BIFFI, EUROPA-ISLÀM  E  MARCHETTO

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DON CURZIO NITOGLIA

4 luglio 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/biffi_europa_islam_marchetto.htm



 

Ieri l’altro mons. Agostino Marchetto ha rimproverato la politica dell’Italia della non accoglienza indiscriminata di tutti gli immigrati.

 

Tale presa di posizione suscita sorpresa, dacché cozza contro il buon senso, la retta ragione e la sana teologia. Purtroppo dopo il Vaticano II e quarant’anni di post-concilio, l’insano ottimismo dei “giullari di ventura” ha prodotto e continua a produrre macerie in ogni campo, spirituale e temporale.

 

Mi sembra, quindi, opportuno e attuale richiamare alla memoria ciò che scrisse 9 anni fa l’arcivescovo di Bologna, cardinale Giacomo Biffi (Islàm e Cristianesimo, 6 agosto 2000. La città di San Petronio nel terzo millennio, 12 settembre 2000). Egli scrisse che il problema della migrazione di massa d’interi popoli musulmani (che non vogliono rinunciare alle loro tradizioni, anzi vogliono imporle), in Europa e in Italia, è molto grave, drammatico e reale. Occorre, perciò, affrontarlo con realismo e coraggio. L’Europa e l’Italia non sono un deserto – continua il porporato – senza storia né tradizione, da popolare indiscriminatamente, senza rispettare il loro patrimonio culturale e spirituale che non deve andar smarrito.

 

Mi domando: l’ebraismo in Israele è esclusivista e non vuole immischiarsi con gli arabi (come scrive Sergio Romano), mentre in Europa spinge alla società multi religiosa-etnica e culturale.

Nel 1951 il rabbino capo di Roma, Elio Toaff, chiese al Campidoglio di costruire gratuitamente una moschea nella Città santa del cattolicesimo, cosa che si è realizzata nel 1993. Mentre in Israele ciò sarebbe impensabile, lo stesso Toaff racconta nella sua autobiografia Perfidi giudei fratelli maggiori, Milano, Mondadori 1987, che i suoi figli – con il suo beneplacito – volevano partire per Israele nel 1967 in occasione della guerra dei sei giorni.

 

Mi sembra – pertanto – lecito domandarsi: tale migrazione o invasione da chi è stata chiesta, voluta e pianificata? E chi – supinamente – l’ha accettata? Se, i musulmani, continua Biffi, vogliono restare estranei e diversi per farci diventare come loro ed imporre l’Islàm dobbiamo difenderci. Il cardinale concludeva: l’Europa o ridiverrà sinceramente e profondamente cristiana, o diverrà musulmana. Se, non recupera le sue radici e la sua linfa non reggerà all’assalto. Solo la riscoperta del cristianesimo e la resurrezione della Cristianità potrà farci resistere all’attacco che (scriveva nel 2000 Biffi) non mancherà, e oggi (2008) è in atto sotto gli occhi di tutti.

 

Speriamo che la drammaticità della situazione risvegli la sana ragione e la fede. Purtroppo, debbo costatare, che il massimo teorico e operatore della società multi-razziale culturale e religiosa (arrivando persino a baciare il Corano in pubblico), è stato G.P. II, con la teoria dell’accoglienza indiscriminata, anche degli irregolari (o clandestini fuori della legge).

 

Padre Samir Khalil Samir S.J., egiziano e docente di storia  della cultura araba e di islamologia, presso l’Università Saint Joseph di Beiruth, in un suo libro (Cento domande sull’islam, Genova, Marietti, 2002) scrive che secondo l’Islàm: “Maometto afferma di essere il Profeta scelto da Dio, per comunicare l’ultima rivelazione (p. 5). [… ] Il Corano non è considerato soltanto un testo rivelato, bensì disceso su Maometto (p. 13). […] Maometto è l’ultimo messaggero [di Dio] … colui che trasmette all’umanità l’ultimo messaggio di Dio […] (p. 27). Il sigillo dei Profeti… che… è venuto a completare e a correggere quanto è stato rivelato da Gesù […] (p. 175). Il Corano [è] l’Ultimo Testamento (p. 179). Il cristiano viene considerato un credente, che non ha ancora completato il percorso verso la pienezza della fede, che si può raggiungere soltanto nell’adesione agli insegnamenti del Corano (p. 190). Il musulmano rimane convinto che l’islam è l’ultima e definitiva religione rivelata… Chi possiede già l’intera verità, cosa potrebbe  imparare di nuovo praticando il dialogo interreligioso? (p. 193). Può l’islam concepirsi diversamente?… Ciò che è accaduto finora, induce ad un certo scetticismo sulle capacità di ripensarsi (p. 194)”.

