ANTI-“SCEMITISMO”
 

DON CURZIO NITOGLIA

19 gennaio 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/antiscemitismo.htm

 


 

Prologo

●«Viviamo in un’epoca in cui si ha paura persino delle parole! […]  Cova dappertutto, la paura, la timidezza, le compromissioni trovano seguaci, difensori, tutori dappertutto». (card. Giuseppe Siri, “Rivista Diocesana Genovese”, gennaio 1975).

●La parola “antisemitismo” è una di queste, anzi assieme a la “shoah” è “La Parola” intimidatoria per eccellenza (“et verbum timor factum est”). Basta pronunziarla e tutti (o quasi, per fortuna) terrorizzati fanno “mea culpa”. Un celebre giurista diceva: «lo ‘scemo’ è sempre in agguato. Se affermi qualcosa di non politicamente corretto, ti apostroferà: “sei un antisemita!”». Di fronte a tale accusa si risponde facilmente con la distinzione (ripetuta ad abundantiam e sino alla noia) tra:

a)antisemitismo”, la teoria, nata nell’Ottocento, sulla superiorità della razza germanica sopra tutte le altre e specialmente quella semitica. Quindi, anche quella araba e non solo ebraica;

b) ed “antigiudaismo”, che è una dottrina teologica, la quale non accetta il giudaismo religione talmudica o post-biblica, che nega la divinità di Cristo e la SS. Trinità. Essa risale ai Vangeli, ai Padri della Chiesa e al Magistero pontificio sino a Pio XII. Ma non voglio annoiare il lettore ripetendo cose stranote.

●Chiamo “anti-scemitismo” la sana reazione dell’uomo veramente libero “della Libertà dei figli di Dio” (Rom., VIII, 21), il quale per amore della “Verità che rende liberi” (Giov., VIII, 32) non si lascia intimidire dallo “scemo” di turno, che fa lo “scemita” (non essendo il più delle volte ‘semita’, ma solo un ‘servile’ goy, che ha paura di essere “a-semita”, da “alfa” privativo) ed accusa di antisemitismo tutti, a destra e a manca, anche quando la questione della razza germanica non ci entra per nulla.

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Il Discorso di Benedetto XVI

Purtroppo Benedetto XVI nel “Discorso alla sinagoga di Roma” (17 gennaio 2010) ha detto:

●«[…] 2°). La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L’evento conciliare ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile […]. I documenti della Santa Sede che, dopo la “Dichiarazione” Nostra aetate, hanno offerto preziosi orientamenti per un positivo sviluppo nei rapporti tra Cattolici ed Ebrei. Anche io, in questi anni di Pontificato, ho voluto mostrare la mia vicinanza e il mio affetto verso il popolo dell’Alleanza. […]. Inoltre, la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo (cfr “Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo”, Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 16 marzo 1998). […].

●N° 3°). Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo. Come dissi nella visita del 28 maggio 2006 al campo di concentramento di Auschwitz, ancora profondamente impressa nella mia memoria, “i potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità” e, in fondo, “con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno” (Discorso al campo di Auschwitz-Birkenau: “Insegnamenti di Benedetto XVI”, II, 1, 2006, p. 727). […]

●N° 4°). La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra Bibbia […] il fondamento più solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. […].

●N° 5°). Numerose possono essere le implicazioni che derivano dalla comune eredità tratta dalla Legge e dai Profeti. Vorrei ricordarne alcune: innanzitutto, la solidarietà che lega la Chiesa e il popolo ebraico “a livello della loro stessa identità” spirituale e che offre ai Cristiani l’opportunità di promuovere “un rinnovato rispetto per l’interpretazione ebraica dell’Antico Testamento” (cfr. “Pontificia Commissione Biblica”, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, 2001, pp. 12 e 55). […].

●N° 9°). Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. […]».

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Commento

●Al punto 1°) del suo “Discorso” Benedetto XVI dice che:

a)    l’insegnamento del Concilio Vaticano II sull’ebraismo (Nostra aetate) rappresenta una “nuova tappa”. Quindi, non c’è la tanto decantata, ma non provata ermeneutica della continuità [1]tra Vaticano II e Traditio Ecclesiae sui rapporti tra Cristianesimo e giudaismo talmudico. Vi è invece una novità, il Vaticano II dice “nova” (cose nuove) e non solo “nove” (in maniera nuova)[2].

