TORNA AL CATALOGO Il corpo sta all’anima come la “razza” alla civiltà
 

DON CURZIO NITOGLIA

 

 

 

INDICE DEGLI ARGOMENTI

- L'individuo

- Il popolo o la stirpe

- La questione afro-camitica


L’individuo

Per Aristotele e s. Tommaso d’Aquino l’uomo è un soggetto composto da due co-principi essenziali, l’anima e il corpo. Onde l’anima senza il corpo sarebbe un fantasma e non un uomo, mentre il corpo senza l’anima sarebbe un cadavere senza vita. Questi due principi sono entrambi necessari all’esistenza dell’uomo, ma vi è una gerarchia tra essi, l’anima è il principio attivo, formale e superiore; il corpo è principio passivo, materiale e inferiore. Il corpo è il principio che individua l’anima, ossia il corpo ricevendo l’anima creata da Dio, la rende forma specifica di questo o quell’uomo. Onde ciò che rende le anime diverse le une dalle altre è il corpo, infatti esse quando son create da Dio, per essere infuse nel corpo del neonato non appena concepito dai genitori, sono eguali specificamente essendo forme pure, ma quando le riceve un certo corpo le rende individue e diverse una dall’altra ([1]), a partire dalle caratteristiche materiali che il corpo ha ricevuto dai suoi genitori. Onde un corpo con certe qualità sarà un buono strumento dell’anima, mentre un corpo con alcuni difetti sarà uno strumento difettoso dell’anima. L’anima, quindi, avrà delle qualità o difetti, a seconda del corpo che informa. Questo corpo è procreato dai genitori ed essi trasmettono al figlio le qualità come i difetti che il “sangue” o il Dna delle loro famiglie ha fornito loro. Ciò non significa che l’anima sia determinata dal corpo, no essa è e resta libera, ma certamente è influenzata dal corpo che informa. Onde non si può e non si deve prescindere totalmente dal corpo ([2]). In un uomo, quindi, contano anche le influenze somatiche che ha ricevuto, per via di procreazione, dagli avi. Per esempio il figlio di alcolizzati o drogati, avrà un corpo deteriorato dal vizio dei progenitori, ma la sua anima pur essendo individuata da quel corpo con quei difetti resta sempre intelligente e libera e con lo sforzo, l’educazione e la grazia di Dio può correggere le “deficienze” corporali ricevute dai genitori, tranne il caso di gravi malformazioni degli organi vitali e specialmente del cervello (per esempio la sifilide, purtroppo, devasta il cervello della prole e lo rende gravemente tarato), nel qual caso l’anima avrà come mezzo per conoscere e volere liberamente, uno strumento totalmente deficiente, ad esempio se mi dànno una penna stilografica senza inchiostro, anche se io fossi capace di scrivere non potrei servirmene per nulla, così se il cervello è gravemente offeso l’anima non può servirsene, ma se dànno a Michelangelo una matita di scarso valore, farà comunque un disegno migliore di un Antonio qualsiasi fornito dei migliori acquerelli. Lo strumento è importante ma non è tutto, se chi lo usa mette tutta la sua buona volontà per migliorare la sua tecnica, la sua educazione potrà supplire alla deficienza relativa dello strumento.

Quindi la mia anima è diversa da quella di Antonio, perché informa il mio corpo (e non quello di Antonio), il quale è il principio che differenzia gli individui, individuando le anime. Se Carlo è più intelligente di Antonio è perché la sua intelligenza si trova soggettata in un’anima spirituale la quale è ricevuta e individuata da un corpo più fine ([3]) e meglio atto a fornire buone immagini sensibili all’intelletto, il quale astrae da esse le idee o concetti intellettuali ([4]). San Tommaso, riprendendo Aristotele, insegna che “coloro i quali hanno un corpo ben sensibile sono ben disposti intellettualmente”. Lo strumento che riceviamo può essere ottimo, buono, sufficiente o deficiente gravemente o leggermente; ebbene uno strumento (corpo) leggermente deficiente può essere usato e corretto da una volontà forte che dà il meglio di sé anche in condizioni e con mezzi infimi. Mentre se lo strumento è totalmente deficiente ci si trova di fronte a casi di gravi malattie invalidanti la vita intellettiva e libera dell’uomo. Invece se una persona che ha ricevuto dai genitori un corpo e un cervello ben atto a conoscere, non si impegnerà con la buona volontà, la sua intelligenza resterà potenziale in lui e non passerà all’atto per sua negligenza, onde sarà sorpassato da una persona meno fornita dai genitori, ma più volenterosa da se stessa.

