ANCORA SULL’IRAN

Divergenze di opinioni e motivazioni finanziarie

d. CURZIO NITOGLIA

27 gennaio 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/iran_divergenze_20120127.htm

Divergenze di opinioni

●Solamente Dio conosce i futuri contingenti con assoluta certezza. Noi possiamo fare soltanto delle congetture, arrivare a delle probabilità, esprimere opinioni; è ciò che ho cercato di fare in vari articoli passati sulla probabile ed eventuale crisi bellica tra Usa e Siria/Iran. Invece alcuni analisti sostengono, non senza fondamento, che la questione Usa/Iran non è ancora decisa, che la guerra guerreggiata è improbabile. Mentre la guerra segreta contro l’Iran è iniziata già anni fa, però solo ora ha raggiunto il punto di escalation (questo mi sembra pacifico). La guerra pubblica e mini/atomica potrebbe essere evitata, l’Iran potrebbe essere abbandonato da Russia/Cina, il governo iraniano rovesciato con “rivoluzioni” primaverili o invernali, inoltre una delle armi più efficaci a disposizione dell’Occidente è la guerra cibernetica capace di neutralizzare senza spargimento di sangue l’Iran; oppure se l’Iran riuscisse a fornirsi di bomba atomica la utilizzerebbe come deterrente e non verrebbe attaccato. Vediamo le ragioni addotte da costoro.

●I russi e i cinesi, nonostante esprimano la loro opposizione agli USA e alle sanzioni UE contro l’Iran, sono indispettiti dalla accesa retorica degli iraniani. I russi hanno fatto pressione sugli iraniani affinché accettino le ispezioni dell’Ente per l’Energia Atomica Internazionale (AIEA), patrocinate dalle Nazioni Unite, in programma a partire dalla fine di Gennaio fino all’inizio di Febbraio. Inoltre, Russia e Cina hanno chiarito agli iraniani la propria aspettativa che l’incontro che si terrà in Turchia, con i cinque membri permanenti ONU più la Germania, questa volta porti a risultati positivi. In particolare, i russi hanno sottolineato agli iraniani che essi dovrebbero accettare determinati termini e condizioni poste dall’Occidente.

● Russia e Cina, in caso di deflagrazione di un conflitto armato tra l’Iran e l’Occidente, stanno già manovrando per assumere una posizione neutrale e certamente non verranno militarmente in aiuto all’Iran. Ecco i fatti che supportano questa ipotesi: attraverso canali segreti, la Russia ha comunicato all’Iran che hanno bisogno di favorire un dialogo più aperto con l’Occidente. Il ministro degli Esteri russo ha dichiarato alla stampa: “Speriamo che l’Iran ascolti la nostra opinione circa la necessità di un’ulteriore stretta collaborazione con l’AIEA”. Nel frattempo la Cina ha manifestato l’intenzione di liberarsi totalmente dalla dipendenza dal petrolio iraniano per proteggere i propri interessi in caso di guerra tra Iran e Occidente. In un importante viaggio programmato in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, il primo ministro cinese Wen Jiabao firmerà importanti accordi economici con questi paesi favorevoli alla Cina, ricevendo in cambio il petrolio di cui ha bisogno, fondamentale per garantire l’ economia cinese.

●Inoltre una delle armi più efficaci a disposizione dell’Occidente è la guerra cibernetica. La Cyber guerra sta diventando sempre più importante, sostituendo le forme tradizionali di guerra. Gli attacchi dell’11 settembre erano un chiaro esempio di guerra di quarta generazione. La guerra segreta all’Iran è tecnicamente un guerra asimmetrica. La Cyber guerra va oltre le ultime quattro generazioni di guerra tradizionale e diventa parte integrante della guerra moderna. Paesi come Russia, Cina e Stati Uniti sono in prima linea su questa nuova impostazione. Anche una nazione come la Corea del Nord ha fatto passi da gigante nel campo della cyber-guerra. Un anno fa, un massiccio cyber-attacco fece momentaneamente deragliare il programma nucleare iraniano. Stime conservatrici ritengono che l’Iran avrebbe già posseduto l’arma nucleare se non fosse stato per questo cyber-attacco. Il nome di questo supervirus creato dalla CIA si chiama “Stuxnet.” Secondo fonti non verificabili, l’attacco Stuxnet ha messo fuori causa (anche se non permanentemente) migliaia di centrifughe Iraniane. Gli iraniani stanno ora lavorando per proteggersi meglio da questi cyber-attacchi. Tuttavia, sono anni luce indietro rispetto ad altri paesi occidentali nella alta tecnologia e nelle competenze informatiche. Si sussurra che I Russi siano accorsi in aiuto del governo iraniano provvedendo a mettere a disposizione le loro conoscenze in cyber-warfare.

