ESTO VIR !

d. CURZIO NITOGLIA

12 agosto 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/esto_vir.htm

 

 

L’arrendevolezza dei buoni aumenta l’audacia dei cattivi (Leone XIII)

 

 

Per restare liberi dentro, giunti ad un certo punto dalla vita, bisogna prendere senza esitazioni la via della prigione. […]. Non muoio neanche se mi ammazzano

(G. Guareschi)

 

 

Cerco l’uomo

● La modernità e post-modernità hanno distrutto prima la Religione (l’Umanesimo ed il Rinascimento col cabalismo e il neopaganesimo/ il Protestantesimo col soggettivismo spirituale); poi la retta Ragione (il Cartesianismo e l’Idealismo col relativismo e soggettivismo filosofico); indi la Società civile (la Rivoluzione inglese, americana e francese col Democratismo secondo cui l’Autorità proviene dal basso); quindi la famiglia e la proprietà privata sulla quale si regge la famiglia (il Comunismo materialista e collettivistico); infine l’individuo stesso (Nichilismo postmoderno coll’odio distruttore contro Dio e l’ente “creato a sua immagine e somiglianza”, ossia l’uomo fornito d’intelletto e volontà ed elevato gratuitamente all’ordine soprannaturale, che lo rende “Divinae naturae consors”, II Petri). Pio XII nel 1953 ha detto che la Rivolta contro Dio ha avuto un crescendo rossiniano: essa è iniziata prima con “Cristo sì, Chiesa no; poi Dio sì, Cristo no; infine Dio è morto”.

● Il Nichilismo filosofico si è accanito contro ciò che rende uomo l’uomo: la ragione, la libera volontà, la verità e la morale oggettiva; scatenando le passioni e gli istinti disordinati che ogni uomo ha in sé, dopo il peccato originale, ma che può educare e dirigere verso il bene, con lo sforzo ascetico e la vita spirituale aiutati dalla Grazia divina. La sovversione nichilistica si è servita della psicanalisi, delle droghe, della moda, della musica, dei mezzi di comunicazione (televisione e cinema), della stampa specialmente frivola, scandalistica e “rosa”.

● Per cui oggi dopo mezzo secolo di Rivoluzione nichilistica (‘Scuola di Francoforte’ & ‘Strutturalismo francese’) scoppiata in tutta la sua virulenza nel ‘Sessantotto’, ma sorta già negli anni Venti in Germania e rifugiatasi negli anni Trenta in Usa, per ritornare in Europa nel 1945. Il tarlo roditore si è manifestato in tutta la sua forza convulsiva durante la Rivoluzione religiosa per antonomasia (il Concilio Vaticano II, 1962-1965, “satanico nella sua essenza”, come la Rivoluzione francese, della quale ha fatto suo il trinomio: “Libertà”, applicato alla religione [“Dignitatis humanae”], “Fraternità”, applicato al dialogo ecumenico [“Unitatis redintegratio e Nostra aetate”], ed “Eguaglianza”, applicato alla struttura stessa della Chiesa istituita da Gesù monarchicamente su uno solo, Pietro, colla collegialità episcopale [“Lumen gentium”]).

● In questi ultimi anni una forma di “femminismo virulento”, che non ha nulla di femminile e materno, si è scagliata contro la donna in quanto madre e femmina e l’uomo in quanto padre[1] e maschio, spinta dall’odio contro-natura per la diversità dei sessi come Dio li ha creati (“maschio e femmina Dio li creò”, Gen., I, 27)[2]. Infatti oggi l’uomo «inteso come maschio [e padre] è debole, stanco, demotivato, passivo, solo e triste»[3].

‘Homo’ e ‘Vir’

● Il ‘Vir’ è l’uomo (‘homo’) o il maschio virtuoso (virtus), forte (la forza è una Virtù spirituale e un Dono dello Spirito Santo, non si tratta di pura forza fisica, muscolare o peggio ancora violenza). Il Vir è l’uomo capace di rischiare, lottare contro l’ingiusto aggressore o rivoltoso ed ospitare l’onesto pellegrino, il povero indifeso. Egli ha una Fede, dei valori, che sono stati negati e “distrutti” dalla modernità e post-modernità, ed agisce con impegno, coraggio, determinazione, mancanza di rispetto umano per difenderli.

