La contro-chiesa

 

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DON CURZIO NITOGLIA

 

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«Sugli Ebrei: così serenamente»

di Mons. Brunero Gherardini



 

La «giudeo-massoneria» non esiste?

A) La tesi di «Massimo Introvigne» (1)

Massimo Introvigne e J. Gordon Melton, hanno scritto un libretto suggestivo (2) in cui cercano di sostenere che, in senso stretto, non esiste un giudaismo ma vi sono diversi giudaismi (come non esiste una massoneria ma diverse massonerie).
Quindi «ipotizzare una… unità d’intenti… [del giudaismo, o della massoneria] appare, più che ‘complottistico’, ridicolo» (3).
Infatti - secondo i due autori - vi sono tre possibili identità dell’ebraismo:
1) «identità religiosa»: fondata sulla religione ebraica, ma essa presenta molte varianti teologiche e dottrinali, dunque non si può parlare di un ebraismo religione;
2) «identità nazionale»: in quanto parte di una nazione con un patrimonio comune di tradizione e di cultura, ma la grande varietà di «ebraismi» mostra che si tratta di una «unità immaginata»;
3) «identità sionista»: legata a uno Stato specifico (Israele), ma i padri fondatori del sionismo (Ben Gurion e Vladimir Jabotinsky) erano molto divisi tra loro, e addirittura oggi (con Benny Morris, Tom Segev e i nuovi storici israeliani, per non parlare di Ariel Toaff) ci si trova in una fase di «post-sionismo» che rimette in questione la stessa essenza del sionismo (4).

A queste tre diverse identità, corrispondono - sempre secondo Introvigne e Gordon - tre diverse forme di anti-ebraismo:
a) L’«anti-giudaismo» (5): che si oppone teologicamente alla religione giudaica, ma siccome non esiste - in senso stretto - una religione ebraica, così l’anti-giudaismo teologico, esiste solo nell’intelletto ed è un’allucinazione senza fondamento nella realtà;
b) L’«anti-semitismo»: che si oppone al popolo o nazione ebraica, spesso nella sua variante biologica, facendone una «razza», però siccome il popolo ebraico non ha unità di cultura e di tradizione (e tanto meno è una razza), l’anti-semitismo non ha fondamento nella realtà è solo un ente logico «deviato»;
c) L’«anti-sionismo»: che considera illegittimo e colonialista lo Stato d’Israele; tuttavia siccome oggi siamo in fase post-sionista, anche l’anti-sionismo non ha fondamento nella realtà, ma solo nell’intelligenza malata d’alcuni ridicoli complottisti (6).
Nonostante tutto, seguitano i due studiosi, «continuano a circolare teorie del complotto [antisemitismo e antimassonismo] in parte fondate sui Protocolli dei Savi di Sion» (7).
Esse si ostinano a riproporre lo stereotipo di una grande congiura ebraico-massonica.
Però, innanzitutto non vi è una massoneria, ma vi sono diverse massonerie, quella anglo-americana (religiosa e non anticlericale) e quella francese o latina (irreligiosa e anticlericale) (8).
In secondo luogo, gli ebrei che - secondo il complottismo - sarebbero all’origine della massoneria, non sono stati sempre ammessi nella massoneria, quindi non ne possono essere la fonte.
Ma, quello che è più grave «le ‘teorie del complotto’ cadono sempre nello stesso errore: si riferiscono a ‘gli’ ebrei - e anche a ‘la’ massoneria - come se si trattasse di realtà unitarie» (9).

B) La tesi cattolica

α) La sana ragione e il buon senso

Il fatto che vi siano varie correnti (teologiche o filosofiche) nell’ebraismo è pacifico, ma ciò non vuol dire che la diversità accidentale di scuole, distrugga l’unità sostanziale dell’ebraismo come religione o tradizione, (popolo, e dopo il 1948, nazione).
Altrimenti anche il cristianesimo non esisterebbe più come una religione o tradizione; infatti, vi sono state varie eresie (ad esempio il protestantesimo), diversi scismi (per esempio, l’ortodossia), che si sono separate dal corpo della Chiesa romana, fondata da Cristo su Pietro.
Ma la Chiesa continua ad essere Una («Unam»), come recitiamo nel Credo; è un articolo di fede, oltre che di buon senso.
Inoltre nella Chiesa cattolica stessa, vi sono delle scuole teologiche assai diverse e in alcuni casi contrapposte (si pensi alla controversia tra gesuiti e domenicani sul problema della conciliabilità tra «volontà salvifica universale di Dio» e il «libero arbitrio dell’uomo».
La Chiesa ha dovuto proibire le dispute su tale argomento, nel 1681, poiché fioccavano accuse reciproche d’eresia, tra i due ordini riconosciuti dalla Chiesa stessa.
Il Papa ha lasciato libertà d’opinione, ed entrambi gli ordini o le scuole teologiche, erano approvati dalla Santa Sede, come cattolici a pieno titolo, con divieto assoluto di considerarne uno o l’altro fuori dell’ortodossia).
Ora secondo il modo di procedere d’Introvigne e Gordon, non vi sarebbe più un cristianesimo ed un cattolicesimo, ma vari cristianismi e cattolicismi.

