DIO E IL CERVELLO UMANO

Il ‘sentimento religioso’ modernistico o l’atto di Fede da parte dell’intelletto mosso dalla Grazia, che assente ad una verità oggettiva?

d. CURZIO NITOGLIA

18 agosto 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/dio_e_cervello_umano.htm

“O Signore, fammi conoscere ciò che debbo fare e fammi portare a termine ciò che debbo compiere”

(Colletta della VIII Domenica dopo la Pentecoste).

Prologo

●Due scienziati statunitensi Andrew Newbewrg (radiologo presso il ‘Dipartimento di medicina nucleare’ dell’Università della Pensilvania) ed Eugene d’Aquili (neurologo presso l’Università della Pensilvania) hanno scritto e pubblicato in inglese nel 2001 un libro intitolato Dio nel cervello. La prova biologica della Fede (tr. it., Milano, Mondadori, 2002) in cui dimostrano scientificamente, a partire da lunghi studi sul cervello tramite i moderni scanner, che l’atto di Fede e la pratica religiosa non sono prodotti dell’emotività in-conscia o del sentimentalismo umano (come dice il modernismo) più o meno patologico (come pensava Freud), ma si fondano sulla neuro-biologia, ossia l’atto di Fede e la vita religiosa prendono inizio dall’attività (fotografabile mediante scanner) dell’organo cerebrale, vale a dire da un atto di ragione e di volontà, che sono due facoltà spirituali dell’anima, le quali si servono del cervello come organo fisico per aderire ed unirsi a Dio, conoscendolo ed amandolo.

●Mentre per la dottrina cattolica la Fede religiosa è un atto soprannaturale dell’intelligenza e della volontà, che aderiscono alla verità oggettiva rivelata da Dio, per Martin Lutero (+ 1546), al contrario, essa è un ‘sentimento fiduciale’ o un sentimento puramente soggettivo, che dissocia la coscienza e la conoscenza razionale dal contenuto oggettivo della Fede e della religione. Il protestantesimo e poi il modernismo rendono, così, la religione un sentimentalismo soggettivistico ed irrazionale, totalmente indipendente da ogni verità oggettiva e da qualsiasi adesione ragionevole a verità rivelate e proposte a credere. Il sentimentalismo soggettivistico, irrazionale e in-conscio diventa l’unico criterio e il fondamento della religiosità, la quale viene scissa da ogni legame con la divina Rivelazione, la Tradizione apostolica e la direzione del Magistero ecclesiastico.

●La Scienza, però, viene oggi a confermare la razionalità e libera volontarietà dell’atto di Fede e di Carità soprannaturali, ossia della vita religiosa e sconfessa implicitamente la concezione sentimentalistica, irrazionale e sub-cosciente della religione.

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I fatti scientificamente accertati

