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Appendice al

COMMENTARIO su NOSTRA ÆTATE

 

 

DON CURZIO NITOGLIA

 


STANISLAS FUMET, JACQUES MARITAIN E LA GENESI DI NOSTRA AETATE

Una rivista francese () tratta, recentemente, il problema di alcuni «ebrei [mal]-convertiti al cristianesimo, “cristiani giudaizzanti” ed “ebrei cristianizzanti”» (), che dettero luogo alla formazione del documento conciliare Nostra Aetate.

I Maritain

Secondo l’autore (molto ben informato), Raïssa Maritain, nata ebrea e «penetrata di chassidismo [la mistica o càbala ebraica luriana, nda]» (), ebbe un influsso notevole sul suo sposo Jacques. Attorno ai Maritain si forma un cenacolo di intellettuali, esteti, misticoidi che ebbero un ruolo fondamentale nella revisione della teologia della sostituzione della Sinagoga da parte della Chiesa. Uno di essi fu Lèon Bloy «la cui influenza sarà importante sulla coppia Maritain» (), un altro è «Charles Pèguy, che dopo Bloy, è stato uno dei grandi ispiratori del filosemitismo in ambiente cristiano» (), e in fine il futuro cardinale Charles Journet.

Raïssa, nacque Umanshoff, in Russia donde emigrò dieci anni dopo la sua nascita (1883), incontrò Jacques nel 1901, nei primissimi anni del Novecento conobbero Lèon Bloy, «bisogna rivivere il clima di tensione e di esaltazione in cui li ha immersi [la conoscenza di Bloy, nda], per capire meglio le ragioni che hanno spinto nel 1906 i Maritain a riesumare a proprie spese un libro di Bloy così strano e complesso come Le salut par les juifs» (). Bloy rivela a Raïssa che tra cristianesimo e giudaismo postbiblico «non c’è che unità, continuità, perfetta armonia» ().

Seguendo il consiglio di Bloy, «Jacques e Raïssa hanno pregato a lungo N.S. di La Salette... essi credevano fermamente al suo terribile segreto... considerato con grande sospetto dalla Chiesa, il segreto costituisce per Bloy un evento di un significato e di una bellezza eccezionali» (). Il 21 dicembre 1915 «un decreto del S. Uffizio... proibisce di parlare del segreto di La Salette [non dell’apparizione, nda] sotto qualsiasi pretesto o forma» (), dato il suo contenuto millenarista e gioachimita, che poteva far intravedere la fine del Nuovo Testamento e l’aurora della terza alleanza o èra dello Spirito Santo, senza più Chiesa gerarchica nè sacerdozio. Jacques nel 1926 lesse La vita e le rivelazioni di Marie des Valèes di Emile Dermenghem, colui che ha scoperto per primo gli scritti inediti di Maistre ed ha fatto conoscere al pubblico il pensiero esoterico e nascosto del Savoiardo, legando la visione millenarista del conte alle rivelazioni di Maria delle Valli (che in sè non contengono nulla di eterodosso, ma possono essere mal interpretate, come effettivamente è successo nel Novecento, ad opera di una setta brasiliana: la TFP).

Attorno ai coniugi Maritain, ma sotto la ferrea direzione di Raïssa, si forma un cenacolo di artisti, dacchè Raïssa pensava che la cultura e l’arte assieme alla mistica chassidica luriana, potessero rinnovare il tomismo, il cristianesimo e la cristianità (demolendoli). Gran parte di questi personaggi esteti e bizzarri erano dei deviati (Jean Desbordes, François Mauriac, Julien Green e Jean Cocteau erano omosessuali dichiarati, qualcuno era tossicomane e scrivevano romanzi incitanti alla perversione morale), essi hanno creato uno stato di spirito e un atteggiamento mentale, decadente, dandy, pieno di disfacimento intellettuale e morale, dacchè si pensa come si vive. Purtroppo da tale cenacolo è uscito l’Umanesimo integrale (1936), e il neo cattolicesimo-liberale o democrazia-cristiana sillonista; assieme al “cristianesimo”-giudaizzante o giudaismo talmudico (definito da Jacques Maritain, sin dal 1906 “la razza primogenita di Dio” () che, pian piano, dagli anni Venti si è sviluppato sino a crescere e a primeggiare nel 1965 con Nostra Aetate, e soprattutto con il lungo regno di Karol Wojtila; esso rappresenta la vera peste e la grande apostasia del nostro tempo.

I Fumet

Mi sembra, tuttavia, che la figura di spicco, anche se poco conosciuta, sia quella di Stanislas Fumet () (1896-1983), vissuto sino al pontificato di Giovanni Paolo II, «amico ardente d’Israele, egli voleva conciliare l’avanguardia artistica, la vita mistica [“chassidica o cabalistica e lo Zohar”] () e il rinnovamento del tomismo [in chiave “umanistico-integrale”, nda]. Convertitosi verso gli inizi del Novecento, proveniente dall’anarchismo e dall’occultismo ebraico, «trasfuga dall’anarchia e dallo spiritismo verso un cristianesimo alquanto esoterico... si sente vicino al Sillon» ().

