CHIESA  E  FASCISMO

 

DON CURZIO NITOGLIA

4 dicembre 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/chiesa_e_fascismo.htm

 


 

Introduzione

 

«Noi non abbiamo voluto condannare il partito [fascista] e il regime come tali. Abbiamo inteso segnalare quanto, nel programma e nell’azione di essi, abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina e alla pratica cattolica» (Pio XI, Non abbiamo bisogno, 1931).

In questo articolo cercherò di vedere obiettivamente quali furono i nei e le ombre della dottrina fascista, senza scadere nell’antifascismo militante ed univoco, che vorrebbe fare del ventennio il “male assoluto”, anzi riconoscendo ciò che di buono vi è stato nel Regime, soprattutto se messo in rapporto con quanto la povera nostra amatissima Italia sta vivendo da cinquanta anni a questa parte: impoverimento intellettuale, depravazione morale, crisi religiosa e auto-demolizione dell’uomo, prodotti importati dai vincitori, i quali erano totalmente assenti in Italia dal 1922 al 1945. La vera scristianizzazione o secolarizzazione dell’Italia, infatti, non è stata prodotta dalla ‘religiosità civile’ del fascismo, ma dal modernismo sociale della “Democrazia Cristiana”, la quale nel secondo dopo-guerra ha imbevuto le masse una volta cattoliche, con la complicità di una parte del clero modernista (soprattutto di Giovanni XXIII e Paolo VI) di democratismo moderno di origine rousseauiana e maritainiana, come ha dimostrato lucidamente Augusto Del Noce. Di tale sfacelo molti sono i responsabili, ma non il fascismo, che anzi li aveva combattuti.

 

 

Il fascismo ‘religione-civile’

 