●Il modernismo (Edouard Le Roy + 1954; Auguste Sabatier + 1901) vede il fatto religioso principalmente come un prodotto della ‘psiche’ dell’individuo, in cui il sentimento erompente dalla sub-coscienza ha il predominio sulle funzioni dell’intelletto e della volontà mosse dalla Grazia. Inoltre l’oggetto del sentimento religioso non è Dio realmente esistente come oggetto extramentale, personale e trascendente il mondo, ma è una sorta di divinità vagamente sentita come immanente all’uomo, frutto di un’esperienza religiosa. Già il filosofo americano William James (+1910) nel suo libro Varieties of religious experience (1902), che riprendeva le teorie della Critica della ragion pura (1781) di Emmanuel Kant (+ 1804), affermava lo stesso concetto e ne tirava la conclusione che non esiste una religione più vera dell’altra, poiché tutte sono egualmente prodotte dall’in-conscio umano. Egli ha ridotto così la religione a puro sentimento soggettivo e irrazionale erompente dalla sub-coscienza, spalancando le porte alla psicoanalisi freudiana, la quale ha finito per rovinare oltre la Fede anche la Morale oggettiva naturale e rivelata, mediante l’invenzione della nozione della ‘morale della situazione’, che nega ogni valore oggettivo all’etica, per valutare solamente il caso pratico e soggettivo, hic et nunc, e rende così lecita ogni cosa, storicizzandola e relativizzandola. Tale dottrina americanista e modernista ha la sua radice remota nel Luteranesimo, che negava la virtù di Fede come assenso dell’intelletto, spinto dalla volontà e mosso dalla Grazia attuale, per affermarne l’origine soggettivistica nella fiducia di salvarsi anche se si vive in peccato (“pecca fortiter, sed fortius crede”)[1]. Il sentimentalismo o predominio dei sensi e del sentimento sulla ragione e volontà dell’uomo già nel Luteranesimo (soggettivismo teologico) è il principale se non l’unico fondamento della religione ridotta ad una semplice esperienza psicologica soggettivistica di una “divinità” vaga ed indefinita. Tale sentimentalismo o esperienza psicologica soggettivistica della “religiosità” è definita da p. Cornelio Fabro (+ 1999) “anarchia e smarrimento dello spirito umano, ossia dell’intelletto e volontà, che s’avvia verso il panteismo o l’ateismo”[2]. Il modernismo aggiunge al Luteranesimo aggravandolo l’errore del sub-conscio[3], quale substrato oscuro al di sotto della coscienza umana, nella quale alberga un Io chiaro e cosciente, mentre nel sub-conscio si troverebbe un Io sub-liminale[4] o in-cosciente, il quale produce intuizioni e sentimenti vaghi e confusi, che prorompono prepotentemente nell’Io in-cosciente e vi producono nuove aspirazioni sentimentaloidi ed in-consce, che coincidono con l’esperienza religiosa. Quindi la vera Religione non viene dall’assenso intellettuale e volontariamente libero, mosso dalla Grazia, che aderisce alla S. Scrittura e alla Tradizione (le due fonti della Rivelazione) sotto la guida del Magistero quale organo interpretativo di esse, ma è un prodotto della sub-coscienza, come l’uomo sarebbe l’ultimo prodotto discendente dalla scimmia, che a sua volta ‘scende’ dall’albero...

●Ebbene, le recentissime indagini scientifico-mediche smentiscono la teoria modernistica e confortano quella cattolica tradizionale. Infatti i due scienziati succitati hanno sperimentato, nei laboratori del ‘Policlinico dell’Università della Pensilvania’, il procedere delle attività del cervello durante la meditazione di alcune “cavie” umana (un buddista di nome Robert e cinque suore francescane) «monitorando l’attività cerebrale di Robert»[5] durante la sua meditazione. La “monitorazione” avviene tramite «strumenti che registrano simultaneamente […] e rilevano alterazioni specifiche nel flusso sanguigno e nell’attività elettrica del cervello, […] nonché le variazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca»[6]. L’atto di Fede in Dio e la preghiera verso di Lui sottoposte alle ricerche mediche (radiologiche e tomografiche[7]) dei due scienziati statunitensi li hanno condotti a constatare che la vita spirituale è “reale” e non immaginaria o sentimentale, anzi si può “analizzare e verificare con validi