Inoltre, monsignor Henri Delassus, spiega che con la Rivoluzione francese e l’Illuminismo, «dopo diciotto secoli di rigidità monolitica nelle proprie teorie e pratiche religiose, Israele si divide, sostanzialmente, in due tronconi: il giudaismo liberale e quello ortodosso-tradizionalista. (…) Tuttavia non bisogna pensare - erroneamente - che il primo, rinunciando alle credenze e pratiche religiose dei suoi avi, rinneghi la propria razza ed abbandoni le pretese di dominio su tutti i popoli della terra. Esso sostiene che la trasformazione liberale del giudaismo è necessaria al compimento del suo destino di dominatore (…). Quindi se gli ebrei talmudisti (ortodossi-tradizionalisti) differiscono dai liberali, è soltanto sul punto di sapere quale sia il miglior mezzo da impiegare, per conseguire lo scopo di dominare il mondo. Il fine resta lo stesso per il giudaismo liberale come per quello tradizionalista; cambiano solo i mezzi o la tattica (…). I talmudisti continuano ad attendere un ‘messia-persona’, in carne ed ossa, che li renderà padroni dell’universo. I liberali, invece, asseriscono che il ‘messia’ è la Rivoluzione (…), la quale distruggerà le patrie e le religioni; soprattutto quella cattolica, per far regnare sul mondo l’israelitismo liberale ed umanitario (…). Infiltrandosi nella Chiesa di Cristo, e facendovi penetrare l’idea che tutte le religioni si equivalgono, sono sorelle ed amiche, fondate su un’unica base ‘etica’ o ‘morale’ soggettiva che accomuna, lasciando da parte i dogmi che dividono» (10).

Il prelato francese, spiega anche che il giudaismo liberale «conta molto sull’istinto della razza, stimato indistruttibile, per il compimento del destino d’Israele. (…) Esso quindi, oltrepassa l’ortodossia religiosa, per lanciarsi nell’interconfessionalità, vista come mezzo per ‘confondere’ tutte le religioni e preparare la via alla Nuova Gerusalemme che rimpiazzerà le patrie e la Roma dei Papi» (11).
Come si vede, il giudaismo mantiene l’unità di fine, varia solo quanto ai mezzi.
Anzi proprio l’ebraismo liberale, che sembrerebbe - a prima vista – «dal volto» più «umano», è quello più fortemente razziale e razzista, facendo della stirpe la sostanza immutabile del giudaismo e della religione soltanto un accidente, che può evolvere (liberamente e liberalmente) per ottenere il fine prefisso.
Quindi, le distinzioni che Introvigne e Gordon, rilevano - giustamente - nel giudaismo odierno, (come del resto ai tempi di Gesù, vi erano due fazioni principali del giudaismo, quella dei farisei e quella dei sadducei, che miravano entrambi alla di Lui distruzione fisica e morale, pur essendo assai diverse tra sé), lungi dal dimostrare la sua non-esitenza, ne provano la sua unità d’intenti, sotto numerosi strumenti che concorrono (strategicamente e tatticamente) assieme, e perciò più pericolosamente, proprio perché molteplici e apparentemente diversi, alla guerra per il dominio universale, che oramai (vedi Palestina, Iraq e Iran) - a prescindere dai «Protocolli» veri o falsi che siano - è sotto gli occhi di tutti («contra factum non valet argumentum»).

β) L’argomento d’autorità

Secondo Leone XIII, il genere umano si divide (misticamente o spiritualmente) in due campi opposti e nemici.
«Sin dal momento del peccato d’Adamo…, il mondo si è diviso in due campi nemici, i quali non cessano di combattersi, l’uno per la verità e la virtù, l’altro per i loro contrari» («Humanum Genus», 1884).
Il Papa, continua e spiega che il primo accampamento è la Chiesa, mentre il secondo è «il regno di satana, nel quale si trovano tutti coloro che seguono gli esempi del diavolo e dei nostri progenitori» («ivi»).
Tale distinzione è classica (non è manichea dacché il male non è assoluto o infinito, ma rappresenta una deficienza finita e limitata di bene) e fa parte della tradizione cattolica; infatti già nel 354-430, Sant’ Agostino ( «La Città di Dio», XIV, 28) - citato da Leone XIII - parlava di «due amori, che hanno dato luogo a due città: quella terrena che nasce dall’amor di sé spinto sino all’odio di Dio, e quella celeste che nasce dal disprezzo di sé sino all’amor di Dio».
San Tommaso d’Aquino, nella Somma Teologica, spiega che «chi governa deve condurre i suoi sudditi al proprio fine. Ora il fine del diavolo è quello d’allontanare la creatura da Dio…, presentato sotto forma di libertà» (S.T., III, q.8, a.7).
Ossia la tattica infernale e peccaminosa di satana è quella adottata dal liberalismo, porre la libertà come assoluto e come fine ultimo dell’uomo e non come mezzo utile per cogliere il fine che è il bene (buon uso della libertà) e non il male (cattivo uso di essa).
Sempre secondo l’Aquinate, come i buoni formano il corpo mistico della Chiesa, sotto il comando di Gesù; così i malvagi formano una «sorta» di corpo mistico dell’inferno, sotto l’imperio di satana.
Tuttavia non vi è una somiglianza perfetta, tra queste due realtà, ma solo un’analogia (poiché Cristo governa direttamente l’animo umano, mentre il diavolo e l’Anticristo solo indirettamente), come quella che vi è tra Papa e re (in quanto il Papa governa spiritualmente, infallibilmente e divinamente assistito, mentre il re solo temporalmente); infatti mentre Cristo influisce direttamente sull’intelletto e la volontà dell’uomo, il diavolo non può agire direttamente su queste facoltà spirituali, quindi governa i suoi solo estrinsecamente o dall’esterno, tentandoli e portandoli al peccato sotto apparenza di libertà (S.T., articolo citato).

