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JULIUS  EVOLA

 

 

DON CURZIO NITOGLIA

 


Introduzione

È uscito uno studio interessante sul pensiero di Julius Evola, a cura di Marco Fraquelli (1). L’Autore condensa in trecento pagine, fitte di note e indicazioni bibliografiche, la filosofia evoliana.

Cercherò di coglierne i punti, a mio avviso, più importanti e di porgerli al lettore, integrandoli con altre letture.

Il superidealismo

Evola è descritto comunemente come il maestro della “dignità sovrannaturale dell’uomo”; essa è fondata non sul dono libero e gratuito di Dio all’uomo, ma sull’“INDIVIDUO ASSOLUTO” o sulla concezione filosofica che è denominata “Idealismo magico”. Evola infatti pur definendosi “uomo tradizionale” si è mosso su posizioni idealiste (figlie dell’Immanentismo moderno), anzi egli si proponeva di portare l’Idealismo classico fino alle ultime e più radicali conclusioni pratiche, mediante la magia e l’esoterismo delle pseudo-religioni orientali “L’Io magico... reale, DIVENENDO DIO, compie [con Evola, n.d.a.] quel passo che nell’Idealismo classico non compie” (2).

Come si vedrà in seguito, questo principio filosofico influenzerà e dirigerà tutte le opzioni spirituali e politiche di Evola; pertanto non è lecito scindere l’Evola politico da quello magico per poter prendere l’uno e lasciar cadere l’altro.

Evola vuole REALIZZARE l’Idealismo (3); vale a dire là ove Hegel, Fichte, Shelling, si limitavano a discettare e a speculare sull’Io che pone e crea l’oggetto extra-mentale, Evola vuole fare in modo che l’Io crei VERAMENTE la realtà, ricorrendo, naturalmente, all’“Ars Regia” e alla magia come pietra filosofale e alchemica per la quale l’uomo vorrebbe farsi “dio” e creare il mondo. L’esoterismo rappresenta perciò il coronamento e l’inveramento del principio filosofico “super-idealista” di Julius Evola e la scelta immanentista e “moderna” di Evola è presente come filo conduttore in tutta l’opera del “filosofo proibito” (4). Tutta la sua opera sarà incentrata sulla realizzazione dell’Io assoluto, padrone dell’universo! «Evola... grazie soprattutto all’apporto delle dottrine esoteriche e sapienziali, può procedere al superamento dell’umano, non solo in senso gnoseologico bensì in senso PRATICO» (5). «...Del resto, Evola stesso ha più volte ribadito l’impossibilità di giungere alla definizione dell’Individuo Assoluto attraverso l’uso delle sole categorie del pensiero speculativo di tipo occidentale» (6).

Noi sappiamo che esiste una sola vera Tradizione, che Dio consegnò oralmente ad Adamo (7), che ci è pervenuta tramite i Patriarchi e i Profeti, che Gesù ha completata e resa universale, e che ha consegnata ai suoi Apostoli affinchè, tramite il Magistero della Chiesa, arrivasse di giorno in giorno, fino alla fine del mondo, ad ogni uomo. Questa TRADIZIONE VERACE afferma, in sintonia col buon senso e col realismo, che vi è un Dio trascendente il quale ha voluto liberamente creare il mondo, che è finito, contingente e dipendente da Lui e che l’uomo possiede un intelletto il quale per cogliere la verità deve conformarsi alla realtà oggettiva, e che la realtà non dipende da lui, bensì da Dio.

A tale TRADIZIONE VERACE si è contrapposta una TRADIZIONE PARASSITARIA, ADULTERATA che è chiamata comunemente GNOSI la quale è originata dalla CABALA RABBINICO-GIUDAICA (8) ispirata in ultima analisi da Lucifero; egli fu il primo a gridare ‘NON SERVIAM’ e a voler essere il fine ultimo di se stesso, senza doversi confrontare e sottomettere ad un Dio trascendente. La Rivelazione autentica ci insegna che tale pretesa “idealista-magica” di Lucifero, sfociò nella sua dannazione eterna e che, da allora, Lucifero non cessa di tentare l’uomo affinchè lo imiti nel suo sciagurato proposito. Nell’Eden Lucifero suggerì ad Eva di mangiare il frutto proibito per diventare come Dio (“Eritis sicut Dii”) (9).

Il dadaismo

Evola è stato anche un artista oltre che un filosofo, e la sua attività artistica coincide con l’incontro di Tristan Tzara e il movimento dadaista. Tzara era un ebreo romeno e il suo movimento può essere definito come una sorta di “forma limite della degenerazione artistica ebraica” (10) basata sull’esaltazione dell’Io e della volontà di potenza e di assoluta libertà, che sfocia in libertinaggio. Infatti, come ammette lo stesso Evola, “i dadaisti proclamavano... l’identità dell’ordine e del disordine, dell’Io e del non-Io” (11). Evola conobbe Tristan Tzara verso il 1918; in quel periodo - scrive il Fraquelli - Evola fa ampio ricorso a droghe ed allucinogeni.

Un altro autore a cui s’ispirò allora Julius Evola fu Otto Weininger (morto suicida), ebreo anche lui; “il sistema weiningeriano si incentra... sulla completa identità tra l’Io e l’uomo: entrambi si trovano a dover imporre se stessi di contro all’altro da sè” (12). E l’Io-uomo, nella sua necessità di porsi contro la realtà, deve liberarsi evidentemente dalla morale cristiana.

Un altro autore a cui si rifà Evola in tale periodo è Nietzsche, che spingerà ancora di più Evola ad un’opposizione radicale contro il Cristianesimo. Inoltre occorre sapere che “oltre all’influenza nietzschiana... un ruolo assai importante avranno anche le dottrine orientali, che Evola studia proprio in quegli anni, che con la loro... rottura con la Logica... offriranno ampio materiale per l’attacco anti-razionalista alla... filosofia occidentale” (13).

La gnosi orientale oltre (e non contro) l’idealismo magico

«La svolta decisiva verso il mondo delle antiche tradizioni spirituali, delle dottrine... esoteriche e iniziatiche si compie in Evola... non come cesura bensì come naturale sviluppo del suo idealismo magico.

L’Individuo Assoluto ha preso coscienza che il mondo è una sua creazione (...). Evola si accosta dunque alla Tradizione sapienziale orientale... in ricerca... di tecniche... che consentano all’Individuo di realizzare la sua azione magica» (14).

Nel 1925 Evola pubblica “L’uomo come potenza”, saggio dedicato al Tantrismo. “In estrema sintesi, si può dire che i Tantra negano qualsiasi dualismo uomo-Dio; infatti il mondo e l’universo sono creazioni dell’uomo il quale s’identifica così col Principio assoluto e divino...” (15).

Verso il finire degli anni venti, Evola incontra Arturo Reghini, massone di rito scozzese, il quale «non solo avvicina Evola alla Tradizione romana... ma assume un ruolo fondamentale per la definitiva svolta tradizionale di Evola mettendo quest’ultimo in contatto con Renè Guènon, il “maestro senza pari” la cui opera dà... un vero e proprio centro... a tutto il sapere magico ed esoterico che Evola aveva raccolto sino a quel momento» (16).