b)    Tale dottrina “nuova” è un “punto fermo, irrevocabile”. Quindi, Benedetto XVI non sembra essere disposto a rispondere alla domanda rivoltagli con deferenza da mons. Gherardini, assieme a mons. Mario Oliveri (vescovo di Albenga) e mons. Malcom Ranjit (allora vescovo della S. Congregazione del Culto”) di correggere l’insegnamento “pastorale” del Vaticano II e dunque non infallibile, qualora avesse rappresentato una “novità” rispetto al Magistero dogmatico e obbligante della Chiesa. Purtroppo Benedetto XVI costata la novità di Nostra aetate, ma dice che è “irrevocabile e un punto fermo cui riferirsi costantemente”. Ossia una “novità tradizionale” da quaranta anni. Vale a dire una contraddictio in terminis.

c)     Papa Ratzinger definisce il popolo ebraico come attualmente ancora “Popolo dell’Alleanza”, quasi che la “Vecchia Alleanza” non sia stata sostituita dalla “Nuova ed Eterna”, nella quale sono entrati tutti i popoli (ebraico più le Genti), in virtù della Fede nella divinità di Cristo.

d)    Inoltre confonde volutamente “le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo”, come fossero una sola cosa. Ora, Gesù non era ariano né germanico, ma ha condannato e riprovato il giudaismo farisaico-rabbinico. Quindi, era teologicamente antigiudaico e non antisemita.

●Al punto 3°) Benedetto XVI asserisce che “la shoah” segna “il vertice del cammino dell’odio”, che voleva “uccidere Dio”. Purtroppo qui è evidente la portata teologica e “neo-dogmatica” della shoah quale “nuovo Olocausto”, che dovrebbe aver rimpiazzato quello di Cristo. Infatti, per la Fede cattolica l’odio di satana ha mosso degli uomini (Sinedrio con il popolo ebraico a lui sottomesso) ad uccidere Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nella sua natura umana (Deicidio). Questo è il vero ed unico vertice dell’odio contro Dio. Mente per il Vaticano II e l’insegnamento post-conciliare (Giovanni Paolo II, Magonza 1981: “L’Antica Alleanza mai revocata”; Sinagoga di Roma, 1986: “Ebrei fratelli maggiori e prediletti nella Fede di Abramo”) sino al 17 gennaio 2010, la shoah è l’Olocausto sommo o il “vertice dell’odio contro Dio”. Non si può difendere la Fede cattolica, senza affrontare il problema dell’antisemitismo e della shoah in maniera storica e teologica. Se ci si rifiuta, per intimidazione o “propter moetum judaeorum”, di rivedere secondo parametri storico-teologici veri (anche se “politicamente scorretti”) questi punti, non si verrà mai a capo del “Discorso da fare” sul “Concilio Vaticano II”[3].

●Al n° 4°) del suo “Discorso” papa Ratzinger asserisce che nella Bibbia vi sono le “radici comuni” del “patrimonio spirituale” che “condividiamo” con l’ebraismo attuale. Ora, la Fede insegna che la Bibbia è composta da Vecchio e Nuovo Testamento. Il Vecchio è relativo al Nuovo e quest’ultimo perfeziona e spiega il primo. Ma, il Nuovo Testamento parla esplicitamente di Gesù Cristo, Verbo Incarnato, che è stato rifiutato dalla “maggior parte” di Israele, poiché era un Messia pacifico e spirituale, che prometteva il Regno dei Cieli a chi avesse avuto la Fede vivificata dalle buone opere. Invece, il giudaismo rabbinico-farisaico o talmudico, che è quello post-biblico, il quale va da Gesù sino ad oggi, voleva un falso “messia militante”, che cacciasse i Romani dalla Giudea e desse a Israele il dominio su questo mondo. Onde, non si vede quale patrimonio spirituale abbiano in comune il Cristianesimo, come lo ha fondato Cristo, con il giudaismo anti-cristiano ed anti-trinitario, come lo hanno promulgato Anna e Caifa e lo continuano a praticare gli israeliti odierni, i quali, il 17 gennaio 2010, hanno accolto nella strade del ghetto di Roma il Papa a male parole e gestacci osceni, ripresi dalle telecamere e consultabili sui siti internet.