Nell’articolo 8 della stessa parte e questione della Somma Teologica l’Angelico specifica che «l’anticristo può essere chiamato il capo dei malvagi, a causa della pienezza della sua malvagità, poiché sarà più di tutti sotto l’influenza del diavolo e toccherà l’apice della malizia e della rivolta contro Dio».
«Nell’Anticristo, sarà presente il capo di tutti i cattivi (il diavolo), non per unione personale, né per in abitazione intima, perché solo Dio Trino penetra l’anima (…), ma solamente per gli effetti della sua malizia» (ad 1um).
Inoltre, «come il capo di Cristo è Dio e Cristo è egualmente capo della Chiesa, (…) così l’Anticristo è membro del diavolo e tuttavia egli stesso è capo dei cattivi [secondo una certa analogia]» (ad 2um).
Poiché «nell’Anticristo, il diavolo porterà a capo la propria malizia, raggiungendo in lui (Anticristo) il perfetto compimento dei suoi sforzi» (ad 3um).

Quindi, l’anticristo finale (diversamente dagli anticristi iniziali), per San Tommaso che segue l’opinione comune dei Padri della Chiesa, come poi anche per i Dottori ecclesiastici, è una persona fisica e non un’epoca o un’istituzione, come ritengono alcuni esegeti modernizzanti o liberali i quali si discostano - così - dalla Tradizione divina e divino-apostolica della Chiesa; proprio come per il rabbinismo talmudico (che si è allontanato dalla Chiesa di Dio nell’Antico e poi anche nel Nuovo Testamento) il messia non è una persona ma un’idea o una realtà morale.
Molto prima di San Tommaso e di Sant’Agostino i primi Padri apostolici hanno insegnato - con buona pace d’Introvigne e Gordon - la stessa dottrina.
La «Didachè» (90 dopo Cristo) parla di «due vie», ’«Epistola di Barnaba» (98 dopo Cristo) racconta della «via della luce e di quella delle tenebre, degli angeli e di satana», seguono
Sant’ Ippolito, nel III secolo («Sull’Anticristo», VI) e nel VI secolo San Gregorio Magno («Moralia», XXXIV, 4).
Anzi si può risalire al Nuovo Testamento; nel Vangelo, Gesù ci parla di «due padroni: o Dio o Mammona» (Matteo VI, 24), «la luce e le tenebre» le incontriamo quasi ovunque nel Vangelo di Giovanni, le «porte dell’inferno», contro la «Chiesa [di Cristo]  fondata su Pietro»
(Matteo XVI, 18).
San Paolo oppone «Cristo a Belial», il «tempio di Dio e quello degli idoli» (2^ Corinti VI, 14-18).

Addirittura tale opposizione la si trova all’inizio dell’Antico Testamento; nella Genesi (III, 15) Dio rivela di aver posto «delle inimicizie tra il serpente e La Madre di Gesù Cristo, tra la razza del diavolo e quella di Cristo. Essa schiaccerà il capo del diavolo che, a sua volta, tenterà di morsicare il suo tallone».
Come pure l’ultimo libro della Bibbia (riprendendo e ultimando proprio il «proto-vangelo» della Genesi), l’Apocalisse conclude narrando la lotta tra Dio e il maligno, i buoni e i malvagi, dall’inizio del mondo «sino alla sua fine», dando un messaggio di speranza (come insegnano unanimemente i Padri della Chiesa): in mezzo alle persecuzioni non bisogna mai disanimarsi, Dio «alla fine» vince col bene il male, Cristo vince l’Anticristo (12).
Molto bello è il commento che ne fanno Sant’ Ignazio da Loiola nella contemplazione dei «Due stendardi» dei suoi «Esercizi spirituali», San Louis-Marie Grignion de Montfort («Trattato della vera devozione alla Vergine Maria», § 51, seguenti), Pio IX, nella definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione («Ineffabilis Deus», 1854).
Ma la tesi d’Introvigne e Gordon, si fonda direttamente e principalmente sul fatto che non esiste «un» giudaismo (come religione, popolo o Stato) e neppure «una» massoneria, ma diversi giudaismi e diverse massonerie.