Inoltre, il padre gesuita, spiega l’ambivalenza di alcune affermazioni coraniche, che permettono all’Islàm di presentarsi all’esterno come tollerante e pronto al confronto con gli altri, ma all’interno come intollerante e conquistatore tramite le armi; ad esempio la ‘Jihàd’ è presentata sia come guerra spirituale ed ascetica contro se stessi, sia come guerra santa di conquista degli infedeli, tuttavia “Tutti i gruppi islamici cha adottano la parola ‘Jihàd’, non la intendono certamente nel suo significato mistico, bensì nell’accezione violenta (p. 34) […] Nel Corano si trovano sia dei versetti che sono in favore della tolleranza religiosa, sia altri che sono apertamente contrari a questa tolleranza (p. 39) […] Di fronte a questi versetti tra loro contraddittori, la tradizione musulmana ha dovuto trovare un metodo d’interpretazione, chiamato ‘principio dell’abrogante e dell’abrogato’… Dio dopo aver dato un ordine, può dare un ordine opposto… Si tratta di sapere quale sia l’ultimo ordine di Dio, con cui viene abrogata la disposizione precedente … Il problema è stato trattato da decine di esegeti…, ma senza raggiungere un consenso [certo] (p. 42)… In Egitto, è molto diffusa l’opinione secondo cui il versetto della Spada [guerra santa] ha abrogato … tutti quelli pacifici … E’ questa l’ambiguità dell’islam… che la violenza ne fa parte, ma è lecito anche fare la scelta della tolleranza; che la tolleranza ne fa parte ma è anche lecito fare la scelta della violenza (p. 43)”. O meglio, mi sembra, che l’Islàm si presenti al pubblico come tollerante, per poter poi conquistare il mondo degli infedeli, tramite la ‘Spada’, che costituisce la sua natura intrinseca.

Lo studioso, continua spiegando che, soprattutto negli anni che seguono la prima guerra mondiale, dopo la caduta dell’Impero ottomano e la rivoluzione laicista e liberale, imposta in Turchia da Ataturk (1923); in Egitto nacque il movimento radicale e integralista dei ‘Fratelli musulmani’ (1928), che si prefigge la realizzazione di una società teocratica, basata sul Corano. Infatti, “l’islàm è … religione e Stato, Libro e spada… , è lecito ricorrere alla violenza [per islamizzare la società]… La rivoluzione in Iran con la conquista, nel 1979, del potere da parte di Khomeini, rappresenta in effetti per l tendenze islamiche fondamentaliste, la possibilità di trasformare la realtà in politica, il sogno di arrivare ad una società, fondata su basi autenticamente musulmane (pp. 57-59)”.

L’Islàm si vale, dunque, della debolezza del mondo europeo e occidentale, laicizzato e senza convinzioni, per prenderne possesso. Infatti, “il sistema democratico… rappresenta la migliore opportunità per la diffusione dell’islàm…, il canale attraverso il quale può transitare più agevolmente il messaggio del Profeta (p. 114) […] Un autorevole personaggio musulmano, durante un incontro ufficiale  sul dialogo islamo-cristiano, [ha dichiarato]: ‘Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’ (p. 116) […] Noto che in Europa, è diffuso un certo interesse per le proposte esistenziali forti, che risultano più affascinanti rispetto a un certo modo di vivere il cristianismo un po’ annacquato, fatto di mezze misure, di dubbi e di timori…, piuttosto che di certezze (p. 125) […] L’utopia multi-culturale… che può degenerare in esotismo a buon mercato, nell’ammirazione per tutto ciò che è diverso e nuovo, una tendenza sempre più marcata in Occidente. Accanto a questo, c’è un atteggiamento relativistico… che sfocia in una tendenza a penalizzare tutto ciò che fa parte della tradizione. Infine, c’è quello che io chiamo meaculpismo, un complesso di colpa molto diffuso in Occidente… che arriva fino a giustificare l’accettazione di qualsiasi ‘portato’ culturale in nome del relativismo (p. 153) […] Oggi… milioni di musulmani  vengono in quell’Europa da cui erano partiti i missionari, ma incontrano una società dove il cristianesimo è assente, latitante o in via d’estinzione (p. 191)”.

Grazie al Concilio Vaticano II, aggiungo io.

Infine  padre Samir Khalil Samir, ci mette in guardia spiegandoci che le moschee non sono solo luoghi di preghiera o di culto (le musallà o cappelle), ma soprattutto posti ove si risolvono “le questioni sociali, culturali, politiche (p. 145)”.

Da esse partono le decisioni politico-militari di conquista del territorio degli infedeli (Cfr. Samir Khalil Samir, La moschea: informazione e riflessione, in ‘Avvenire’, 8 dicembre 2000; Id., Note sulla moschea, in ‘La Civiltà Cattolica’, n° 152, 2001, pp. 599-603).

 

Purtroppo l’Autore, per criticare l’Islàm accetta i principi illuministi, laicisti e liberali che l’Islàm rifiuta, pur se senza le dovute distinzioni ed in modo univoco e certe volte rozzo.

 

DON CURZIO NITOGLIA

 

4 luglio 2009

 

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