Evola e Guènon

Di Guènon mi sono già occupato, per esteso, tuttavia occorre precisare qui che Evola non è una mera riduzione di Guènon, anzi tra i due esistono delle diversità abbastanza forti, pur nell’alveo del monismo (panteista in Guènon e immanentista in Evola). L’accordo comunque tra i due “grandi iniziati” è sostanziale e più forte delle divergenze che possono essere così riassunte:

a) Evola dà il primato all’azione, alla lotta, al guerriero. Guènon invece lo conferisce alla contemplazione, al ‘monaco’.

b) Evola asserisce che l’Occidente ha una sua propria Tradizione, che è quela romana. Guènon pensa che l’Oriente sia l’unico depositario della Tradizione.

c) Evola considera la “Chiesa cattolica come un simbolo di degenerazione di matrice semitica, che ha concorso alla soppressione della Tradizione imperiale e ghibellina medievale” (17). Guènon considera la Chiesa come l’unico polo ESSOTERICO (si badi bene) attorno al quale può risvegliarsi una Tradizione esoterica occidentale.

d) Evola è per il panguellinismo, ossia il primato del potere temporale su quello spirituale. Guènon riconosce il primato all’azione, monastico-pontificale (18).

Evola anticristiano e “anticristo”

La vera Tradizione per Evola è anticristiana, infatti il Cristianesimo “rappresenta la causa prima della degenerazione del mondo moderno, è la forza eversiva per eccellenza che ha scardinato qualsiasi principio tradizionale...” (19).

Secondo Evola il Cristianesimo è il principale responsabile della caduta dell’Impero Romano, inoltre esso è la Religione dei deboli, degli schiavi. Se per Guènon il Cristianesimo è un surrogato essoterico della Tradizione primordiale iniziatica ed esoterica, con Evola siamo agli antìpodi (e forse è proprio questo che lo rende meno pericoloso, non meno cattivo si badi bene, in quanto un errore, veicolato da una certa parte di verità e nascosto in essa, è più pericoloso ed ingannatore dell’errore evidente). Il Cristianesimo per il filosofo italiano è da riconnettersi alla componente profetica e messianica del semitismo, che sostituisce ogni carattere eroico della Tradizione nordica, con uno “slancio confuso ed agitato verso il soprannaturale”. Il Cristianesimo è inoltre una Rivelazione universale, cioè per tutti gli uomini, mentre la vera Tradizione è esoterica, ovvero riservata ai soli pochi iniziati. Il Cristianesimo con i suoi temi di implorazione, adorazione, peccato, indegnità, limite, si richiama alla spiritualità del Sud. Non a caso la Chiesa è Mater, e la Mediatrice di ogni grazia è la Madonna. In pratica il Cristianesimo realizza una svirilizzazione che è tipica delle società lunari e sacerdotali, è una sorta di “eresia bianca”...! Contro il Cristianesimo si erge l’ideale cavalleresco, ghibellino che ha il suo culmine in Federico II.

Un satanista italiano...

La Revue Internationale des Sociètès Secrètes, di Mons. Ernest Juin, scese in campo assieme alla rivista Fede e Ragione di Fiesole, contro il neo-paganesimo di Evola. La R.I.S.S. (20) critica pesantemente l’articolo che Evola scrisse su La Critica fascista di Bottai nel 1927: “Il Fascismo come volontà d’Impero e il Cristianesimo ”. La prestigiosa rivista francese, riprendendo i temi svolti dalla rivista fiesolana, asserisce che l’articolo evoliano “è soltanto una LUNGA BESTEMMIA” (21); esso proclama “la netta incompatibilità della visione imperialista della vita con qualsiasi forma di Cristianesimo”, reclama la restaurazione dello Stato come realtà assoluta, intollerante verso una Chiesa che voglia elevarsi al suo fianco; al contrario lo Stato deve ergersi come unica e vera Chiesa ed anche come unica e vera Religione. Secondo la R.I.S.S. Evola, partendo da una specie di sincretismo “giudeiforme”, va ancora oltre nel suo odio verso la Chiesa. Evola è un mago, un Tantra, un super-teosofo; L’uomo come potenza è qualificato come ”opera satanica” nella quale “J. Evola pretende insegnare all’uomo il mezzo di farsi dio”. La rivista descrive il metodo insegnato da Evola e asserisce che ci troviamo in “PURA DEMONOLOGIA”; il fine di Evola è “l’assoluta libertà accordata all’uomo di fare tutto, anche il male, purchè lo faccia con la persuasione di essere unito a Dio e compenetrato della sua Sostanza”. Già Lutero diceva: “Pecca fortiter sed fortius crede”! In breve anche Evola è un adelphos della dissoluzione. La R.I.S.S. conclude con queste parole: «[Evola] è un AGENTE PROVOCATORE DELL’INFERNO, una retroguardia della Massoneria e delle sette che perseguitano Cristo con odio implacabile». Il Tarannes ritornerà sull’argomento il primo febbraio 1929 (22). Riassumendo una dozzina di articoli di Fede e Ragione (a partire dal n. 16 del 1928), asserisce che le «teorie di uno strano satanista italiano [Evola, n.d.a.], sono la manifestazione dello stato di spirito giudaico-massonico... Evola potrebbe essere benissimo, in realtà, un AGENTE DELLA SUPER-MASSONERIA CABALISTA (23) che riprende il ruolo dell’antico Serpente e s’identifica nel Tentatore della Genesi... SECONDO EVOLA INFATTI BISOGNA MANGIARE INNANZITUTTO IL FRUTTO PROIBITO, FARE L’ESPERIENZA DEL PECCATO, PER TROVARNE L’ANTIDOTO. Quando Satana promette all’uomo di farlo diventare “dio”, esige però una caparra: L’ESPERIENZA DEL PECCATO. Conditio sine qua non per diventare dèi è l’esperienza satanica ovvero il peccato eretto a scienza.

Nei suoi scritti si trova “l’odio di Dio, un odio furioso, schiumoso, veramente satanico. Odio contro il Padre... odio del Verbo incarnato; odio soprattutto della Croce di Cristo» (24). È vero, obietta il Tarannes, che Evola nega strenuamente di essere un satanista; Satana infatti, secondo lui, è una favola dei preti ad uso dei bambini e delle vecchiette. No, Evola non crede al diavolo, «tuttavia... parla esattamente come un posseduto, vittima incosciente può darsi, ma certa, di colui di cui nega l’esistenza» (25). In fondo, riprende il Tarannes, Imperialismo pagano non è nient’altro che il Messianismo carnale del Talmùd, che Evola stesso critica come fonte semitica del Cristianesimo...!

Il più importante dei dodici articoli di Fede e Ragione mi sembra senz’altro il primo (26). In esso l’autore pone i principi da cui trarrà le conseguenze negli articoli successivi. Egli afferma che dopo il peccato originale e il suo travestimento sotto forma di serpente, nel Paradiso Terrestre, Satana non può più contare su nessun nuovo travestimento. «Soltanto nell’Eden egli poteva essere occulto, perfettamente simulato dalle forme del serpente. (...) Poi... Satana diventò l’assiduo tentatore, ma facilmente riconoscibile sotto tutti i travestimenti» (27).