metodi scientifici”[8]. Gli scienziati spiegano: «radiografare è proprio ciò che facciamo. […]. Possiamo cercare di capire i meccanismi cerebrali che stanno alla base della meditazione e farci un’idea chiara dell’incredibile funzionamento dell’encefalo durante tale pratica»[9]. L’accrescimento del flusso di sangue nel cervello, rivelato dalla “spect”, è correlativo all’accrescimento dell’attività cerebrale di quella specifica area dell’encefalo radiografata. Il risultato della radiografia (tomografia o “spect” in specie) era la fotografia dell’attività cerebrale prima della meditazione, la quale «mostrava in molte zone del cervello […], una frenetica attività neurale. […]. Le immagini che fotografavano il picco della meditazione, invece, […] indicavano una forte diminuzione del livello di attività»[10]. Cosa vuol dire tutto ciò per noi profani di scienza medica? Che «l’aumento del flusso di sangue è associato ad un aumento dell’attività cerebrale. […] E che più il soggetto concentra l’attenzione mentre medita, più blocca gli imput verso l’area cerebrale dell’orientamento»[11]. Il fatto che l’area dell’orientamento del cervello ha meno dati da elaborare o riceve meno imput e agisce di meno produce - secondo i due scienziati - una sorta di avvicinamento del soggetto o della sua anima fornita d’intelletto e volontà a Dio, ossia all’oggetto della sua Fede e della sua preghiera[12]. Sant’Angela da Foligno descrive lo stato della meditazione come “un congiungimento dell’anima a Dio, che stabilisce lo spirito nella pace e lo libera dei mutamenti e preoccupazioni. L’anima nel culmine della contemplazione ‘possiede’ Dio ed approda ad una gran pace del cuore in cui è contenta di tutto” (Il libro dell’esperienza). Tale unione con Dio e la pace che ne deriva producono un rilassamento dell’attività neurologica, che i due scienziati hanno fotografato con la “spect”. Quello che colpisce, benché i due siano inclini ad una religiosità orientale e buddista, che è piuttosto una filosofia tendente al panteismo, è che essi riconoscono – contro le idee modernistiche e freudiane – che «l’unione con Dio non è prodotta da pii desideri o ingannevoli illusioni. […]. L’esperienza mistica ci pareva reale»[13]. Infatti il modernismo sostiene che Dio e la religione sono effetto del sentimento umano, mentre la psicanalisi freudiana vi vede qualcosa di patologico ed isteroide. I due scienziati, invece, affermano che la radiologia permette di fotografare “le capacità del cervello di rendere reale […] un processo neurologico che trascende l’esistenza materiale [e la sensibilità o il sentimento] e di entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi [l’anima] in cui converge tutto quanto esiste [la Grazia santificante o Dio presente nell’anima]”[14]. Nella preghiera l’intelletto e la volontà, che sono le due facoltà spirituali e non-sensibili o organiche dell’anima razionale, si servono dell’organo materiale cervello per conoscere ed amare Dio, il quale è presente nelle anime che vivono in Grazia abituale. I computer o tomografi riescono a fotografare l’attività del cervello, il quale, durante la meditazione ossia la Fede pregata e il contatto spirituale con Dio, rallenta la sua attività ed entra in uno stato di quiete e di pace. Quindi la vita religiosa o spirituale (Fede in Dio e contatto con Dio mediante l’orazione mentale) non è il prodotto dell’in-conscio umano o del solo sentimento (come vogliono i modernisti), ma è effetto di conoscenze razionali prodotte dall’anima tramite le sue facoltà ultra-sensibili o spirituali (intelletto e volontà), che si servono dei sensi e del cervello, il quale coordina tutta l’attività della vita sensibile e della conoscenza dei sensi esterni ed interni, dai quali l’intelletto ottiene le ‘impressioni sensibili’ per ‘produrre l’idea universale’ (“nihil in intellectu, nisi prius non fuerit in sensu; nulla entra nell’intelletto se prima non sia passato attraverso i sensi”). L’intelletto tramite il cervello entra in contatto con la sua anima e con Dio, che sono oggetti reali ed extra-mentali e non sono affatto il prodotto del sub-conscio e del sentimento irrazionale dell’uomo.

