PERA E LA FILOSOFIA DELLA MASSONERIA


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da SISINONO, Anno XXXV n. 6, del 31 Marzo 2009

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Nel 1987, il professor GIULIANO DI BERNARDO pubblicò con la Marsilio di Venezia un libro molto istruttivo, intitolato Filosofia della Massoneria. In esso il cattedratico, nonché allora gran maestro della massoneria italiana, spiegava quali sono i principi filosofici essoterici (cioè non segreti) della massoneria.

1°) La massoneria è una concezione dell’uomo non necessariamente religiosa, nel senso che non considera forzatamente l’uomo creato da un Dio personale e trascendente (Ibidem, p. 3). Ma neppure essa è necessariamente a-religiosa, ossia il singolo massone può, se vuole, credere soggettiva-mente che per lui Dio è creatore dell’uomo, purché non pretenda che questa sia una verità oggettiva e re-ale.

2°) La massoneria è laica nel senso che “la natura dell’uomo viene definita a prescindere da tale rapporto col divino” (Ivi) cioè senza escluderlo o negarlo per principio.

3°) Il formale della filosofia massonica in sé considerata, e anche del singolo massone, è il non-esclusivismo, ossia il pluralismo o soggettivismo liberale (p. 4). Infatti, se la massoneria in quanto tale è laica e non religiosa (anche se non esclusivamente) il singolo massone può essere religioso, ma non deve essere “esclusivista” ossia non deve ritenere che Dio, la religione, l’aldilà siano realtà oggettive e necessarie.

I concetti pubblici fondamentali della filosofia essoterica massonica sono i seguenti:

a) La tolleranza, che significa “respingere, in linea di principio, un modo di pensare ritenuto erroneo, [anche se in pratica] lo si lascia sussistere per un motivo di rispetto verso la libertà degli altri” (p. 27). Quindi, massonicamente, tolleranza non è indifferenza o mancanza di opinioni proprie, anzi la massoneria ha la sua propria filosofia; tuttavia “riconosce che vi sono modi di pensare diversi dal proprio” e “assume nei loro riguardi un atteggiamento di rispetto […]. La massoneria non è tutto e il contrario di tutto” (ivi). Il Di Bernardo continua: “il principio di tolleranza è per definizione la negazione di ogni forma di integralismo” (p. 94).

b) La fratellanza: “quando io ammetto che altri uomini possano professare idee differenti dalle mie […], nel far ciò li considero fratelli” (p. 29).

c) Quanto al problema della Trascendenza, Di Bernardo spiega che può essere intesa

ά) in senso reale, se la Causa prima supera e trascende infinitamente il mondo e l’uomo realmente e oggettivamente;

β) oppure in senso regolativo, se io non riconosco al Dio trascendente un’esistenza reale e oggettiva, ma Lo riconosco solo come esistente nel mio intelletto o volontà (proprio come Kant e Pera). Tale idea è detta “regolativa”, poiché ci aiuta a vivere meglio e a perfezionarci eticamente (ivi). Tuttavia “la massoneria non ritiene Dio come ideale puramente [o esclusivamente] regolativo […] affermare ciò […] verrebbe ad escludere che il concetto di ideale regolativo possa essere integrato con qualche accezione più forte della divinità” (p. 91). Onde Di Bernardo parla di regolativismo non esclusivo (p. 92), vale a dire che non esclude che il singolo massone possa credere (soggettivamente) in un Dio reale e oggettivamente trascendente.

d) Per quanto riguarda il rapporto tra immanenza e Trascendenza, Di Bernardo scrive: “La trascendenza regola l’immanente mentre l’ immanente tende verso la trascendenza: è questo un continuo processo in cui l’immanente non fagocita il trascendente, ma realizza in sé il massimo della trascendenza” (p. 37). Tale principio corrisponde perfettamente a ciò che aveva scritto Giovanni Paolo II nell’enciclica “Dives in misericordia” (1981): “Quanto più la missione della Chiesa [conciliare] è antropocentrica, tanto più essa deve realizzarsi teocentricamente […]. E questo è uno dei principi fondamentali, e forse il più importante dell’ultimo concilio” (n.° 1).