● Purtroppo dobbiamo constatare che la Rivoluzione religiosa (Vaticano II) e quella studentesca (Sessantotto) hanno conquistato (gramscianamente) prima lo spirito, la mentalità o la cultura della Società e poi anche l’egemonia o il potere politico ed hanno invertito o capovolto completamente la mentalità e il modo di agire anche del singolo individuo. Se ci si fa caso, pochi oggi (nel mondo moderno, che non ha ancora contaminato quello arabo, il quale sta subendo l’ultimo l’assalto del giudeo-americanismo, a partire dal 2001, che è divenuto particolarmente parossistico nella primavera 2011) hanno ancora un “ideale”, un “Credo”, una “Fede” o se li hanno non sono disposti a combattere per essi. Manca l’uomo inteso come ‘Vir[4], la spina dorsale, la capacità di darsi, sacrificarsi, assumersi delle responsabilità, affermare delle idee non ‘politicamente-corrette’. Si tira a campare, si preferisce vegetare 100 anni in un ospizio piuttosto che viverne 50 da vero uomo ossia ‘Vir’. La vita non deve costare fatica. Ma ciò che costa nulla, vale nulla. Ora “se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee, o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”, diceva Ezra Pound, il quale ha rischiato per la guerra del sangue e della civiltà contro l’oro ed è stato rinchiuso in un manicomio dai democraticissimi americani, che utilizzano le stesse armi di Stalin per reprimere chi la pensa da ‘Vir’. Tutto è tollerato tranne la coerenza, la fedeltà, le idee chiare, la forza di volontà.

● Uno dei paradossi della Società globalizzata, nata dal secondo conflitto mondiale, è l’odio per la “Virtus” o “Fortezza”, che è una virtù o capacità di agire moralmente bene, mentre si inneggia apertamente alla ‘violenza’ (“abusare della forza fisica in modo incontrollato ed istintivo”, N. Zingarelli), purché democraticamente compiuta, vedi ad esempio il bombardamento della “Nato” sui libici civili innocenti, richiesto ed elogiato nel luglio 2011 dal Presidente Giorgio Napolitano. Si veda anche ciò che succede in Inghilterra questi primi giorni di agosto 2011, la violenza scatenata (da giovani post-moderni, globalizzati) alla quale solo pochi privati cittadini “virtuosi” hanno saputo rispondere coraggiosamente e fisicamente con legittima difesa (“vim vi, repellere licet; è lecito respingere la  forza con la forza”). Oramai la legittima difesa è scambiata per offesa e l’arrendevolezza o viltà per virtù. A Torino (11 agosto 2011) un gioielliere, che ha lottato corpo a corpo con due rapinatori, quando questi hanno estratto un revolver, ha preso il suo ed ha fatto fuoco su un malvivente, è stato stigmatizzato dai “media” per “eccesso” di difesa e sarà interrogato dal magistrato, che quasi sicuramente lo incriminerà. Questi comportamenti aggressivi e violenti ai quali non si sa più - nella maggior parte dei casi - reagire “virilmente” (da Vir, Virtus) ci fanno presagire un futuro prossimo anche e soprattutto in Italia da guerra civile e globalizzata. Leggendo Il cavallo rosso di Eugenio Corti si apprende che nei Gulag sovietici quando un prigioniero mostrava segni di indebolimento fisico e quindi incapacità di difesa, gli altri prigionieri lo uccidevano per mangiarne le carni, tanta era la loro fame e violenza. Ora, mi domando e dico, nella società attuale, ove il nichilismo trionfa, non andiamo incontro ad una situazione del genere, data anche la crisi economico-finanziaria che attanaglia gli Usa, l’Europa e l’Asia e che forse ci porterà alla fame?