Cerco di rispondere direttamente a tale tesi, fondandomi ancora sulla Tradizione cattolica.

Genericamente:
E’ vero che «l’esercito del male» (in generale) è diviso, o che vi sono molte forze, apparentemente, in opposizione tra loro, ma esse sono realmente unite:
1) Quanto alla causa finale; infatti vi è un unico fine che perseguono, non sempre scientemente,
i suppositi di satana (giudaismo, massoneria, islamismo, comunismo, liberalismo, gnosticismo, esoterismo…): l’odio verso il vero Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) e la sua Chiesa (cattolica, apostolica e romana), ossia l’anti cattolicesimo (cospirazione contro la Chiesa o contro-chiesa e complotto anti-cristiano).
2) Quanto alla causa efficiente del «regno di questo mondo» essa è Lucifero o il diavolo che si rivoltò contro Dio gridando «non serviam» e fu precipitato in inferno ove cospira «alla perdizione delle anime».
Egli è una specie di capo di un perverso corpo mistico che l’Apocalisse (II, 9) chiama «sinagoga di satana».
Monsignor Pier Carlo Landucci nel suo Commento all’Apocalisse, scrive: «Avendo respinto il Messia, (…) avevano perduto tutte le promesse [dell’Antico Testamento], e la loro eredità era passata all’‘Israele di Dio’ (Galati VI, 16), ossia al vero popolo di Dio che è la cristianità (…) venendo ad essere ‘figli del diavolo’ (Giovanni VIII, 44), così da costituire la ‘sinagoga di satana’ Apparisce netta la contrapposizione  tra la ‘sinagoga’, come espressione del giudaismo nemico di Cristo, e la ‘Chiesa’, come espressione del cristianesimo (…). Alla ‘sinagoga di satana’ si contrappone la ‘Chiesa’, ossia il popolo di Dio che è la cristianità» (13).
3) Tale corpo di malvagi, i mondani o «i figli di questo secolo», formano la causa materiale del «regno di questo mondo» in opposizione al «regno dei cieli».
4) L’essenza o causa formale dello «stendardo di Lucifero» è l’orgoglio, ossia voler essere fine di se stesso, è l’essenza del peccato di Lucifero e d’Adamo («eritis sicut dii»), non voler o dover dipendere da Dio, l’auto-sufficienza naturalistica l’auto-divinazione esoteristica.

Specificatamente:

Rispondo all’obiezione secondo cui non esiste un ebraismo e una massoneria, ma solo diversi ebraismi e massonerie.

ά) Il giudaismo (da parte ebraica)

Il professor Riccardo Calimani scrive che «Ebreo…, nella Bibbia è [una parola] legata alla radice ‘avar’ che significa ‘passare’. Ebreo è quindi colui che passa, che erra, che va da un Paese all’altro. La definizione, però, può essere intesa anche in senso metaforico: (…) un pensiero nomade che non si rassegna alla staticità, ma preferisce essere dinamico, critico, senza fossilizzarsi. (…) Israelita significa… membro del popolo che ha tenuto testa a Dio» (14).
Come si vede per il professor Calimani, esiste l’ebraismo (basti veder il sottotitolo del suo libro: «L’ebraismo spiegato ai non ebrei»), esiste un popolo ebraico, un pensiero ebraico. Eppure, egli è un israelita e non un allucinato antisemita e complottista.
Anzi, l’insigne studioso d’ebraismo, continua: «Privi di una vera gerarchia per oltre venti secoli, gli ebrei in genere hanno sviluppato una mentalità aperta, antidogmatica, che si nutre di una critica radicale e continua» (15).
Ecco definita l’unità (sostanziale sotto diversità accidentali) di pensiero e tradizione culturale dell’ebraismo.
Il Calimani distingue, poi, accuratamente ebreo da non-ebreo «I rabbini, nel Talmùd, arrivarono alla conclusione che non si era avuta una sola Rivelazione di Dio, bensì due: la prima era stata fatta a favore di tutta l’umanità, la seconda, destinata a Mosè sul Sinai, era riservata al popolo di Israele» (16).
Come il giudaismo talmudico ritiene che vi siano due messia, uno per gli ebrei e l’altro per i «gojim» (17).
Ecco la teoria della legge noachide, d’origine rabbinico-talmudica (tanto cara anche alla massoneria che, almeno in questo, dovranno concedere Introvigne e Gordon, dipende dal giudaismo talmudico), riservata al solo popolo ebreo.

