L'ITALIA E' SOTTO OCCUPAZIONE STRANIERA

17 gennaio 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/italia_sotto_occupazione_stranie.htm

Dopo l’articolo sull’Italia probabilmente già in guerra, come ha annunziato Aldo Forbice a ‘Zapping’, mi sembra opportuno riportare parte dell’intervista di Daniele Scalea a Giovanni Gaiani. Si percepisce che un attacco economico contro l’Italia è stato lanciato da Usa, Germania e Francia. Poi Gaiani, esperto di affari militari, spiega come gli aerei che l’Italia sta acquistando servono sia per offesa (come è successo in Jugoslavia e in Libia) che per difesa, ma non spiega da chi dovremmo difenderci. Spero di poter avere maggiori informazioni sull’argomento. Sarebbe opportuno che Daniele Scalea giri la domanda a Giovanni Gaiani.

don Curzio Nitoglia

 

Daniele Scalea intervista Giovanni Gaiani

(geopolitica-rivista.org)

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Daniele Scalea: Dottor Gaiani, pare di capire che, a suo giudizio, i paesi che avrebbero imposto questo “governo d’occupazione” all’Italia sarebbero Francia, Germania e USA. È corretto?

 

Giovanni Gaiani: Per essere precisi, ritengono che siano state Parigi e Berlino a prendere la decisione. Washington si è limitata ad intervenire per salvaguardare i propri interessi: Obama, in un colloquio telefonico col presidente Napolitano, gli avrebbe suggerito i nomi cui affidare i dicasteri della Difesa e degli Esteri (evidentemente più cari agli USA), ossia rispettivamente quello del presidente del Comitato militare della NATO ammiraglio Di Paola e dell’ambasciatore a Washington Terzi di Sant’Agata. In sostanza, comunque, è avvenuto ciò che è avvenuto in Grecia: è stato imposto un “governo”, che rende conto a potentati esterni anziché al popolo.

 

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Daniele Scalea: Nei suoi interventi ha attirato l’attenzione su una questione inspiegabilmente passata sotto silenzio dai media: la richiesta dell’UE di abrogare le golden shares o quote e ben precisi poteri decisionali che lo Stato italiano mantiene nelle aziende strategiche privatizzate.

 

Giovanni Gaiani: È paradossale che l’UE, in una situazione descritta come di piena emergenza, non trovi di meglio da fare che occuparsi delle quote o golden shares italiane. Tanto più che Francesi e Tedeschi hanno meccanismi simili per proteggere le loro aziende strategiche. A breve scade l’ultimatum lanciato dall’UE all’Italia: senza una legge che sostituisca le golden shares e fornisca una protezione da scalate esterne, il settore strategico italiano (Telecom, Finmeccanica, ENI, Enel, ma anche le banche) sarà acquisito dagli stranieri per due soldi, complici le cadute nelle contrattazioni borsistiche. Facciamo qualche esempio. Le banche italiane hanno oggi una capitalizzazione che supera di poco i 30 miliardi di euro, ma gestiscono una quantità di denaro che è cinque volte superiore. Eppure, acquistarle tutte assieme costerebbe meno che acquistare la sola BNP Paribas. Finmeccanica ha una capitalizzazione di 2 miliardi, ma possiede beni immobili che da soli valgono 4 miliardi. Francesi, Tedeschi, ma non solo, si preparano a comperare i pezzi pregiati della nostra industria, e lo faranno anche per eliminare dei rivali. In fondo, la guerra in Libia non è servita a togliere interessi strategici all’Italia, e rimpiazzarla nel paese nordafricano? Vi sono due modi per togliere di mezzo un rivale: soffiargli i contratti, come in Libia, oppure comprarlo, farlo passare sotto il proprio controllo, come rischia di succedere alle aziende italiane. Il negoziato per alleggerire i termini del rientro sul debito, chiesto dall’Italia all’UE, ci metterà di fronte ad un ricatto: svendere in cambio le nostre industrie pregiate.

 

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Daniele Scalea: Alcuni critici hanno tacciato il gabinetto Monti d’essere un “governo dei banchieri”. Tuttavia, si è visto come le banche italiane siano state discriminate dall’UE, che ha richiesto una ricapitalizzazione in ragione dei titoli del Tesoro italiano posseduto da queste banche, risparmiando invece gl’istituti finanziari francesi e tedeschi pieni di “titoli tossici”. Insomma: se anche le banche sono “vittime”, chi sono i “complici” interni di questa “occupazione”? E se non ve ne sono, come ha potuto essere imposto all’Italia un “governo d’occupazione”, come lo definisce lei?

 

Giovanni Gaiani: [...] Un governo delle banche non deve esserlo necessariamente di quelle italiane (che pure sono state favorite da numerosi provvedimenti). La stessa ricapitalizzazione chiesta dall’UE può aiutare gli stranieri ad entrare nelle banche italiane. Che sono particolarmente appetibili perché contengono l’ingente risparmio delle famiglie italiane.

 

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Daniele Scalea: Ma insomma, esistono settori “nazionali”, animati da senso dello Stato e – perché no? – sano patriottismo, che potrebbero reagire a tutto ciò?

