David Grossman: “Non attaccate l’Iran!”

d. CURZIO NITOGLIA

16 marzo 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/grossman_non_toccate_iran.htm

David Grossman

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● Nel febbraio del 2012 il ministro della Difesa statunitense Leon Panetta ha dichiarato che Israele attaccherà l’Iran tra aprile e giugno del 2012. Oggi 15 marzo ha subìto un attentato in Afghanistan senza gravi conseguenze.

 

● Lo scrittore israelita David Grossman ha scritto un lungo articolo, pubblicato da la Repubblica (12 marzo 2012, pp. 27-29), in cui lancia un appello a Israele: “Fermatevi, è un azzardo sconvolgente!”.

 

● Il ragionamento di Grossman è molto lucido; tuttavia non deve trarre in inganno. Infatti a pagina 28 specifica: “Se l’Iran continua ad arricchire l’uranio e gli Usa non attaccano, Israele farebbe meglio a non sferrare un attacco”. Quindi la sua posizione è ben determinata: devono essere gli Usa ad attaccare l’Iran, se sconsiglia Israele di farlo è per il timore degli effetti collaterali, che investirebbero Israele stessa e non per interesse umanitario nei riguardi dell’Iran.  Ma vediamo tutto il suo ragionamento.

 

● I discorsi recenti di Netanyahu, scrive Grossman,  infiammano gli animi. Sono intrisi di retorica catastrofica e apocalittica quanto al modo di esprimersi. Egli spazia dalla  shoah al disastroso destino futuro degli ebrei. Netanyahu sembra non distinguere i pericoli reali che Israele deve affrontare dalle ombre del passato traumatico che non passa mai. Ma una confusione tra le due cose porterebbe Israele a rivivere il passato. Tuttavia la condanna del “Netanyahu-pensiero” non è totale. Infatti Grossman aggiunge:

● Se la retorica di Netanyahu spinge il mondo a far pressioni su l’Iran e questi cede, bene. Ma se non è così e i suoi discorsi porteranno  ad un attacco contro l’Iran, allora ci si può domandare: “è opportuno che Israele scateni una guerra dalle conseguenze imprevedibili per Israele stessa onde prevenire un futuro scenario aggressivo, che non è neppure certo, anche se pericoloso, da parte dell’Iran?”. In breve, Israele deve rischiare una catastrofe certa nel 2012 per impedirne una incerta nel futuro?

 

● La decisione va presa su un punto di appoggio presente, ragionevole, lucido. Non su un trauma del passato, un mito tragico e apocalittico. 

 

● Grossman continua: tra Israele e Iran vi è un equilibrio di terrore. (In realtà questa frase è alquanto inesatta: Israele possiede già 300 testate nucleari, l’Iran neppure una, il rapporto è fortemente squilibrato). L’Iran dice di aver centinaia di missili con testate chimiche e batteriologiche puntate sulle città d’Israele. Israele vuole bombardare l’Iran. Tuttavia, sinora, l’Iran non ha mai aggredito nessuno (si è difeso nel 1980 dall’Iraq armato dagli Usa). Ora non si è sicuri che l’Iran in futuro attacchi Israele e se dovesse farlo vi sarebbe un alto livello di morte e distruzione reciproca. Ci si ricordi della prima guerra in Libano (durata inaspettatamente 18 anni) e della seconda, che doveva essere una passeggiata di pochi giorni e invece occupò seriamente lo Tsahal per tre mesi e per di più senza vittoria.

 

● Qui Grossman introduce la frase riportata all’inizio dell’articolo, che è la chiave di lettura di esso. Gli Usa dovrebbero e potrebbero attaccare l’Iran. Israele deve essere prudente, non per amore dell’Iran ma per spirito di autoconservazione. Infatti l’attacco israeliano potrebbe cambiare completamente il futuro di noi israeliani e sarebbe precipitoso, azzardato, sconsiderato. Ciò che si teme è la reazione della Russia e della Cina di fronte ad un attacco contro Siria e Iran che, da sole, sarebbero impotenti a fronteggiare la forza d’urto degli Usa e di Israele. 

 

● La conclusione dell’Autore è la seguente: sono sicuro che chi desidera l’attacco contro l’Iran lo fa per evitare le possibilità di un incubo futuro peggiore di quello che stiamo vivendo. Ma chi ha diritto di scatenare una catastrofe (da ambo i lati, specialmente col pericolo di coinvolgere Russia e Cina) in nome di un timore che potrebbe non concretizzarsi mai?

 

● È proprio per questo che Netanyahu al congresso dell’Aipac e nell’incontro del 5 marzo con Obama ha spinto l’America a bombardare l’Iran. La sua è una provocazione: “fatelo voi, se no lo facciamo noi”. Ma come Grossman non ha nessuna intenzione di farlo lui, lascerebbe il lavoro agli americani.  Netanyahu e Grossman la pensano sostanzialmente alla stessa maniera, cambia solo accidentalmente il modo di esprimersi. Netanyahu giuoca il ruolo del poliziotto duro, Grossman quello del poliziotto comprensivo, ma entrambi sono intenzionati ad ottenere il cedimento e il crollo dell’Iran, che ostacola il dominio completo di Israele nel Medio Oriente.