Il fascismo “ebbe l’ambizione di infondere nelle coscienze di milioni di italiani la fede nei dogmi di una nuova religione laica che sacralizzava lo Stato, assegnandogli una primaria funzione pedagogica con lo scopo di trasformare la mentalità, il carattere e il costume degli italiani per generare un uomo nuovo, credente e praticante nel culto del fascismo…”([1]). “Nell’epoca della modernità [...] con la separazione dello Stato dalla Chiesa [...] e la nascita della polìtica di massa, il rapporto tra il potere e il sacro è entrato in una nuova situazione, da cui ha avuto origine il fenomeno della sacralizzazione della polìtica. [...] Nell’ambito della società moderna sono sorte [...] varie forme di religioni della polìtica, che [...] vengono differenziate in due principali categorie [...]. 1) -La religione civile è la categoria concettuale [di stampo liberal-risorgimentale, nda] entro la quale collochiamo le forme di un sistema politico che garantisce la pluralità di idee [...] rispetta la libertà dell’individuo [...]. 2) - La religione polìtica è la sacralizzazione di un sistema politico fondato sul monopolio irrevocabile del potere, sul monismo ideologico e sul totalitarismo [...]. Una religione della polìtica può derivare da una religione tradizionale e può avvalersi [...] di quest’ultima per elaborare un sistema di credenze [...] che conferiscono sacralità alle istituzioni politiche, senza subordinare lo Stato alla Chiesa [...]. In altri casi, come nei regimi totalitari, la religione della polìtica può assumere un carattere antagonista rispetto alle religioni tradizionali, rivendicando per sé il primato [...], mirando a subordinare ai suoi scopi la religione tradizionale, quando non la combatte per annientarla. [...] Storicamente, la sacralizzazione della polìtica [...] è un fenomeno che ha avuto inizio con la nascita della democrazia moderna e con la polìtica di massa. Le sue origini sono democratiche, repubblicane e patriottiche. Concretamente, le prime forme di religione della polìtica sono apparse durante la Rivoluzione americana e [...] francese. [...]. Il fascismo fu il primo movimento totalitario [mi pare che sarebbe più esatto dire ‘autoritario’, nda] nazionalista che mostrò pienamente dispiegati i caratteri di una religione polìtica [sarebbe meglio dire ‘civile’, nda] [...]. Lo stesso fece la religione polìtica del nazionalsocialismo, che pose sugli altari la razza ariana, il culto del sangue e la persona di Hitler [...], mescolandoli con i miti del moderno paganesimo razzista, in antagonismo con le religioni cristiane. Ma qualcosa di simile accadde [...] nella Russia sovietica, dove il partito totalitario professava una ideologia atea [...] e combatteva qualsiasi religione...” ([2]). “Se non cercava di annientare la religione, come faceva il comunismo; il totalitarismo, nel caso fascista, mirava ad annetterla praticamente [...]. Se l’ateismo e la polìtica antireligiosa del comunismo sovietico palesavano senza equivoco la sua natura anticristiana, nel caso del fascismo e del nazionalsocialismo gli equivoci e le ambiguità nei confronti del cristianesimo accompagnavano la natura dei due regimi, che non era apertamente anticristiana [...], ma che mirava comunque a utilizzare la religione cristiana per rafforzare il regime [...]. Più ambiguo nei confronti del cristianesimo appariva il fascismo, che sembrava [...] lo Stato autoritario confessionale ossequioso nei confronti della Chiesa [...]. La polìtica di Mussolini era considerata [...] una prova di saggio realismo [...], ma l’essenza non cristiana [...] del totalitarismo fascista [...] era del tutto evidente; mentre la polìtica concordataria del regime [...] veniva considerata opportunistica, contingente e precaria [...] la religione fascista era tanto più pericolosa in quanto celava la sua insidia maligna dietro il formale ossequio alla religione cattolica” ([3]). Queste asserzioni del prof. Emilio Gentile hanno un fondamento nella realtà, ma mi sembrano esagerate, astiose ed equiparano l’autoritarismo nazional-popolare fascista al totalitarismo paganeggiante nazista. Pio XI nell’Enciclica Non abbiamo bisogno (1931) scriveva: “non vogliamo condannare il regime o il partito in quanto tali, ma una sua concezione della politica che è simile alla statolatria pagana”. Direi che questi sono i due punti di non convergenza tra cattolicismo e fascismo: essi riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa, laddove il fascismo insegnava, e lo vedremo, una dottrina non conforme a quella cattolica, che in quanto tale era definita dal Papa come “statolatria pagana”. È il cesarismo di Machiavelli che ritorna in un certo qual modo con Mussolini, anche se non si possono misconoscere i lati positivi del “fascismo regime”, come lo definiva De Felice, il benessere comune temporale che ha dato all’Italia e agli italiani e in una certa misura, con il Concordato del 1929, anche alla Chiesa. Pio XI esclamò dopo la firma del Concordato del 1929: “Abbiamo ridato l’Italia a Dio e Dio all’Italia!”. Purtroppo vi fu la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, verso la quale Mussolini fu spinto da varie circostanze e da chi (le plutocrazie massonico-liberiste) mal sopportava l’emergere dell’Italia sulla scena internazionale (specialmente in Africa nel 1935 e in Spagna nel 1936) e che segnò la fine del benessere comune e l’inizio del crollo del regime, che, purtroppo, si sciolse come neve al sole, dimostrando una enorme debolezza a dispetto delle apparenze. Inoltre, non può non far pena il modo disumano in cui è terminata la tragedia della guerra civile del 1943-1945, la quale da molti fu vissuta come il riscatto dell’Italia e degli italiani dall’onta del tradimento dell’8 settembre, e che tante vittime causò, uccise in modo crudelissimo. Occorre anche ammettere che Mussolini sbagliò e non fece bella figura ad abbandonare la colonna italiana il 27 aprile 1945, a vestire l’uniforme tedesca e ad arrendersi ai partigiani comunisti senza colpo ferire. Inoltre se il 28 aprile 1945, quando venne ucciso, avesse avuto a fianco donna Rachele e non Claretta Petacci, sarebbe stato meglio per lui e per tanti italiani, che avevano riposto in lui molte delle loro speranze ed avevano speso per lui e la patria le loro forze ed energie durante la seconda guerra mondiale e la RSI. Lo stile privato di vita di un capo di Stato ridonda anche sulla nazione che lui dirige.

 

Risorgimento incompiuto e fascismo completamento

 

Con il Risorgimento, di cui il fascismo si presentava quale l’erede e il compimento, sorse il bisogno di inventare una nuova fede e un nuovo culto, laici, della religione della patria ([4]). La Nazione fu sacralizzata e divenne un’entità suprema e spirituale, alla quale il cittadino doveva prestar fede e culto, usque ad sanguinem.