 

Giovanni Gaiani: L’unico modo per reagire è far mancare il sostegno al Governo in Parlamento. Ma la politica non è in grado, perché non può fornire un’alternativa e comunque è lieta che ad aumentare le tasse sia un governo tecnico. Un “governo d’occupazione”, dico io, perché favorisce i competitori dell’Italia. Sono davvero “straordinarie”, come le ha definite la Merkel, le misure del gabinetto Monti: infatti ci garantiranno recessione ed inflazione allo stesso tempo. Togliere di mezzo una delle maggiori potenze economiche mondiali è nell’interesse di parecchi paesi.

 

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Daniele Scalea: Dato che lei è prima di tutto un analista militare, veniamo ad una scottante questione che è salita all’onore delle cronache, proprio in rapporto alla politica d’austerità, negli ultimi giorni. Mi riferisco alla polemica relativa all’oneroso acquisto dei caccia multiruolo statunitensi “Joint Strike Fighter” F-35 da parte dell’Italia. Al di là degli argomenti antimilitaristi, da un punto di vista realista, quest’acquisizione conviene o non conviene?

 

Giovanni Gaiani: […]. All’Italia servono questi F-35? Servono se vogliamo continuare a bombardare in giro per il mondo a fianco dei nostri alleati. Quest’aereo sarà acquistato da altri paesi della NATO, e possederlo renderà le nostre forze integrabili con quelle alleate. In ogni caso, l’aereo è statunitense: noi abbiamo un ruolo di subfornitori, e dunque deboli ricadute industriali. Acquistando l’F-35, rinunciamo alla capacità di produrre da soli i nostri aerei, come con l’Eurofighter, o come fanno i Francesi con il Rafale. Rinunciamo a sviluppare la versione d’attacco al suolo dell’Eurofighter, su cui invece investiranno i Tedeschi. Ciò ci condanna a lavorare su prodotti nordamericani per molti anni a venire. I Francesi non riescono ad esportare il loro Rafale: esaurite le commesse interne, chiuderanno la catena di montaggio. Fra dieci anni in Occidente ci sarà una sola catena di montaggio: quella degli USA. […]. L’Eurofighter Typhoon per la difesa e l’F-35 per l’attacco.

 

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Daniele Scalea: Nei suoi interventi ha ricordato che l’Italia ha una “sovranità limitata” da molti decenni: potremmo dire dal 1943. La domanda che mi pongo è: l’Italia può essere sovrana dentro la NATO? Ovvero bisogna trovare una nuova configurazione strategica, quale può essere una ristrutturazione dell’Alleanza Atlantica, o un trattato di sicurezza collettiva pan-europeo, quale quello promosso dai Russi negli ultimi anni?

 

Giovanni Gaiani: […]. Siamo sicuri che il Mediterraneo dominato dall’islamismo sia nell’interesse europeo? Io credo di no. Invece può esserlo in quello degli USA, che sono più lontani, al di là dell’oceano. Bisogna rivalutare il ruolo italiano ed europeo rispetto ai nostri interessi. Gli USA hanno giocato un ruolo tutto sommato stabilizzatore fino a Bush, mentre ora ricoprono un ruolo palesemente destabilizzatore. L’Italia stessa è stata destabilizzata con la guerra di Libia. Berlusconi partecipò controvoglia all’intervento, inizialmente decidendo che i velivoli italiani non avrebbero lanciato bombe. Il venerdì di Pasqua Kerry, presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, giunse in Italia per conferire privatamente con Berlusconi. La domenica successiva Obama telefonò a Berlusconi. Il giorno dopo, anche l’Italia diede il via ai bombardamenti. Questo significa avere sovranità limitata. Sovranità che oggi è proprio azzerata. Bisogna riflettere sulle alleanze. La Francia e la Gran Bretagna, in Libia, hanno fatto i loro interessi. Parigi ha scelto di tenere la propria flotta fuori dal controllo della NATO, perché alla testa di quest’ultima c’era un ammiraglio italiano. Il mondo è cambiato, bisogna riconoscerlo e guardare al nostro interesse nazionale. Oggi ci sono paesi pronti a tutto per un contratto petrolifero. Quando Sarkozy decise d’attaccare la Libia, gli aerei francesi sorvolarono l’Italia senza nemmeno chiederci il permesso. Questi sono competitori, non alleati.

 

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Daniele Scalea: […]. Ma lei, da esperto militare, saprà bene che non si possono guardare solo le cifre. Certo, come PIL nominale l’Italia è anche più forte della Turchia. Ma la Turchia ha una coesione morale, una vitalità popolare, un entusiasmo che mancano all’Italia, un paese declinante sotto molti punti di vista. Ecco perché ci servirebbe un’alternativa all’UE, se non vogliamo più restarvi o se dovesse crollare nostro malgrado. Dove trovarla? Forse proprio in un asse mediterraneo con la Turchia, per gestire ed arrangiare congiuntamente il nuovo volto del nostro mare?

 

Giovanni Gaiani: Non è necessario uscire dall’Europa ma mettere in discussione questo tipo d’Europa, puntando senza compromessi a garantire i nostri interessi nazionali specie nell’area mediterranea. Non possiamo diventare un lander sgangherato della Germania, o un “territorio d’Oltremare” francese. Ci manca purtroppo una classe politica capace di decisioni forti.

 

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●Daniele Scalea, Fonte: www.geopolitica-rivista.org, Link: http://www.geopolitica-rivista.org/15559/litalia-e-sottooccupazione-straniera-incontro-con-gianandrea-gaiani/, 12.01.2012


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