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IL MONDO IN CEDIMENTO

d. CURZIO NITOGLIA

27 aprile 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/il_mondo_in_cedimento.htm

Prologo

 ● In questi ultimi mesi, il mondo universo sembra cedere sempre di più sotto tutti gli aspetti: “motus in fine velocior”. La natura è sconvolta da tsunami e catastrofi nucleari. La Società civile e le Nazioni dalle guerre mondialistiche, che tendono a rimpiazzare le Patrie con la “Repubblica universale” di stampo giudaico-massonico. La famiglia, che è già stata guastata dal divorzio e dall’aborto legalizzati, ora sta per ricevere il colpo di grazia dai “matrimoni” omosessuali. L’individuo è stato distrutto in interiore homine dal “Sessantottismo”, che ha straripato ed ha invaso oramai ogni cosa e casa. Dulcis in fundo l’ambiente ecclesiale sembra aver toccato il fondo per esser rimpiazzato (si fieri potest) dal “Tempio universale”.

 

Mi pare che il culmine di tale disfacimento sia riassumibile in tre avvenimenti:

1°) l’attuale libro di J. Ratzinger soprattutto per quel che riguarda la Passione di Gesù;

2°) la beatificazione di Giovanni Paolo II ed annunzi annessi e connessi, che verranno fatti il 1° maggio 2011. “Chi ha orecchie per intendere intenda!”;

3°) Assisi II (ottobre 2011) per commemorare il 25° anniversario di Assisi I (1986).

 

Cosa ci attende? Naturalmente parlando lo schianto, come quando ad un camion si spezzano i freni in una strada in ripida discesa. Soprannaturalmente la risurrezione, poiché dopo la passione avviene la glorificazione: il cristianesimo vince attraverso sconfitte apparenti: “Regnavit a ligno Deus”!

 

● Joseph Ratzinger nel suo ultimo libro Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione  (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2011) ha scritto: «Chi ha insistito per la condanna di Gesù a morte? […]. Secondo Giovanni, essi sono semplicemente “i Giudei”. Ma questa espressione, in Giovanni, non indica affatto […] il popolo d’Israele […]. In Giovanni tale espressione ha un significato preciso e rigorosamente limitato: egli designa con essa l’aristocrazia del Tempio. […]. In Marco […], il cerchio degli accusatori appare allargato: compare […] una quantità di gente, la “massa”. […]. In ogni caso con ciò non è indicato “il popolo” degli Ebrei […]. Per quanto riguarda questa “massa”, si tratta di fatto dei sostenitori di Barabba, mobilitati per l’amnistia, come rivoltoso contro il potere romano, questi poteva naturalmente contare su un certo numero di simpatizzanti» (pp. 208-209).

 

● Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni gli ha risposto: «Mi sembra che nel testo di Ratzinger ci sia poco di nuovo. C’è un grande sforzo esegetico di leggere il Vangelo in chiave non antiebraica, ma è uno sforzo che si regge con qualche difficoltà. Giovanni parla di giudei e non di ‘aristocratici del Tempio’ o di ‘plebaglia’ [filo-Barabba]. I giudei sono i giudei. Come i cristiani restano i cristiani al di là dell’esegesi» (Il Foglio, 3 marzo 2011, p. 2).

In breve, il rabbino spiega il Vangelo meglio del dottor Ratzinger. Infatti, secondo rav Di Segni il giudaismo è la maggior parte del popolo ebraico, che durante la vita di Cristo Lo rifiutò come Messia e Dio, tranne la “piccola reliquia” degli Apostoli e dei Discepoli, i quali credettero in Lui. Il cristianesimo è la religione che crede alla divinità di Cristo. Invece ancor oggi il giudaismo persevera nel rifiuto di Cristo e della religione da Lui fondata sull’Antico Testamento perfezionato dal Nuovo ed Eterno Testamento: il cristianesimo. Per il rabbino il giudaismo è il giudaismo, il cristianesimo è il cristianesimo e il giudaismo non è il cristianesimo; tra di essi vi è inconciliabilità (“i cristiani restano cristiani”). Viva la faccia della sincerità! Per la dottrina cattolica tradizionale il cristianesimo si fonda sull’Antico e il Nuovo Testamento, mentre il giudaismo ha rinnegato l’Antico Testamento e il Messia in esso prefigurato (specialmente dai Profeti) e li ha rimpiazzati col Talmud. Il rabbino ammette candidamente che i Vangeli sono teologicamente antigiudaici[1], poiché credono nella divinità di Cristo e rivelano la colpevolezza del giudaismo post-cristiano come popolo-religione, quanto al rifiuto e alla crocifissione di Gesù, e non solo come ‘aristocrazia del Tempio’ o ‘partigiani barabbisti’. Nefas est ab inimicis discere veritatem!