Quindi geneticamente o etnicamente vi è l’ebreo [figlio di una madre e nipote di una nonna ebrea, «mater semper certa, pater numquam»] e gli altri che sono «non-ebrei».
Inoltre Dio «piuttosto che come creatore del cielo e della terra,… viene visto soprattutto come liberatore del suo popolo» (18).
Quindi Israele non solo è un popolo ma è il popolo di Dio e ciò che caratterizza la Deità non è il fatto di essere l’Essere perfettissimo creatore del mondo, personale e trascendente; ma il suo rapporto con il popolo ebraico che «ha saputo tenere testa a Dio» (come ci ricordava il Calimani, pagina 25), vale a dire che è un rapporto paritetico e non di priorità e sudditanza.
Per quanto riguarda il Messia, «Il giudaismo - spiega il Calimani - ha sempre considerato la redenzione come un evento che doveva prodursi nella storia e realizzarsi in modo palese per il popolo ebraico. L’arrivo del messia è il risultato di un processo di liberazione… terrena» (19). Quindi, solo il popolo ebraico è redento, vale a dire liberato e arricchito terrenamente, gli altri (i non ebrei) sono relativi (e sudditi) ad Israele.
Il messia non è Cristo; infatti «in questo mondo flagellato dalle guerre, dalle malattie e dalla fame, il messia non è sicuramente arrivato» (20), il giudaismo rabbinico-talmudico d’oggi, la pensa esattamente come quello che disputava, duemila anni fa, con Gesù e che lo ha respinto proprio perché egli parlava del regno dei cieli mentre esso voleva un regno temporale che gli avrebbe dato la libertà dai romani e il dominio di questo mondo.

Il millenarismo medievale gioachimita, rientra perfettamente nei parametri del pensiero talmudico di ieri come d’oggi.
Infatti, «l’aldilà è una questione secondaria, … non fondante» (21).
Inoltre la fonte d’ogni rivoluzione - spiega il Calimani e non «i fanatici dell’Apocalisse» - è il giudaismo; infatti «il pluralismo delle idee, ritenuto una conquista del mondo contemporaneo, per gli ebrei, cacciati in esilio…, è stato una vera manna (…) per descrivere la sana anarchia degli odierni mondi (…) [c’è] il giudaismo [che è] una sorta di jazz. Il giudaismo è per il significato quello che il jazz è per il suono: c’è dentro spontaneità, ribellione, anarchia, capacità d’interpretazione libera e individuale (…) [il giudaismo] è improvvisazione, contraddizione, affrancamento, desiderio di forzare gli schemi… di raggiungere i limiti, energia creatrice in grado di irradiare vitalità (…), ‘il giudaismo non si è mai nutrito di metafisica’» (22).
Egli ammette apertamente che ciò che si reputa essere una conquista della modernità, il pluralismo, è invece un retaggio del pensiero «nomade» e irrequieto del giudaismo, il pensiero giudaico è
anti-metafisico, poiché privilegia il divenire e misconosce l’essere (ecco la grande differenza tra Antico Testamento (o giudaismo mosaico) e il talmudismo (o giudaismo post-biblico); nel primo troneggia la metafisica dell’Essere [Es. III, 14: «Ego sum qui sum»], Dio è l’Essere stesso sussistente.
Mentre nel secondo primeggia il divenire, la contraddizione, la dialettica, la rivolta, l’anarchia,
il libero esame, l’evoluzionismo creatore e vitalistico, ossia il nichilismo o il nulla come lotta contro l’Essere o Dio.
«Il cristianesimo [secondo il Calimani] è una setta ebraica» (23); tale opinione è stata ribadita recentemente dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: «Il rapporto che [noi ebrei] abbiamo con la Chiesa cattolica non è un rapporto tra pari, un cristiano cosciente (…) non può fare a meno d’Israele. Per noi [ebrei], loro [i cristiani] sono una deviazione… Per loro, l’incontro con l’ebraismo è fondamentale (…) per noi [l’incontro con il cristianesimo] può essere deviante» (24).
Per esser ebreo cosa occorre?

Il Calimani risponde candidamente: «E’ ebreo chi è figlio di madre ebrea» (25).
Ecco cos’è l’ebraismo: «Il culto del sangue e del suolo», ossia un popolo che ha una comunanza etnica (l’elemento necessario ed essenziale), dalla quale deriva un modo di pensare e di vivere, ossia una filosofia che può essere religiosa o meno (l’elemento secondario e accidentale).
Quest’opinione, che potrebbe sembrare un po’ razzista, è confermata dall’autorevole insegnamento di Elio Toaff rabbino capo (quando scriveva) di Roma: «Gli ebrei - domanda Alain Elkann - sono un popolo o una religione? Sono un popolo - risponde Toaff - che ha una religione» (26).
Gli ebrei sono uniti non tanto dalla lingua e neppure dalla religione poiché «non tutti gli ebrei sono religiosi…, ma il legame esiste in quanto appartenenti al popolo ebraico» (27).
Per quanto riguarda Cristo e il cristianesimo Toaff continua: «L’epoca messianica è proprio il contrario di quello che vuole il cristianesimo: noi vogliamo riportare Dio in terra, e non l’uomo in cielo. Noi non diamo il regno dei cieli agli uomini, ma vogliamo che Dio torni a regnare in terra (…) La speranza dell’ebraismo è di arrivare a questa grande religione universale, [tuttavia] la religione ebraica è per il popolo ebraico e ‘basta’» (28).
La legge ebraica, secondo Toaff, «non parla mai dell’aldilà. (…) gli atti, le opere hanno maggior valore della fede (…) se non c’è la fede e l’individuo si comporta bene si salva ugualmente» (29).

