Mons. GHERARDINI e il VATICANO II

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DON CURZIO NITOGLIA

8 giugno 2009

http://www.doncurzionitoglia.com/Gherardini_VaticanoII.htm

 


 

 

 

 

 

Monsignor Brunero Gherardini, ha scritto un libro, Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009, e lo ha indirizzato al Papa, con la supplica di chiarire in maniera definitiva gli interrogativi che Il Vaticano II pone alla coscienza cattolica. Egli scrive: «Confesso che mai ho cessato di pormi il problema se effettivamente la Tradizione della Chiesa sia stata in tutto e per tutto salvaguardata dall’ultimo Concilio e se, quindi, l’ermeneutica della continuità evolutiva sia un suo innegabile pregio e si possa dargliene atto» (Ibidem, p. 87). Egli prende coraggiosamente atto che la continuità tra Vaticano II e Tradizione cattolica è stata asserita ma non dimostrata «non s’andò oltre una declamazione puramente teorica» (p. 14) della suddetta continuità. Infatti lamenta un «errore di metodo: risponde[re] col Vaticano II, e solo con esso, ai quesiti insorti a seguito del Vaticano II» (p. 21). Quindi chiede che si dimostri ciò che si afferma (“ermeneutica della continuità”), dacché i dubbi permangono. Onde la «necessità di una riflessione storico-critica sui testi conciliari, che ne ricerchi i collegamenti - qualora effettivamente vi siano - con la continuità della Tradizione cattolica. Reputo questo uno dei doveri più urgenti  del Magistero ecclesiastico» (p. 17). L’Autore arriva subito al cuore del problema, ossia il Vaticano II è o no «un Concilio rigorosamente dogmatico» e quindi vincolante oppure «pastorale, [il che] esclude in tal modo ogni intento definitorio» (p. 23). Quindi se esso risulta solamente pastorale «accreditandogli una forza normativa e vincolante che di per sé non possiede, [si] compie un illecito ed in ultima analisi non [si] rispetta il Concilio» che si è presentato come pastorale (p. 23). Il problema di fondo che il Papa solo può risolvere è quello di dimostrare se vi sia continuità o discontinuità tra Vaticano II e i venti Concilii ecumenici che lo precedettero. Se il post-concilio ha concorso o no ad allontanare il Vaticano II dalla Tradizione (p. 243). Occorre provare - e non basta asserire - se vi è continuità omogeneamente evolutiva, o rottura parziale oppure totale tra Vaticano II e gli altri venti Concilii (p. 244). Il libro è accompagnato da due lettere introduttive e di sostegno, la prima è del del Vescovo di Albenga, mons. Mario Oliveri, che si unisce “toto corde” (p. 8) alla supplica del Gherardini al Papa ed esprime la sua ferma convinzione che «se da un’ermeneutica teologica cattolica emergesse che taluni passi […], non dicono soltanto “nove” [in maniera nuova], ma “nova” [cose nuove, quanto alla sostanza], rispetto alla perenne Tradizione della Chiesa, non si sarebbe più di fronte ad uno sviluppo omogeneo del Magistero: lì si avrebbe un insegnamento non irreformabile, certamente non infallibile» (p. 7). La seconda è dell’Arcivescovo, Segreatario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, mons. Albert Malcom Ranjith. Onde due membri della Chiesa docente, assieme al teologo Brunero Gherardini, chiedono al Papa di dirimere “autoritativamente” la questione che il Concilio pone alla coscienza dei cattolici da quaranta anni.

 

● Il libro può essere richiesto a:

Casa Mariana Editrice. Via Piano della Croce. 83040-Frigento (AV). Te/fax: 0825. 444. 415. Mail: cm.editrice@immacolata.ws

 

 

don Curzio Nitoglia

8 giugno 2009

 

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