Non deve, dunque, meravigliarci se Benedetto XVI ha approvato il libro di Pera Perché dobbiamo dirci cristiani/Il liberalismo, l’Europa, l’ etica, di cui in sì sì no no 15 marzo 2009. Il panteismo, ossia la identificazione degli opposti (trascendenza e immanenza), è il cuore del Vaticano II e del post-concilio. L’ossimoro e l’ircocervo, ben prima di Pera-Ratzinger, sono stati realizzati dal Vaticano II e da Giovanni Paolo II.

Il libro di Di Bernardo ci aiuta a capire meglio quello di Pera, accreditato da Ratzinger, cioè come possiamo e “dobbiamo dirci cristiani per cultura” anche se non crediamo per Fede in Gesù Cristo. Sembra una contraddizione nei termini, e oggettivamente lo è. Ma in un’ottica kantiana e soggettivista, non-esclusivista, liberale ed essotericamente massonica tutto si concilia nella perpetua evoluzione all ’infinito. Come si vede liberalismo, kantismo e massonismo formano un tutt’uno con le “novità” del Vaticano II, il quale, come il modernismo dei suoi ispiratori, appare “la cloaca e il collettore di tutte le eresie” (san Pio X, Pascendi, 1907).

D.R.

 

IL LIBERALISMO

1. Il l. ha avuto una preparazione remota nel rinascimento, nell’ umanesimo, nell’illuminismo, nel razionalismo ed infine nell’individualismo, di cui non è che la pratica applicazione. L’ individualismo infatti tende ad esaltare il valore del singolo, la sua individuale libertà contro l’autorità esteriore, la sua propria attività contro l’attività sociale, attribuendo alla persona attributi che essa non ha. […]. Nei suoi risultati fu un movimento di disintegrazione, atomizzazione, proclamando gli individui sufficienti a se stessi (autarchia) e responsabili solo a se stessi (autonomia) La propria coscienza dovrebbe esser l’unico criterio del bene e del male. L’individualismo si manifesta principalmente nella religione, nell’etica, nella politica, nell’economia. L’ individualismo religioso rifiuta qualsiasi “credo” definitivo e qualsiasi sottomissione ad una autorità religiosa esterna, rivendicando la autonomia della voce della coscienza. […].

2. Il l. sostiene quindi anch’esso l’autonomia della ragione che viene elevata ad arbitra della rivelazione e della dottrina della Chiesa. Essa ha una fede illimitata nella potenza dell’intelletto (inseparabile dal razionalismo dei secoli XVII, XVIII) e nega tutto quello che non si può comprendere con l’intelletto; significa quindi la secolarizzazione di tutta la vita pubblica. Lo Stato è neutrale: esso afferma la tolleranza per tutte le correnti di idee, per tutti i culti; libertà massima nella scienza, nell’arte, nella letteratura, nel teatro, nell’economia etc. La Chiesa sostenitrice del principio d’autorità viene espulsa dalla scuola, dall’ingerenza nel matrimonio ecc. Il l. crede nell’essenziale bontà della natura umana e nella sua infinita facoltà di evoluzione, nonché nell’armonia tra i liberi individui e i loro interessi. Quanto più è ampia la libertà, tanto più è forte il progresso e l’ordine. Di qui si arriva all’illimitata autonomia dell’economia, scienza, politica e via dicendo. Il l. è dunque antropocentrico: pone l’uomo come centro e fine, mentre la libera evoluzione delle sue facoltà naturali viene considerata come il senso della vita.

3. Essendo la libertà dell’individuo il principio fondamentale del liberalismo, tutta la compagine sociale poggia su questo principio. La società non è più un organismo con le sue molteplici, interne, morali e vitali relazioni; ma un automatismo, un meccanismo che non persegue il bene comune come fine, ma è piuttosto una somma di liberi individui che regolano i loro interessi per motivi egoistici. Un altro principio del l. è che le singole attività umane (politica, economia, scienza, lettere, arte ecc.) devono essere governate da proprie leggi interne, escluso ogni intervento esterno, anche delle norme etiche e religiose: da ciò consegue la separazione della vita dalla religione, della cultura dalla Chiesa.

(F. Roberti Dizionario di teologia morale)

da SISINONO, Anno XXXV n. 6, del 31 Marzo 2009

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