 

● Infine, il Magistero Ordinario Pontificio, insegna nell’Enciclica Mit brennender Sorge, promulgata il 14 marzo 1937 da Pio XI, che “Il Verbo avrebbe preso carne presso un Popolo che poi Lo avrebbe confitto in Croce”. Il qui popolo è chiaramente l’etnia, la stirpe o - in senso largo e non dispregiativo - la “razza” ebraica da cui discende Gesù come uomo da parte di sua madre Maria della famiglia di Davide (come io sono etnicamente e “razzialmente” di popolo italiano) e non l’aristocrazia del Tempio né la plebaglia partigiana di Barabba. La discontinuità tra S. Scrittura e Tradizione divino-apostolica (i Padri ecclesiastici[2]) di cui il Magistero tradizionale (cfr. Mit brennender Sorge) è lo strumento e l’insegnamento di Joseph Ratzinger come dottore o teologo privato è evidente come 1 + 1 = 2. Chi nega l’evidenza non è scusabile, tranne grave malattia mentale.

 

● Un teologo contemporaneo, mons. Brunero Gheradini, non strettamente legato al mondo”tradizionalista”, nel 1° numero dell’Editoriale della Rivista Divinitas” del 2011 scrive che il Dio degli Ebrei non è quello dei Cristiani: la SS. Trinità di cui Gesù Cristo è la Seconda Persona incarnata nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Questi due dogmi principali del Cristianesimo, per l’Ebraismo attuale o post-biblico, sono una bestemmia, per la quale Cristo fu crocifisso “poiché da uomo, si faceva Dio” (Gv., X, 33) e s. Stefano fu lapidato (cfr. p. 6). Un altro esempio ci è porto sempre da mons. Gherardini a pagina 7 del suo Editoriale. Secondo la dottrina conciliare (Nostra aetate: “i doni di Dio sono irrevocabili”) e postconciliare (cfr. Giovanni Paolo II a Magonza nel 1980: “L’Antica Alleanza mai revocata”)[3] l’Ebraismo attuale è ancora titolare dell’Alleanza con Dio. Invece la Tradizione cattolica (S. Scrittura interpretata unanimemente dai Padri e Magistero ecclesiastico costante ed uniforme) insegna che «c’è una prima e c’è una seconda Alleanza: irrevocabile è ciò che dalla prima passa alla seconda, subentrata all’altra, quando questa “antiquata e soggetta ad invecchiamento ulteriore, sta ormai per scomparire” (Ebr., VIII, 8-13). Se non che la grazia promessa ai titolari dalla prima Alleanza non muore con essa, ma viene elargita ai titolari della seconda: questo, infatti, si verificò, quando quasi tutti i titolari della prima, rifiutando Cristo, […], non riconobbero il tempo in cui Dio li aveva visitati (Lc., XIX, 44). “A quelli, però, che l’accolsero” il Visitatore “fece il dono della figliolanza divina” (Gv., I, 12), strinse con essi [la “piccola reliquia” del popolo ebraico che accettò Cristo] la seconda Alleanza e l’aprì a quanti [i pagani] sarebbero sopraggiunti “dall’oriente e dall’occidente” da settentrione e da mezzogiorno (Lc., XIII, 29), trasferendo alla seconda tutti i doni già in possesso della prima» (p. 7). Quindi molti membri del popolo eletto rifiutarono Cristo, ma “un piccolo resto” (Apostoli e Discepoli) Lo accolsero (Rm., XI, 1-10)» (p. 7).

