IL  MITO  DELL'OMICIDIO  RITUALE
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DON CURZIO NITOGLIA



 

Domenico Savino ha sfatato un mito, quello della inverosimiglianza dell’omicidio rituale praticato dall’ebraismo, specialmente askenazita, in un magnifico libro (Omicidio rituale ebraico. Storia di un’accusa, Viterbo, Effedieffe, 2008) di 411 pagine, di cui 15 di bibliografia e oltre 700 note.

 L’Autore ha iniziato a studiare il tema dell’omicidio rituale circa 15 anni or sono, per la sua tesi di laurea discussa con il professor Mauro Pesce, della scuola dossettiana e alberighiana.

Egli partiva da una posizione “innocentista” che riteneva una favola la teoria dell’omicidio rituale; tuttavia con il passar degli anni, sono usciti vari libri sull’argomento (che dopo il 1880 sino al 1990 era caduto in oblio), alcuni seri (Esposito-Quaglioni, Taradel, Miccoli, tra gli “innocentisti”), altri molto meno (Jesi, Introvigne, “innocentisti”).

 Finalmente nel 2007 è stato pubblicato il libro più qualificato su tale argomento: Ariel Toaff (Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Bologna, Il Mulino).

 Il Toaff è il figlio del rabbino capo (emerito) di Roma, rabbino lui stesso in Israele e professore universitario presso Bar-Ilan.

La prima edizione di tale libro ha suscitato una tempesta, poiché per la prima volta un autore ancora ebreo (non convertito al cristianesimo), non solo ammetteva la veridicità dell’omicidio rituale, ma ne dava ampia prova a partire dalla mentalità, dottrina e pratica dell’ebraismo talmudico, specialmente askenazita.

In realtà vi era stato nel 1894 un ebreo (ma convertito al cattolicesimo) Cesare Algranati (pseudonimo, Rocca d’Adria) che aveva spiegato davanti al Congresso eucaristico di Torino (cui presiedevano l’Arcivescovo-Cardinale della omonima città e 16 Vescovi del Piemonte) la tesi ripresa poi dal Toaff. Il suo intervento (tenutosi tra il 2 e il 6 settembre 1894) è stato poi pubblicato dalla Tipografia Calenza, sotto il titolo L’Eucarestia e il rito pasquale ebraico, in “Atti del Congresso Eucaristico di Torino”, 2 voll., 1895, 2° vol., pp. 81-89).

 L’Algranati, nato il 18 dicembre 1865, era discendente da una schiatta di ricchissimi armatori ebrei di Ancona, quando si convertì ventiduenne, fu diseredato, gli si promise la reintegrazione a condizione di apostatare, ma non cedette, collaborò inizialmente con l’integrismo cattolico di don DavideAlbertario, mentre finì poi, nel 1896, per approdare al progressismo democristiano del Murri e del Toniolo, tuttavia mai volle smentire quanto aveva detto e scritto sull’accusa del sangue, (sino alla sua morte, 1926) anche se sollecitato dagli ambienti catto-progerssisti cui aveva aderito e dai quali fu emarginato a causa della sua “testardaggine” (cfr. Lorenzo Bedeschi, I pionieri della Democrazia Cristiana. 1896-1906, Milano, Il Saggiatore, 1966, pp. 159-162). Le sue pagine meritano di essere studiate attentamente, alla pari del libro di Toaff.

Per quanto riguarda il Savino, egli ha dato prova di onestà intellettuale e coraggio, poiché di fronte a quanto scritto dal Toaff si è ricreduto ed ha sviscerato ulteriormente il problema, non temendo di andar controcorrente aderendo alla demitizzazione della teoria preconcetta (o stereotipo e pregiudizio “filo-semita”) che voleva presentare l’accusa del sangue come favola o mito.

 La conclusione cui giunge il Savino è la stessa cui erano giunti l’Algranati e il Toaff, egli ha potuto – inoltre – avvalersi degli studi dei suoi predecessori, arricchirli e integrarli con preziose notizie e riflessioni che si snodano per 400 densissime pagine, le quali meritano studio attento e riflessione.

I filosofi medievali dicevano che ‘se noi siamo bambini, ma ci poniamo sulle spalle dei giganti (coloro che ci hanno preceduto) vediamo più lontano di essi’, solo così c’è vero progresso scientifico, guardare avanti facendo tesoro dell’esperienza passata.

Questa è la ricchezza del libo di Domenico Savino che raccomando al vostro studio.

 Forse l’unica cosa che ancora manca ai lettori e appassionati di tale problema è la traduzione integrale della Bolla Beatus Andreas di papa Benedetto XIV, 22 febbraio 1755, in cui il Papa spiega perché ha beatificato nel 1753 Andreas da Rinn e ritorna sulla veridicità del processo di Trento contro i giudei che avevano martirizzato “in odio alla fede” Simonino da Trento, nel 1475.

 Il dottor Savino potrebbe fornircela?