Onde intelletto e volontà sono condizionate e influenzate (non determinate assolutamente) dallo stato della nostra vita sensibile ([5]). Quindi è la qualità dei corpi a influenzare o condizionare (senza determinare, togliendo la libertà e l’intellezione) quella delle anime. Però non bisogna credere che l’anima sia prigioniera del corpo; infatti l’educazione, le virtù, la buona volontà e la grazia soprannaturale la renderanno (relativamente) libera da un corpo difettoso. Quest’opera di educazione ha dei limiti, non toglierà tutti i difetti e completamente, ma giungerà solo a correggerne molti in un certo qual modo. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi e gettare la spugna, sia chi nasce con un corpo mal dotato può cambiare, sia chi riceve dai genitori un corpo ben equilibrato deve fare gli sforzi necessari affinché l’anima se ne serva come di un buono strumento che è stato messo a sua disposizione. Ad esempio se mi regalano una Ferrari ma non mi applico ad imparare a guidarla, lo strumento ottimo in sé (Ferrari) mi servirà a poco o nulla, dacché io non mi sono sforzato di farlo fruttare, ecco la necessità di educare e sviluppare i “doni” ricevuti, altrimenti restano inutilizzati e si sarà sorpassati da persone meno dotate ma più volenterose (una Fiat, condotta da Fangio o Nuvolari, sorpassa una Ferrari guidata da un mezzo brocco).

Il Popolo o la Stirpe

Analogamente all’individuo, la “razza” (da “radice”), il popolo o stirpe, risente delle condizioni del “suolo” in cui vive (un nordico veramente tale, ossia al di là delle Alpi, è caratterialmente diverso da un mediterraneo, il sole o la nebbia influiscono sul carattere e le attitudini mentali del popolo) e il “sangue” o le caratteristiche morfologiche che si ricevono dai padri (Patria = terra dei Padri); un italiano ha una complessione psicosomatica o morfologica e un carattere con delle capacità diverse da un germanico, un asiatico, un africano o un esquimese. Ora il corpo che ci trasmettono i nostri Padri risulta non solo dal loro Dna (“il sangue”), ma risentirà anche delle condizioni climatiche, geografiche, atmosferiche, culturali e spirituali (il “suolo” in senso largo del termine) in cui essi si trovano a vivere. Se trasferisco un italiano in Germania, dopo qualche generazione, qualora si sforzi per integrarsi nel nuovo Paese che lo accoglie, acquisterà le caratteristiche germaniche che inizialmente non possedeva e più di lui i suoi discendenti, qualora l’avo mediterraneo-“bruno” sposi una tedesca-“bionda”. La cosa risulta più difficile se al posto di cambiare Nazione si cambia Continente, un asiatico in Europa o un africano in Asia.

Occorre non dimenticare che l’ambiente è il luogo ove (e il modo in cui) la volontà umana viene formata, da esso nascono una cultura e una civiltà che sono corrispettive all’ambiente stesso che le ha influenzate e forgiate. Onde bisogna coltivare preservare l’ambiente, la cultura e la civiltà, affinché possano continuare a formare ed educare il carattere, le tendenze o inclinazioni, l’intelletto e la volontà dell’uomo europeo, diversissimo da quello asiatico, africano o nord-americano, i quali non hanno alla loro base la cultura mediterranea, greco-romana e cattolico-medievale, le quali sono le radici della vera Europa e non i rivoli inquinati di quella degenere, nata con l’umanesimo cabalistico e neo-pagano (Quattrocento), cresciuta con la riforma protestante (Cinquecento) e il soggettivismo filosofico cartesiano (Seicento), divenuta adulta con la rivoluzione francese (Settecento) e avviatasi verso la senescenza con quella comunista (Ottocento), per toccare il decadimento psico-fisico con la post-modernità nichilistica (Novecento) che stiamo subendo adesso, a partire soprattutto dagli anni Sessanta i quali ci hanno regalato quella che i neo-cons chiamano la “magna Europa” estendentesi, secondo loro, dal nord America sino agli Urali, ove – però – Urali e oltre Atlantico non hanno nulla in comune con l’Europa ([6]), se non l’interesse economico e imperialista del supercapitalismo“giudaico-bolscevico/demo-pluto-americanista”.