Così pure il messia non è una persona ma un’idea o una forza.
La tesi del fariseismo che contraddiceva Gesù è ancora la base portante del giudaismo odierno, basta esser figlio di madre ebrea (è una questione di sangue, di razza o d’etnia «ad intra» o esotericamente; mentre «ad extra» o essotericamente è meglio parlare di popolo) ed agire esteriormente in conformità al pensiero talmudico o alle «tradizioni giudaiche», il resto è secondario, ci si può credere o no tutto va bene.
Infine Robert M. Seltzer scrive, nella prestigiosa «Enciclopedia delle religioni» diretta da Mircea Eliade che «gli ebrei sono, a buon diritto, un popolo storico e un corpo sociale fondato e stabilito dalla tradizione religiosa ebraica. (…) Che gli ebrei siano, nello stesso tempo, un popolo e una comunità religiosa è documentato dal complesso intrecciarsi di nazionalità e religione nel corso della storia ebraica. (…) Il popolo ebraico era già una nazione prima che la sua religione raggiungesse la sua forma matura, e la tradizione religiosa mantenne integra l’identità del popolo, quando gli ebrei divennero una minoranza in tutte le terre dove ebbero a risiedere (…) Secondo il giudaismo rabbinico, gli ebrei sono i discendenti diretti,  fisici, del resto d’Israele pre-esilico (…) Secondo la legge rabbinica,  fin dal II secolo dopo Cristo, il figlio di una madre ebrea e di un padre gentile è ebreo, ma il figliuolo di una madre gentile e di un padre ebreo è gentile» (30).
Perciò, le autorità scientifiche e religiose del giudaismo attestano inequivocabilmente che c’è un giudaismo religione, un giudaismo popolo e una nazione finalmente ebraica.

β) Il complotto giudaico (da parte cattolica)

E’ divinamente rivelato - con buona pace d’Introvigne e Gordon - nel Vangelo di Giovanni (IX, 22): «I giudei ‘cospiravano’ di espellere dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo».
Negli Atti (XXIII, 12-15) leggiamo che «alcuni giudei si riunirono e ‘congiurarono’ di non toccare cibo né bevande, sino a che non avessero ucciso Paolo».
Il magistero autentico della Chiesa ha precisato che vi è «una vasta cospirazione, tramata contro i re e gli imperi» (Pio VI, «Allocuzione al Concistoro», 17 giugno 1753).
Inoltre, Pio VII insegna che «si è formata una congiura («conjuratio») contro il deposito della dottrina cristiana» («Diu satis», 15 maggio 1800).
Ancora Pio VII scrive che «nella folle speranza di distruggere la Chiesa, la maggior parte dei nemici di Cristo si sono uniti in società segrete e sette occulte, per aggregare, in tal modo, un maggior numero d’adepti al loro ‘complotto’ » («Ecclesiam a Jesu Christo», 13 settembre 1821).
Infine Pio IX parla dei «figli di questo mondo che si sforzano… di combattere, accanitamente, la Chiesa di Cristo… con criminali ‘complotti’…, in cui si riuniscono tutte le società segrete, uscite dall’inferno per distruggere il regno di Dio dappertutto» («Qui pluribus», 9 novembre 1846).

Quanto alla massoneria

La Chiesa nel Codice di Diritto canonico del 1917 (canone 2.335) parla, in senso stretto, di «macchinazioni», e insegna che chi si iscrive a «la setta massonica» incorre «ipso facto» nella scomunica riservata «simpliciter» alla Santa Sede, senza far distinzioni di «massonerie» (anglo-americane o franco-latine), anzi tale teoria di varie massonerie, alle quali (se meno anticlericali) sarebbe stato lecito iscriversi è stata esplicitamente respinta e condannata ufficialmente.
Infatti, il 20 aprile del 1949 il Sant’ Uffizio emanò una Dichiarazione in cui si rispondeva ad un quesito del vescovo di Trento (che domandava se fosse vero che un certo ramo della massoneria, non solo permetterebbe ai suoi adepti di praticare liberamente la religione cattolica, ma inculcherebbe la fedeltà ad essa), insegnando che «nulla è avvenuto da poter far cambiare, in questa materia, le decisioni della Santa Sede che perciò permangono sempre, nel loro valore, per qualsiasi forma di massoneria».
Il Maestro dei Sacri Palazzi, padre Mariano Cordovani O.P., sull’Osservatore Romano (19 marzo 1950) scrisse un articolo («La Chiesa e la Massoneria», pagina 1) in cui spiegava che «fra le cose che risorgono e riprendono vigore…, c’è la massoneria con la sua ostilità sempre rinnovata contro la Chiesa cattolica» smentendo la novità secondo cui «la massoneria di un certo tipo non sia più in contrasto con la Chiesa».
Anche la Conferenza Episcopale Tedesca, il 28 aprile del 1980 ha promulgato una Dichiarazione circa l’appartenenza di cattolici alla massoneria, in cui insegnava che essa «non è mutata nella sua essenza».
Per quanto riguarda le diverse correnti all’interno della massoneria, si parla di una corrente di massoneria favorevole ad una «soggettiva» visione e del cristianesimo, ma si ribadisce che essa non si colloca fuori dall’ordinamento massonico fondamentale.
Anche se, il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canone 1.374), non nomina espressamente la massoneria e non rinnova la scomunica «ipso facto» e riservata alla Santa Sede.