L’autore di Imperialismo pagano è però uno “dei più deboli arnesi che Satana abbia mai impiegato nel mondo; se ne ha riprova nella... estrema e spesso assurda virulenza” (28) dello scritto in questione.

Infatti Satana tiene nascosta l’aperta bestemmia. Nasconde la coda per non farsi scorgere e poter mordere l’incauto passante. Al contrario “il tener la coda distesa, (...) è segno nei rettili, di poca energia”. Saper nascondere la coda, come ha fatto Guènon, è un’arte che solamente i più alti tra gli iniziati conoscono, e non sembra essere l’arte di Evola ne l’Imperialismo: infatti quella che “nell’Eden era una sfumatura del seduttore, un sottile veleno nascosto nelle pieghe di una proposizione, un’insinuazione maligna così ben dissimulata, doveva diventare, sotto la penna del maldestro autore del libro, una sgarbata, volgare, aperta, e quindi senza più efficacia, accusa contro Dio” (29).

La concezione politica di Evola

Vi sono certamente degli elementi positivi nella concezione politica evoliana. Per esempio la critica mossa al “liberal-liberismo” come filosofia economica che tende a sminuire gli ideali dell’uomo portandoli sempre più verso valori fisici, meccanici e materiali e facendo di essi un fine quando non sono che un mezzo (anche se da non disprezzare, si badi bene, come insegna la Chiesa).

Il Socialismo a sua volta, secondo Evola, non è assolutamente alternativo al Super-capitalismo, poichè entrambi nascono dalla medesima radice culturale: la PLUTOMANIA, il culto dell’ORO. Anzi il Super-capitalismo liberale non può che accelerare il processo socialista che ha bisogno di sfruttatori e di sfruttati per fomentare l’odio e servirsi del proletariato come forza che scatena la Rivoluzione permanente ed universale. Inoltre sia il Super-capitalismo che il Socialismo inverano il sogno dei talmudisti di diventare gli unici padroni del mondo; infatti il Supercapitalismo da una parte concentra le ricchezze nelle mani di poche famiglie di ascendenza giudaica o di ispirazione massonica; il Socialismo d’altra parte, espropriando la proprietà dei gojim e consegnandola nelle mani di un unico proprietario (lo Stato), che è governato in massima parte da giudei, rende realmente il talmudista padrone del mondo.

Evola, a questo proposito, ha un’intuizione brillante e parla di Super-capitalismo liberale (PRIVATO) e di Super-capitalismo socialista (DI STATO), che conducono entrambi ad un’unico traguardo: la massificazione e la spersonalizzazione. Occorre però notare che con questa teoria egli si rifà alla Guerra Occulta di Leon de Poncins e di Malynski, due autori cattolici controrivoluzionari (30). Per Evola i concetti liberisti di prosperity e di benessere non sono poi molto diversi da quelli marxisti dell’utopia escatologica di un messianismo terreno, propriamente talmudico. In entrambi i casi il valore economico “sacrifica” quello spirituale, accrescendo e moltiplicando artificialmente i bisogni materiali dell’uomo, che diventa così schiavo di Mammona e del Vitello d’oro. L’epoca liberal-socialista è perciò caratterizzata dal primato del fare, del consumare, dell’agitazione caotica rispetto ai bisogni dello spirito. L’errore evoliano, anche in questo campo, è il peccato di un eccessivo elitarismo che disprezza la realtà materiale, gnosticamente, come qualcosa di cattivo in sè; la Chiesa invece insegna a gerarchizzare, a subordinare ciò che è inferiore, senza mai disprezzarlo, nè tantomeno a erigersi a semidèi.

L’Europa del dopoguerra secondo Evola

Nel pensiero evoliano l’Europa è divenuta, dopo l’esito disastroso della seconda guerra mondiale, da soggetto di politica mondiale, un oggetto condizionato dall’Imperialismo dell’URSS e degli USA.

Secondo Evola, per sfuggire alla dominazione sovietica l’Europa ha dovuto scegliere l’Alleanza Atlantica. Fino a che l’Europa non si ricompatterà, non solo economicamente ma politicamente e spiritualmente, dovrà scegliere l’influenza americana come il male strategicamente minore, per evitare di cader vittima della ben più nefasta influenza del mondo comunista.

Evola e il fascismo

Il nostro Autore vedeva nel Fascismo una deficienza di Tradizione aristocratica (o di èlite tradizionale). Il suo intervento nel Fascismo ha una finalità correttrice: renderlo un movimento che si ispiri alla concezione idealistico-magica ed esoterica, propria del “filosofo proibito”, ovvero una sorta di super-Fascismo. Il suo intervento si concretizzerà in una serie di articoli, pubblicati in: Vita Nuova, Il Lavoro d’Italia e Critica Fascista, tutte riviste di primo piano. Gli articoli del Nostro sono tutti imperniati a dimostrare l’incompatibilità tra Fascismo e Cristianesimo. Essi però scatenarono una forte reazione da parte del Vaticano ed Evola fu “scaricato” dal Partito. Il filosofo cercò quindi di crearsi uno spazio proprio, pubblicando nel 1928 Imperialismo pagano - Il Fascismo di fronte al pericolo eurocristiano. «Evola dichiara, senza mezzi termini, l’inconciliabilità dell’etica fascista... con la Religione cattolica. Di conseguenza il Fascismo deve percorrere, con coerenza, fino in fondo, la via ghibellina che conduce... lo Stato a subordinare ai proprii tutti gli altri interessi, specie quelli della Chiesa. Lo Stato non deve oltrepassare i limiti di una generica tolleranza nei riguardi della Chiesa Cattolica: al contrario deve assumersi la responsabilità di dichiararsi pagano» (31). Ma l’appello evoliano resterà lettera morta, il 1929 è l’anno del Concordato.

Evola: antisemita apparente, filosemita reale

Vari sono gli errori di Evola sulla questione ebraica, cercherò di riassumerli:

1°) Evola nel 1963 ha dichiarato: «nè io, nè i miei amici in Germania sapevamo degli eccessi nazisti contro gli ebrei... e se ne avessimo saputo in alcun modo avremmo potuto approvarli » (32).

Il filosofo siciliano dà per scontato che vi furono degli “eccessi nazisti contro gli ebrei”, ora per “eccessi” - a partire dal dopoguerra - si intende lo sterminio sistematico tramite a gas del popolo ebraico; ma il fatto è contestato da numerosi storici, chiamati revisionisti, che dicono non esservi prove di tale sterminio, nè tantomeno di un suo progetto (33). Evola sembra essere uno sterminazionista, vale a dire aderisce a quella tesi, (chiamata oggi dall’ ebreo Finkelstein la fabbrica dell’olocausto tramite la quale le lobbies ebraiche si sono rese intoccabili, hanno reso possibile l’invasione della Palestina e il genocidio del popolo palestinese che dura tutt’oggi) , secondo la quale la Germania aveva pianificato nei minimi dettagli la soluzione finale fisica degli ebrei; mentre per i revisionisti si è trattato solo di soluzione finale geografica: vale a dire che il III Reich voleva deportare gli ebrei in Madagascar (e forse oggi sarebbero più tranquilli di coloro che si trovano in Palestina).