Tutto ciò deve farci riflettere ed evitare i due opposti errori, a) per eccesso (determinismo biologico, che nega la capacità di correggersi, adattarsi ed avanzare, propria dell’uomo intelligente e libero per sua natura) o b) per difetto, il culto del miscuglio (che vuole unire per forza come optimum stirpi assai diverse tra loro, senza pensare all’integrazione necessaria nel Paese ospitante per vivere in pace con sé e gli altri). Ora quando vi sono migrazioni di massa di “genti” enormemente diverse tra di loro somaticamente, culturalmente, geograficamente e religiosamente, soprattutto se non sono disposte ad accettare lo stile di vita del Paese che “invadono” (come invece fecero i barbari nell’Europa medievale, dando vita al “Sacro Romano Impero Germanico”) il risultato sarà catastrofico, conflittuale o addirittura da guerra [in]-“civile”. La “in-cultura” dell’accoglienza indiscriminata e assoluta (cui ci ha mal abituato la caritas o meglio imbecillitas, etimologicamente parlando, internationalis) o il “trionfo del meticciato” (che ha toccato l’apice in Usa, dopo la Condoleza Rice, con Barak Obama, volutamente catapultato al rango di “primo” cittadino del mondo, il quale unisce in sé oltre il meticciato afro-americano, anche quello religioso musulmano e giudaico, quest’ultimo particolare ci è stato rivelato solo recentemente dalla stampa anglofona) è un flagello da cui dobbiamo liberarci, prima che sia troppo tardi. Purtroppo anche (o forse soprattutto) gli uomini di Chiesa (vedi ad esempio il card. Ravasi sulla costruzione di nuove moschee in Italia), in questi ultimi anni post-conciliari, hanno sacrificato la verità al politicamente corretto e ci hanno riempito la Patria di masse che non vogliono assimilarsi, che sono e vogliono essere diverse culturalmente, igienicamente e religiosamente da noi. Ebbene di fronte ad un ingiusto aggressore vale l’adagio vim vi repellitur ossia la legittima difesa, ad ogni azione (invasione) corrisponde una reazione (espulsione) uguale e contraria, è una legge di natura e guai a violare la natura essa si rivolta e castiga l’uomo. Nel passato la pagana Roma antica con la sua saggezza, il diritto e la forza della disciplina, riusciva ad amalgamare genti diverse assimilandole e trasmettendo loro la civiltà “Tu regere imperio populos Romane memento. Hae tibi erunt artes: parcere subiectis et debellare superbos”, cantava Virgilio; Roma domava i popoli che conquistava, perdonava assimilava o civilizzava chi si sottometteva (mediante l’accettazione degli stessi valori morali, religiosi, politici e filosofici romani) pacificava e univa nel diritto che premia i buoni e castiga i cattivi, ma debellava i riottosi e i ribelli. Purtroppo il neo-“cristianesimo” degenerato dal modernismo (che non è più “cive di quella Roma onde Cristo è romano”) ha disfatto la civiltà europea, ha reso i cristiani dei “cretini” (ha inverato la favola di Machiavelli) e ha fatto entrare dentro sé un cavallo di Troia che sono una ventina di milioni di immigrati (quattro milioni solo in Italia), inassimilabili, più forti e motivati, i quali lungi dal voler accettare di essere civilizzati ci rendono incivili più di quanto non siamo già diventati, dopo mezzo secolo di democrazia americanista la quali ci ha sommerso di coca cola, blu-jeans, scarpette da ginnastica, gomme americane e buki buki. La Roma attuale, demo-[nio]-cristianizzata e neo-[auto]-gollista, non ha più la forza, l’intelligenza, la capacità per civilizzare e farsi rispettare dai nuovi “barbari” (cfr. Marta Sordi, Integrazione, mescolanza e rifiuto nell’Europa antica: il modello greco e il modello romano, Ed. L’erma di Bretschneider, 2001, pp. 17 ss.). Anzi, alcune volte, in tram a Roma debbo constatare che le donne musulmane – purtroppo - sono molto più civili delle italiane, a partire non solo dal modo di vestirsi delle prime e di svestirsi delle seconde, ma anche dal contegno, modesto o sfacciato, delle une e delle altre. La nostra risulta oramai una civiltà debole, decadente e decaduta, mentre quella “araba”, in genere, è più accostumata, morigerata e forte.