Giuseppe Mazzini ([5]) fu uno dei padri spirituali di Mussolini; egli riteneva, che Tradizione e coscienza sono i soli due criteri che noi possediamo per raggiungere il vero; nel 1839 scrisse un saggio per difendere Lamennais (uno dei padri storici dell’errore tradizionalista, che poi approdò al catto-liberalismo e al democratismo liberal-rivoluzionario): l’umanità è una realtà mistica ispirata dalla divinità. Mazzini ha una concezione religiosa, misticheggiante della polìtica: secondo lui l’Italia come Stato nazionale sarà possibile solo quando essa acquisterà la coscienza della sua missione religiosa. Questo misticismo religioso-politico influirà molto sul culto del littorio mussoliniano, e Giovanni Gentile - il filosofo del regime - era profondamente impregnato di questa concezione religiosa-risorgimentale; ma la sua, come quella di Mazzini, era una religiosità civile autoritaria e non politica o totalitaria, ma pur sempre laica, immanentista e in Gentile più che in Mussolini panteista. Per l’attualismo di Gentile l’Io è creazione di sé, come già aveva detto Fichte, e la realtà non è preesistente all’Io, ma perennemente creata nell’atto di conoscere dell’uomo. La religione cattolica, invece, tende ad annullare l’Io, a sommergerlo in un Oggetto Assoluto (Dio) e distrugge la libertà dell’uomo. La filosofia gentiliana è imbevuta, come la mazziniana, di falso misticismo; essa è rivolta a cercare intuitivamente il ‘dio’ che è in noi, ma esso non è qualcosa di personale e trascendente, bensì è l’atto assoluto del “pensiero pensante” dell’Io umano. Questi furono i due pensatori ai quali specialmente s’ispirò Mussolini, oltre a Machiavelli e a Nietzsche; la conseguenza fu il tentativo di fondare una “mistica fascista”, una religione laica e patriottica di origine risorgimentale, corretta da una forte tendenza autoritaria, ma non totalitaristica, più che una ‘politica religiosa’ o una ‘religione politica’ di marca totalitaria, come afferma Emilio Gentile, quali furono invece il bolscevismo e il nazionalsocialismo. Il nazionalismo moderno si fondava sulla divinità della patria. Lo Stato divenne perciò il vero educatore del popolo. Secondo Rousseau lo Stato doveva riunire il potere politico e quello religioso, istituendo una propria religione civile ([6]). Tuttavia Rousseau è l’ideologo del democratismo moderno, che ha informato di sé la rivoluzione americana e quella francese e non il maestro dell’autoritarismo fascista, né tanto meno del nazionalsocialismo. Quindi il fascismo non è riconducibile pienamente alla religione politica della modernità, in cui la democrazia moderna è l’unica e somma forma di governo, che ha invaso il mondo detto “occidentale” proprio dopo la caduta del fascismo e del nazionalsocialismo e cerca di sfondare anche in medio oriente, esportata da sua madre, l’America. Con il democratismo di Rousseau iniziava una nuova epoca di rivalità fra religione laica o civile e religione tradizionale o confessionale. Il mito risorgimentale, che non troppo aveva attecchito in Italia soprattutto a livello di masse, di una religione laica, riemerse nel fascismo che aveva come suo maestro Giuseppe Mazzini e dette via all’esperimento di formazione di uno Stato autoritario, che in Italia non poté essere totalitario, data la forte presenza della Chiesa e della monarchia. Giuseppe Mazzini fu l’incarnazione del ‘misticismo politico’. “Per il rivoluzionario genovese, il problema della religione della Patria era l’essenza stessa della rivoluzione nazionale: rivoluzione religiosa prima che polìtica [...] il ‘dio’ mazziniano era un ‘dio’ politico; il popolo da lui idealizzato era un’associazione concepita come comunità mistica di credenti, uniti nel culto della religione della patria” ([7]). Il cattolico non deve farsi ingannare dal trinomio mazziniano “Dio, Patria, Famiglia”, poiché il “dio” di Mazzini non è l’Atto Puro, ma è una divinità immanente nella patria la quale va adorata, assieme alle famiglie che la compongono, è una sorta di Panstatismo. Mazzini non accettò il nuovo Stato risorgimentale, perché privo di una religione laica; dall’opposizione del radicalismo di Mazzini allo Stato liberal-monarchico dei Savoia e di Cavour (cfr. R. Romeo, Vita di Cavour, Roma-Bari, Laterza, 1984. Id., Cavour e il suo tempo, 3 voll., Roma-Bari, Laterza, 1969-1984), ebbe origine il mito del Risorgimento come rivoluzione incompiuta, perché priva di fede e morale comune. I repubblicani mantennero viva questa idea mazziniana: “Il mazzinianesimo diede un notevole contributo alla sacralizzazione della polìtica. La sua religione laica ebbe indiretta influenza, specialmente attraverso la particolare interpretazione di Giovanni