2°) l’antisemitismo di Evola rifugge disgustato dal fatto che l’ebraismo abbia in mano il capitale e non vuole prenderlo in considerazione, poichè Evola è un aristocratico razzista (che essendo siciliano avrà avuto, al novanta per cento, un po’ di sangue arabo, ossia semita, nelle sue vene e magari anche ebraico, dato che la Sicilia ha accolto molti ebrei, sia nel medioevo sia dopo l’espulsione dalla Spagna nel 1492); l’antisemitismo del filosofo siciliano è di “destra”, non è anticapitalistico.

Invece le cose non stanno affatto così, ed è proprio grazie all’oro che l’ebraismo ha avuto un peso considerevole nel corso della storia (ad esempio oggi, gli USA sono lo strumento di Israele, che esercita forti pressioni economico-finanziarie sul governo americano, facendola così da padrone del mondo. Come ai tempi di Gesù Israele si serviva di Roma per governare il mondo, così oggi si serve degli Usa).

Proprio mentre scrivo (26 marzo 2002) leggo su La Stampa di Torino a pagina 10: «Quel giornale è anti-israeliano, lo compro io.

Un uomo d’affari israeliano è disposto ad investire miliardi di dollari per correggere l’immagine di Israele che... viene sistematicamente falsificata da tre importanti quotidiani statunitensi: New York Times, Washington Post e Los Angeles Times. ... Haim Saban - un magnate dei media americani... - ha detto che il giornale che lo infastidisce di più è il Los Angeles Times... che si riconosce nella causa palestinese [non è anti-israeliano - si badi bene - ma è solo filo-palestinese, e tanto basta per farlo tacere, nda]. Saban ha smentito le voci secondo le quali si accingerebbe ad acquistare il New York Post. “Non ce ne è nessun bisogno, loro sono già filo-israeliani” ha spiegato».

Come si vede non si può non considerare il problema dell’influsso ebraico, nel cinema, nella moda, nella televisione, nella radio, nei giornali, nelle case editoriali, grazie al “Dio Quat-Trino”; poichè esso si impone, quotidianamente, ai nostri occhi, in vicende di ordine culturale, geopolitico e militare, che avranno vastissime conseguenze sulla storia dell’umanità. La politica dello “struzzo aristocratico”, che non vuole vedere e sporcarsi con l’economia e l’alta finanza, non paga, ma forse in certi casi è... pagata.

3°) Evola non ha mai voluto trattare la questione dell’Omicidio Rituale, poichè il siciliano essendo pagano e anticristiano non poteva e non voleva riprendere un tema prettamente cattolico.
Tuttavia: «il processo di Norimberga il 20 novembre 1945 vide comparire sul banco degli imputati..., anche Julius Streicher... Nel febbraio del 1940.... era stato de facto sollevato da ogni incarico esecutivo, e costretto a ritirarsi in una tenuta di campagna... Dalla sua prigione dorata Streicher aveva poi continuato a dirigere il Der Sturmer... sino alla fine della guerra. Il tribunale di Norimberga si trovò così davanti un imputato che sin dall’inizio del 1941 era stato rimosso da ogni incarico esecutivo..., e i cui crimini sembravano esssere unicamente ciò che aveva scritto e pubblicato.

(...) Il 10 gennaio 1946 il tenente-colonnello Griffith-Jones espose alla corte il caso di Julius Stricher... intendendo dimostrare che nel corso di 25 anni quest’uomo aveva educato l’intero popolo tedesco all’odio e lo aveva incitato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei [tramite i suoi numerosi articoli sull’Omicidio Rituale, nda]. Griffith-Jones dedicò una parte considerevole del suo intervento all’utilizzo dell’accusa di omicidio rituale, proponendo numerosi estratti degli articoli pubblicati da Streicher tra il 1934 e il 1939. (...) Il 30 settembre 1946 il Tribunale di Norimberga pronunciò la sentenza... Streicher fu... condannato per... crimini contro l’umanità... La condanna a morte per impiccagione fu eseguita il 1946... Nel momento in cui il boja si accingeva a stringergli il cappio attorno al collo... gridò “Purimfest 1946 ” » (34).

Julius Streicher ha affrontato la questione dell’Omicidio Rituale ed è stato impiccato nella festa del Purìm del 1946, Julius o meglio Giulio Evola, nel 1946 era vivo e vegeto, non fu impiccato come l’altro Julius, nè buttato dal balcone come Giovanni Preziosi, non aveva affrontato il caso dell’accusa del sangue ed aveva salvata la pelle, forse come Giorgio Almirante, nascosto in casa da ebrei piemontesi, proprio lui che era stato il vice-direttore della Difesa della razza... all’italiana.

Occorre sapere che Interlandi, il direttore di Difesa della razza, era amico intimo del Presidente della Comunità ebraica di Roma, tra il 1943-45, il quale era nemico acerrimo dell’allora rabbino capo Israel Zolli, che proponeva di distruggere gli elenchi degli ebrei romani, onde evitare deportazioni in Germania. Il Presidente della Comunità ebraica non solo si rifiutò di farlo, ma passava costantemente i verbali delle riunioni del Consiglio della Comunità alla polizia fascista, e quando Zolli si convertì al cattolicesimo prendendo il nome di Eugenio, lo infangò dicendo che la colpa della deportazione degli ebrei romani era stata la sua; mentre in realtà fu tutta del Presidente della Comunità ebraica di Roma, che era legato a filo doppio a Interlandi - salvato anche lui dalla razza che prima lo offendeva - e alla polizia politica fascista.

Evola ha detto che se si fossero incontrati, in quei tempi, con Emilio Servadio, psicologo freudiano ebreo e suo vecchio amico e collaboratore in esoterismo, si sarebbero rifugiati entrambi nella casa comune della tradizione... (cabalistica).

Ma sorge spontanea una domanda, negli anni del dopo-guerra-civile, quando anche il minimo dei gerarchi fascisti, fu ricercato e ucciso, Evola dove stava, come ha fatto a non essere ricercato scovato e giudicato? Forse si era rifugiato nell’Agartha con il Re del mondo....

Per essere corretto ho telefonato a Gianfranco de Turris, il quale mi ha spiegato gentilmente che «Evola nel marzo del 1945 fu ferito a Vienna, mentre i Sovietici occupavano l’Austria, rimase paralizzato e fu ricoverato in ospedale sotto falso nome; poi nel 1948 fu trasportato in Italia dalla CRI e ricoverato all’ospedale Rizzoli di Bologna, col suo vero nome; e siccome non aveva avuto incarichi ufficiali nel PNF o nella RSI, non fu ricercato. Infine tra il 1951-52 fu processato a Roma come ideologo dei FAR (Fasci Azione Rivoluzionaria), ove fu difeso brillantemente dall’avvocato Carnelutti e scagionato” (35).