La questione afro-camitica

La Rivelazione ci insegna (a dispetto della caritas internationalis) che Noè ebbe tre figli (2510 a. C. circa), Sem, Cam e Jafet. Cam (dal quale discendono gli afro-camiti) mancò di rispetto a suo padre «deridendo, pieno di disprezzo la patria potestas umiliata dall’ubriachezza e dalla nudità, per cui il colpevole è declassato come “minore” nei confronti dei fratelli… sarà umiliato perché ha umiliato» (E. Testa, Genesi, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1999, 9a ed., p. 119). Noè maledisse Cam assieme alla sua posterità (suo figlio Canaan e i Cananei), predicendo che la “razza” o discendenza di Cam sarebbe stata soggetta e schiava dei discendenti di Sem (Semiti) e di Jafet (Indoeuropei). La maledizione che colpì e degradò i Cananei fu dovuta al peccato di Cam contro il quarto comandamento, onde gli afro-camiti divennero schiavi dei Semiti e Indoeuropei (Genesi, IX, 25). Quindi Cam non è condannato alla sudditanza in quanto biologicamente inferiore, ma siccome ha peccato diventa inferiore ai Semiti e Indoeuropei. Perciò sono i peccati, gli errori, la cattiva volontà che degradano gli uomini e i popoli, il loro “sangue” e il loro “suolo”. Se un popolo si dà agli ozi decadrà e si abbrutirà e verrà sottomesso da un altro (come i cartaginesi a Capua), non a causa di una inferiorità biologica intrinseca e innata, ma a causa di un disordine morale che corrompe l’uomo e la stirpe (“Bacco, tabacco e Venere, riducono l’uomo in cenere”). Ora il miscuglio attuale di stirpi con leggi morali assai diverse è molto pericoloso per l’Europa che si trova oggi in una situazione di debolezza intellettuale e morale (crisi d’identità), donde ne può derivare il lasciarsi corrompere e trascinare all’ozio che è il padre dei vizi e dell’abbrutimento di una stirpe. In ciò dovremmo prendere esempio dai “fratelli” Ebrei che non ammettono matrimoni misti, dacché ne conoscono la pericolosità. Come si vede la questione “sanamente razziale” è oggi più attuale che mai.

don Curzio Nitoglia

P. S.

Un lettore si è meravigliato che io abbia citato positivamente il prof. Nicola Pende nel mio ultimo articolo, reputandolo un “razzista” in senso stretto.

A parte il fatto che nell’articolo succitato spiegavo chi fosse realmente Nicola Pende, casualmente sfogliando la prestigiosa Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950, 3° vol., (voluta da Pio XII e diretta – dal 1949 al 1954 - dal cardinal Pizzardo, per controbattere la “nuova teologia” condannata dalla enciclica “Humani generis”), alla voce “Costituzione genetica”, trovo la firma del professor Nicola Pende. Se Pio XII, il card. Pizzardo e il Vaticano pre-conciliare non hanno avuto remore a farlo collaborare all’E. C., non vedo perché io, per un pregiudizio “politicamente corretto” debba non tener conto della sua vasta letteratura in tema di Biotipologia e Ortogenesi, materia della quale era Direttore dell’Istituto universitario oltre che professore di Patologia presso la Sapienza di Roma anche nel dopo guerra. La sua fama scientifica è stata (e resta) di ordine mondiale (anche se scomoda) e non saranno Fini e – oramai - compagni (La Russa e Alemanno) a poterla oscurare, almeno presso me.



NOTE :

[1] Individuo = indivisum in se et divisum a quolibet alio.

[2] Come fa la scuola esageratamente spiritualista, da Platone a Cartesio, la quale ritiene che l’uomo sia solo anima o spirito, mentre il corpo è un accidente da cui lo spirito è intralciato e appesantito. Così non ci si deve fondare soltanto su di esso, come fa la scuola materialista da Democrito a Marx, la quale nega l’esistenza di un’anima spirituale e immortale, come se il corpo fosse l’elemento principale e determinante dell’uomo.

[3] Molles tactu bene aptos mente” (Aristotele).

[4] Nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu”. (Aristotele).

[5] Mens sana in corpore sano”.

[6] La quale si ferma ad ovest alla penisola Iberica e ad est alla Bielorussia.