Gentile, sulla formazione della teologia polìtica fascista” ([8]). Il fascismo compì ciò che di incompiuto era rimasto nel Risorgimento, elaborando una teoria della religione ‘civile’ (più che ‘politica’, come vorrebbe Emilio Gentile) e cercando di metterla anche in pratica, senza riuscirvi pienamente data l’opposizione della Chiesa e di Pio XI. Lo Stato liberale, dopo il 1870, si valse della scuola e dell’esercito per ‘nazionalizzare le masse’ ossia dar loro un’educazione e una religione civica o civile, ma le masse non la recepirono. Tuttavia col passar del tempo si fece strada la ‘religione dell’umanismo integrale’, fondata sulla filosofia idealista di Croce e Gentile, “che doveva soppiantare [...] la declinante religione cattolica, e divenire la nuova fede dell’italiano moderno” ([9]). Ma la maggior parte di questi intellettuali cercava una religione colta, aristocratica, e ignorava la creazione di una liturgia nazionale di massa, con riti e simboli, senza la quale non sussiste religione. “E, tuttavia, fu nel circolo di questi cultori dello spirito [...] che si formarono alcuni dei futuri credenti della ‘religione fascista’, come lo stesso futuro capo di questa religione. Mussolini [...] si professava ateo militante [...], ma frequentava con un certo interesse i problemi della religione, studiava i fenomeni ereticali della riforma [...], si esaltava con Nietzsche nella profezia di una trasmutazione di valori per l’avvento di ‘uomini nuovi’, e non esitava a definire religiosa la sua concezione [...] del socialismo rivoluzionario”([10]). Nel 1920 Mussolini scriveva: “Noi lavoriamo alacremente, per tradurre nei fatti quella che fu l’aspirazione di Giuseppe Mazzini: dare agli italiani il ‘concetto religioso della Nazione’...” ([11]). Il professor Emilio Gentile commenta: “Per la prima volta [con il fascismo] questa religione diviene realmente il credo di un movimento di massa, deciso ad imporre la sua religione a tutti gli italiani, a non tollerare l’esistenza di antagonisti”([12]) e specialmente del cattolicesimo. “Dopo la marcia su Roma, il fascismo accentuò il suo carattere di religione laica e civile; però nello stesso tempo, cercò anche di servirsi della religione tradizionale - Machiavelli docet - per spianare la strada alle sue ambizioni di dominio [...]. Ma non per questo i fascisti smisero di parlare del fascismo come di una religione: anzi non esitarono a fare frequenti confronti fra il loro movimento e il cristianesimo, con l’intento di far riverberare sul fascismo il crisma della religione tradizionale [...], per orientare verso il culto del littorio [...] la devozione di un popolo in larghissima maggioranza cattolico”. Nel 1938 fu pubblicato, a cura del PNF, un nuovo catechismo della religione fascista. “Per il fatto stesso di rivendicare allo Stato la sua propria morale, il fascismo si arrogava in realtà la funzione propria della religione […]. Gentile ricordava che lo Stato controllava la religione ‘sempre e soltanto per i suoi fini e per questo rispetto la governa, per modo che lo Stato può, in un dato momento, contraddire alla religione’ (Fuori dell’equivoco, in “Corriere della Sera”, 4 sett. 1929) ”([13]). Tuttavia l’atteggiamento del fascismo regime o partito verso la Chiesa fu assai realista e tese ad una “strategia sincretica di convivenza, mirante ad associare [e non soppiantare come avrebbe voluto il ‘fascismo movimento’, nda] il cattolicismo al proprio progetto totalitario [o meglio autoritario, nda] [...], per Mussolini lo Stato fascista ‘è cattolico, ma è Fascista, anzi soprattutto, esclusivamente, essenzialmente Fascista’ (Opera Omnia, vol. XXIV, pag. 89) ”([14]). Non bisogna dimenticare che durante tutto il periodo del regime, il fascismo, specialmente la sua ala radicale e movimentistica, ha cercato di condurre contro l’Azione Cattolica e le altre associazioni cattoliche, una “guerra” dei simboli, vietando ai cattolici l’uso di bandiere, stendardi; il regime insisteva nella propaganda della propria religione laica e civile, e ciò lasciava aperta la porta a futuri conflitti (1931 e 1938) tra Stato autoritario e Chiesa romana. In alcuni ambienti di fascisti radicali, la Chiesa non era venerata dal fascismo in quanto istituita da Gesù come unica vera religione e mezzo di salvezza, ma come una ierofania della romanità, creazione della stirpe italiana. In verità per alcuni gerarchi estremisti del ‘fascismo movimento’ “l’ideale fascista di religione polìtica, si richiamava alla religione romana antica, che sacralizzava l’ordine politico nel culto dello Stato, consentendo la pratica di altri culti solo a patto che questi non fossero in contrasto con la religione di Stato” ([15]).