Ringrazio De Turris, ma rimango perplesso, Evola è stato l’ideologo del fascismo estremista ghibellino e razzista e ha avuto un certo ruolo sulla formazione ideologica delle SS di Himmler, ha scritto numerosi libri sulla questione razziale, come è possibile che nessuno si sia ricordato di lui.tranne i sei mesi di prigionia, per il processo ai FAR, di cui si viene a conoscenza solo nel 2001 (cfr. G.F. De Turris, Nota introduttiva a J. Evola, Gli uomini e le rovine, Mediterranee, Roma, 2001, p. 7)?

E sostengo che come Preziosi aveva accusato, non a torto, Alfred Rosemberg - autore del Mito del XX secolo - di essere un agente del Kahal (36), così si può dire che Evola, come Rosemberg, ha lavorato, e continua a lavorare, post mortem , per il Gran Kahal, infatti il 17 gennaio 2002, a Roma, il Rabbino capo Riccardo Di Segni ha dichiarato che i Gentili debbono osservare i sette precetti noachidi, mentre gli ebrei la Legge mosaica. Poi si è chiesto se la divinità di Cristo possa essere compatibile con il monoteismo e ha risposto: per un ebreo no, ma per un non-ebreo potrebbe esserlo, tuttavia alcuni lo negano ed equiparano l’adorazione di Gesù all’idolatria, poichè essendo solo un uomo si fa adorare come Dio, [ed è per questo che il Gran Sinedrio lo condannò a morte e fece eseguire la sentenza dai Romani, nda]. Ora il primo precetto noachide è il divieto dell’idolatria sotto pena di morte, nella quale incorrono i cristiani e non i mussulmani (Cfr. A. Unterman, Dizionario di usi e leggende ebraiche, Laterza, Bari, 1994, pag. 211) Quindi «se si dovesse applicare alla lettera il sistema delle leggi noachidi - spiega il Di Segni - si dovrebbe far di tutto [anche giustiziare gli idolatri, nda], perchè i noachidi le osservino, anche per ciò che riguarda il divieto di culti estrarnei» (37).

Ma Evola, che paragona Gesù ad un asino e nega la sua divinità, non fornisce, forse, la corda alll’ebreo talmudista e cabalista, per impiccare i cristiani? Il suo apparente antisemitismo è in realtà anticristianesimo e filo cabalismo.

4°) Per il Nostro un ebreo anche se si converte al cristianesimo resta sempre ebreo, razzialmente inferiore e spiritualmente deviato. «Nemmeno il battesimo o la Crocifissione cambia la natura ebraica» (38). Come si vede Gesù Cristo è il vero bersaglio di Evola, il quale più che antisemita è anticristiano. Evola non ha capito nulla dei rapporti e della distinzione tra Antico-Nuovo Testamento e giudaismo talmudico-rabbinico (39). Egli è un perfetto anticristo, infatti per lui l’ebreo più pericoloso è il battezzato (40). Egli odia il mosaismo e il Vangelo perchè credono in un Dio trascendente il mondo e creatore dell’uomo; mentre lui crede nell’unità tra “dio” il mondo e l’uomo, proprio come la Càbala spuria ebraica, che è la fonte di ogni gnosticismo ed esoterismo, compreso quello evoliano.

5°) Secondo Evola la rivoluzione non è riconducibile al giudaismo, come a sua fonte (41).

Certo, concedo che le cause seconde della sovversione sono molte, ma la causa principale è una il diavolo che tra le varie cause seconde predilige il popolo deicida. Quindi il giudaismo talmudico è la causa seconda più importante e motrice di tutte le altre (42). Non soltanto il giudaismo è sovversione, ma lo è soprattutto. Invece per Evola l’ebraismo è la longa manus di forze occulte e rivoluzionarie più profonde.

6°) Il giudaismo - secondo lo gnostico siciliano - non è l’artefice della modernità (43).

per confutarlo basta leggere Julio Mienvielle, Influsso ebraico in ambiente cristiano, a cura di E. Innocenti, Roma, 1998 .Il Mienvielle studia il pensiero moderno alla luce della Càbala ebraica e dimostra l’influsso che essa ha avuto sulla maggior parte dei grandi errori filosofico-teologici, a partire dai primi secoli dell’era cristiana sino ad oggi.

7°) Evola è un “pan-ghibellin fuggiasco”.

Nel suo libro su il Graal (44) parla dei suoi princìpi basilari, che sono rappresentati dalla simbologia graalica, essi vanno dal Pan-Ghibellinismo, ai Templari, ai Càtari sino ai Rosacroce.

Ancora una volta il pensiero evoliano si rifà a fonti spurie, quali l’anti-cristianesimo romano e l’anti-papismo dei Ghibellini; lo spirito iniziatico e para-giudaico-massonico dei Templari; quello rivoluzionario dissoluto e comunistico dei Càtari; sino ad arrivare al Rosacrucianesimo, una società segreta a carattere teosofico, fondata sui principi delle scienze occulte e della Càbala, del Manicheismo e del Catarsmo, il cui fine era la distruzione della Roma cattolica, per scopi spirituali-ecumenisti-esoterici.

Razzismo “spiritualista”

Evola scriverà quattro saggi dedicati al problema della razza: Tre aspetti del problema ebraico (1936); Il mito del sangue (1937) e Sintesi della dottrina della razza apparso assieme a Indirizzi per una educazione razziale (1941).

Secondo il Fraquelli «...il tanto sbandierato razzismo “spiritualista” evoliano si rivela più un problema terminologico che non di sostanza... sotto l’alone spiritualistico si celerebbe quello che Di Vona definisce un “materialismo trasposto”. Lo studioso napoletano sottolinea infatti come Evola, pur cercando di distinguere il vero razzismo da quello biologico, in realtà non si discosti poi molto da quest’ultimo» (45). Contro tali scritti di Evola polemizzò Giorgio Almirante, da un punto di vista ancora più biologicamente razzista (46). Per trovar poi asilo presso degli ebrei torinesi, quando la prima Repubblica del Nord crollò, sotto l’offesa della razza.

Cavalcare la tigre

Nel 1961 Evola pubblica Cavalcare la tigre dove prospetta per “l’uomo in piedi tra le rovine” la difesa dei valori tradizionali sul piano interiore, senza coinvolgimento alcuno sul piano... dell’azione. Il libro è rivolto “a chi non può o non vuole staccarsi dal mondo attuale... senza però cedere interiormente” (47).

Anche qui si scorge la contraddizione mentale e morale del pensatore siciliano, che si illude di non farsi contaminare dal mondo moderno, pur restandovi attaccato. La sana ascetica cristiana e la S. Scrittura insegnano che “non si può camminar sul fuoco senza scottarsi”, e se non si vogliono evitare le occasioni prossime di peccato si è già commesso peccato. Così se qualcuno non vuol separarsi dal pensiero e dal modo di vita del mondo mderno, ne accetta implicitamente la filosofia e la prassi. E non mi si venga a dire che l’iniziato è talmente forte da non sporcarsi pur voltolandosi nel fango, non ci credo, per buon senso, perchè l’esperienza lo conferma e soprattutto perchè l’iniziato è molto più debole e depravato, intellettualmente e moralmente, dell’uomo comune. Infatti egli è un vulnerato che deve compensare un vuoto interiore, formandosi l’idea del super-uomo, che è una sorta di “complesso di... superiorità”.

