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IL DEICIDIO COME CARATTERISTICA

DELLA POST-MODERNITA'

d. CURZIO NITOGLIA

11 maggio 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/deicidio_caratt_postmdern.htm

 

Ateismo moderno

 

L’ateismo, prima, teorizzato scientificamente (Marx) e, poi, spinto sino alla volontà post-moderna di uccidere Dio (Nietzsche[1]), è un fenomeno assente prima della modernità. Infatti nell’antichità classica e nel medioevo vi è stato qualche pensatore ateo, ma isolato e “destinato a restare sconfitto”. Invece l’ateismo e il nichilismo teologico moderno e contemporaneo, sono la conclusione logica delle premesse teoretiche della filosofia dell’epoca moderna (Cartesio-Hegel) e post-moderna (Nietsche, Freud, Scuola di Francoforte e Strutturalismo francese).

 

Nichilismo post-moderno

 

Dio (come pure l’essere partecipato-creaturale, la ragione umana e la logica, la morale oggettiva e naturale), soprattutto nell’epoca post-moderna o contemporanea, viene visto come il male e il peccato da combattere, distruggere e uccidere[2].

L’uomo contemporaneo si sente limitato da Dio, dall’essere extra-mentale, dalla logica e dalla morale oggettiva. Tale limite lo ferisce e lo umilia nel suo elemento essenziale di Uomo moderno e specialmente post-moderno che è caratterizzato dal narcisismo, dalla volontà di potenza, dal panteismo e dall’immanentismo radicale. La nascita e lo sviluppo del super-Uomo deve avvenire solo titanicamente o prometeicamente con un atto di negazione, che si spinge sino alla rivolta contro Dio e la realtà oggettiva (ontologica, logica ed etica) e alla sua distruzione da parte dell’Uomo nuovo. Infatti - secondo il Nichilismo filosofico - l’uomo antico, classico o medievale, aveva alienato e trasferiti i suoi attributi e poteri nell’idea di un Dio creatore, infinito, personale e trascendente.

 

Il rifiuto del limite, fragilità della post-modernità

 

L’ateismo iniziale e il deicidio, come ateismo compiuto, rappresentano la natura del processo filosofico moderno, che dialetticamente, prima nega Dio e, poi, nichilisticamente lo vuol uccidere. L’uomo contemporaneo si presenta ai suoi stessi occhi e si specchia nell’acqua narcisisticamente come super-Uomo, Uomo-totale, e “sur-reale” ossia al di là della res o realtà oggettiva. Per giungere a questo termine ultimo si deve passare dalla mera filosofia speculativa alla prassi rivoluzionaria. Questo è il lato di teologia o “religione rovesciata”, una sorta di “contro-chiesa” o “Sinagoga di satana” (Ap., II, 9), che caratterizza il falso misticismo o millenarismo contemporaneo.

 

L’insofferenza del limite

 

Tale modello narcisistico che non tollera sconfitte, limiti, difetti, incapacità, insuccessi, è diventato il modus vivendi et male moriendi dell’uomo e specialmente del giovane contemporaneo, il quale, di fronte al “no”, si rinchiude in sé e per evitare la sconfitta “pensa” di risolvere ogni cosa col suicidarsi. Le morti del “sabato notte” sono l’esempio pratico di tale modello di “vita” e di morte. L’Io mediocre, che poi è quello dell’uomo “normale”, deve essere spazzato via grazie alla concezione indotta dai media in ogni sensibilità giovanile di un Io grandioso, perfettissimo, illimitato, megalomanico che, però, è del tutto irreale o surreale.

 

L’Uomo “immacolato”

 

La negazione del peccato originale è una conseguenza pratica della negazione di un Dio creatore, che limita l’uomo come creatura: poiché il peccato originale infligge all’Uomo-totale una doppia ferita, quella della creaturalità e della vulnerabilità, che egli non è più disposto ad accettare, come avveniva per il passato[3]. Egli si protende, invece, verso un Umanesimo integrale[4], che è ateismo e nichilismo radicale.