● Si assiste al fallimento della globalizzazione, dell’integrazione, della mondializzazione culturale/religiosa/etnica, che hanno generato scoppi di una violenza inaudita. Si sta vivendo il fallimento del sistema filosofico del liberismo economico o finanziario, che promette il benessere in terra, con l’implosione delle borse, delle banche, delle finanze americana, europea e asiatica. È la fine del mondo moderno e post-moderno. Il nichilismo contemporaneo, col suo irrazionalismo e sensismo passionale ed istintivo, ha fagocitato la modernità, la distruzione di ogni logica, valore, e persino dell’essere umano adoperato dalla cultura contemporanea e post-moderna, ha oramai prodotto i suoi frutti: l’annichilamento di ogni cosa, anche del “dio” «quat-“trino”», l’ultimo interesse dell’uomo contemporaneo. Quando gli sarà tolto anche questo, cosa succederà? È difficile saperlo nei minimi dettagli e con certezza, ma è facilmente prevedibile a grandi linee: la “catastrofe”, quella vera. Certamente il “grillo parlante” o il “profeta di sventura” danno fastidio, ma se li si uccide, come fecero Pinocchio o i Fratelli peggiori, si rischia di risvegliarsi con le “orecchie d’asino” o con Gerusalemme distrutta.

Non bisogna polemizzare

● La “polemica” è la difesa energica e convinta della verità, che porta a confutare l’errore. Oggi è obsoleta, fuori moda. Va di moda l’irenica, ossia il mettere a tacere le differenze, il rilevamento degli errori, per vivere in pace o “tirare a campare”. Il conflitto, soprattutto filosofico/teologico è proibito. Si è disposti a cedere tutto pur di evitare la “crociata”. Quando per evitare un conflitto bisogna sacrificare ciò che è necessario, allora si preferisce tacere (nel migliore dei casi) piuttosto che affermare verità scomode, che potrebbero attirarci la persecuzione del “mondo”, ossia dei “mondani”, che vivono contro le massime del Vangelo e secondo quelle del fomes peccati e di satana.

● Il caso limite di questa mentalità lo si è avuto con la “ri-scomunica” di mons. Richard Williamson, che aveva osato chiedere prove sullo sterminio pianificato, tramite camere a gas, di sei milioni di ebrei, da parte del III Reich germanico, prima di poter assentire alla vulgata sterminazionista. Addirittura Benedetto XVI ha affermato e scritto che un Vescovo il quale mette in dubbio la vulgata sterminazionista non può esercitare l’episcopato. Lo stesso Benedetto XVI tace sui bombardamenti della “Nato” contro i libici, nonostante l’Arcivescovo di Tripoli, mons. Martinelli, li abbia denunciati pubblicamente come genocidio e crimini di guerra e sia andato a Roma a riferirglielo personalmente. Lo stesso Benedetto XVI, che si recato il 27 marzo del 2011 alla “Fosse ardeatine”, non ha speso una parola, una preghiera per i 46 poliziotti alto-atesini e i pochi civili romani (tra cui un dodicenne) uccisi proditoriamente da una bomba comunista nascosta dentro un bidone della spazzatura il 23 marzo del 1944 a via Rasella. Eppure guai a nominare mons. Williamson, è il male assoluto: “ha bestemmiato, cosa ci manca per condannarlo? È reo di morte!”, almeno civile ed ecclesiale se non fisica, siamo nella Nuova Alleanza, perbacco! Tuttavia non si sa mai, poiché “l’Antica Alleanza non è stata mai revocata” (Giovanni Paolo II, Magonza, 1981). Allora “occhio per occhio, dente per dente”? Sembrerebbe proprio di sì.

● Purtroppo il panorama che offre di sé anche il mondo cattolico legato alla Tradizione, in questi ultimi anni, presenta una certa apatia, sonnolenza, “menefreghismo”, “pentitismo”, ricerca del “compromesso” ad ogni costo, incapacità di dire no all’errore o alla mezza verità, di difendere con assertività ed energia la verità, in breve l’infatuazione del dialogo per principio che aiuta a conoscersi (come se per conoscere satana occorra dialogare con lui, come fece Eva).

● Lo spirito del Cristianesimo devirilizzato o sine virtute senza fortezza sta invadendo anche il mondo della Tradizione cattolica. Si cerca di presentare la Chiesa, il Vangelo o Gesù Cristo come un’entità insicura, non forte, pronta alla rinuncia della verità. Invece Gesù, il Vangelo e la Chiesa sono venuti “per portare la spada”, non hanno dialogato con i Farisei, ma li hanno chiamati “razza di vipere”, “sepolcri imbiancati”, che hanno “per padre il diavolo”.