Inoltre Apolitia significa per Evola partecipare alla realtà del mondo attuale, senza lasciarsi coinvolgere da esso, altra “quadratura del cerchio”; ma non significa affatto astensione dall’attività, anche politica. Anzi il compito del militante è proprio quello di “far precipitare la crisi”, di favorire e non arrestare, le forze della DISSOLUZIONE (48).

Vi sono alcuni aspetti politici, nel sistema evoliano, che, presi a parte, possono apparire controrivoluzionari, e che hanno attirato tanti giovani desiderosi di reagire contro la degradazione del mondo moderno. Presi però nell’insieme ed inquadrati nell’Idealismo magico-iniziatico, essi non costituiscono una vera reazione al processo rivoluzionario e gnostico, ma ne fanno parte ed anzi ne rappresentano una delle punte più avanzate.

Come tanti giovani di buona volontà, confondendo la causa palestinese con l’Islàm, si gettano con quest’ultimo per combattere il Giudaismo (quando l’Islàm non è che il prodotto di esso); così altri giovani con buoni ideali potrebbero essere ingannati dalle poche verità economico-politiche contenute nell’Evolismo e cadere nelle braccia del Cabalismo magico contro cui volevano lottare.

L’unica vera alternativa alla Modernità è, da un punto di vista naturale, il realismo della filosofia aristotelico-tomista e da un punto di vista soprannaturale l’insegnamento della Rivelazione biblica come è stato costantemente spiegato dai Padri, dai Dottori della Chiesa e soprattutto dal Magistero pontificio. Abbiamo un faro di luce, che è la Roma cristiana: se vogliamo davvero restaurare la società tradizionale non dobbiamo fare nient’altro che restaurare noi stessi, con l’aiuto della grazia di Dio. Di conseguenza potremo restaurare la famiglia e quindi la società secondo gli insegnamenti divini di Nostro Signor Gesù Cristo quali ci sono tramandati dal Magistero ecclesiastico, di epoca in epoca, fino alla fine del mondo (malgrado la crisi che la Chiesa sta attraversando attualmente, ma dalla quale uscirà sicuramente, perchè è di costituzione divina).

Obiezioni e risposte

Qualcuno potrebbe obiettare che c’è un Evola “politicamente buono e controrivoluzionario”, poco conosciuto (49), e che occorre leggere l’antologia dei suoi scritti politici che vanno dal 1933 al 1970 (50).

Tuttavia leggendo questa raccolta di scritti meno conosciuti del pensatore siculo-romano, si è costretti a ravvisare errori ed ambiguità anche in essi. Per esempio, secondo Evola il male, l’errore è soprattutto il “capovolgimento e la perversione di un ordine superiore”; egli cita il caso dell’Illuminismo, esso non è nient’altro che la perversione di qualcosa che prima era buono. All’inizio c’era la setta degli illuminati, che prima di politicizzarsi era ben altra cosa dal fenomeno razionalista dell’Illuminismo; mentre gli illuminati apparterrebbero, secondo Evola, alla Tradizione primordiale, che si riferiva alla “illuminazione spirituale” “...un tipo di conoscenza legato, anticamente, a tradizioni ben precise di natura sempre aristocratica... nulla di comune..., con quel che Illuminismo (...) è passato a significare”.

Naturalmente, prosegue il Nostro «ciò vale anche per la gran parte dei simboli dei “riti” e della “dignità” della Massoneria. Qui... si tratta di elementi i quali rimandano spesso agli antichi Rosacroce, all’Ordine dei Templari... cioè ad un mondo che, costituisce l’antitesi più aspra delle ideologie proprie alla setta massonica» (51). In breve la Massoneria attuale o speculativa è una degenerazione di qualcosa che all’inizio era ottimo: la Massoneria operativa. Sembra di sentire la Tina Anselmi quando parla di Loggia P2 come Massoneria deviata e di vera Massoneria che nulla ha a che fare con le deviazioni delle società segrete.

È questa falsa concezione che ha ingannato molte persone le quali sono entrate nella Massoneria per ritrovare e ricostruire lo spirito tradizionale di essa, contro la degenerazione della Massoneria speculativa, ma ritrovandosi di fatto, forse senza neanche accorgersene, ad essere manovrate da un burattinaio che si rifà certo ad una Tradizione, quella però perversa e spuria del Serpente, che si chiama Càbala pervertita. Purtroppo in Evola si trova molto del cabalista e assai poco dell’uomo tradizionale.

Un’altra obiezione è quella che tende a minimizzare l’anticristianesimo di Evola, che avrebbe rivalutato la Chiesa cattolica (come Charles Maurras) rispetto al Cristianesimo delle origini. Tuttavia se si legge attentamente Rivolta contro il mondo moderno (che è l’opera capitale di Evola, risalente al 1934 e quindi posteriore di sei anni a Imperialismo pagano), ci si accorge che le cose non stanno così e che la pregiudiziale anticristica di Imperialismo è mantenuta, anche se è espressa in modo meno virulento. «Il Cristianesimo delle origini. Questo è il punto dopo il quale avviene la discesa. (...) A tutto ciò doveva aggiungersi l’azione soppiantatrice del Cristianesimo... La presenza di alcuni elementi tradizionali nel Cristianesimo (e poi, in maggior misura, nel Cattolicesimo) non può pregiudicare il riconoscimento del carattere sovvertitore proprio a queste due correnti» (52). Si badi bene, l’Autore afferma che il Cristianesimo ha alcuni elementi tradizionali, il Cattolicesimo (che poi è la stessissima cosa del Cristianesimo) ne ha qualcuno in più, tuttavia, tutti e due (Cristianesimo e Cattolicesimo) hanno un carattere SOVVERTITORE!

Addirittura per Evola la dottrina del Corpo Mistico di Cristo contiene in germe «una ulteriore influenza regressiva ed involutiva, che lo stesso Cattolicesimo, malgrado la sua romanizzazione, MAI seppe e volle interamente superare» (53). Quindi il Cattolicesimo è stato SEMPRE un fenomeno involutivo e regressivo.

Addirittura si arriva alla bestemmia quando Evola scrive: «Chi considera le testimonianze enigmatiche dei simboli, non può non essere colpito dalla parte che nel mito di Gesù ha il motivo dell’asino. Non solo l’asino figura presso la nascita di Gesù, ma è su di un asino che la Vergine e il fanciullo divino fuggono e, soprattutto l’asino è la cavalcatura del Cristo nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme. Ora L’ASINO è un SIMBOLO TRADIZIONALE PER UNA FORZA “INFERA” DI DISSOLUZIONE» (54). Ogni commento è superfluo di fronte a simili... asinate.