●Inoltre i due scienziati confutano, implicitamente, la filosofia sensistica inglese, la quale ritiene che la conoscenza umana sia eguale a quella sensibile degli animali bruti. Essi asseriscono e provano scientificamente che il cervello umano, benché non molto dissimile da quello degli animali superiori, ha, però, delle funzioni conoscitive superiori, ossia l’intelligenza che ci distingue dagli animali, i quali hanno solo la conoscenza sensibile (interna ed esterna), ma non il raziocinio[15].

●Anche la volontà, come l’intelligenza, si serve del cervello[16] per “puntare su un preciso obiettivo: per esempio leggere un libro in un ristorante rumoroso”[17]. L’intelletto se ne serve per conoscere e capire, la volontà per ordinare gli impulsi deputati ai movimenti volontari degli occhi, della sensibilità, del linguaggio, del controllo dell’equilibrio fisico[18]. Certamente il “cuore” resta il “simbolo” o l’immagine più appropriata dell’amore, ma è il cervello, molto meno bello simbolicamente e rappresentativamente, l’organo di cui si serve la volontà per conoscere e per inviare i suoi ordini alle varie facoltà e membra del corpo.

●“Il cervello ha creato la mente”[19] o il pensiero, come scrivono i due Autori? Non è esatto. Infatti “il più perfetto (pensiero spirituale) non viene dal meno perfetto” (cervello materiale). Qui occorre correggere la tesi dei due scienziati con la sana filosofia tomistica sulla conoscenza umana. L’anima è una sostanza, nella quale ineriscono due facoltà nobili (accidenti “potenze attive”), che sono l’intelletto e la volontà. Quindi l’anima tramite l’intelligenza pensa e poi giudica unendo due idee ed infine con due giudizi, che hanno un termine in comune, arriva al ragionamento. Ma l’idea non è innata nell’anima. Essa è prodotta - da una parte - dall’influsso che esercita la conoscenza sensibile esterna e interna sul cervello e - dall’altra - dall’astrazione di un concetto intellettuale, immateriale ed universale da parte dell’intelletto agente, a partire dall’immagine sensibile, che ha impressionato il cervello o il senso conoscitivo. Quindi il cervello non produce il pensiero, ma l’intelletto si serve del cervello e dei sensi per produrre un concetto e mettendo assieme più concetti giudica e poi assommando più giudizi ragiona. Certamente l’intelletto e la volontà, facoltà nobili dell’anima spirituale, non possono essere fotografate dal tomografo, ma la differenza di attività, molto più perfetta nel cervello umano e molto più ridotta nel cervello animale, fa dedurre che nell’uomo oltre il cervello organico, simile a quello degli animali superiori, vi è un qualcosa di più, che utilizzando uno strumento (cervello) simile (tra animale e uomo) produce degli effetti superiori, non spiegabili col solo organo cervello. La conoscenza razionale e la libera scelta sono quindi riconducibili principalmente all’intelletto e alla volontà e solo strumentalmente al cervello. “Effectus non excedit causam; l’effetto non sorpassa la causa”. Ora la conoscenza e il libero arbitrio (effetto) sorpassano la capacità cerebrale (causa). Quindi oltre il cervello l’uomo ha qualcosa in più che lo rende strumento materiale capace di attività conoscitiva ed appetitiva sopra-sensibile.

●L’attività del cervello, di cui si serve l’anima e l’intelligenza per conoscere, la si può controllare e fotografare con la “spect”. Ora si constata allo scanner che durante la meditazione ossia il rientrare in sé o nella propria anima e nel mettere in relazione l’anima con Dio, il sistema nervoso parasimpatico esercita un’attività inibitoria, che produce un rilassamento nel cervello (e nell’anima), in cui «il corpo e la mente provano un senso di oceanica serenità e beatitudine: nessun pensiero, sentimento […] interferisce con la coscienza»[20].

●In breve c’è una base neuro-biologica della vita spirituale: “la Grazia presuppone la natura, non la distrugge, ma la perfeziona” insegna S. Tommaso (S. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2). Così scendere nella “cella interiore” (S. Caterina da Siena, Dialogo della divina provvidenza) della propria anima e prendere contatto, mediante l’intelletto aiutato dalla Fede e la volontà aiutata dalla Carità, con Dio o la capacità che l’uomo ha - con l’aiuto di Dio - di trascendersi e unirsi a Dio, che resta sempre infinitamente distinto da lui e di cui si partecipa la vita intima mediante il dono gratuito della Grazia santificante, fa parte della natura umana, la quale però non ha le forze per arrivare all’ordine soprannaturale. Tuttavia, quando Dio concede la sua Grazia o dono gratuito all’uomo e lo eleva all’ordine soprannaturale, avviene questa immersione del pensiero umano nell’intimo della propria anima e la presa di contatto, che giunge all’unione, senza confusione, con Dio; allora il cervello, se passato allo scanner, mostra le immagini di un’attività assai rilassata, pacifica, tranquilla, ordinata, che produce pace e serenità nell’attività neurologica e nel corpo dell’uomo. Questo la scienza lo ha fotografato[21]. Chi soffre di insonnia può guarire mediante la pratica dell’orazione mentale affettiva, la quale non implica lo sforzo del raziocinio, ma rilassa totalmente l’attività neurologica e libera la mente da ogni pensiero che turba la quiete dell’animo e il sonno, il quale è come una farfalla: se la vuoi afferrare vola via, ma se la lasci appoggiare sul tuo braccio senza muoverti vi si possa e vi resta.

●La pratica della meditazione riesce a diminuire tutti o quasi i pensieri che ci affannano, mette a tacere la mente conscia[22] e ci affranca o libera dall’Ego ingombrante, che ci disturba più del mondo e del demonio. I Padri della Chiesa insegnano che, se riuscissimo a distruggere l’amor proprio disordinato, riusciremmo anche a chiudere le porte dell’inferno. È sempre la volontà, buona o cattiva, che ci salva o ci danna, non l’intelligenza.