L’Osservatore Romano il 25 febbraio 1985 illustra il significato del «Quesitum» della Congregazione per la dottrina della Fede del 26 novembre 1983 (in cui si riaffermava «il giudizio negativo immutato della Chiesa nei riguardi d’associazioni massoniche»), asserendo che «il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili».
Quindi, anche se non vi è più la scomunica, e se il «Quesitum» del 1983 parla di «associazioni massoniche» al plurale, nel 1985 si precisa che la massoneria (al singolare) è inconciliabile con il cristianesimo.
Dunque, anche nell’attuale legislazione, addolcita, nei confronti della setta segreta, si parla di una massoneria, e pur ammettendo l’esistenza di «rami» in essa, si specifica che essi fanno parte della sostanza (o dell’«albero») di un’unica massoneria, e perciò anche se non esplicitamente anticristiani, il relativismo o soggettivismo loro soggiacenti, si rendono anch’essi inconciliabili col cristianesimo.
Non voglio qui discutere sull’edulcorazione della scomunica, ma voglio solo far notare che anche oggi si parla ufficialmente di massoneria al singolare e se si ammette l’esistenza di varie correnti in essa, le si vedono come vari rami di uno stesso albero.
Quindi, la tesi d’Introvigne e Gordon, cade (31).
D’altronde lo stesso Massimo Introvigne nel 1997 ha pubblicato per la casa editrice Elledici (Leumann-Torino) un libretto intitolato «La Massoneria» in cui parla de «la massoneria» come di «un metodo» (pagina 45), «de ore tuo te judico» [«serve nequam»(?)], dice Gesù nel Vangelo.

La massoneria anglo-americana è diversa da quella latina?

Per terminare, il professor Plinio Correa De Oliveira in «Rivoluzione e controrivoluzione», il testo base di formazione dei militanti di «Alleanza Cattolica», di cui Introvigne fa parte, scritta in portoghese nel 1959, tradotta da Giovanni Cantoni (reggente nazionale di «Alleanza Cattolica») nel 1963, 1ª edizione Dell’Albero di Torino, seconda e terza edizione nel 1972 e nel 1976, pubblicate da Cristianità di Piacenza (che è la casa editrice di «Alleanza Cattolica»), scrive che la Rivoluzione (con la «erre» maiuscola) è causata da «un’esplosione d’orgoglio e di sensualità che ha ispirato, non diciamo un sistema, ma tutta una catena di sistemi ideologici (…) la pseudo-riforma, la rivoluzione francese e il comunismo» (pagina 25).
Inoltre la crisi dell’uomo contemporaneo oltre ad essere universale, totale, dominante «è una. Non si tratta di un insieme di crisi» (pagina 32).
Gli agenti della Rivoluzione sono «la massoneria e le altre forze segrete (…) la setta madre, attorno alla quale si articolano tutte le altre come semplici forze ausiliarie (…) è la massoneria»
(pagine 55-56) (32).
Introvigne, quindi, si trova in disaccordo con i suoi maestri e forse anche con se stesso?
Mi sembra di poter concludere tranquillamente che la tesi del complotto giudaico-massonico (del deicidio e dell’omicidio rituale) non è «ridicola» (come asseriscono Introvigne e Gordon), ma divinamente rivelata, insegnata dal magistero ecclesiastico, dai Padri e Dottori della Chiesa, dai grandi autori controrivoluzionari del XVIII-XX secolo e confermata storicamente.
Mentre la tesi d’Introvigne mi sembra non ridicola ma da far piangere, come Gesù pianse su Gerusalemme, prevedendone l’apostasia e il castigo.
Tale tesi, infatti, nega - oggettivamente - ciò che Gesù ha rivelato e la Chiesa ha insegnato (nel suo magistero, nei Padri e nei Dottori); essa imbocca la stessa strada che presero i sadducei e i farisei al tempo del Messia, essa è «la via larga e spaziosa» della gloria di questo mondo, ma che «mena alla perdizione eterna».

