“IL BUON PASTORE”

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DON CURZIO NITOGLIA

1 maggio 2009

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Un Vangelo attuale

 

1)   26 aprile 2009, II Domenica dopo Pasqua o del “Buon Pastore”. Il Vangelo (Gv. X, 11-13) ci parla del Buon Pastore, che è Cristo, il quale dà la sua vita per le anime dei suoi fedeli (“pecorelle”), e del cattivo pastore, che è il mercenario, il quale non conosce e non ama le pecorelle (anime), ma è interessato solo alla mercede o al guadagno materiale, vale a dire al denaro; oppure a quello spirituale, che è la propria ‘vana’-gloria. La caratteristica del cattivo pastore è la seguente: “vede venire il lupo, abbandona le pecore, fugge e il lupo le rapisce e le disperde”.

 

2)   I ‘Padri ecclesiastici’, ripresi e sublimati da san Tommaso d’Aquino ‘Dottore Comune’ della Chiesa, commentano e spiegano che «il lupo è il diavolo tentatore, il quale vuol spingere le anime al peccato e alla dannazione eterna. Inoltre può essere anche l’eretico che uccide la Fede delle anime. Infine il tiranno che perseguita i fedeli» (San Tommaso d’Aquino, Commento al Vangelo di san Giovanni, capitolo X, lezione III, n. 1405). Il cattivo pastore è, dunque, colui che “non è accorso a tener fronte e non ha apposto un argine” (Ez. XIII, 5) e che così è apostrofato da Zaccaria (XI, 17): “O pastore fantoccio, che abbandoni il gregge!”, vale a dire: «sei una “comparsa” o fantoccio; non sei per nulla un vero pastore, ma ne hai solo le sembianze o l’apparenza» (San Tommaso d’Aquino, ivi).

 

3)   Per quanto riguarda la fuga, siccome Gesù ha detto (Mt. X, 23): “Se vi cercano in una città, fuggite nell’altra”, occorre distinguere. Sant’Agostino (Commento al Vangelo di Giovanni, Trattato 46, 8) insegna che «esistono due tipi di fughe: quella dell’animo e quella del corpo. Quando il mercenario ‘abbandona le pecore e fugge’, si intende la fuga dell’animo, quando non allontana, potendo, i pericoli del male dalle anime affidategli». Infatti, chiosa san Gregorio Magno (XL Omelia sul Vangelo di Giovanni, 14, 2), «il cattivo pastore, non ha il coraggio di resistere all’ingiustizia del lupo e fugge, non tanto col cambiamento di luogo, quanto col silenzio, lasciando la cura del gregge, rifuggendo dal prestar soccorso o consolazione». Dunque «il pastore viene rimproverato e ripreso in quanto cattivo, non perché fugge fisicamente, ma perché abbandona moralmente o spiritualmente le pecore; se quindi potesse fuggire fisicamente, senza abbandonare moralmente le pecore, non meriterebbe rimproveri» (sant’Agostino, Epistola 228, Ad Onorato”).

 

4)   Le conseguenze del silenzio o fuga morale del cattivo pastore sono le seguenti: «la prima quando il lupo eresiarca rapisce le pecore, ossia quando attira i fedeli di Cristo alla propria falsa dottrina. La seconda quando alcuni si lasciano sedurre dall’errore, mentre altri sono perseveranti» (san Tommaso d’Aquino, op. cit., lezione IV, n. 1407).

 

5)   Attualità del Vangelo: Benedetto XVI è – oggettivamente – un seminatore di false dottrine (quelle conciliari e post-conciliari) e di leggi arbitrarie; l’ultima delle quali è l’imposizione di credere alla ‘shoah’, secondo la vulgata sterminazionista ‘politicamente corretta’ (= piano prestabilito di distruzione totale degli ebrei europei, tramite assassinio di massa con camere a gas), quale condizione indispensabile per essere in piena comunione con la Chiesa ed esercitare lecitamente l’ordine sacerdotale [1]. La ‘shoah’ è un problema ancora storicamente dibattuto e soprattutto non è una verità di Fede o di Morale e, se Ratzinger la impone come ‘conditio sine qua non’ per la piena comunione ecclesiale e l’esercizio lecito del sacerdozio, ne fa, arbitrariamente, ‘de facto’ - lui e nessun altro - una questione di Fede e di Morale. Ora, di fronte agli errori sparsi da Ratzinger attualmente, non si può tacere; significherebbe infatti “fuggire, non tanto col cambiamento di luogo, quanto col silenzio”. Tacendo si lascerebbero i fedeli nelle mani di chi li sedurrebbe con l’errore, li attirerebbe alla propria falsa dottrina e addirittura imporrebbe una opinione storica, ancora disputata, quasi fosse una legge canonica (“contro il fatto, non vale l’argomento”).

 

6)   Ciò non è ancora avvenuto irrimediabilmente, ma se si continua così (non loquendo, nec currendo, sed tacendo) vi si arriverà inevitabilmente. Quando si vede un lupo non solo si deve parlare, ma addirittura gridare a piena voce: “attenzione, al lupo!”. “Vi è un tempo per ogni cosa, […] uno per tacere e uno per parlare, uno per far la pace e uno per la guerra” (Qoelet, III, 17.), ed oggi non è tempo di tacere, né di far pace, ma di ‘gridare sui tetti quel che abbiamo sentito all’orecchio’ (Mt X, 27) e di combattere (Mt X, 34) per la salvezza delle anime, che corrono il pericolo di essere sedotte dalle nuove false dottrine, predicate ed imposte da “lupi vestiti da agnelli”. (Mt VII, 15). «Permettetemi, o Signore, di gridare dappertutto: al fuoco, al fuoco, al fuoco! Aiuto, aiuto, aiuto! Al fuoco dentro la casa del Signore, al fuoco nelle anime, al fuoco sin dentro il Santuario! Aiutiamo i nostri fratelli che vengono assassinati spiritualmente!» (San Luigi Grignion de Montfort, Preghiera infuocata, n. 28).

 

d. Curzio Nitoglia

1 maggio 2009

 

 

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[1] Cfr. “Nota della Segreteria di Stato” 4. II. 2009 e la “Lettera di Benedetto XVI ai vescovi di tutto il mondo”, 10. III. 2009.