Ugualmente nel trattare del Medioevo ghibellino, Evola scrive: «Anche nella sua forma ATTENUATA E ROMANIZZATA CATTOLICA, la fede cristiana rappresentò un’ostruzione...». E ancora: «Il Cattolicesimo presenta TALVOLTA dei tratti “tradizionali”, i quali però non debbono indurre all’equivoco: CIÒ CHE NEL CATTOLICESIMO HA CARATTERE VERAMENTE TRADIZIONALE È BEN POCO CRISTIANO E CIÒ CHE IN ESSO È CRISTIANO È BEN POCO TRADIZIONALE... Il Cattolicesimo tradisce SEMPRE lo spirito delle civiltà lunari-sacerdotali...» (55). In breve, direbbe qualche “tradizionalista”, come il prete Gianni, il Cattolicesimo è... clericale! Ergo... facciamo i cavalieri.

D’altronde lo stesso Evola in un’intervista rilasciata a Gianfranco De Turris (pubblicata sul n°. 11 de L’Italiano, novembre 1971), appena quattro anni prima di morire, ribadiva che il concetto di Tradizione secondo lui “è, essenzialmente, il senso ad essa dato da Renè Guènon” (56). E riguardo al fatto che alcuni gruppi che si dicono tradizionali, e che hanno spesso seguito le sue idee si sono poi convertiti al Cattolicesimo, Evola afferma senza esitare: “Trovo che ciò è piuttosto SCONFORTANTE... Chi si dice tradizionale per essere cattolico, non è tradizionale che a metà... Sono pronto a riconoscere... chi è sinceramente cattolico e per via di un qualche arrangiamento personale ha trovato, così, un senso della vita ed una sicurezza. Io mi guarderei dal disturbarlo, se resta nel suo dominio e se ne sta tranquillo. La cosa è diversa nel caso di chi ha avuto occasione di conoscere più vasti orizzonti, a carattere non semplicemente religioso, ma metafisico. Allora si deve parlare senz’altro di una regressione o di un fallimento... Si sarebbe tentati di rimettere le cose a posto in modo energico, se ne vale la pena” (57).

Quinta Conclusione

Mi sembra perciò di poter asserire - senza paura di esagerare - che Evola non è l’uomo della Tradizione divina, ma quello della Càbala spuria, e che tale Tradizione luciferina, Evola l’ha insegnata e vissuta fino al termine; infatti nel 1953 usciva Gli uomini e le rovine, in cui egli ribadiva la sua posizione ghibellina secondo cui tra Stato sacrale e Religione cristiana vi è una profonda antitesi. Evola arriverà così ad affermare: “Chi è tradizionale essendo soltanto cattolico, nel senso corrente ed ortodosso, non è tradizionale che a metà” (58). L’ultimo libro di Evola: Cavalcare la tigre, del 1961, “segna un ritorno alle sue [di Evola] personali posizioni di partenza, quelle cioè di un impulso profondo verso la negazione radicale del mondo e dei valori esistenti” (59). Si tratta di posizioni non dissimili a quelle degli Adelphi della dissoluzione... (60). Il serpente si morde la coda…

Roma pagana e Roma cristiana

La religione di Roma pagana è la religione di Sàtana, (Omnes dii gentium demonia) mentre quella della Roma cristiana è la religione di Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo e specialmente del Figlio Incarnato e morto per noi uomini e per la nostra salvezza.

Da queste due religioni opposte diametralmente, nascono due politiche contrarie: la Cristocrazia o la Roma dei Papi (vicari di Cristo in terra) e la Satanocrazia ossia la Roma dei Cesari o del paganesimo, supposito di Sàtana.

Il paganesimo sorto in Medioriente: tra gli Assiro-Babilonesi, i Persiani, gli Egiziani, è approdato in Europa e specialmente nella Grecia e a Roma.

Il cristianesimo è nato con Adamo, che credeva in Cristo venturo, poi ha avuto come patriarca Abramo, che desiderava vedere il giorno di Cristo “lo vide e ne tripudiò”, come legislatore imperfetto Mosè, il quale sarà perfezionato dalla Nuova ed Eterna Alleanza di Cristo, in Palestina e specificatamente a Gerusalemme, che da Città Santa dell’Antica Alleanza è divenuta la Città maledetta a causa del deicidio, perpetratosi tra le sue mura; ed è stata rimpiazzata proprio da Roma, una volta madre e maestra di errori idolatrici e orgiastici, che dopo aver perseguitato il Cristianeimo per trecento anni, sotto la pressione dei giudei, si è convertita, con Costantino e Teodosio, al Verbo Incarnato (61).

La Provvidenza ha voluto servirsi della potenza e dell’ordine romani, per la diffusione del Vangelo in tutto il mondo, e così fu.

Ma Satana ha sempre cercato di rimpossessarsi di Roma, e con l’Umanesimo e il Rinascimento, risuscita il paganesimo greco-romano e la Càbala ebraica, invade l’Italia e di lì sparge le sue metastasi nel mondo intero: la rivoluzione in America, Inghilterra, Francia, il Luteranesimo nella Germania e paesi nordici, il Risorgimento che caccia il Papa da Roma e il Comunismo in Russia e nell’Europa dell’est; infine con il Concilio Vaticano II, l’errore cabalista e gnostico penetra sin nel monte Vaticano e ammorba tutta la Chiesa, che sembra subire una sconfitta, ma otterrà la vittoria finale, dacchè Cristo le ha promesso che “le porte dell’inferno non prevarranno contro essa”(62).

NOTE:

1) M. Fraquelli, Il filosofo proibito, Terziaria, Milano, 1994.

2) Ibidem pag. 21.

3) Cfr. Teoria dell’Individuo assoluto, Bocca, Torino, 1927, pagg. IV-V.

4) Cfr. Saggi sull’Idealismo magico, Atanòr, Roma, 1925. Fenomenologia dell’Individuo assoluto, Bocca, Torino, 1930.

5) M. Fraquelli, op. cit., pag. 43.

6) M. Fraquelli, op. cit., pag. 48.

7) Cfr. Sodalitium n. 32, pagg. 34-50.

8) Cfr. P.L.B. Drach, De l’harmonie entre l’Eglise et la Sinagogue, Paul Mellier, Paris, 1844.

J. Meinvielle, Influsso ebraico in ambiente cristiano, Roma, 1988.

9) Cfr. V. Barbiellini Amidei, La Tradizione contraffatta, in «Adveniat Regnum», anno IX, n. 3-4, 1971, pag. 7.

10) M. Fraquelli, op. cit., pag. 6.

11) Julius Evola, Il cammino del Cinabro, Milano, Scheiwiller, 1972, pag. 22.

12) M. Fraquelli, op. cit., pag. 10.

13) M. Fraquelli, op. cit., pag. 13.

14) M. Fraquelli, op. cit., pag. 50.

15) M. Fraquelli, op. cit., pag. 51. Leggasi anche: M. Blondet, Gli Adelfi della dissoluzione, Milano, Ares, 1994.

16) M. Fraquelli, op. cit., pag. 53-54. Per quanto riguarda Arturo Reghini si può leggere E. Zolla, Uscite dal mondo, Milano Adelphi, 1992 (tout se tient) e R. Del Ponte, Evola e il magico ‘Gruppo di UR’, Bozzano (RE), SeaR, 1994. Si noti che lo psicanalista freudiano ed ebreo Emilio Servadio faceva parte del gruppo di UR.