 

Chiesa e mondo moderno-contemporaneo

 

Da questa filosofia è nata la contrapposizione radicale tra Cristianesimo tradizionale e mondo moderno-contemporaneo. Contraddizione che è stata volutamente ignorata da alcuni ecclesiastici modernisti e che essi hanno cercato di superare nel disperato tentativo di conciliare il teo-centrismo con l’antropo-centrismo (Gaudium et spes, 22, 24). Alcuni di loro hanno detto esplicitamente che la natura esige la grazia ed implicitamente che l’uomo è Dio (Henry de Lubac, Surnaturel, Parigi, 1946). Tuttavia il mondo ha rifiutato, in larga misura, questa mano tesa da parte dell’arrendevolezza modernistica ed ha riaffermato, sempre più marcatamente, la diversità e la contrarietà tra fede e ragione, tra grazia e natura, tra Chiesa e Stato.

 

Cristianesimo disincarnato

 

Si è così escluso il Cristianesimo e la religione dalla Polis. Il Cristianesimo per il mondo liberal-massonico e per il cattolicesimo-liberale è un fatto individuale, intimistico che non deve avere nessuna valenza sociale. Ora tale nozione cozza contro la realtà, dacché “l’uomo per natura è animale socievole” (Aristotele, Politica; S. Tommaso D’Aquino, De regimine principum), ossia fatto per vivere in Società o in Polis. L’uomo è naturalmente politico poiché è animale razionale e la ragione, che lo distingue dalle bestie, porta l’uomo ad unirsi ad altri uomini e formare una Societas, una Polis o uno Stato. “Solo il pazzo o l’eremita può vivere da solo” (Aristotele, Politica). Il cattolicesimo liberale, che vuole rendere la Religione cristiana un fatto puramente individualistico o solipsistico, è quindi una follia, poiché non tutti gli uomini sono “eremiti” o “mistici”.

 

Partitica moderna

 

La filosofia moderna ha prodotto la “politica” (sarebbe più corretto parlare di “partitica” o “clepto-crazia”) moderna, che è essenzialmente a-sociale, sia per difetto (individualismo liberale) sia per eccesso (collettivismo socialista). All’origine delle rivoluzioni anche le più cruente vi è sempre un errore filosofico e teologico (Donoso Cortes, Saggio sopra il Cattolicesimo, il Liberalismo e il Socialismo). Una degenerazione simile, che porta ad un cristianesimo puramente intimistico e spirituale o disincarnato, è la negazione del Regno sociale di Cristo (v. Pio XI, Quas primas, 1926), essa normalmente viene dal laicismo anticlericale, ma eccezionalmente o per accidens può venire da un certo “clericalismo” esagerato e disincarnato o angelistico, che si rinchiude nel coro, nelle sagrestie per avere la “sola Missa”, come Lutero voleva la “sola Scriptura”. Ogni eccesso è un difetto. Il “clericalismo” esagerato non si accorge di negare praticamente, anche se non teoricamente, il programma di S. Pio X “restaurare e instaurare tutto in Cristo”, tutto, anche la Polis, la Societas, non la sola Sacristia.

 

Regalità sociale di Cristo

 

Dom Giovanni Battista Chautard nel suo libro L’anima di ogni apostolato scrive che San Pio X domandò a dei Cardinali: «“secondo voi, cos’è più importante per restaurare il Regno sociale di Cristo?” Alcuni risposero: “fondare scuole cattoliche”, il Papa disse “no!”. Altri: “giornali cattolici”, la risposta fu ancora negativa. Quindi Pio X disse: “formare un laicato dottrinalmente preparato, spiritualmente fervente, che porti Cristo nelle proprie famiglie, nel proprio posto di lavoro e quindi in tutta la Società civile”». Ridurre la funzione dei laici cristiani a chierichetti o autisti del prete, a filotee lobotomizzate e fanatiche non è l’esatta interpretazione del Magistero sociale della Chiesa, anzi è la negazione pratica della regalità sociale di Cristo. “La grazia non distrugge la natura, la presuppone e la perfeziona” (S. Tommaso D’Aquino), mentre il clericalismo esagerato la deforma.