 

Conclusione

 

● Quanta Vergogna!

1°) Il rabbino insegna giustamente rispetto al Papa, che invece cerca di conciliare l’inconciliabile (giudaismo e cristianesimo), errando e rendendosi “a Dio spiacente e a li nimici suoi” (Dante). È davvero un mondo sottosopra!

2°) La continuità tra Vaticano II e Tradizione è solo verbale ma totalmente irreale, basta leggere il libro di Ratzinger e la Mit brenneder Sorge, ma la maggior parte degli uomini vuol vivere nell’irrealtà.

3°) Infine si scorge una certa analogia tra il fariseismo tradizionalista del tempo di Gesù e quello odierno: “Templum Domini, Templum Domini, Templum Domini est!; Missione divina, Missione divina, Missione divina!”.

Mentre il “tradizionalismo” dorme sugli allori, tace (e acconsente?), un teologo che non pretende avere une Mission divine dice la verità sul problema dei problemi: quello dei rapporti tra giudaismo e cristianesimo, per il quale mons. Richard Williamson è stato scomunicato ad intra et ad extra, da neomodernisti e neotradizionalisti.

Che Dio ci metta le mani e (come diceva don Putti) anche i piedi!

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

27 aprile 2011

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[1] Non biologicamente antisemiti. Onde si distingue correttamente tra “antisemitismo razziale” e “antigiudaismo teologico”, cfr. B. Lazare, L’Antisemitismo. Sua storia e sue cause, CLS, Verrua Savoia (TO), 1996.

[2] L’ebrea convertita Denise Judant porge un’antologia accurata del pensiero dei Padri ecclesiastici latini e greci sulla responsabilità del giudaismo religione rabbinica e farisaica nella morte di Gesù, che parte da S. Ignazio d’Antiochia (+ 107) sino a S. Agostino (+ 430). Tutti i Padri, neppure uno escluso parlano di “responsabilità collettiva” del giudaismo religione post-biblica, nel suo insieme, nel deicidio. “Certamente è la Comunità religiosa di Gerusalemme e di Israele che è stata direttamente responsabile della condanna a morte di Gesù, ma sono colpevoli, davanti a Dio, anche coloro che rinnovano il peccato dei loro avi, mediante un rifiuto personale di Cristo”. L’Autrice conclude: “Non vi è nessuna divergenza tra i Padri latini e quelli greci” (Judaisme et Christianisme, Parigi, Les Editions du Cèdre, 1969, p. 84). Ora il valore teologico della unanimità morale del consenso dei Padri su questioni di Fede, Morale e vita spirituale “è una testimonianza irrefutabile di Tradizione divino-apostolca” (V. Zubizarreta, Theologia dogmatico-scholastica, Vitoria, ed. El Carmen, 1948, vol. I, n 699, thesis IV). Poiché, continua lo Zubizarreta “i Padri ecclesiastici furono posti dallo Spirito Santo, nella Chiesa, affinché, mantenessero la Tradizione divina ricevuta dagli Apostoli. Quindi, il loro consenso comune è, nella Chiesa, regola infallibile di Fede” (Ibidem, n° 700). Denise Judant continua: “è innegabile che i Padri hanno incluso nella stessa condanna di responsabilità l’insieme del popolo ebraico del tempo di Gesù e i suoi discendenti, la cui incredulità persistente, attualizza, in un certo modo, nel corso dei secoli, il peccato dei persecutori fisici di Gesù. […]. I Padri hanno quindi accusato l’insieme del popolo ebraico di tutti i tempi, e lui solo, di aver condannato a morte Gesù. […]. Se si ammettesse che il giudaismo religione è libero da ogni responsabilità, non esiterei a pensare che l’insieme della Tradizione esegetica e teologica della Chiesa sarebbe messa in discussione” (Judaisme et Christianisme…, cit., pp. 86-94, passim. Cosa che purtroppo il teologo privato J. Ratzinger ha fatto nel suo ultimo libro.

[3] Cfr. anche Divinitas n° 1 del 2006, pp. 27-49; n° 3 del 2009, pp. 247-250.


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