17) M. Fraquelli, op. cit., pag. 56

18) P. D. Vona, Evola, Guènon, De Giorgio, Borzano (RE), SeaR, 1993.

19) M. Fraquelli, op. cit., pag. 62.

20) Cfr. A. Tarannes, Un sataniste italien, J. Evola, in «Revue Internationale des Sociètès Secrètes», n. 4, 1° aprile 1928, pagg. 124, 129.

21) Cfr. A. Tarannes Le “fasciste” Evola et la mission transcendente de l’Eglise, in «Revue Internationale des Sociètèssecrètes», n. 2, 1° febbraio 1929 pagg. 43-68.

22) Cfr. nota 235.

23) Ibidem, pagg. 44-45.

24) Ibidem, pag. 48.

25) Ibidem, pag. 51.

26) Minimus, Risposta a Satana, in «Fede e Ragione», 15 aprile 1928, n. 16, pagg. 121-123.

27) Ibidem, pag. 121.

28) Cfr. nota 239.

29) Ibidem, pag. 122.

30) L. De Poncins, E. Malynski, La guerra occulta, ed. AR, Padova, 1989.

31) M. Fraquelli, op. cit., pag. 261.

32) J. Evola, Il cammino del cinabro, Scheiwiller, Milano, 1963, pag. 174.

33) Cfr. C. Nitoglia, Sionismo e fondamentalismo, Controcorrente , Napoli, 2000.

34) R. Taradel, L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita, Editori Riuniti, Roma, 2002, pagg. 202-303.

35) Colloquio dell’Autore con Gianfranco De Turris, 25 marzo 2002.

Per esser ancora più precisi, cfr. G.F. De Turris, Un tradizionalista nella RSI. Julius Evola 1943-1945, pagg. 79-100, in «Nuova Storia contemporanea», diretta da F. Perfetti, Luni editore, anno V, n° 2, marzo-aprile 2001: «Cosa fece il filosofo a Vienna? Come visse di che si occupò? “Qui - ricorda [Evola] ero in incognito, avevo assunto un altro nome” (Il Cammino del Cinabro, p. 176)... [fu aiutato, scrive il De Turris]... dall’economista Othmar Spann... Rimangono ancora degli aspetti irrisolti del periodo viennese del filosofo: dove abitò? In quale ospedale fu ricoverato? (...) Il bombardamento. Evola ricorda che esso avvenne “poco prima dell’occupazione russa della città” (Il Cammino del Cinabro, p. 176) e non precisa altro: l’ingresso dell’Armata Rossa nella capitale austriaca si verificò a quanto pare il 6 aprile 1945 (ma solamente il 13, dopo furiosi combattimenti per le strade, la città venne interamente occupata). ... “uscì di casa erano appena le due del pomeriggio... una bomba gli cadde vicino: fu proiettato verso un palco di legno... che probabilmente lo salvò. Si risvegliò in ospedale... non aveva lesioni esterne..., nè ossa spezzate. Era però paralizzato negli arti inferiori... una lesione permanente al midollo spinale lo aveva paralizzato dalla prma vertebra lombare in giù” (Testimonianza del dottor Placido Procesi, medico personale di Evola da 1960 al 1974) ».

Cfr anche: J. Evola, Gli uomini e le rovine, Roma, Mediterranee, 2001, nota introduttiva di G.F. De Turris, pagg. 7-19: «Il reperimento e... la pubblicazione d testimonianze... su J. Evola nel periodo 1947-1954, consente oramai di fare quasi piena luce su... l’immediato dopoguerra, tra il ricovero in Austria (a Vienna e a Bad Ischl, [ospite del barone von Brucorens]) , l’ospedalizzazione a Cuasso al Monte(VA)[agosto del 1948] ed a Bologna [al Centro Putti, fine ottobre 1948] e il ritorno definitivo a Roma cona la parentesi del processo dei FAR e la sua incarcerazione per sei mesi».

36) G. Preziosi, La parola del profeta, in «La Vita Italiana», 1934, n° 259, pag. 512.

Cfr. P. Grosclaude, Alfred Rosemberg et le Mythe du XX siècle, Sorlot, Paris, 1938.

37) Shalom, n° 2 del 2002, pag. 1

38) J. Evola, L’esposizione antiebraica di Monaco, ne «Il Regime fascista», 28 dicembre 1937.

39) Cfr. C. Nitoglia, Per padre il diavolo. Un’introduzione al problema ebraico secondo la Tradizione cattolica, SEB, Milano, 2002, cap. VI, pagg. 95-117.

40) J. Evola, Inquadramento del problema ebraico, in «Bibliografia fascista», 1939, n° 8-9, pagg. 223-224.

41) J. Evola, Sulle ragioni dell’antisemitismo. II, «Vita Nova», 1933, pag. 434.

42) C. Nitoglia, Per padre il diavolo..., cit, cap. XIV, pagg. 119-219; cap. XXI, pagg. 411-421. e cap. XXXIII, pagg. 437-451.

43) J. Evola, Il nuovo convegno internazionale antiebraico di Erfurt, in «La Vita Italiana», 1939, pag. 258.

44) J. Evola, Il Mistero del Graal, Mediterranee, Roma, 1997, pagg. 156-211.

45) M. Fraquelli, op. cit., pag. 270.

46) G. Almirante, Chè la diritta via era smarrita, in «La difesa della razza», V, n° 13, 5 maggio 1942, pagg. 9-11.

47) Julius Evola, Cavalcare la tigre, ed. Scheiwiller, Milano 1961, pag. 171.

48) Cfr. M. Blondet, Gli Adelphi della dissoluzione, Ares, Milano, 1994 - P. Vassallo, Modernità e tradizione nell’opera evoliana, Thule, Palermo, 1978.

49) Cfr. J. Vaquiè, Lèon de Poncins est-il un disciple de R. Guènon et de J. Evola?, in «Lecture et Tradition», n. 157-158, marzo-aprile 1990, pagg. 35-42.

50) J. Evola, Fenomenologia della sovversione, SeaR, Borzano (RE) 1993.

51) Ibidem, pagg. 28-29.

52) J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno, ed. Mediterranee, Roma, 1969, pagg. 339-341.

53) Ibidem, pag. 345.

54) Ibidem, pag. 348.

55) Ibidem, pagg. 350-352.

56) J. Evola, Orientamenti, ed. Il Cinabro, Catania, 1981, pagg. 30-32.

57) J. Evola, Il cammino del cinabro, Scheiwiller, Milano, 1972, pag. 174.

58) R. Incardona, L’impegno per una ‘vera Destra’ nella vita e nell’opera di Julius Evola, Palermo, 1994, pag. 34. Il Serpente si morde la coda...!

59) Ivi

60) M. Blondet, Gli Adelphi della dissoluzione, Ares, Milano, 1994.

61) S. Agostino, De Civitate Dei, lib. XVIII, cap 1 e segg.

62) Cfr. J.J. Gaume, Traitè du Saint Esprit, tomo I, Paris, Gaume et Duprey, 1864, pagg. 463-530.

 


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