 

Scacco intrinseco del Nichilismo

 

Tuttavia la post-modernità o rivoluzione nichilistica, nonostante il suo apparente trionfo, è votata allo scacco. Infatti essa è soltanto contro qualcosa (Dio, l’essere partecipato-creaturale, la logica, la morale), non ha un progetto positivo, un qualcosa in cui credere e per cui battersi, le manca un pro. Ora “omne agens agit propter finem” e il Fine non può essere il nulla, poiché esso porterebbe al suicidio. Questo è Il suicidio della Rivoluzione di cui ha scritto Augusto Del Noce. Non si può vivere solo “contro” o “senza” (Dio, Patria, famiglia, ragione e morale), tale via e vita porta immancabilmente alla morte senza speranza di resurrezione. Correttamente Engels aveva scritto: “tutto ciò che esiste merita di morire”[5]. Infatti se esiste solo la materia e questa per definizione è corruttibile e mortale, l’esito di tale filosofia è la morte senza speranza di vita ultra terrena, ed è questa la disperazione e il fallimento intrinseci alla post-modernità. Come si può fondare una “religione” su ciò che soffre e muore per sua stessa costituzione intrinseca? È impossibile, tranne qualche istante di “piacere” puramente materiale e sensibile, il resto è “nulla”[6]. Ma “ex nihilo nihil fit”. Non si può costruire qualcosa sul nulla e col nulla.

 

Ritorno al reale

 

Di fronte a questo nemico, che è essenzialmente ammalato di ‘surrealismo’ o irrealismo occorre ritornare alla realtà. Non è il soggetto pensante che crea la realtà, ma il pensiero dell’uomo deve conformarsi ad essa. Vi è un Ente che è l’Essere per la sua stessa Essenza: egli è Dio infinito e creatore del mondo, distinto e trascendente. L’uomo è una sua creatura, limitata, finita con tutti i difetti e le deficienze dell’ente finito. L’uomo non è dotato di solo intelletto per conoscere la realtà, ma pure di volontà per agire virtuosamente, sia individualmente sia assieme ad altri o socialmente. Nulla di meno cristiano del “puro intellettualismo”. Se non ritroviamo questi principi, siamo votati al fallimento, che sta sperimentando la nostra epoca, una delle più buie della storia umana.

 

Avevamo un ideale!

 

“Avevamo un ideale!”, dicevano i nostri antenati, noi lo abbiamo smarrito. Cerchiamo di ritrovarlo o sarà la catastrofe. Purtroppo l’unico mondo che ancora resisteva all’assalto della modernità era quello arabo. Era, poiché dal marzo 2011 Tunisia, Egitto, Libia, Siria sono state prese di mira dalla modernità, dal democraticismo americanista e ultimamente dal sionismo mondialista. Penso che questi Paesi siano il trampolino di lancio per distruggere quel che di naturalmente retto vi è nel mondo arabo. Attenzione! Non parlo di islamismo-religione, ma di cultura araba antimoderna. Oramai il sionismo sta per coronare il suo “sogno”, quello dell’instaurazione di un “Nuovo Ordine Mondiale”. Vi riuscirà? Potrà l’Iran cementare il panarabismo che, sostanzialmente, è il rifiuto della modernità, e, sostenuto da Putin, il quale ha “riscattato” (in senso stretto) la Russia dalla svendita di Eltsin agli oligarchi apolidi, fare fronte al giudeo-americanismo? Solo Dio lo sa. Quel che mi sembra molto probabile è il fatto che l’invasione dell’Italia da parte dei “libici” sia lo strumento della Provvidenza per farci scontare l’apostasia della modernità e post-modernità da Dio la quale, con il Concilio Vaticano II, ha invaso anche il “Santuario”. Tuttavia “noli timere pusillus grex Ego vici mundum!” ci rincuora il Buon Gesù.

 

 

d. CURZIO NITOGLIA

11 maggio 2011

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[1] Paul Ricoeur, uno dei maestri dello Strutturalismo francese, nato nel 1913, pone Nietzsche sullo stesso piano di Marx, Freud e del loro maestro Cartesio, che è stato il padre della “filosofia del dubbio e del sospetto” (Della interpretazione. Saggio su Freud, [1965], tr. it., Milano, Il Saggiatore, 1967, p. 48).

[2] Cfr. C. Fabro, Introduzione all’ateismo moderno, 2 voll., Roma, Studium, 1967; A. Del Noce, Il problema dell’ateismo, Bologna, Il Mulino, 1964.

[3] Cfr. A. Del Noce, L’epoca della secolarizzazione, Milano, Giuffrè, 1970; C. Fabro, L’uomo e il rischio di Dio, Brescia, Morcelliana, 1964.

[4] Cfr. J. Maritain, Umanisme integral, Parigi, 1936.

[5] Cfr. K. Marx – F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 1. 106.

[6] Cfr. V. Possenti, Il nichilismo teoretico e la “morte” della metafisica, Roma, Armando, 1995.


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