●Tutte queste forme di disturbo verso l’Iran devono essere associate e aggiunte all’opposizione interna al governo di Ahmadinejad. Alcuni degli elementi della “Rivoluzione Verde” sono ancora convinti che un cambiamento nel governo iraniano, con il risultato di una maggiore libertà e democrazia, sia ancora possibile. Questa opposizione interna pone la comunità di intelligence occidentali di fronte ad un dilemma. Ci sono due correnti di pensiero nella comunità dei servizi occidentali su come trattare con l’Iran:

1°) un approccio duro, che porterà ad un attacco militare a punti strategici dell’Iran. Punti strategici sono considerati le basi militari, siti nucleari, siti petroliferi, siti essenziali di trasporto, siti governativi; ecco perché molta gente interpreta le esercitazioni militari congiunte in corso in Israele tra gli eserciti USA e israeliano come un preludio ad un attacco militare contro l’Iran. Però una possibile offensiva militare contro l’Iran non comporterà un’invasione di terra, ma sarà un attacco aereo.

2°) un comportamento più “morbido”, un sabotaggio del governo iraniano dall’interno utilizzando l’opposizione costituita dal cosiddetto movimento verde (“Rivoluzione Verde”). La logica alla base dell’approccio soft è che gli iraniani sono molto nazionalisti e patriottici; un attacco militare contro l’Iran potrebbe in realtà riunire gli iraniani invece di dividerli. Il dibattito è ancora in corso tra le forze di sicurezza occidentali. Ma nel frattempo, le operazioni segrete in Iran continueranno.

●Infine, occorre prestare molta attenzione a ciò che accadrà alla fine di questo mese. Se l’UE decidesse di adottare sanzioni forti contro l’Iran[1], questo potrebbe far fallire l’incontro in Turchia tra l’Iran e i cinque paesi permanenti ONU, insieme alla Germania. Per questo motivo l’Europa sta contemplando di posticipare la riunione di Bruxelles da tenersi entro pochi giorni.

●Se i negoziati in Turchia falliscono un attacco militare sarà possibile. La primavera potrebbe essere, probabilmente, il momento migliore per un attacco contro l’Iran. L’amministrazione Obama ha appena segnalato questa settimana la sua disponibilità a parlare con gli iraniani. Bisogna vedere quale sono le richieste dell’Amministrazione Obama. L’Iran sa solo una cosa: se raggiunge la capacità nucleare, sarà fuori pericolo. Come Evgeny Satanovsk, il capo del Middle East Institute, ha dichiarato: “Non ci saranno attacchi dopo un eventuale test nucleare. L’ Iran sarà perdonato nello stesso modo come fu la Corea del Nord; Pyongyang è probabilmente in possesso di una o due bombe. Al contrario, Muammar Gheddafi e Saddam Hussein, che avevano abbandonato i programmi nucleari, sono stati uccisi; per cui la lezione è semplice : Potrai sopravvivere se disponi di armi nucleari; altrimenti non hai nessuna possibilità di sopravvivere senza di loro. Questo l’Iran lo sa ed è per questo che sta cercando di gestire la crisi nei propri tempi e modi. Solo allora potrà tirare un sospiro di sollievo[2].

●Tuttavia altri analisti, non meno seri, ritengono che le cose vadano o possano andare altrimenti. Vediamo le loro argomentazioni.

