quindi penetrare più a fondo (intus-legere) se stessi e il prossimo. Se l’uomo resta solo con se stesso prende più difficilmente coscienza dei propri difetti e sopporta più difficilmente quelli degli altri e gli imprevisti della vita (è il pericolo degli “scapoloni”, delle “zitellone” e dei “religiosoni”). È il rischio della duritia cordis, che corrono i religiosi o i “signorini”, i quali vedono nella vita ritirata solo un rifugio dalle sofferenze di questa vita e di questo mondo. Invece la vita religiosa o celibataria serve a darsi totalmente a Dio e al prossimo per amor di Dio e quindi rende più altruisti e compassionevoli verso le miserie proprie e altrui. Per una vita vera occorre sacrificio, comprensione, perdono, aiuto reciproco e altruismo.

Unione Delle Volontà e Non Sentimentalismo. Nel Matrimonio come nella vita religiosa, bisogna che il sentimento sia subordinato alla volontà e alla ragione e non abbia il primato, come vorrebbero i modernisti che fanno del sentimentalismo e dell’esperienza la parte principale della vita umana e spirituale. Si può dire che il modernismo è, come la Rivoluzione francese, “satanico nella sua essenza”, rivoltato e rivoltoso. Perciò il vero amore tra marito e moglie è un atto della volontà più ancora che del sentimento, il quale non deve essere distrutto, ma subordinato alla parte superiore dell’anima spirituale. Nel sentimento si ricerca la “consolazione sensibile” ossia il “piacere” e si può cadere facilmente nel disordine morale. Questa è la conseguenza pratica dell’errore teoretico del sentimentalismo. Bisogna amare l’altro in Dio, uscendo da se stessi, “trascendendosi” con l’aiuto della Grazia divina. Uscire da sé senza annichilarsi, senza esaurirsi, bisogna acquistare perfezione spirituale donando amore a Dio e al prossimo. Seneca diceva: “Io ho quel che ho donato”. San Bernardo di Chiaravalle raccomanda: “Esto conca, non canal, sii un serbatoio non un semplice canale”. Infatti il serbatoio si riempie di acqua e quella che sopravanza la dà al canale, mentre l’acquedotto o canale trasmette l’acqua ricevuta dal serbatoio al suo termine e non mantiene per sé nulla, invece il serbatoio è sempre pieno. Così deve essere nella vita matrimoniale e spirituale, dare senza perdere tutto. In questa ottica se i coniugi hanno delle divergenze, anche profonde, di carattere possono sormontarle “trascendendosi” ossia uscendo da sé, dal proprio comodo o punto di vista per tendere a Dio amando l’altra parte propter Deum. Tutto ciò presuppone spirito di sacrificio e di abnegazione, senza il quale la vita è sterile poiché egocentrica ed egoistica, ossia il contrario della definizione di vita, che come diceva Aristotele est in motu, seu movere seipsum, ossia la vita consiste nel movimento di crescita e di arricchimento e non nell’esaurimento o nella limitazione egoistica. Fondare tutto sull’Io, che è caduco e perituro, significa costruire sul nulla. Ma ex nihilo, nihil fit. Ergo ipsum fieri est impossibile.

È Meglio Un Matrimonio Burrascoso Che Una Separazione Dolorosa E Definitiva. I medici hanno dimostrato, con statistiche alla mano, che i figli di divorziati soffrono di più e presentano danni psicologici maggiori dei figli di una coppia stabile ma in “lotta continua”[3]. Infatti dopo il divorzio non c’è più speranza di ricominciare, di perdonare, di capirsi per amore reciproco e dei figli, mentre una coppia litigiosa può far tesoro delle diversità e apprendere l’arte di imparare dall’altro, con la capacità di sopportazione, di sacrificio, di rinuncia, di perdono e la voglia di ricominciare, che sono le stesse virtù le quali si trovano alla base della vita spirituale dei laici e dei religiosi. San Stanislao Koska diceva: vita communis, mea maxima penitentia! Ora senza penitenza c’è la rovina spirituale. “Se non farete penitenza perirete tutti alla stessa maniera” ci ha insegnato il Vangelo. Quindi analogamente senza sacrificio c’è anche la rovina del Matrimonio.

Non Si Deve Fissare Sul Coniuge La Tendenza Umana Verso L’Assoluto. Ogni uomo anela a Dio e “il nostro cuore è inquieto sino a che non riposa in Lui” (S. Agostino). Se ci si illude di trovare riposo in un essere umano si fallisce e il Matrimonio o la vita di comunità viene meno. Il cuore diventa inquieto e cerca un “paradiso” artificiale o in relazioni extra-matrimoniali o nell’alcool o peggio nella droga. È lo stesso rischio che si corre spiritualmente nell’apparizionismo o ricerca smodata di apparizioni e rivelazioni private, che potrebbero essere soprannaturali o meno, in quanto si cerca di avere un “dio” tangibile, che si sente, si vede, si ascolta, senza bisogno della Rivelazione pubblica (S. Scrittura e Tradizione apostolica) presentata e interpretata dalla Gerarchia ecclesiastica, che sola è garanzia di Verità divina.