 

a) La prima crisi e la pacificazione successiva tra Chiesa e fascismo (1929-1931)

 

a) La crisi:

nel 1931 avviene la prima seria contrapposizione del fascismo alla Chiesa per la questione dell’Azione Cattolica. “Mussolini, avendo concepito l’operazione Conciliazione in termini esclusivamente [‘soprattutto’ più che ‘esclusivamente’, nda] politici e nella convinzione di poter legare a sé la Chiesa e farne un cardine del suo potere, mal sopportava di dover constatare quanto la S. Sede fosse invece tutt’altro che disposta a condividere e sostenere incondizionatamente tutta la sua polìtica” ([16]). Per De Felice la causa prima della crisi consisté nella volontà di Mussolini di non permettere assolutamente che fosse sottratta al regime l’educazione della gioventù. Pio XI, col Concordato, aveva costretto Mussolini a riconoscere esplicitamente l’esistenza dell’Azione Cattolica e della Gioventù Cattolica Italiana, e le vedeva come la pupilla dei suoi occhi, perché esse erano per lui “lo strumento più efficace per contrastare i propositi mussoliniani di fascistizzare tutta la società italiana e di confinare il cattolicesimo nel campo sempre più ristretto della mera educazione religiosa”([17]). Vi era malcontento anche tra le fila fasciste (il fascismo movimento, come lo chiamava De Felice), ove si pensava che Mussolini nel ‘29 avesse fatto troppe concessioni alla Chiesa, pregiudicando così lo sviluppo della rivoluzione fascista, il fascismo non doveva permettere la formazione di una sorta di opposizione cattolica strisciante. Quindi si passò all’attacco, dapprima giornalisticamente, man mano la polemica si arroventò e Pio XI scese direttamente in campo. Il suo primo intervento avvenne il 19 aprile 1931 nel corso di un’udienza alle organizzazioni cattoliche romane che fu tutta una difesa della legittimità dell’Azione Cattolica e una riaffermazione del suo diritto d’intervenire nelle questioni di morale individuale, familiare e sociale. Qualcosa di analogo era successo nel 1926 in Francia con Charles Maurras, che stava impadronendosi della gioventù cattolica francese e le avrebbe dato un’educazione naturalista e paganizzante, avvalendosi del buon nome dell’Action Française, la quale aveva avuto molti capi integralmente cattolici, i quali però erano caduti quasi tutti durante la prima grande guerra lasciando al paganeggiante ed ateo Maurras il monopolio dell’AF. Il Papa perciò si vide costretto ad intervenire, come dovette fare poi in Italia nel 1931.

 

b) La pacificazione:

 

la reazione fascista inizialmente fu assai violenta da parte di molti anticlericali che aderivano al ‘fascismo movimento’, ma ci furono due articoli, uno anonimo sul Tevere del 29 aprile 1931 intitolato Soprannaturale e naturale e l’altro di Arnaldo Mussolini su Il Popolo d’Italia del 2 maggio, intitolato Il divino e il profano. Entrambi espressione del ‘fascismo regime’ e attenti più a quanto vi era, nelle parole del Papa, di conciliante che d’intransigente. Il succo degli articoli era che il Papa riconosceva che lo Stato agiva nell’ordine naturale e civile, mentre l’Azione Cattolica agiva sul terreno spirituale e soprannaturale. Un accordo era perciò possibile. Ciò dimostra come il ‘fascismo regime’, non fosse una ‘religione politica’ totalitaria e tendente a rimpiazzare il cristianesimo, ma una ‘religione civile’ e autoritaria, cercante di convivere a fianco e all’ombra della Chiesa, per ottenere lustro da essa. Inoltre occorre aggiungere che Mussolini non voleva che le cose degenerassero, poiché un conflitto aperto non avrebbe giovato al fascismo. L’Osservatore Romano il 6 maggio scriveva di esser d’accordo che le supreme autorità trattassero nel modo che reputavano più opportuno. Ma la polemica riscoppiò ancor più violenta il 21 maggio, “in varie località d’Italia e nella stessa Roma si verificarono numerosi casi di violenza contro sedi e giovani cattolici” ([18]). Il 29 maggio Mussolini comunicava a tutti i prefetti la decisione di sciogliere le associazioni giovanili che non facessero capo al PNF o all’ONB. Molti vescovi protestarono e il Papa si unì ad essi. Altre violenze ebbero luogo attorno al 3 giugno. Vi fu anche una sorta di battibecco tra il nunzio apostolico e De Vecchi-Grandi. “A parte l’aspetto formale, di prestigio, Mussolini era però pronto a trattare e trovare un accordo, sostanzialmente senza pretendere dalla S. Sede cose che essa non avrebbe potuto concedere [...]. A ben vedere, più intransigente si dimostrò la S. Sede [contro la leggenda di Pio XI “papa liberale”, nda] [...] era l’annuncio dell’imminente pubblicazione [...] dell’Enciclica Non abbiamo bisogno” ([19]). In essa il Papa scriveva che la Chiesa non poteva accettare “il proposito di monopolizzare interamente la gioventù [...] a tutto esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che si risolve in una vera e propria statolatria pagana, non meno in contrasto con i diritti della famiglia, che coi diritti soprannaturali della Chiesa [...] una concezione dello Stato che [...] non è conciliabile per un cattolico col diritto naturale della famiglia. Non è conciliabile con la dottrina cattolica, pretendere che la Chiesa, il Papa debbano limitarsi alle pratiche esterne di religione e che il resto dell’educazione appartenga totalmente allo Stato”. L’Enciclica concludeva così: “Noi non abbiamo voluto condannare il partito e il regime come tali. Abbiamo inteso segnalare quanto, nel programma e nell’azione di essi, abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina e alla pratica cattolica”. Ai primi di settembre si arrivò ad un accordo. Perciò mi sembra equo distinguere il fascismo regime e il partito fascista, che in sé non sono stati condannati dalla Chiesa, dalla dottrina fascista sull’educazione della gioventù (riprovata da Pio XI nell’enciclica Divini illius Magistri, 1929) come inconciliabile col Diritto Naturale secondo cui l’educazione morale della prole spetta alla famiglia, per quanto riguarda l’istruzione intellettuale ove la famiglia non giunge spetta allo Stato e per le cose spirituali alla Chiesa ed anche sui rapporti tra Stato e Chiesa (enciclica Non abbiamo bisogno, 1931), che non è conciliabile con il Diritto Pubblico Ecclesiastico, il quale insegna la subordinazione dello Stato alla Chiesa. De Felice conclude così questo capitolo: “con la crisi del ‘31 tramontarono le speranze di poter cattolicizzare il fascismo e di servirsene per la restaurazione dello Stato e della società in senso cattolico”([20])