L'India esclude il dollaro e scambierà con l’Iran in rupie

●Mentre gli Stati Uniti e l’Europa continuano a dire che tutto va bene e che loro sono, in qualche modo, solvibili, l'Asia sta drizzando le antenne. La ‘Fars’ riporta: "Iran, la Russia sostituisce il dollaro con il ‘rial’ e il ‘rublo’ negli scambi". L’ultimo paese che si è associato alla zona asiatica di esclusione del dollaro è l’India, sempre secondo la ‘Fars’: "India e Iran si sono accordati per pagare una parte dei 12 miliardi di dollari annui per gli scambi petroliferi in ‘rupie’, ha riferito venerdì una fonte governativa indiana, […] di fronte alle nuove e ancora più dure sanzioni degli Stati Uniti".

●Per sintetizzare: Giappone, Cina, Russia, India e Iran, i paesi che insieme fanno la parte del leone nella produzione mondiale e che, combinati, sono tra i più grandi esploratori e produttori di energia, ora hanno tutti accordi bilaterali parziali. Molto probabilmente questi accordi da bilaterali diventeranno multilaterali, grazie alle iniziative di politica estera di Obama che, cercando di spingere questi paesi nell’angolo, li ha costretti a cercare piattaforme alternative alleandosi ed escludendo il dollaro.

●Secondo la ‘Reuters’: Una delegazione indiana è stata a Teheran questa settimana per discutere le opzioni per i pagamenti e la fonte ha detto che la decisione di pagare in ‘rupie’ è stata presa in una riunione che si è tenuta lì. "La Banca Centrale dell'Iran aprirà un conto con una banca indiana per ricevere i pagamenti e per trattare le importazioni", ha detto una fonte che ha conoscenza diretta della materia, aggiungendo che il sistema nuovo partirà "presto”. La fonte non ha specificato il nome della banca indiana. Ma altre fonti hanno riferito che l'Iran potrebbe aver aperto un conto con la Banca indiana ‘UCO’, che non ha interessi negli Stati Uniti.

●Cosa sta diventando l’India? L’India, il quarto maggiore consumatore di petrolio al mondo, si affida all'Iran per circa il 12 per cento delle sue importazioni, 350.000-400.000 barili al giorno (bpd), ed è il secondo maggior cliente petrolifero di Teheran dopo la Cina. Ma Washington ha scagliato sanzioni finanziarie ancora più rigide sull’Iran e vuole che l’Asia, il più grande mercato petrolifero di Teheran, tagli le importazioni per spingere la Persia a rinunciare alle sue ambizioni nucleari, che sospetta siano dirette alla produzione di armi.

●Il Segretario al Commercio indiano Rahul Khullar ha detto questa settimana che la delegazione indiana in Iran potrebbe eludere le sanzioni statunitensi per proteggere le forniture di petrolio e per promuovere le esportazioni indiane. La fonte statale ha riferito che l'Iran ha acconsentito ad incrementare le importazioni dall’India, che assommavano a circa 2,7 miliardi di dollari nel 2010/11 e che comprendono farina di semi di lino, riso e tè. "Ciò proteggerà in qualche modo (l’Iran) dalla volatilità del tasso di cambio”, ha detto la fonte succitata.

●Giovedì anche la Turchia (con l’Iran) ha riferito di voler aumentare i trasferimenti finanziari e che quest’attività è in preparazione per rafforzare i legami tecnici bancari.

●Paradossalmente, decretando le sanzioni proposte e l’embargo, gli Stati Uniti, ma soprattutto l'Europa, stanno dandosi la zappa sui piedi, preparando il terreno per un disprezzo assoluto degli Stati Uniti.

●L’appoggio asiatico per le sanzioni statunitensi è vitale dato che la regione compra più di metà delle esportazioni quotidiane di greggio dall’Iran. L'Unione Europea ha accettato in linea di principio a fermare le importazioni di greggio iraniano e potrebbe finalizzare il bando il 23 gennaio. La Cina, il più grande cliente petroliero dell’Iran, ha rifiutato le sanzioni statunitensi ritenendole inadeguate e ha difeso le sue massicce importazioni dal secondo maggiore produttore petroliero nell’OPEC[3].