La Distinzione Dei Sessi. “Maschio e femmina Dio li creò”, recita la S. Scrittura. Purtroppo l’ideologia femminista, che ha tolto alla donna ogni caratteristica femminile, materna e sponsale ha prevalso e ha disgregato le famiglie. Infatti senza distinzione di sesso, divisione di compiti, il Matrimonio, la famiglia sono un caos: la moglie fa il marito, il marito fa la moglie e i figli diventano sbandati. Già Mao Tse Tung aveva detto: “Rendi l’uomo una mezza donna, la donna un mezzo uomo e così governerai facilmente su mezze cose”. Da ciò si vede anche L’Importanza Della Forma Cristiana Dei Governi. Infatti un Governo che si fonda sulla Morale naturale, non vìola la Rivelazione e i primi princìpi per sé noti della retta ragione, renderà più facile vivere virtuosamente nella Società, nella famiglia e singolarmente. L’uomo è “animale socievole per natura” (Aristotele), non può non vivere in Societas o Polis. Se la Polis o Societas nella quale vive lo aiuta ad agire virtuosamente tutto sarà più facile per lui, la famiglia e lo Stato stesso. Ma se la Polis lo ostacola nella vita virtuosa allora tutto si complica. È per questo che Pio XII ha detto: “Anche dalla forma data agli Stati dipende in gran parte la salvezza della anime”. Quindi occorre evitare i due errori opposti per difetto (laicismo) e per eccesso (esagerato spiritualismo o clericalismo angelistico). Infatti il primo - separando lo Stato dalla Religione - porta il caos nelle famiglie e negli individui, che sono separati indirettamente anche da Dio. Il secondo fa dell’uomo non “un animale naturalmente” socievole, che vive in Societas, Polis e Stato e che, quindi, non può non fare politica, vita comune o “virtù di prudenza applicata al vivere in Società” (San Tommaso D’Aquino). Ma vorrebbe renderlo – per un esagerato e insano spiritualismo o angelismo – un animale disincarnato “naturalmente conventuale” (contraddictio in terminis), invece la vita religiosa dipende da una chiamata divina e soprannaturale e non è iscritta nella natura umana, la natura non esige la Grazia. La “vocazionite acuta o cronica” è una deformazione dell’intelletto clericalista, che vorrebbe rendere il mondo un seminario. Ma la vocazione è un Consiglio divino e non un Precetto. Per costoro è sempre valido il motto di Pascal: “chi vuol far l’angelo finisce per fare la bestia”. Occorre “distinguere per unire”, e non per contrapporre, sia il ruolo del marito che quello della moglie, per unirli armonicamente nel Matrimonio, ognuno al suo posto; sia il ruolo del sacerdote e del laico, il quale non è un chierichetto del primo, ma deve portare Gesù nella sua famiglia, nel suo ambiente di lavoro e nella Società. Questa è la Regalità sociale - ossia politica - di Cristo (cfr. Pio XI, Quas primas, 1925). San Pio X ha detto: “Noi non possiamo non fare politica”, il suo motto era: “Instaurare e restaurare tutto [anche la Polis] in Cristo”. Pio XI ha detto che “il trono confina con l’altare”. La sana dottrina e la retta ragione insegnano che come “la Grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona”, così la Religione non distrugge la Polis o Societas, ma la perfeziona. Il laicismo vorrebbe separare ed estinguere la Grazia e la Religione (pan-statismo), lo spiritualismo esagerato o angelismo clericalista vorrebbe distruggere la natura e la Società (pan-vocazionismo/conventualista) per rendere il mondo una immensa “frateria”. Se la moglie sta sempre fuori casa e non si occupa amorevolmente dei figli e del marito, si va verso il divorzio, se invece sta troppo prepotentemente dentro e tirannicamente sopra la casa si ha il dispotismo “mammista”, che rovina soprattutto i figli e allontana il marito da casa. Così se il sacerdote si allontana troppo dal santuario va verso il divorzio con Dio, mentre se vuol rendere il mondo un convento e dominare tirannicamente i fedeli allora o rovina coloro che lo seguono come automi, chiamandoli lui e non Dio, oppure li allontana dalla Religione, disgustandoli col suo modo di fare eccessivamente angelista[4].

● “Senza di Me non potete fare nulla” ci ha detto Gesù nel Vangelo. Ciò vale nella vita del singolo, in quella matrimoniale e in quella religiosa. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, dice il proverbio. Ora noi abbiamo detto tante belle cose sul Matrimonio (col coniuge e con Dio), ma ci resta da metterle in pratica. Che Dio ci conceda la forza di portare a termine ciò che abbiamo iniziato. Nos cum prole pia, benedicat Virgo Maria!

 

d. CURZIO NITOGLIA

27 giugno 2011

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[1] Cfr. Adolfo Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma-Bruxelles, Desclée, 1928.

[2] Cfr. Andrew Newberg – Eugene d’Aquini, Dio nel cervello, Milano, Mondatori, 2002, pp. 104, 112-113, 127-128.

[3] Cfr. Jurg Willi, Che cosa tiene insieme le coppie, Milano, Mondadori, 1992, pp. 7-11.

[4] Cfr. Battista Mondin, L’uomo: chi è? Elementi di antropologia filosofica, Milano, Massimo, 1982; Mario Pangallo, Il Creatore del mondo: breve trattato di teologia filosofica, Roma, Leonardo da Vinci, 2004; Vincenzo Benetollo, Morale e felicità: i fondamenti dell’etica, Bologna, ESD, 1996; Franco Amerio, La Dottrina della Fede: dogma, morale, spiritualità, Milano, Ares, 1982; Carlo Dragone, Spiegazione del Catechismo di San Pio X, Alba, Paoline, 1956, ristampa anastatica, Verrua Savoia (TO), CLS, 2008; Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma, Paoline, 1960, ristampa anastatica.