● Anche verso l’Autorità, cui normalmente si deve obbedienza, non è dovuto il servilismo. Ce lo ha insegnato Gesù stesso, che, percosso dal servo del Sommo Sacerdote, gli ha detto: “Se ho sbagliato mostrami dove è il mio errore, ma se ho detto la verità, perché mi schiaffeggi?”. L’Autorità può anche punire, ma a ragione non a torto e dimostrando l’errore per cui si è puniti. Se punisce a torto, essa ha torto e chi è punito ha ragione. La forza dell’Autorità viene dalla verità, dalla giustizia e dalla vera carità soprannaturale. San Paolo fatto colpire in bocca dal Sommo Sacerdote esclamò contro di lui: “Dio colpirà te, sepolcro imbiancato! Tu siedi [con Autorità] a giudicarmi [con giurisdizione] secondo la Legge, ma contro la Legge [ingiustamente e falsamente] comandi al tuo servo di colpirmi” (Atti, XXIII, 3). San Paolo insegnava la verità e il Sommo Sacerdote lo fece colpire proprio per questo, perché in lui, che pure era l’Autorità sommamente sacerdotale, non c’era verità. San Paolo non contesta che abbia Autorità, il sacerdote siede sulla cattedra di Mosè, con giurisdizione, a giudicare secondo la Legge di cui è interprete, ma l’Apostolo gli contesta l’uso dell’Autorità, che è deficiente poiché fatto secondo la falsità e la malvagità e non secondo il diritto e la verità. Così oggi. Se chi siede sulla cattedra di Pietro colpisce senza dimostrare il perché oppure addirittura errando, usa malamente della sua Autorità che è al servizio della verità e della giustizia.

● Sono quaranta anni che aspettiamo una risposta al “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, presentato a Paolo VI dal Prefetto del S. Uffizio il card. Alfredo Ottaviani nel 1969, ma nessuna risposta è venuta, tranne sonori ceffoni a chi avrebbe voluto celebrare la Messa romana non-riformata. Ebbene si possono ricevere ceffoni, ma a torto e chi li dà o li fa dare, sarà colpito da Dio, fosse anche il Sommo Sacerdote dell’Antico o del Nuovo Testamento.

● Mons. Richard Williamson è sbeffeggiato pubblicamente senza che nessuno lo difenda. Ora se è sbeffeggiato a torto Dio colpirà chi lo sbeffeggia e chi lo fa sbeffeggiare. “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!”, ci ammonisce San Paolo. Tutti dovranno rendere conto a Dio anche dei pensieri più nascosti, pure i sacerdoti e i Sommi Sacerdoti. Né ci si può nascondere dietro il dito del principio malamente applicato che “il bene del tutto è superiore al bene della parte”. Questa non è ‘spiritualità sacerdotale’, ma ‘sadismo sacerdotale’ o ‘zelo untuosamente sacerdotale’ del sacerdozio dell’Antico Patto, il quale in questo senso (“untuosamente”) non è ancora stato del tutto abrogato quanto al modo non quanto alla sostanza.

● Ma come la mettiamo con la Prudenza? Ebbene la Prudenza è una Virtù (proprio come la Fortezza), che ci fa capire cosa è bene o male per noi hic et nunc, per farlo se è bene e non farlo se è male. Quindi se so che una cosa è vera o buona e non la dico o non la faccio non è Prudenza, ma errore, peccato, pusillanimità. Il prudente è colui che sa cosa è vero e buono ed agisce di conseguenza in maniera del tutto coerente e radicale. La moderazione o peggio il moderatismo, il non esporsi, il non rischiare, il non prendersi delle responsabilità e dei grattacapi è viltà. Per esempio, mi domandano se è vero che Cristo è realmente risorto, e rispondo che non sono uno storico o un esegeta, non sono prudente ma renitente. Mi chiedono se la Rivoluzione francese, inglese, sovietica, spagnola hanno prodotto migliaia e migliaia di martiri e rispondo, per non urtare la sensibilità dell’uomo moderno, che non sono uno storico, non sono prudente, ma renitente. Mi chiedono se veramente c’è stato un piano di sterminio di sei milioni di ebrei tramite camere a gas, pianificato nei minimi dettagli dal III Reich, per odio antisemita ed un certo retaggio di teologia cattolica della sostituzione ed io per non incorrere nell’odium iramque Judaeorum dico che non sono uno storico, o addirittura mi si impone di dire di sì per non essere perseguitato, ho il dovere di dire la verità: “fornitemi le prove, l’onus probandi spetta a voi!”, anche se ciò ci fa perdere l’Onlus incassandi. Ora prove storiche, archivistiche, scientifiche, chimico-fisiche e ingegneristiche non sono ancora state addotte, mentre ragionevoli dubbi su tale neo-dogma olocaustico ve ne sono a milioni. La verità non è ciò che piace o fa comodo, ma ciò che realmente è. La Prudenza non è codardia, latitanza, mimetizzazione, ma significa fare il bene e dire il vero che l’auriga virtutum ci ha fatto scorgere e capire.