●Mentre Freud (che era un cabalista e talmudista più che uno scienziato medico[23]) ha insegnato che la religione produce le malattie somatiche soprattutto nervose, ma non lo ha dimostrato scientificamente; la scienza contemporanea dimostra, con esperimenti fotografati, che «gli uomini e donne, i quali praticano la religione, avrebbero meno ictus e meno malattie cardiache, una migliore funzione immunitaria e una pressione arteriosa più bassa della popolazione nel suo complesso. […]. La religione fa bene sia al corpo che all’anima»[24]. Tutto sta a viverla seriamente, senza eccessi né difetti, i quali (non la religione) producono scompensi. Attenzione agli eccessi anche nella vita spirituale. “Ogni eccesso è un difetto”. Se si prende la religione troppo di petto, in maniera ossessiva ed eccessiva, come fece il giovane Martin Lutero, allora essa diventa ‘per eccesso di uso’ l’oppio dell’uomo. Ma “l’abuso non toglie l’uso”. Quindi è bene vivere serenamente ed in maniera equilibrata il rapporto dell’anima con Dio, tramite Fede, Speranza e Carità.

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Conclusione

1°) La scienza medica riesce a fotografare (con lo scanner) l’attività del cervello umano durante la meditazione o la Fede pregata. 2°) L’attività del cervello degli animali bruti anche più sviluppati (cani, gatti, scimmie) risulta meno intensa di quella del cervello umano. Ciò vuol dire che l’encefalo dell’uomo, molto simile in sé organicamente a quello degli animali superiori, ha funzioni conoscitive superiori a quelle dell’animale. Quindi il cervello umano è aiutato da facoltà conoscitive e volitive razionali o sopra-sensibili. “L’effetto non sorpassa la causa”. Ora la conoscenza e il libero arbitrio sorpassano la capacità cerebrale. Quindi oltre il cervello l’uomo ha qualcosa che lo rende strumento organico capace di attività conoscitiva ed appetitiva sopra-sensibile. 3°) Anche la volontà come l’intelletto si serve del cervello quale suo organo e non del cuore, come ritenevano i filosofi antichi, anche se il simbolo del cuore rappresenta l’amore meglio del cervello. Ciò mette in rilievo la reciproca influenza nell’agire umano (conoscere ed amare) dell’intelligenza e della volontà, che non vanno scisse e contrapposte, ma distinte ed unite. 4°) L’intelletto e la volontà si servono del cervello e dei sensi per conoscere e volere o comandare mentre i sensi offrono all’intelletto la materia sensibile da cui esso astrae le idee universali e spirituali. 5°) Lutero e il modernismo kantiano col loro soggettivismo filosofico, l’americanismo di James col suo sentimentalismo in-conscio vagamente “religioso” e Freud con il sub-conscio psicanalitico sostengono che l’Io (assoluto, sentimentale, incosciente o sub-cosciente) produce sinteticamente, immagina o sente in-consciamente Dio, la Religione e la Fede. Ma essi sono confutati dalle indagini radiologiche sul cervello, organo materiale dell’intelletto e della volontà razionali, superiori al sentimento e all’immaginazione. I sensi organici non possono produrre una conoscenza e un appetito di oggetti spirituali, per esempio la conoscenza e l’amore di Dio, della propria anima, della Patria, dell’onore. Nessuno ha mai incontrato, toccato, sentito, sperimentato tali oggetti. Quindi essi sono in-organici. E siccome “l’effetto non può sorpassare la causa” ovvero “il più perfetto non può venire dal meno perfetto”, significa che l’attività razionale e libera dell’uomo non è l’effetto del solo organo cervello, ma anche delle facoltà sopra-organiche che chiamiamo intelletto e volontà.

●Riassumendo: “I sublimi discorsi non fanno l’uomo santo, ma la vita virtuosa lo rende caro a Dio. ‘Vanità delle vanità e tutto è vanità’ (Eccl., I, 2) ‘fuorché l’amare Dio e servire a Lui solo’ (Deut., VI, 13)” (Imitazione di Cristo, Libro I, cap. 1). “O Signore, fammi conoscere ciò che debbo fare e dammi la forza di portare a termine ciò che debbo compiere” (Colletta della VIII Domenica dopo la Pentecoste). “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza” (Dante, Inf., XXVI, 119-120). “Uomini siate e non pecore matte, sì che il giudeo di voi tra voi non rida” (Dante, Par., V, 80).

d. CURZIO NITOGLIA

 

18 agosto 2011

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[1] Cfr. C. Fabro, voce “Esperienza religiosa”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 12 voll., 1949-1954, vol. V, 1950, coll. 601-607.