 

b) La seconda crisi e l’accordo (1938)

 

a) La crisi:

vi fu una seconda e ben più grave crisi nel 1938. De Felice scrive che: Pio XI “sulla vera causa della crisi del ‘38, l’Azione Cattolica, teneva un atteggiamento ben più intransigente, arrivando sino a lasciar intravedere a Mussolini la possibilità che il fascismo potesse essere scomunicato” ([21]). Infatti il 5 gennaio 1938, Pio XI, fece - tramite padre Tacchi Venturi - “un passo estremamente energico su Mussolini [...] nella chiusa [della nota] il discorso si faceva non solo intransigente, ma chiaramente minaccioso, sino a lasciar balenare [...] l’estrema arma che alla Chiesa rimaneva se il regime non mutava rotta, la scomunica”([22]). Mentre il 28 luglio 1938, in un discorso rivolto agli alunni di Propaganda fide, il Papa ripeté pubblicamente la minaccia di scomunica, già fatta in una nota riservata, il 5 gennaio, ammonendo che “con la Chiesa bisogna prendersela, non con l’Azione Cattolica: altrimenti si tratta di una ipocrisia che forse copre l’insidia di chi vorrebbe colpire l’Azione Cattolica senza colpire la Chiesa. No! Non si può: chi colpisce l’Azione Cattolica colpisce la Chiesa [...] colpisce il Papa [...] e chi colpisce il Papa muore !”. Analoghe parole erano state proferite da Pio XI nei confronti di Maurras in Francia nel 1926.

b) L’accordo:

De Felice chiosa: “Se dopo il passo del 5 gennaio Mussolini poteva ancora aver nutrito qualche dubbio sull’effettiva determinazione del Papa di giungere [...] alle estreme conseguenze, dopo queste parole dubbi non poteva più averne [...]. Due settimane dopo, il 20 agosto, Achille Starace, segretario del PNF e Lamberto Vignoli, presidente dell’Azione Cattolica, giungevano all’accordo” ([23]).

 

Conclusione

 