Don Curzio Nitoglia

4 settembre 2008



1) Massimo Introvigne, vice reggente nazionale di «Alleanza Cattolica» a partire dall’agosto 2008, «ha tenuto lezioni e coordinato corsi… per il Critical Incidents Response Group dell’FBI e per esperti di sicurezza israeliani» (Massimo Introvigne, «Hamas», Leumann-Torino, Elledici, 2003, retrocopertina).
2) M. Introvigne-J. Gordon Melton, «L’ebraismo moderno», Leumann (Torino), Elledici, 2004.
3) Ivi, pagina 219.
4) Ivi, pagine 213-214.
5)
Per quanto riguarda una esposizione esaustiva della posizione tradizionale cattolica sul giudaismo religione, confronta l’articolo dell’eminente teologo, professore emerito di ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense, direttore della rivista Divinitas (Città del Vaticano), fondata da monsignor Antonio Piolanti, magnifico rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Brunero Gheradini, «Sugli Ebrei: così serenamente», in Fides cattolica, Frigento (AV), numero 1-2008, pagine 245-278. Su Divinitas, numero 2-2008, Città del Vaticano, pagine 215-224, lo stesso B.Gherardini ha scritto un ottimo articolo su «La vexata quaestio del deicidio». Basta studiare serenamente gli argomenti portati dall’esimio teologo, per capire quanto siano infondati quelli dei «sociologi» Introvigne e Melton.
6) M. Introvigne-G. Melton, ivi, pagine 215-216.
7) Ivi, pagina 219.
8) Ivi, pagina 220.
9) Ivi, pagina 223.
10) H. Delassus, «L’Américanisme et la Conjuration antichrétienne», Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer, 1899, pagine 52-57.
11) Ibidem, pagine 75-76.
12) Milano, Fabbri, 1967, pagina 26.
13) Milano, Fabbri, 1967, pagina 26.
14) R. Calimani, «Non è facile essere ebreo. L’ebraismo spiegato ai non ebrei», Milano, Mondadori, 2004, pagina 25.
15) Ivi, pagina 31.
16) Ivi, pagina 49.
17) Confronta Yoseph Caro (rabbino di Ferrara) nella voce «Messianismo: l’idea messianica nell’ebraismo post-biblico», in Enciclopedia Italiana, Roma, 1929-1936, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, volume XXII, pagine 957-958.
18) R. Calimani, opera citata, pagine 55-56.
19) Ivi, pagina 68.
20) Ivi, pagina 69.
21) Ivi, pagina 72.
22) Ivi, pagina 76. Ciò basta a dimostrare che questo giudaismo è nichilismo radicale. Infatti: «Senza il fondamento dell’Essere tutto scivola nell’indifferenza radicale e si sprofonda nei gorghi del nulla; la parola che non parte dal fondamento e non promette una salvezza non è più neppure parola perché non dice nulla e non vuol dire nulla» (Cornelio Fabro, «La trappola del compromesso storico. Da Togliatti a Berlinguer»,  Roma, Logos, 1979, pagine 59-60).
23) Ivi, pagina 83.
24) Confronta Shalom, febbraio 2005, pagina VI.
25) R. Calimani, opera citata, pagina 151.
26) A. Elkann-E. Toaff, «Essere ebreo», Milano, Bompiani, 1994, pagina 13.
27) Ivi, pagina 14.
28) Ivi, pagine 40 e 59.
29) Ivi, pagine 86-88.
30) R. M. Seltzer, voce «Popolo ebraico», in «Enciclopedia delle religioni», diretta da Mircea Eliade, Milano, Jaca Book, 2003, «L’ebraismo», volume VI, pagine 553 e 558.
31) Sul problema della massoneria si legga l’ottimo scritto del docente di Diritto Canonico presso l’Università Lateranense, padre Zbigniew Suchecki, «Padre Kolbe e la dottrina della Chiesa sulla massoneria», in E. Calignano (a cura di), «San Massimiliano Kolbe e la Nuova Evangelizzazione», Roma, Centro Internazionale Milizia dell’Immacolata, 1999, pagine 73-130. Idem, «Chiesa e Massoneria», Città del Vaticano, L.E.V., 2001. Si leggano pure: Mauro Colucci o.f.m., «San Massimiliano Kolbe e laMassoneria», Esercitazione di Baccalaureato, Istituto Teologico di Assisi, anno accademico 1993-1994. Ernesto Piacentini, «Massimiliano Kolbe» in «dialogo inter-religioso»; Fidel Gonzàlez Fernandez , «L’influsso delle ideologie coeve nel linguaggio e nella strategia», in  E. Calignano (a cura di) «Massimiliano Kolbe nel suo tempo e oggi», Roma, Centro Internazionale Milizia dell’Immacolata, 2003, pagine 568-585 e 131-135.
E. Saunier (diretto da), «Enciclopédie de la Franc-Maçonnerie», Parigi, La Pochothèque, 2000.
P. Siano, «Iniziazione, esoterismo e luciferismo nella Massoneria del Grande Oriente d’Italia (GOI)» , in Fides Catholica, Frigento (AV), numero 2-2007; numero 1-2008, pagina 98, nota 264, in cui confuta in quanto «non corrisponde al vero» la risposta che Davide Maccantelli (dirigente di «Alleanza Cattolica») ha rilasciato al massone Walter Grandis in «Massoneria oggi», Rivista del GOI, numero 2, marzo-aprile 1995, Roma, pagina 48. Sempre lo stesso padre Paolo Siano su Immacolata Mediatrix, Frigento (AV), numero 2-2007, pagina 228, note 18-19, confuta il «minimismo» di Massimo Introvigne (vice reggente nazionale di «Alleanza Cattolica») sul problema massonico. Tutti gli articoli di padre Siano sulla massoneria sono seri, accurati, equilibrati e molto ben documentati.
32) Cito l’edizione «Luci sull’Est», Roma, 1998.