● C’è un comune denominatore che domina la vita dell’uomo e del prete in crisi, la mancanza di Virtus. Per piacere agli altri e al mondo moderno ci si rende e ci si mostra remissivi, carini, bonaccioni, gradevoli, arrendevoli, costantemente “sorridenti” da sembrare deficienti, eccessivamente ottimisti, entusiasti e in perpetuo Alleluia.

Attenzione la Fortezza presuppone la capacità di riconoscere i propri limiti, la propria vulnerabilità di creatura ferita dal peccato originale, il saper accettare la possibilità di una sconfitta, la disposizione a cadere, ma a rialzarsi con l’aiuto di Dio. Un campione di basket diceva: “nella vita ho fallito molte volte, per questo alla fine ho vinto tutto”. Tutto questo non è “super-uomismo”, è “virtù, che si perfeziona nell’infermità” (San Paolo). Ma la vulnerabilità non deve renderci timidi, pusillanimi, vili. Anzi essa ci deve predisporre al sacrificio sino al martirio, a dare la nostra vita per Dio e per il prossimo propter Deum. Tuttavia anche il martire davanti ai leoni ha paura, ma la vince con l’aiuto di Dio per non rinnegare la Fede. Gesù stesso al Getsemani volle aver paura sino a sudar sangue. Però disse: “Padre non sia fatta la mia volontà, ma la tua” e prese la sua Croce. Lo stesso Gesù ci ha insegnato a non nascondere il talento che ci ha dato, ma a metterlo al servizio di Dio e del prossimo, rischiando, esponendoci, schierandoci, parlando chiaro. Rischiando si può sbagliare, ma se non si rischia mai per principio, c’è la certezza di fallire.

Santa Giovanna d’Arco diceva che “Bisogna prima dar battaglia, affinché Dio ci conceda la vittoria”.

San Paolo: “Sarà incoronato solo chi ha combattuto lealmente”.

l proverbio popolare: “Sono migliori le lacrime della sconfitta onorevole, che la vergogna di essersi imboscati”.

Giovanni Guareschi ha scritto: “per restare liberi dentro, giunti ad un certo punto, bisogna prendere senza esitazioni la via della prigione” (Tutto don Camillo, Milano, Rizzoli, 1998).

Che Dio ci illumini e ci dia la forza di portare a compimento quanto da Lui iniziato in noi.

d. CURZIO NITOGLIA

12 agosto 2011

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Note

[1] Cfr. C. Risè, Il padre. L’assente inaccettabile, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2004; M. Spataro, Quando il padre non c’è, Udine, Il Segno, 1997.

[2] Cfr. R. Marchesini, Quello che gli uomini non dicono. La crisi della virilità, Milano, Sugarco, 2011.

[3] Ibidem, p. 11.

[4] L’attuale propaganda giudaico-massonica ha preso di mira anche i “governi forti”, i quali sarebbero intrinsecamente malvagi, mentre quelli “deboli” o permissivisti sono il non plus ultra da esportare a suon di bombe “democratiche”. Ecco il paradosso e l’inversione del mondo contemporaneo: la fortezza, che è una virtù, è reputata un vizio ed il permissivismo, che è un vizio, è stimato virtuoso. Tutto ciò sia a livello individuale che sociale. Raimondo Popper (il caposcuola del neoconservatorismo liberal/liberista e libertario) è stato uno dei teorici dello Stato permissivista, v. la sua opera La Società aperta e i suoi nemici, del 1945.


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Ezra Pound - Canto XLV (With Usura)

 

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Banche, Usura e Guerre (seconda parte)