Introdusse in ambiente cattolico a partire dal 1920, una nota di non-conformismo e uno stile fortemente bohemien alla Oscar Wilde. Anche il suo itinerario è passato attraverso Pèguy e Lèon Bloy, «un altro libro che risente dell’influsso di Fumet è quello del giovane ebreo di origine egiziana Jean de Menasce, Quand Israel aime Dieu (1931)» (). Nel 1976 il futuro cardinal Jean Marie Lustiger, ebreo “convertito” ma giudaizzante, scrisse a Fumet per avere maggiori informazioni sul padre domenicano Jean de Menasce, «il cui libro lo aveva affascinato» ().

«Come il suo amico Jacques Maritain, Stanislas ha sposato (1919) un’ebrea convertita d’origine russa, di nome Aniouta Rosenblum, che assieme a Raïssa ha trasmesso ai rispettivi sposi l’amore per l’oriente russo-ebraico..., per il filosemitismo ardente che si prolunga nel filosionismo» ().

Le origini di tale filosionismo vanno ricercate in Bloy, secondo il quale - la salvezza venendo ancora dopo il Calvario dal giudaismo postbiblico - occorre «accordare al “focolare nazionale ebraico” tutta la simpatia e... sogna una Chiesa giudaico-cattolica, come vi è una Chiesa greco-cattolica» (). I coniugi Fumet stanno all’origine dell’unione degli Amici d’Israele (nata nel 1925 e condannata dal S. Uffizio nel 1928), assieme alla fondatrice vera e propria, Franceska Van Leer, ebrea olandese malconvertita, la quale dopo la condanna tornò al marxismo rivoluzionario di Rosa Luxemburg, donde veniva ().

Stanislas Fumet, proprio nel 1925, parla di “fratelli maggiori” riguardo agli ebrei, espressione già usata da Adam Mickiewicz (1798-1885) nel 1842, amico di Andrea Towianski (1799-1878) “discepolo” di Joseph de Maistre (). Tale espressione sarà ripresa da Giovanni Paolo II, nel 1986, il quale aveva esaltato come suo maestro, nel 1978, proprio Adam Mickiewicz. Un altro grande ammiratore di Maritain è stato Jerzy Turowicz (1912-1999), amico personale di Karol Wojtila, il quale nel 1968 fu spinto proprio dal Turowicz ad esprimere il primo di una lunga serie di mea culpa nei confronti dell’ebraismo, da parte della Chiesa romana, in una sinagoga di Cracovia, ove Wojtila era arcivescovo. I Turowicz erano ebrei frankisti (come Mickiewicz) e si convertirono esteriormente al cristianesimo, restando interiormente ebrei, nel 1760, dietro ordine del marrano Jacob Frank ().

Secondo Stanislas Fumet occorre «far conoscere ai cattolici la filosofia mistica degli chassdim [la càbala spuria, nda], bisogna che i cristiani sappiano che esiste, nei loro fratelli maggiori un’elevazione spirituale e mistica» ().

Fumet sosteneva che «quando un cristiano comunica, diviene della razza d’Israele, poichè riceve il sangue [minuscolo, nda] di Israele nelle sue proprie vene» (). Quindi i cristiani devono comunicare frequentemente per diventare della stessa “razza” (parola impiegata dal Fumet) degli ebrei, tramite una sorta di “trasfusione di sangue” (si noti la rassomiglianza con la tesi dell’omicidio rituale). Perciò i due Testamenti e i due popoli sono uno solo, l’Israele postbiblico. «Il S. Uffizio non poteva lasciar passare tale teoria e condannò l’Associazione Amici d’Israele nel 1928» ().

Fumet è stato amico di Jacques Chirac ed assieme a lui uno dei primi gaullisti della Francia petainista, «prima del 1939 De Gaulle era un amico di Temps Prèsents, il settimanale diretto da Fumet» ().

Dopo il Concilio Vaticano II, nel 1968, il suo estetismo lo fa «ingaggiare personalmente [come tante altre personalità che amavano il canto gregoriano e il latino, ma non tanto la Messa romana, nda] nel movimento Una voce» (), come pure il suo amico Maritain.

Jules Isaac

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Jules Isaac, discepolo di Pèguy, lancia l’offensiva volta a giudaizzare il cristianesimo, partendo dalla shoah. Egli riuscirà a preparare (con l’aiuto del Benè Berith) il documento conciliare Nostra Aetate, voluto da Giovanni XXIII e “imbastito” dal cardinal gesuita Agostino Bea, dal padre domenicano Jean de Menasce (ebreo “convertito”) e da padre Paul Dèmann (idem) della congregazione dei Padri di Sion (). Loro scopo era soprattutto di impedire di «abbassare il giudaismo biblico e postbiblico, per esaltare il cristianesimo» (), di seppellire la teologia della sostituzione e di mescolare giudaismo veterotestamentario e talmudico o anticristiano. Purtroppo il documento fu accolto dai padri conciliari nel 1965, ed è diventato il cavallo di battaglia dell’insegnamento wojtiliano, secondo il quale Cristo è il mediatore tra Dio e i cristiani, mentre gli ebrei non hanno bisogno di Gesù poichè aspettano un loro messia ().

Per capire appieno la genesi di Nostra Aetate era indispensabile scandagliare questo mondo oscuro e segreto di marrani, misticoidi, modernisti e deviati che ci ha portato “il cavallo di Troia nella Chiesa di Dio”, contro la quale, tuttavia, non prevarranno, secondo le promesse del Divin Redentore.

 


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