 

● Il trauma del passato, il mito tragico e apocalittico va bene, se produce frutti (Usa contro Iran), altrimenti non è conveniente scatenare una guerra che toccherebbe realmente e duramente (non come i Kassam palestinesi) Israele, specialmente con l’intervento o l’aiuto russo e cinese. Personalmente sono sicuro che Netanyahu sappia ben distinguere i miti del passato dai pericoli reali ed attuali. Se egli tocca questo tasto è a causa della “fragilità” dell’occidente, che al solo nome della “shoah” cade prostrato in adorazione e quindi furbescamente la usa come una clava per fare lobbing su America ed Europa.

 

● Ora si tratta di cercare di intravedere se l’America farà ancora una volta il lavoro sporco per conto di Israele.  Obama rischierà di non essere rieletto mettendosi in contrasto con il diktat di Netanyahu e Ehud Barak? A novembre ci saranno le elezioni, la campagna è iniziata a gennaio, già a marzo l’Aipac e Netanyahu hanno fatto forti pressioni su Obama. Quel che ha detto Panetta (la guerra ci sarà tra aprile e giugno da parte di Israele) è stato un lanciare un allarme per sventare il pericolo o rischia di avverarsi realmente?  Non possiamo dare una risposta certa. Dobbiamo attendere lo svolgersi degli eventi prossimi futuri che, a partire dalla Siria, toccheranno l’Iran.

 

● Il settimanale tedesco Der Spiegel scrive che le autorità israeliane avrebbero detto al capo di stato maggiore Usa Martin Dempsey: “in caso di attacco contro l’Iran il governo di Tel Aviv avvertirà la Casa Bianca solo 12 ore prima”.

 

 

● Obama non vuole che l’Iran si doti di armi nucleari, ma non vuole nemmeno l’ennesima guerra. Per fare contento il suo ospite Netanyahu il presidente americano ha ripetuto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, ma questa dichiarazione a Netanyahu non basta più, vuole i fatti.

 

● Anche in America non tutti sono favorevoli alla guerra contro l’Iran. Nella trasmissione televisiva di Fareed Zakaria del febbraio 2012 è intervenuto uno degli uomini più influenti delle sfere Democratiche di Washington, Zbigniew Brzezinski, che ha servito come consigliere di Stato per la sicurezza nazionale sotto due presidenti americani, Kennedy e Carter, ed è tuttora una delle figure diplomatiche più influenti sulla scena politica mondiale. Alla domanda del conservatore filo-israeliano Zakaria su “come si svilupperà la crisi dell’Iran” – Brzezinsky rispondeva senza mezzi termini dichiarando: «Tutto dipenderà da quanto saremo determinati, lucidi ed espliciti qui a Washington. Se saremo ambigui, potrebbe finire molto ma molto male davvero. Dobbiamo essere chiari con l’Iran in merito al nucleare. […]. Ma soprattutto dobbiamo essere molto chiari con i nostri amici in Israele, dicendo che non vogliamo la guerra, che una guerra non è necessaria. Che noi non faremo la guerra. E che loro non faranno la guerra servendosi del nostro spazio aereo sopra l’Iraq. Se loro decideranno di fare la guerra, noi non li appoggeremo: saranno soli e ne subiranno tutte le conseguenze soprattutto loro. Tuttavia il prezzo che pagheremo, se Israele inizierà una guerra massiccia, sarà disastroso anche per noi nella regione medio-orientale, soprattutto in Afghanistan e in Iraq. E sarà disastroso per il flusso del petrolio, e in generale per gli equilibri nel Medio Oriente. Gli israeliani saranno tentati di attaccare nel periodo che precederà le elezioni presidenziali degli USA, che si sta avvicinando.  Per questo penso che il presidente (Obama) quando incontrerà Netanyahu il 5 marzo, dovrà prima di tutto tenere a mente che lui rappresenta gli interessi nazionali dell’America e dovrà essere molto chiaro (con Netanyahu) su quali sono questi interessi. Che un attacco israeliano all’Iran non è compatibile con i nostri interessi. Che ci danneggerebbe. Che gli iraniani ci riterranno responsabili e agiranno di conseguenza e noi ne pagheremo il prezzo. Che questo non è accettabile»[1].

 

● È certo che nel 2012 il problema più grave della politica internazionale sarà l’Iran, crisi dell’euro a parte. Obama a questo riguardo non sembra padrone della situazione. È contrario all’uso della forza, ma non può inasprire le relazioni con Israele e fornire sul piatto d’argento un argomento come questo ai Repubblicani alla vigilia delle elezioni, rischiando di non essere rieletto, sempre secondo il Der Spiegel.

 

● Inoltre pende sul capo dell’Occidente la minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz in caso di attacco israeliano. Mario Draghi, presidente della Bce, ha ricordato all’Ue che le conseguenze potrebbero essere incalcolabili: aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e fiammate inflazionistiche. In Occidente prevale il pessimismo e in Italia il prezzo dei carburanti aumenta costantemente[2].

 

 d. CURZIO NITOGLIA

 

16 marzo 2012

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