Come si vede il regime o il partito fascista non furono totalitari, ma soltanto autoritari. La dottrina politico-religiosa del ‘fascismo regime’ non fu, come sostiene esagerando Emilio Gentile, una ‘religione politica’ tendente a distruggere e soppiantare il cristianesimo, ma solo una ‘religione civile’, che ha cercato di servirsi del cristianesimo per consolidarsi ed ogni volta (1931 e 1938) che si è giunti allo scontro, il fascismo ha fatto marcia in dietro ed ha cercato una conciliazione con la Chiesa, ben conscio che la massa del popolo italiano aveva ancora (prima che fosse rovinata dalla ‘Democrazia Cristiana’ nel dopo-guerra) la fede ed era sottomessa alla Chiesa. Si noti anche che il “modernismo sociale” ha sfondato in Italia non grazie al fascismo, ma alla Democrazia Cristiana e al Concilio Vaticano II. Inoltre bisogna anche riconoscere ciò che di buono (ed è stato parecchio) il fascismo ha dato alla Chiesa e alla Patria. La distinzione tra ‘fascismo regime’ e ‘movimento’ è capitale per capire il fenomeno fascista. Nel ‘regime’ vi furono sia dei cattolici che dei pragmatici, ma solo nel ‘movimento’ vi furono degli anticristiani convinti, onde non si può fare di ogni erba un fascio. Mussolini è stato il fascismo nella sua sostanza ed egli ha dato via al ‘fascismo regime’, non al ‘fascismo movimento’ (salva fatta la RSI e pur lì con moderazione rispetto ai radicali, che avrebbero voluto una Repubblica ‘socialista’ più che ‘sociale’). Il Papa ha ben capito ciò e non ha mai voluto condannare il fascismo partito o regime, ma solo quei punti del suo programma, che in materia di educazione giovanile e di rapporti Stato-Chiesa erano in contrasto con la dottrina cristiana. Se il fascismo dovette arrendersi alla realtà e rinunciare ad equiparare a sé la Chiesa (1931 e 1938), anche la Chiesa perse la speranza di cristianizzare completamente il fascismo, dato che restavano nella sua dottrina punti di divergenza con quella cristiana, soprattutto col Diritto Pubblico Ecclesiastico, ed anche con il Diritto Naturale per il monopolio statale dell’educazione giovanile, che il fascismo avrebbe voluto tutta per sé.

Infine occorre specificare un’enorme differenza che distingue nazionalsocialismo da comunismo, la quale sfugge al prof. Emilio Gentile (uno degli allievi di De Felice). Infatti il primo non era ateo, materialista, non ha abolito la religione, né la proprietà privata, ha concesso alle truppe germaniche in Russia i cappellani militari cattolici. Tutto ciò, invece, è stato radicalmente combattuto ed estirpato dal bolscevismo. Per quanto riguarda il nazismo in sé, anche lì si potrebbe fare una distinzione analoga a quella di ‘movimento’ e ‘regime’, anche se molto più sfumata che per il fascismo. Infatti Hitler eliminò le SA, che rappresentavano l’ala movimentista, rivoluzionaria e strettamente ‘socialista’ più che ‘sociale’ del nazismo e non era in piena sintonia con i radicali del partito tipo Goebbels e Rosenberg. Pio XII ne era ben conscio ed ha cercato di trovare una via di intesa con l’ala conservatrice del partito, cercando di allontanarla da quella radicale e rivoluzionaria degli ideologi, ma non vi è riuscito, date le circostanze sfavorevoli che la seconda guerra mondiale ha creato sia in Italia che in Germania, a tutto vantaggio del democratismo-giudaico, liberista e massonico anglo americano in “occidente” e del giudaismo-bolscevico materialista in “oriente” e con la povera Europa, smembrata dai due vampiri, che ancor oggi le succhiano il sangue. Purtroppo il Vaticano (secondo) ha, in questi giorni, deplorato la decisione della Svizzera di non permettere la costruzione in suolo elvetico di altri minareti. Ebbene questo cedimento non è dovuto alla dottrina politico-religiosa fascista, ma a quella modernistico-sociale del catto-liberalismo. Come Lenin diceva che i borghesi-liberisti avrebbero fornito al proletariato la corda con cui sarebbe stato da quest’ultimo impiccato, così possiamo dire che il neo-modernismo del Vaticano II sta offrendo ai suoi nemici i pali o minareti sui quali appenderanno le nostre teste mozzate. Voglia Dio che l’imminente castigo serva a rialzare le sorti di una civiltà (europea) e di una religione (cattolica) in grave difficoltà. “Sanguis martyrum semen christianorum!”.

 