●Vi è, inoltre, un  assoluto bisogno di far chiudere la Banca Centrale dell’Iran. Infatti  se una banca (estera) corrispondente di una banca Usa vuole fare affari con l’America, e fa anche  affari con la Banca Centrale iraniana (per acquistare petrolio), si mette nei guai con gli Usa. In particolare, le Banche Centrali estere, che trattano con la Banca Centrale iraniana in transazioni petrolifere, subiranno le stesse pesanti sanzioni varate dagli Usa per Teheran.

●Tanto per fare alcuni esempi, solo sei mesi prima dell’invasione dell’Iraq, Saddam Hussein aveva cominciato ad accettare euro, anziché dollari, in cambio del suo greggio: una minaccia immensa per il dollaro come moneta di riserva globale. Teheran ha già da tempo lanciato un simile tentativo, con una Borsa petrolifera dove si compra e si vende senza dollari. Gheddafi stava minacciando di fare lo stesso, lanciando uno sforzo per rifiutare il dollaro e l’euro, e chiamando le nazioni africane ed arabe a usare una moneta comune a copertura aurea, il gold dinar.

●A questo punto, l’Iran è oggi uno dei pochi Stati rimasti che dispongono di una Banca Centrale di Stato, anziché privata. È chiaro che valute coperte dall’oro o dal petrolio nazionale, fuori della portata dei regolatori globalisti privati, minaccia davvero il potere della finanza occidentale che comanda e compra creando moneta dal nulla. Queste sono le motivazioni finanziarie/economiche che militano a favore della probabile guerra contro l’Iran.

La lettera Segreta di Obama a Teheran: già pronta la guerra contro l'Iran?

● Il New York Times ha annunciato che l'amministrazione Obama ha inviato lo scorso 12 gennaio un'importante lettera ai dirigenti iraniani [4]. Il 15 gennaio, il portavoce del Ministero iraniano degli Affari Esteri ha riconosciuto che la lettera è stata consegnata attraverso tre canali diplomatici.

Nella lettera la Casa Bianca ha dettagliato la posizione degli Stati Uniti, mentre le autorità iraniane hanno asserito che si tratta di un segno di come stanno realmente le cose: gli Stati Uniti non possono permettersi di intraprendere una guerra contro l'Iran. Nella lettera, scritta dal presidente Barack Hussein Obama, c'era un appello degli Stati Uniti per avviare delle negoziazioni tra Washington e Teheran al fine di porre fine alle ostilità tra i due paesi. La lettera di Obama ha anche cercato di rassicurare Teheran sul fatto che gli Stati Uniti non intraprenderanno nessuna azione ostile contro l'Iran [5]. In realtà, in questo lasso di tempo, il Pentagono ha cancellato o ritardato importanti manovre unificate con Israele [6].

●Tuttavia, per gli iraniani, questi gesti sono senza senso, perché le iniziative successive dell'amministrazione Obama riguardo l'Iran hanno sempre contraddetto le sue parole. Inoltre, l'Iran ritiene gli Stati Uniti non attacchino solo perché riconoscono che i costi di una guerra, con un concorrente come l’Iran, siano troppo alti e le conseguenze troppo pericolose.

●Ciò nonostante, questo non implica che si sia evitato o che alla fine non ci sia davvero uno scontro tra Iran e USA. Le correnti possono andare in qualunque direzione. E ciò neppure significa che l'amministrazione Obama non stia al momento scatenando un conflitto per ora solo cibernetico contro gli iraniani e i suoi alleati. In realtà, il blocco di Washington e quello dell'Iran stanno combattendo una guerra nell'arena digitale e nelle onde televisive che vanno fino alle valli dell'Afghanistan e alle chiassose strade di Beirut e Damasco.

●Invece di attaccare direttamente l'Iran, gli Stati Uniti hanno dato il via ad una  guerra segreta e delegata. Le guerre per delega sono state avviate nel 2006, quando Israele attaccò il Libano con l'intenzione di estendere la guerra contro la Siria. La rotta che porta a Damasco passa per Beirut, e quella verso Teheran passa proprio per Damasco. Dopo il  fallimento del 2006, comprendendo che la Siria era l'asse centrale del Blocco della Resistenza dominato dall’Iran, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno trascorso i successivi cinque o sei anni tentando di scollegare la Siria dall'Iran.