[2] Ivi.

[3] Cfr. F. W. H. Myers, Human Personality, New York, 1904, 2 voll..

[4] “Sub-limen”: al di sotto di un limite preciso, definito, ossia non esattamente definibile, conoscibile; in breve: irrazionale, oscuro, nascosto o al di sotto della coscienza. La musica rock riesce a far passare in maniera inconscia o ‘sub-liminale’ uno scatenamento di sentimenti e passioni negative nella sfera sensibile, emotiva, passionale e irrazionale dell’ascoltatore. T. W. Adorno (+ 1969) e la ‘Scuola di Francoforte’ hanno studiato la musica dis-armonica di Richard Wagner (+ 1883) e Arnold Schönberg (+ 1951), che ha toccato il suo apice in Elvis Presley (il padre del rock, + 1977) per dissolvere le facoltà spirituali dell’uomo e specialmente del giovane e farlo divenire simile ad una “pecora matta”, spingendolo sino alle pratiche satanistiche di Aleister Crowley (+  1947).

[5] Andrew Newbewrg - Eugene d’Aquili (2001), tr. it., Dio nel cervello. La prova biologica della Fede, Milano, Mondadori, 2002, p. 11.

[6] Ibidem, p. 173, nota 1 al capitolo I.

[7] Soprattutto mediante la ‘spect’ (acronimo inglese di “tomografia computerizzata a emissioni di fotoni singoli”).

[8] Ib., p. 12.

[9] Ib., p. 174, nota 6 al cap. I.

[10] Ib., p. 16.

[11] Ib., p. 174, note 6 e 13 al capitolo I.

[12] Per correttezza debbo specificare che alcune volte correggo i termini filosofici, teologici ed ascetico/mistici impiegati dai due dottori e uso quelli tradizionali della filosofia, teologia scolastica, ascetica e mistica cattolica, i quali sfuggono ai due scienziati, che sembrano conoscere bene il buddismo e le pratiche meditative orientali, ma non altrettanto bene quelle della spiritualità cattolica. In un prossimo articolo affronterò le diversità essenziali tra Fede e meditazione cattolica e filosofia e concentrazione mentale orientale.

[13] Ib. p. 17.

[14] Ib., p. 19.

[15] Ib., p. 28.

[16] Cfr. B. Libet – A. Freeman – K Sutherland, The Volitional Brain, Imprint Accademic, Thorverton, 1999.

[17] Andrew Newbewrg - Eugene d’Aquili (2001), ib., p. 38. In verità i due scienziati, per mancanza di cognizioni filosofiche aristotelico-tomistiche asseriscono che intelletto e volontà hanno la loro sede neurologica nel cervello. Ora, intelletto e volontà sono facoltà o capacità conoscitive/volitive spirituali e sono soggettate non in un organo materiale come il cervello, ma nell’anima, che è una sostanza spirituale, la quale fa da sostrato alle facoltà o potenze attive (accidenti): intelletto e volontà. Io mi permetto di correggere le asserzioni filosofiche degli Autori, ma faccio mie le loro constatazioni sperimentali topografiche, le quali non solo non contraddicono la dottrina cattolica e la sana filosofia, anzi confermano entrambe e confutano gli errori del materialismo, del sensismo, del modernismo e dello spiritualismo esagerato.

[18] Aa. Vv., Enciclopedia della medicina, Milano, Garzanti, VII ed., 1984, pp. 780-781.

[19] Ib., p. 40.

[20] Ib., p. 48.

[21] Ib., pp. 116-117.

[22] Come si vede non è l’in-conscio o sub-conscio che produce la religione, ma la pratica della Fede e della preghiera, prodotta dall’intelletto e volontà tramite l’organo cervello, riesce, con l’aiuto di Dio, a farci condurre una vita spirituale, la quale ci porta all’unione reale con Dio, oggettivamente esistente e realmente conosciuto ed amato dall’uomo. In breve non è l’in-conscio che produce la religione, ma la pratica religiosa riesce a far tacere i pensieri consci che possono turbare la pace e la tranquillità dell’anima (Ib., p. 119).

[23] Cfr. David Bakan, Freud et la mystique juive, Parigi, Payot, 1964.

[24] Ib., p. 132.