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

4 dicembre 2009

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[1]) E. Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Laterza, Bari, 1994, pag. VII. Cfr. anche:G. Vannoni, Massoneria, Fascismo e Chiesa cattolica, Laterza, Bari, 1980. R. De Felice, Rosso e Nero, Baldini e Castoldi, Milano, 1995. R. De Felice, Intervista sul fascismo, Mondadori, Milano, 12ª ristampa, 1999. R. De Felice, Le interpretazioni del fascismo, Laterza, Bari, 3ª ed. 1995. R. De Felice, Mussolini, 8 voll. , Einaudi, Torino, 1965-1996:- Mussolini il rivoluzionario. - Mussolini il fascista. I vol. La conquista del potere (1921-1925). - Mussolini il fascista. II vol. L’organizzazione dello Stato fascista (1925-1929). - Mussolini il duce. I vol. Gli anni del consenso (1929-1936). - Mussolini il duce. II vol. Lo Stato totalitario (1936-1940).- Mussolini l’alleato. I vol. 1°. L’Italia in guerra 1940-1943. 2°. Dalla guerra “breve” alla guerra lunga. - Mussolini l’alleato. II vol. La guerra civile (1943-1945). - Mussolini l’alleato. III vol. 1°. L’Italia in guerra 1940-1943. 2°. Crisi e agonia del regime. G. Salotti, Breve storia del fascismo, Bompiani, Milano, 1998. G. L. Mosse, Il fascismo. Verso una teoria generale, Laterza, Bari, 1996. G. L. Mosse, La nazionalizzazione delle masse, Il Mulino, Bologna, 1975. G. L. Mosse, L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste, Laterza, Bari, 1988. G. L. Mosse, Intervista sul nazismo, Laterza, Bari, 1977. G. L. Mosse, Le origini culturali del terzo Reich, Il Saggiatore, Milano, 1994. E. Gentile, Storia del Partito fascista (1919-1922). Movimento e milizia. Laterza, Bari, 1989. E. Gentile, La via italiana al totalitarismo, NIS, Roma, 1995. E. Gentile, Le origini dell’ideologia fascista (1918-1925), Laterza, Bari, 1975.

[2]) E. Gentile, Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi, Bari, Laterza, 2001, pagg. XIII-XVI.

[3]) Ibidem, pagg. 102-147.

[4]) In Francia è successo lo stesso, con la Rivoluzione del 1789, ed è quanto dimostra mirabilmente l’ottimo libro di J. De Viguerie, Les deux patries, Dominique Martin Morin, Bouère, 1998 (pagg. 156 e 160).

●Dopo la rivoluzione francese la parola “patria”, per il De Viguerie, ha cambiato totalmente significato. Essa si identifica non con la terra pàtrum, ma con un’astrazione rivoluzionaria. Tale patriottismo astratto e sovversivo, l’autore lo scorge anche in Charles Maurras, il quale condivide fondamentalmente la filosofia dei “diritti dell’uomo”, che pur pretende di combattere, professando teorie scientiste, materialiste e positiviste; Maurras, come si sa, era un discepolo di Auguste Comte, il fondatore del positivismo. Occorre distinguere l’Action Française prima del 1915-18 da Maurras, questi era ateo e paganeggiante, mentre la prima aveva capi cattolici integrali, i quali purtroppo sono morti durante la prima grande guerra, lasciando l’AF nelle mani del Maurras. La “religione” della “patria”, per l’Autore, nasce con l’Illuminismo e la rivoluzione francese, è un’idolatria che mette la nazione al posto di Dio e della Chiesa, ed è piena di odio verso lo straniero, anche se ha la stessa fede. Il Viguerie vede in tale idolatria illuminista e rivoluzionaria un ritorno al paganesimo cesarista e statolatra della Roma pagana. Essa sarà ripresa dai movimenti fascisti europei dei primi del ’900, ma portata a compimento in senso peggiorativo e modernistico solo dalla ‘Democrazia (detta) Cristiana’.

[5]) A riguardo della dottrina mazziniana si può leggere con profitto: P. Pasqualucci, Politica e Religione. Saggio di teologia della storia, Pellicani, Roma, 2001, pagg. 42-49. Cfr. anche: R. Sarti, Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile, Roma-Bari, Laterza, 2005.

[6]) J. J. Rousseau, Scritti politici, 3 voll. , Bari, Laterza, 1971, vol. II, pag. 198.

[7]) E. Gentile, op. cit., pag. 10.

[8]) Ibidem, pagg. 11-2.

[9]) Ibidem, pag. 26.

A me sembra esagerato parlare di «soppiantare» il cristianesimo.

[10]) Ibidem, pag. 27.

[11]) Il Popolo d’Italia, 8 dic. 1920.

[12]) E. Gentile, op. cit., pag. 45.

Anche la «non-tolleranza» del cattolicesimo da parte del ‘fascismo regime’ mi sembra una forzatura ed un’esagerazione.

[13]) Ibidem, pag. 136.

[14]) Ibidem, pag. 137.

[15]) Ibidem, pag. 146.

[16]) R. De Felice, Mussolini il duce. I vol. Gli anni del consenso 1929-1936, Einaudi, Torino, 1974., pag. 246.

[17]) Ibidem, pag. 248.

[18]) Ibidem, pag. 258.

[19]) Ibidem, pagg. 260-261.

[20]) Ibidem, pag. 272.

[21]) R. De Felice, Mussolini il duce, II vol. Lo Stato totalitario (1936-1940), Einaudi, Torino, 1981, pag. 133.

[22]) Ibidem, pagg. 147-148.

[23]) Ibidem, pagg. 150-151.