●Washington sta esercitando pressioni psicologiche sull'Iran per poterlo distanziare dalla Siria affinché gli Stati Uniti e le sue coorti possano realizzare quanto voluto. Fin dal principio del gennaio 2012, gli israeliani si stanno preparando continuamente per lanciare un'invasione contro la

Siria in una rivincita del 2006, mentre i funzionari dell'UE e degli USA stanno tentando reiteratamente di negoziare con Damasco per riuscire a svincolarlo dall'Iran e dal Blocco della Resistenza. Ma i siriani hanno sempre rifiutato questa eventualità.

●Anche il Cremlino ha fatto dichiarazioni che corroborano l’ipotesi che Washington voglia scollegare la Siria dal suo alleato iraniano. Uno dei più alti funzionari della sicurezza ha annunciato che la Siria viene punita a causa della sua alleanza strategica con l'Iran. Il segretario del Consiglio Nazionale della Federazione Russa, Nicolai Platonovich Patrushev, ha dichiarato pubblicamente che la Siria è oggetto delle pressioni di Washington a causa degli interessi geopolitici, che sono relazionati a  tagliare i vincoli della Siria con l'Iran e non a causa di una qualsiasi preoccupazione umanitaria [7].

●L'Iran ha anche dato segnali che, se la Siria dovesse essere attaccata, non esiterà ad intervenire militarmente in suo aiuto. Washington non vuole che ciò accada. Il Pentagono preferirebbe divorarsi in primo luogo la Siria, prima di porre la sua completa attenzione nei confronti dell'Iran. Il proposito del Pentagono è di combattere i suoi nemici uno ad uno. Gli Stati Uniti non sono ancora preparati per intraprendere una guerra convenzionale regionale sia contro l’Iran che contro la Siria, e arrischiarsi in una guerra allargata agli alleati russi e cinesi dell'Iran. Tuttavia, la rotta verso la guerra è lontana dalla sua morte. Per ora, il governo statunitense dovrà continuare la sua guerra ombra contro l'Iran e intensificare la guerra diplomatica, economica e mediatica [8].

●Quindi mi sembra ancora probabile che la guerra tra Usa/Israele contro Siria/Iran possa scoppiare. Chi vivrà vedrà.  

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

27 gennaio 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/iran_divergenze_20120127.htm


 

[1] Cfr. ANSA.it, Bruxelles, 23 gennaio 2012. «Sull'embargo petrolifero della Ue contro l'Iran ''ci sono prospettive positive per una decisione positiva''. Lo ha detto il ministro degli esteri Giulio Terzi al suo arrivo al Consiglio esteri Ue, spiegando che in questo ''l'Italia è con l'Europa''. Le sanzioni petrolifere della Ue contro l'Iran, inoltre, saranno ''graduali'' perché il mercato possa assorbirne l'impatto. ''Non prevediamo - ha aggiunto Terzi - un impatto importante sull'economia globale e sulle forniture globali''».

[2] Cfr. Gianfranco Campa, Conflitti e strategie [scheda fonte], 22/01/2012.

[3] Cfr. http://www.zerohedge.com/news/india-joins-asian-dollarexclusion-zone-will-transact-iran-rupees, 21.01.2012. Cfr. anche Zero Hedge, 22 gennaio 2012.

[4] Elisabeth Bumiller et al., “US sends top Iran leader warning on Hormuz threat”, The New York Times, 21 gennaio 2012.

[5] Mehr News Agency, “Details of Obama’s letter to Iran released”, 18 gennaio 2012.

[6] Yakkov Katz, “Israel, US cancel missile defence drill”, Jerusalem Post, 15 gennaio 2012.

[7] Ilya Arkhipov e Henry Meyer, “Russia Says NATO, Persian Gulf Nations Plan to Seek No-Fly Zone for Syria,”Bloomberg, 12 gennaio 2012.

[8] Cfr.  MAHDI DARIUS NAZEMROAYA, Global Research, Obama's Secret Letter to Tehran: Is the War against Iran On Hold?"The Road to Tehran Goes through Damascus" 20.01.2012.