●Al n° 5°) Ratzinger ha rincarato la dose e ha parlato addirittura di:

a)identità spirituale”, che va ben oltre le “radici comuni” del “patrimonio spirituale” il quale è “condiviso” tra Cristianesimo e giudaismo post-biblico. Infatti, “identità” significa avere la medesima natura (Marco e Antonio hanno la stessa natura umana, sono identici), mentre “eguaglianza” è avere la stessa quantità (due sacchi di grano e di oro da un quintale ciascuno, sono uguali) e “somiglianza” la stessa qualità (due medici hanno la stessa laurea in medicina, si somigliano). Onde Cristianesimo e giudaismo anti-cristiano ed anti-trinitario, poiché nega la divinità di Cristo e la SS. Trinità, sarebbero “identici” o “della stessa natura-religiosa” per Benedetto XVI; quando in realtà sono diametralmente opposti per una diversità di contraddizione (Cristo = Dio e /Dio Uno nella Natura, ma Trino nelle Persone; contro Cristo = semplice uomo e /Dio non Trino nelle Persone). Sono identici il cattolicesimo romano e quello greco, avendo la stessa natura di religione cattolica, come sono identici Marco e Antonio, che hanno entrambe la natura umana. Ma, Cristianesimo e giudaismo post-biblico non hanno la stessa natura, anzi uno è la contraddittorietà dell’atro (Cristo sì/Cristo no; Trinità sì/Trinità no).

b) Inoltre Benedetto XVI spinge i cristiani a “rispettare la interpretazione ebraica della Bibbia”, la quale nega il Nuovo Testamento, mentre i Cristiani vi credono assieme all’Antico Testamento Ora, come si può rispettare chi nega la divinità di Cristo, la SS. Trinità e tutto il Nuovo Testamento, senza rinnegare la propria Fede o rompere con la Tradizione della Chiesa? Quale continuità tra Cristo e anti-Cristo? Tra Dio Trino e “dio” Quat-trino? La stessa che vi è tra “Dio e Belial”, tra “Dio e Mammona”!

“Non si può adorare Dio e rispettare satana, come vorrebbero i cattolici-liberali” (Beato Pio IX).

●Al n° 9°) Benedetto XVI afferma che Cristiani e giudaismo attuale “pregano lo stesso Signore”. Questo è falso. Infatti, noi preghiamo Dio Padre e Figlio e Spirito Santo; insieme al Figlio Incarnato nel seno della Beata Vergine Maria e morto in Croce quale unico Olocausto per la Redenzione universale. Mentre, il giudaismo nega Padre e Figlio e Spirito Santo, assieme alla divinità del Verbo Incarnato e all’unicità del suo Olocausto redentore, volendo rimpiazzare questa religione Cristiana con la elezione di Israele quale unico Popolo di Dio e la shoah quale unico “olocausto”.

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Il discorso del rabbino Riccardo Di Segni

Dal 1870, ha sottolineato il rabbino capo in Sinagoga, «possiamo rapportarci con la Chiesa e il suo Papa in termini di pari dignità». Ed ha ammonito: «Se quel che ha portato il Concilio Vaticano II venisse messo in discussione, non ci sarebbe più opportunità di dialogo». Quindi ha ricordato «la storica e indimenticabile visita di Papa Wojtyla in questa sinagoga, cui seguì il riconoscimento dello Stato d'Israele da parte della Chiesa». (17 gennaio 2010, “Corriere della Sera”).

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Commento

Anche qui emerge - evidentemente - come il Vaticano II sia voluto dall’ebraismo post-biblico, senza “se” e senza “ma”, sotto pena di rottura definitiva con il dialogo inter-religioso. “Non può essere messo in discussione”, ammonisce il rabbino capo di Roma. Sembra strano che un rabbino difenda un concilio cattolico. Ma, è veramente cattolico il concilio “pastorale”? Sembrerebbe proprio di no.

 

DON CURZIO NITOGLIA

19 gennaio 2009

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[1] B. Gherardini, Il Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Editrice Mariana, Frigento, 2009.

M. Oliveri, La riscoperta di Romano Amerio, in “Studi Cattolici”, giugno 2009.

[2] Cfr. mons. Mario Oliveri, “Introduzione” a B. Gherardini, Il Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Editrice Mariana, Frigento, 2009.

[3] Mons. Brunero Gherardini, nel suo Quale accordo tra Cristo e Beliar? Verona, Fede & Cultura, 2009, affronta tali temi nel capitolo “La vexata quaestio del Deicidio” e in “Irrevocabili, sì, ma…”, mostrando che secondo la teologia cattolica si deve parlare di vero e proprio Deicidio ed inoltre che Dio non deserit nisi prius deseratur. Quindi, essendo stato abbandonato per primo dalla “maggior parte” di Israele, l’ha poi abbandonata e ripudiata, senza “revocare” il suo desiderio antecedente, ma prendendo atto della separazione susseguente della Sinagoga da Lui, stringendo allora una “Nuova Alleanza” con la “piccola reliquia” di Israele fedele e con le Genti.